LA GRANDEZA DE LO DESCONOCIDO

Lo Desconocido se nos presenta de maneras inimaginables, a veces lo vemos claro, a veces percibimos su presencia y otras tantas veces pasa desapercibido por los híper-civilizados menos observadores.

Lo Desconocido se manifiesta en situaciones únicas que se interpretan solas sin grandes explicaciones, simplemente es.

La grandeza de lo Desconocido es inmensa y escapa del razonamiento humano moderno, ni los grandes estudiosos, ni las enormes agencias de investigadores tienen las respuestas a las gigantescas incógnitas por las que algunos han dado hasta sus vidas por resolverlas.

Cosas que se manifiestan tanto fuera de esta Tierra como cosas que suceden dentro de esta ha tenido ocupados a más de un catedrático. Como olvidar aquel suceso extraño en 2013, cuando un astronauta italiano de la estación espacial internacional casi muere por el agua repentina que llenó su casco. Sí, agua en el espacio que apareció de la nada dentro del casco de este cuando hacía una caminata espacial. Es que el humano moderno no se ha dado cuenta que esas situaciones son señales de lo Salvaje que dicen, “¡No eres bienvenido aquí!”. Ni la NASA, ni los ingenieros más capacitados pudieron explicar esto.

Dentro de la Tierra, lo Salvaje se manifiesta de millones de maneras, pero en la que nos centramos es en el “descubrimiento” de animales que se pensaban extintos, si bien es cierto, nosotros preferimos que esos animales salvajes nunca sean vistos por los humanos para que sigan sueltos donde les plazca, y preferimos verlos con nuestros propios ojos que verlos a través de una pantalla, pero lo que sí es bien cierto es que, cuando vemos a esos animales no podemos dejar de sentir agradecimiento a lo Desconocido por mostrarnos un poco de su esencia.

Lo Desconocido también se presenta en maldiciones, en terribles maldiciones que dejan llanto, sufrimiento, pesar, heridas y frustración, muestra de esto es lo que ha sucedido recientemente en Indonesia, España y Grecia, en donde los humanistas que han difamado lo Salvaje y a sus representantes han sido objeto de accidentes, terrorismo y ataques directos, no perpetrados por eco-extremistas desde luego, sino por causas que derivan de algo más GRANDE.

Hay de aquel o aquella que continúe difamando a lo Desconocido, una terrible maldición caerá sobre ellos y sus seres amados, la miseria los sacudirá.

¡Con lo Innombrable de nuestro lado SIEMPRE!

ME

(it) La Guerra di José Vigoa: Un breve discorso sul Metodo Eco-estremista

Traducción al italiano del texto “La Guerra de José Vigoa: Un breve discurso sobre el método Eco-extremista”, originalmente publicado en inglés por Atassa.

Texto disponible también en español y publicado en la Revista Regresión número 7.


La cosa più notevole che l’eco-estremismo ha intrapreso durante l’anno scorso, è la maggiore chiarezza nell’organizzazione. Benché il metodo di attacco sia stato sempre piccolo, disperso e riservato; e benché abbia rinunciato sempre al discorso rivoluzionario o alla discussione di un “movimento”, una rottura netta potrebbe rendere chiaro che l’ethos dell’eco-estremismo è differente da quello degli anarchici ed altri terroristi radicali. In confronto con l’attivista, l’eco-estremista cerca di emulare il criminale. Invece del Partito, il nichilista individualista costruisce una “società segreta” (spesso persino segreta tra di loro). Invece di un movimento, quelli che portano avanti la difesa estrema della Natura Selvaggia difendono una mafia. Se la nascita dell’eco-estremismo segna il passaggio del ponte per uscire dalla Terra del Progresso e l’Illuminismo, la nuova tappa verso la selvatichezza sta appiccando il fuoco a quel ponte, per vederlo ardere.

Ovviamente, ci sono ragioni teoriche per ciò. Per portare a termine le azioni eco-estremiste, i propri interpreti richiedono una maggiore autonomia e anonimato, come i delinquenti. Il liberale, il sinistrorso, l’anarchico e l’anarco-primitivista chiedono azioni che altri possano emulare e proclamare come il Crocifisso nel Vangelo: “Vadano e facciano la stessa cosa”. Vogliono “produrre in massa” un percorso di azione e comportamenti avanzati per adattarsi a tutte le situazioni e contingenze possibili. Tutto in un “codice aperto”, affinché tutti lo capiscano. Questo risponde alla necessità dell’ethos democratico, la sua Fede nel Popolo, il Dogma della Bontà Fondamentale della Natura Umana. Perfino i più comprensivi lettori iper-civilizzati vengono coinvolti nella letteratura eco-estremista e domandano: “Ma che cosa devo FARE? Come posso applicare questo alla MIA VITA? etc.”. Questa domanda, non ha risposta in questo caso.

L’eco-estremista è un opportunista. È un individualista. Non c’è un modello eco-estremista come invece sono quelli comunista o anarchico o primitivista. Ognuno è differente, come ogni crimine è differente. L’attivista moderno cerca di limitare il caos e l’eventualità: l’eco-estremista conta su se stesso,  prospera perfino in ciò. Le masse di attivisti iper-civilizzati, dai pacifisti fino al Blocco Nero, cercano di muoversi come una colonna napoleonica di truppe, con disciplina, con un obiettivo comune e con una forza, a confronto con lo Stato in una situazione di “potere duplice.” Sono tanto forti quanto questo vincolo è più debole. L’azione eco-estremista è la guerra di guerriglia nel senso pieno del termine: non solo nella pratica, ma anche nel proposito. L’eco-estremista, come il criminale, lotta solo per se stesso, per il suo beneficio, e con quelli che lottano in maniera simile, anche se lontani; coloro che lodano le loro azioni e cercano di emularli nelle loro particolari condizioni.

È per questo motivo che l’eco-estremismo è “pietra imprevista, la roccia che fa cadere, perché s’imbattono nella parola” (1 Pedro2: 8). Perfino quelli che simpatizzano, i porristas di sinistra che vogliono essere un po’ più militanti e pensano che poche parole a sostegno delle ITS aumentino la loro credibilità come “post-sinistrorsi”, non capiscono questo primo principio eco-estremista. L’eco-estremismo non ha che fare con poche parole militanti che stimolano la conversazione, oh a essere onesti, è una forma leggermente più violenta del pessimismo passivo che permea i circoli intellettuali progressisti. L’eco-estremismo è complicità cospirativa, affinità violenta ed amicizia che porta all’illegalismo. L’eco-estremismo non è un altro idolo ideologico sopra un altare insieme all’anarchismo insurrezionale, l’anarco-primitivismo, l’eco-anarchismo, il nichilismo passivo, etc. L’eco-estremismo è la rottura con gli idoli, perfino l’idolo della”auto-realizzazione” e “l’autonomia” dentro la marcia civilizzazione tecno-industriale. È lo zelo sacro del fanatico di fronte alle bestemmie contro la Natura Selvaggia, il desiderio avido di violenza contro la vittima iper – civilizzata e la singolare pazienza necessaria per attaccare il nemico nel momento opportuno. Qualunque similitudine con le ideologie che lo hanno proceduto è superficiale, nel migliore dei casi.

Come proseguo, utilizzeremo alcune lezioni della vita di un guerrigliero / criminale moderno, uno che è arrivato a opinioni simili sulla legittimità dell’attività criminale in una società corrotta. Parliamo qui di José Vigoa, ex-Spetsnaz (NdT1), possibile ufficiale d’intelligenza cubano, trafficante di droghe e ladro di casinò che è stato il terrore per le strade di Las Vegas durante gli anni 1999 e 2000. In questo periodo storico, lui e la sua piccola banda rapinarono alcuni dei casinò più grandi di Las Vegas, inclusa la MGM e la Bellagio. Vigoa ammazzò, anche due guardie di un camion blindato, che cercavano di giocare agli eroi.  Vogliamo citare alcuni passaggi dell’affascinante racconto di John Huddy, “Storming Las Vegas: How a Cuban-Born, Soviet-Trained Commando Took Down the Strip to the Tune of Five World-Class Hotels, Three Armored Cars and Millions of Dollars”, approfondendo il racconto su quello che appartiene a Vigoa ma senza fermarci nei dettagli biografici. Con questo cercheremo di apprendere le regole del compromesso e rendere chiaro su cosa accadrà con l’attacco individualista da ora e nel futuro. Il futuro, tanto quanto si può parlare di esso, appartiene all’individualista, al caos e l’amoralità.

“Non è che José Vigoa si metta a pensare alla determinazione delle guardie del Brink, poiché essi hanno rovinato quello che sarebbe potuto essere il loro furto per la pensione. Stupidi eroi, merda! Pensiamo a Vigoa mentre spara con potenza di fuoco contro le due guardie e si ritira in attesa al Rodeo. Vigoa si sorprende che gli uomini del Brink, pagati poco, lottino. Se non fosse per la linea di fuoco che arriva verso esso, dal pazzo gringo che gli spara al di sopra del baule, Vigoa direbbe in faccia alle guardie, l’assurdità di quello che sono: io non sto tentando di toglierti il tuo denaro, o mancarti di rispetto, o rubare qualcosa della tua famiglia. Voglio prendere il denaro dei grassi padroni del casinò, del maiale che ha milioni e milioni e sfrutta i suoi impiegati con salari da fame.”(16)

Intrepido, Vigoa realizza una riunione dopo la missione e annuncia una nuova politica: “La prossima volta noi spariamo per primi e non facciamo domande a nessuno. Non ho chiesto alle guardie i loro maledetti orologi e i portafogli. Tutto il mondo vuole essere eroe in questo paese”. Vigoa scrive più tardi nel suo diario: “Nel mio mondo, tu sei il cacciatore o quello cacciato. Las Vegas crea, Vigoa lo prende”.(22)

L’inizio del libro descrive un grosso furto di veicoli blindati nel Desert Inn Hotel di Las Vegas, quando Vigoa e la sua squadra aprono il fuoco troppo presto, affinché le  guardie consegnassero il denaro, permettendo loro così di restituire gli spari e difendersi. Questo è un tema che “diverte” il crimine di Vigoa: le povere guardie che avevano tutto da perdere e niente da guadagnare, con le loro pallottole difendevano con ogni mezzo il denaro dei loro capi. In questo, forse vediamo che gli “iper-civilizzati”, lontano da essere innocenti o sfruttati, sostengono un sistema ingiusto per un senso di orgoglio o abitudine. La civilizzazione non sopprime gli istinti animali, ma approfitta di essi per i propri fini: in questo caso, per difendere il concetto di proprietà privata e il “lavoro ben fatto” del lavoratore onesto. Ci sono altre prove da portare, per fare capire che gli iper-civilizzati non si metteranno mai contro il sistema tecno-industriale? (16)

“I furti e le tattiche di piccole unità utilizzate dalle gang, ricordarono alla polizia il proprio allenamento. I veterani di marina e dell’esercito riconoscono le tattiche di guerra di guerriglie delle Forze Speciali. L’agente speciale Brett W. Shields del FBI si rende conto che la gang usava le dottrine classiche dei commandos: (1) perfezionamento clandestino (2) combattimento breve e violento (3) fughe rapide (4) ritirate rapide e ingannevoli. I poliziotti si rendono conto che sono contro un criminale organizzato tanto vivace e letale come un qualunque bullo della vecchia scuola, ma che possiede un’eccezionale intelligenza nel campo di battaglia, potenza moderna di fuoco e sofisticate tattiche delle piccole unità.”(25)

Questa “militarizzazione” dell’attività criminale è un tema comune nei nostri giorni, come vedremo più avanti.

“Quello che Vigoa chiamava il Demone Feroce, lo agitava ora; si sarebbe svegliato presto. Poteva sentire la sua forza bruta e il caldo che si accumulava con forza in tutto il corpo. Quello che lo aveva attratto in una vita di crimine e brutalità, è la “paura” di questo sentimento ma Vigoa ora lo conosceva meglio.

Era sveglio e sempre più forte, e pronto sarebbe stato libero di fare il suo lavoro.”(104)

Questo passaggio si riferisce a un episodio immaturo nella carriera di Vigoa, ma come molti individualisti e selvaggi, primariamente anche Vigoa aveva uno spirito guida in combattimento. Per essere più forte di quello che può fare un semplice animale mortale, e per attaccare, spesso si ha bisogno dell’ispirazione di uno spirito, di un demonio, come nella credenza greca antica. Non è c’è da stupirsi allora che Vigoa credesse in questo,  nonostante le prese per il culo delle credenze umaniste anarchiche e sinistrorse che affermano che il potere di quest’ultimo proviene dal popolo. Quelli che aspirano ad azioni inumane devono avere un aiuto inumano.

Anche molti trafficanti erano drogati e usavano i guadagni per appoggiare i loro vizi ma Vigoa no. La sua astinenza non era morale ma destino della vita e  della morte. Devi mantenere il cervello “pulito”, disse ai suoi alleati. “Devi stare all’erta in ogni momento, perfino quando stai dormendo o facendo l’amore o con la tua famiglia. Devi vedere più lontano che altri uomini e in ogni angolo. Devi vedere nei cuori degli uomini. Devi leggere gli occhi del tuo nemico e sapere che stanno per attaccare, o qualche giorno cercheranno di ammazzarti.” (106)

Vigoa insegna sobrietà e vigilanza per la stessa ragione degli eco-estremisti: non per una morale bensì per un fine individualista. Il fine dell’eco-estremista è l’attacco, e i nemici sono da tutte le parti. La sobrietà e la vigilanza sono sempre necessarie. Alcuni diranno che questo equivale all’asceticismo: che tale vita è un abbraccio non necessario nelle difficoltà per qualche tipo di fine morale inverso. Nient’altro lontano dalla verità. L’uomo iper-civilizzato aspetta di essere difeso dalla tecnologia, i suoi edifici e la sua moralità. Perfino il più a-morale degli egoisti iper-civilizzati si basa sulla civilizzazione e le ostentazioni per la loro “amoralità.” La condizione reale dell’uomo senza civilizzazione è quella della vigilanza costante: nella selva, nel bosco, nella pianura e nei mari. Siamo tanto separati dai nostri sensi e di una vita di compromesso con il selvaggio che crediamo che una vita di controllo e sobrietà sia una vita di privazione. L’alternativa, tuttavia, è la vita dell’animale dello zoo: non siamo sotto nessuna minaccia fisica perché viviamo dentro delle gabbie. Per lo meno, l’eco-estremista resiste alla vita nella gabbia, benché sia solo per attaccare e tornare a scontrarsi il giorno dopo. L’alternativa di tentare di trovare la libertà nella gabbia, è assurda.

“In qualche modo, l’atto di fuga di Pedro fu qualcosa di buono”, affermò Vigoa.  “Ci misero alla prova. Dopo che Pedro fu cacciato dal parcheggio, non cediamo né ci lasciamo prendere dal panico. Questa è la forma in cui il combattimento è reale. Ci sono sempre sorprese. Niente va mai nella maniera che si suppone debba andare, e il piano è solamente il primo passo. Ci saranno sempre un riflusso e flusso nella lotta. È come reagisci alle sorprese che importa. Lo abbiamo fatto bene”(146 -147)

Il contesto per questa riflessione è la rapina al MGM che la banda di Vigoa portò avanti, è qui la lezione è ovvia. Andiamo avanti.

“Benché non sia il furto più lucroso, il furto al Mandalay Bay sarà l’esempio della banda che persegue l’assalto, senza resistenza, esattamente come stabilito dal piano. La presente rapina delle due guardie del Brink prende meno di un minuto, e la fuga ancora meno. Quando arrivano i poliziotti, gli uomini armati sono spariti da un po. Nessuno sa in che direzione sono fuggiti i sospetti, le descrizioni del veicolo di fuga variano, alcuni testimoni descrivono i banditi come uomini neri e non c’è evidenza balistica né impronte digitali.(186)

Questo è un buon riassunto della tattica della banda di Vigoa, che ha il predominio della velocità e la precisione nella realizzazione di rapine e fughe.

“Come uno squalo, Vigoa pensò che era animato da un impulso primordiale, perfino la dipendenza era sotto il suo controllo. Forse i suoi furti non riguardavano il bene o male, il denaro, la vendetta per le ingiustizie passate, o perfino per la famiglia. Erano sul potere, la violenza, il pericolo e l’emozione della caccia. Gli squali fanno quello che fanno senza rimorso, e la stessa cosa fece Vigoa. La polizia non poteva comprendere questo, pensò Vigoa. Non hanno idea di chi o con che cosa stanno trattando. (158)

È strano che tutti i “anarchici verdi”, nonostante i loro sforzi per il ri-inselvaticamento, per gli studi antropologici dei popoli primitivi, non possano capire quello che un criminale comune ha imparato tanto bene. Cioè, la violenza non era un mezzo per un fine nella vita “primitiva”, bensì spesso un fine in se stesso: un modo di vita. L’emozione della battuta di caccia e dell’incursione non è assorbita dall’hippie ri-inselvatichito nei giorni nostri, bensì dal criminale e il teppista, con tutte le sue contraddizioni e gli egoismi.

“La banda di Vigoa non sarebbe potuta funzionare totalmente, e mai forse, con la precisione dei commandos Spetsnaz, ma poteva essere insegnato loro a obbedire a ordini semplici ed eseguire i piani ben disegnati. Più tardi scrisse: “Una delle mie abilità speciali, nella guerra e nel crimine, era allenare duramente i miei uomini simulando la missione una e un’altra volta, a volte venti o trenta volte. Non c’era posto per l’errore. La polizia e l’esercito lo sanno sempre, perfino quando ti alleni ci saranno errori. Nella mia attività, posso commettere cinque furti di successo, ma se commetto un piccolo errore o permetto che i miei uomini diventino trascurati e indisciplinati, tutti moriremo o andremo a prigione con lunghe pene di condanna.”(161)

Qui comincia una parte cruciale nel libro, dove Vigoa inizia a descrivere la sua metodologia con più dettaglio. Qui vediamo che Vigoa, poiché è un uomo di azione, non ha nessun problema a esercitare l’autorità. Benché gli eco-estremisti tendano ad essere individualisti, non hanno nessun problema con l’autorità, poiché è concepibile che una situazione possa sorgere dove un piccolo gruppo si forma per portare a termine un’azione particolare. A differenza dell’anarchico o del sinistrorso, l’organizzazione non è una funzione dell’ideologia, bensì dell’efficacia in una situazione appropriata, sia la velocità e la precisione sono di massima importanza. Pertanto, non c’è nessun problema con l’autorità nell’eco-estremismo.

E ora la squadra poteva recitare le Regole di Vigoa quasi parola per parola:

– Non parlare sul lavoro, eccetto quello che “gela” la vittima ( ordinandogli che consegni l’arma). Silenzio assoluto tra i membri dell’unità.

-Piano A: Disarmare le guardie. Piano B: Ammazzarle senza vacillare se resistono.

-Vigoa, e solo Vigoa da gli ordini nel momento del rientro in macchina quando si fugge.

– Il secondo veicolo di fuga ( tecnicamente conosciuto come la prima macchina di fuga) , deve stare a una distanza contigua al“lavoro”, perché al guidatore dentro al furgone, è stato insegnato a utilizzarlo come ariete (NdT2), è può danneggiare la prima macchina nella scena del crimine.

– Un minimo di tre macchine sono necessarie per il “lavoro”. Questi veicoli, oltre il primo veicolo di fuga–  che è quello con il numero di matricola, dato che tutti i teste di solito lo segnalano, fanno un totale di quattro macchine per il lavoro.

– La velocità è essenziale – un minuto e fuori. (Quando Suárez comincia a protestare che perderà tanto tempo solo per recuperare il bottino, Vigoa lo interrompe: “ Questo non è il cinema, ragazzo, la gente ha telefoni cellulari, chiama il 911, e gli stupidi [ la polizia] usciranno dai negozi di ciambelle per un piccola azione.”)

–Non si devono lasciare nei garage dei casinò, macchine che non sono pronte, perché  gli agenti della sicurezza annotano i numeri delle targhe. Utilizzare garage di appartamenti.

–Il caos è la chiave. (Vigoa dice alla sua banda: “ Sapete che significa modus operandi? Silenzio. “ Buono, perché ne abbiamo uno. E deve essere imprevedibile. Questa è la Guerra. Essere prevedibile e morire”).

–Non lasciare niente dietro.

– Maschere da sciatori e vestiti oscuri. Usare sempre guanti. Lasciare le maschere indosso fino all’arrivo della terza macchina di fuga.” (165 – 166)

In queste regole, arriviamo a carpire l’enfasi dell’autorità, la velocità, e la precisione. Pero si vede anche, un segno al caos. Gli eco-estremisti vogliono essere il caos, o la Natura Selvaggia è una società addomesticata e artificiale. Non hanno nemmeno un modus operandi. Loro non chiedono nulla alla società se non attaccarla, perché i loro metodi non sono tanto differenti dai loro fini: attaccano per il bene dell’attacco. Questo permette di essere imprevedibili tale come Vigoa voleva esserlo.

“Non voglio ammazzare nessuno nelle mie rapine. Non volevo ammazzare la  guardia del centro commerciale. Dopo il Desert Inn, mi resi conto che ogni statunitense deve essere un cowboy. Chiamo tutto questo eroe di merda. Devi essere John Wayne e Mel Gibson e Bruce Willis, e se fai cose stupide, mi obblighi a fare in assoluto quello che faccio, questo non è stupido perché per sopravvivere, faccio saltare il tuo cervello di merda. T’invierò nel treno per l’inferno per un capriccio. Il mio capriccio (223)

Questo passaggio descrive quello che successe quando Vigoa e la sua banda, tentarono una rapina a un auto-blindato e arrivarono a ammazzare entrambe le guardie di sicurezza perché decisero di lottare. Una volta in più, gli iper-civilizzati difendono la civilizzazione, incluso anche quando non è nei loro interessi materiali. Chiamali come vuoi, pero non sono amici dell’individualista, o della Natura Selvaggia a conti fatti.

“Io non ero drogato o ubriaco, ma ero sicuro. Troppo fiducioso. Era lo stato di coraggio della festa. Mi sentii bene e soave, quasi in trance. Mi sentii invincibile e fu allora che abbassai la guardia. Proprio come gli hotel hanno fatto quando i più cedevoli ricchi, avvocati e contabili, hanno assunto i gangster italiani (248 -249)

Qui Vigoa descrive come restare con la “guardia bassa” lo portò alla caduta. Durante il suo furto della Bellagio, Vigoa portava il cappello sbagliato e fu identificato dalle telecamere di sicurezza, mostrando il suo viso in tutti i giornali. Anche questo è un avvertimento, contro la doppia vita: Vigoa era un uomo di famiglia e lasciò che una festa familiare lo rilassasse troppo e gli facesse perdere il suo obiettivo centrale. In ultima istanza, per questo motivo fu catturato: una parte della sua doppia vita inquinò l’altra.

“Il 3 giugno del 2002, era pronto per fuggire di sera dalla prigione della contea di Clark. Sarebbe stato un buon regalo definitivo per tutti gli agenti della legge, per non parlare della pubblicità per il DA(NdT3) una cosa come mantenere occupate le persone alle notizie. Ma succede qualcosa d’inaspettato e non pianificato. Un mio amico fu preso con del vino fatto nella prigione. La polizia mi domandò se potevano entrare nella mia cella per un secondo perché qualcuno era stato preso con del vino, poiché volevano sapere se avevo qualcosa. Guardarono intorno e non trovarono niente. Stavo lavorando quel giorno nella finestra, facendo il mio ultimo lavoro, ma non avevo le placche metalliche incollate molto bene o mascherate, perché la ricerca nelle celle era stata tanto repentina, in quel momento stavo ricontrollando il tutto, e i nuovi ufficiali senza esperienza scoprirono  il mio lavoro. Fu un colpo di fortuna. (335)

Dopo che Vigoa fu catturato, uno della sua squadra si stava preparando per testimoniare contro di lui in cambio di clemenza. Questa persona, tuttavia, finì impiccato nella sua cella in circostanze misteriose. Nonostante fosse in isolamento la maggior parte della giornata, Vigoa stava tentando di evadere attraverso le sbarre delle finestre e scappare. Questo dimostra lo spirito indomabile di Vigoa: perfino quando stava per essere condannato a una vita in prigione, cercava ancora la possibilità di scappare.

“Il tono della prima e delle seguenti interviste è competente e perfino cordiale. Ma quando Vigoa paragona la sparatoria del Ross e le tragiche morti nella guerra, lo interrompo. “Rubare alla gente puntando la pistola non è guerra”, gli dico. “Rubare alla gente puntando la pistola per arricchirsi e dopo sparargli quando resistono è assassinio.”

Il viso di Vigoa si fa oscuro. Guardandoci negli occhi, lui mi guarda in maniera dura. C’è una lunga pausa, dopo sospira: “Hai ragione, non è guerra”, dice Vigoa. “Bene, forse è un po’ come la guerra. Nella guerra non ammazziamo solo i soldati ma anche gente innocente. Ma a volte un uomo non ha un’altra possibilità. “ Vigoa ancora è attonito perché le guardie del Desert Inn e del Ross rischiarono le loro vite per il denaro di un’altra persona”.(354-355)

Nell’intervista dell’autore del libro, Vigoa resiste alla morale iper-civilizzata, e si rifiuta di escludere “l’innocente” nei suoi attacchi indiscriminati. Un’altra volta, è molto rivelatore che egli capisca quello che tanti “eruditi” non riescono a fare: che gli innocenti non sono tanto innocenti, e che la persona che”fa il suo lavoro” è precisamente quella che sostiene la civilizzazione.

 “José Vigoa è un esempio del criminale che più si teme nel futuro”, disse lo sceriffo Bill Young. “Nelle forze di sicurezza statunitensi sappiamo esattamente come combattere con il bullo di strada, ma stiamo attenti molto con gli stranieri allenati che sono intelligenti e non commettono delitti perché sono fedeli o hanno bisogno di denaro per droghe. Ne vediamo sempre di più di questi tipi a Las Vegas, in particolare dal Medio Oriente, gli Stati baltici ed America del Sud. I loro valori sono molto differenti dai nostri, e il lato spietato che mostrano lascia molti poliziotti americani storditi. Molti di questi ragazzi hanno precedenti militari e sono complessi e ben colti. Per noi è un grosso sforzo, trattare effettivamente con il mondo di José Vigoas.”

“La storia di José Manuel Vigoa Pérez, risulta essere la storia del nostro tempo.”(364)

Così finisce il libro di John Huddy su un gran prigioniero individualista che passerà il resto della sua vita in una prigione degli Stati Uniti. Da questo passaggio, è chiaro che José Vigoa fu un pioniere: un presagio delle cose a venire. È la mia convinzione che l’eco-estremismo condivide molte delle stesse caratteristiche che lo sceriffo descrive qui: persone che sono allenate (incluso l’auto-allenamento), indiscriminatamente violente, ben colte e implicate con il proprio gruppo criminale. Man mano che la struttura della società continua a sgretolarsi, la violenza, e quelli che la commettono saranno atomizzati sempre di più, disorganizzati (nel senso istituzionale), e spietati nei loro metodi. Questo pertanto, non è altro che una predizione della lettura dell’inevitabile. “Le cose non andarono a buon fine; Il centro non le può contenere…”

L’eco-estremista è quello che si è dato al caos che minaccia la civilizzazione tecno-industriale. Apprenderanno da José Vigoa, dalle tribù primitive, dai compagni terroristi, e chiunque possa offrire esempi su come portare a termine una guerra personale in difesa estrema della Natura Selvaggia, benché questa difesa sia meramente occhio per occhio, dente per dente.

Fonte:

Huddy, John. Storming Las Vegas: How a Cuban-Born, Soviet-Trained Commando Took Down the Strip to the Tune of Five World-Class Hotels, Three Armored Cars, and Millions of Dollars. New York: Ballantine Books, 2008

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(Ndt) Note del traduttore:

  1. Forze speciali russe. Vigoa come soldato cubano iniziò nella vecchia URSS, sotto l’indottrinamento delle forze di elite.
  2. Utilizzare una macchina come “ariete”, è brandirla come un’arma per rompere porte e penetrare ostacoli nella fuga.
  3. District Attorney, il Pubblico Ministero

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JOSÉ VIGOA: DATI BIOGRAFICI

José Vigoa fu il più grosso rapinatore di Las Vegas. Nacque il 24 di dicembre del 1959 in Caimito del Guayabla, Cuba. Cresce sotto il regime socialista implementato da Castro.

A 13 anni è inviato in URSS per un totale di 6 anni, per ricevere addestramento militare.

Terminato l’addestramento Spetsnaz, giuda un gruppo armato di cubani in Afghanistan che combattono contro i talebani affrontati dall’Unione Sovietica e i suoi alleati in quegli anni.

Finiti i combattimenti, Vigoa ritorna a Cuba, pero poco dopo decide di andarsene dal paese e nel 1980 arriva nella città statunitense di Las Vegas.

Senza opportunità lavorative e nel pieno della crisi d’immigrazione che scuoteva gli Stati Uniti, diventa trafficante di droga, ma nel 1989 è arrestato in un’operazione speciale della DEA, e accusato di traffico di cocaina.

Passa in carcere una condanna di 7 anni, e il 13 dicembre del 1996 esce in libertà condizionale.

Vigoa fuori dalla prigione, assetato di vendetta comincia a preparare un piano criminale elaborato che lo farebbe passare alla storia, così, allena i suoi amici nell’ostile deserto del Nevada (Óscar Cisneros, Luis Suarez e Pedro Durano) è inizia a mettere insieme armi corte e a sorvegliare lussuosi casinò, costosi hotel e auto-blindo che trasportavano il denaro effettivo degli stessi commerci. Così, la spettacolare corsa criminale di Vigoa prende piede:

– Il 20 settembre del 1998, Vigoa e i suoi uomini assaltano il casinò MGM Grand, andando verso l’uscita anticipatamente, dove creano un’imboscata a due guardie armate che portano borse piene di denaro dello stesso casinò. Tolgono loro le armi e portano via in contanti 1 milione e mezzo di dollari, più assegni.

Il lavoro è pulito senza sparare nessuna pallottola, i ladri fuggono senza lasciare piste. La polizia non sa ancora quello che sta per affrontare…

-Ottobre del 1998: La banda di Vigoa si fa passare per impiegati e rubano 11 veicoli di un negozio di rivendita auto, veicoli molto difficili da inseguire, che saranno utilizzati per scappare negli assalti pensati per il futuro. Quest’atto è il furto più grande di auto a Las Vegas.

-28 di giugno del 1999: In un pomeriggio soleggiato, il gruppo capeggiato da Vigoa fa un’imboscata a un paio di guardie di un blindato che usciva dal casinò Deset Inn. Le guardie resistono all’assalto e comincia una sparatoria, dove le guardie sono ferite. In quest’occasione Vigoa e compagni vanno via senza un solo dollaro, e benché la loro fuga sia prolungata, questa sarà una lezione che li segnerà.

-Agosto del 1999: Il famoso e lussuoso casinò Mandalay Bay, è rapinato da un gruppo di uomini armati. Questa volta il bottino sarà di 100 mila dollari in contanti, e i responsabili potrebbero essere la banda di Vigoa che fugge senza lasciare nessuna traccia alla polizia.

-3 di marzo del 2000: Incappucciati fanno un imboscata a un blindato che esce da un negozio di abbigliamento in Henderson, le guardie resistono all’assalto e Vigoa con un fucile AK47 le assassina a sangue freddo. La polizia cerca disperatamente gli assalitori e assassini, ma non trova nessuna traccia.

-22 di aprile del 2000: Uomini armati rapinano due guardie di sicurezza del lussuoso hotel New York New York, si portano via migliaia di dollari, e come in passato, non lasciano nessuna pista concludente per le indagini della demoralizzata polizia di Las Vegas.

-Giugno 2000: In un’operazione che dura approssimativamente 1 minuto, tre uomini si dirigono alle casse principali del famoso casinò Bellagio e con le pistole in mano si portano via tutto il denaro che trovano, Vigoa dal bancone dirige l’assalto e dà l’ordine di abbandonare il posto. Il centro di operazioni della sicurezza del casinò capta tutto l’assalto con le camere di sicurezza, e allertano le guardie che inseguono l’auto in cui fugge la banda di Vigoa. Quest’ultimo notando la presenza delle guardie, con un solo sparo allo pneumatico della macchina delle guardie, li ferma e riescono a scappare.

Il bottino del Bellagio fu di 200 mila dollari in contanti.

È qui, che comincia la caduta della banda di assalitori più famosa a Las Vegas.

Dopo lo spettacolare assalto al Bellagio, gli stessi padroni del casinò forniscono le immagini delle telecamere di sicurezza alla polizia, che le danno a tutti i giornalisti, così, si diffondono le immagini dei visi dei ladri in tutti i giornali dell’epoca; l’ufficiale di libertà condizionale di Vigoa lo riconosce e dà l’informazione alla polizia che rapidamente comincia la caccia.

-7 di giugno 2000: Vigoa è visto uscire da un centro commerciale con la sua famiglia, ed è seguito dalla polizia. Notando la presenza poliziesca, Vigoa accelera con la sua auto e comincia un feroce inseguimento, la squadra SWAT chiude la strada facendo si che Vigoa esca dalla sua auto, lasciando la famiglia dentro. Fugge a piedi tentando di fare perdere le proprie tracce ai suoi inquisitori. Vedendosi accerchiato Vigoa lotta con i poliziotti che lo vogliono arrestare. Nello scontro, è sopraffatto, essendo in inferiorità numerica, e ci vogliono 4 agenti per ammanettarlo e arrestarlo.

Da quando arriva in prigione, i giudici pensano di dare la pena di morte a Vigoa per l’assassinio delle guardie dell’Henderson. Il suo amico Óscar Cisneros, dopo essere stato arrestato, è obbligato a  testimoniare contro Vigoa, ma viene trovato impiccato ed il caso si sgonfia. L’unico testimone che testimonierebbe contro Vigoa è morto, non si sa se Cisneros decide di suicidarsi piuttosto che mandare a morte il capo criminale della sua stessa banda, o c’è qualcuno che lo ammazza facendo sì che il fatto sembrasse un suicidio.

– 3 di giugno 2002: Vigoa cerca di scappare di prigione, pero viene scoperto dalle guardie.

-16 agosto 2002: Vigos è giudicato, dichiarandosi colpevole di 43 accuse di delitti non gravi e 3 accuse di delitti gravi. È condannato all’ergastolo, dove passa i suoi giorni pensando al metodo migliore per scappare, se la vita lo permetterà…

[it] (Cile) Trentottesimo comunicato delle ITS

Traducción al italiano del comunicado número 38 de ITS, en donde un nuevo grupo se presenta con un fiero aporte para el debate amoral.

Traducción a cargo de Algol.


I. Il sogno.

Ho avuto un sogno, dove l’anarchismo aveva l’aspetto di un essere umano.

Sì, era esattamente una persona normale, testa, gambe, braccia… tutto quello che è necessario.

Nel sogno che ho avuto l’anarchismo era morto.

Improvvisamente, una malattia maledetta e silenziosa, che l’aveva contaminato, senza sintomi, una mattina suonò alla sua porta e gliela porse.

Così.

Semplicemente.

Senza il tempo di agire, comprendere, provare…

Senza scappare.

Nessun avviso.

Nessuna chiamata.

La morte fece il suo lavoro, gli diede le spalle, e proseguì nel suo cammino.

Neanche una parola, un gesto, uno sguardo carico di significati.

Nulla.

II. Il risveglio.

Svegliandomi mi resi conto che era un sogno e mi misi a pensare.

Connessioni strane, riflessioni, impulsi cerebrali…

E dopo risi.

La mia risata diventò incontenibile, profonda, piena. Quasi sconveniente.

Fu una risata tanto forte che avevo lacrime agli occhi, fino ad arrivare a muovere le viscere.

Vi domanderete il perché di questa reazione. Comprensibile.

Bene, perché, nel mio sonno la Morte cercò l’anarchismo (con la doverosa lettera minuscola) esattamente come tutto e tutti.

Lei agì e dopo continuò a occuparsi delle sue cose.

Senza concedere privilegi.

E mentre l’anarchismo stava morendo senza saperlo, continuava a sforzarsi con suoi perché, e i suoi dibattiti, i paragoni, le proposte, la morale della favola, l’obiettivo, le risorse, i tempi, l’interminabile assemblea, le forme e tutto il catalogo di stupidità che, effettivamente, non erano nient’altro che la malattia stessa che lo stava ammazzando.

Indignato, l’anarchismo chiese solidarietà da per tutto.

L’anarchismo, frastornato, non riusciva a rassegnarsi: stava morendo senza essere stato avvisato, neanche un segno o un indizio, niente.

Nessuno si preoccupò, nel frattempo che succedeva tutto questo.

Oh detto meglio, a Nessuno interessò.

Tanti anni di storia, tante battaglie, un’onorata militanza nella scena mondiale, per poi dopo morire tanto banalmente, nell’indifferenza generale.

E questo tipo che rappresentava l’anarchismo nel mio sonno, era incazzato.

Non capivo il perché.

In quel momento estremo doveva incazzarsi per la sua imprevista sparizione, per la maniera in cui si era manifestata la morte –niente di epico, nessun atto eroico, nessun montaggio poliziesco, né carcere, né sterminio, niente, o perché Nessuno si stava rendendo conto della sua morte.

L’anarchismo stava morendo anonimamente, sconvolto, nell’indifferenza generale.

III. L’Epilogo

In questi tempi, per sognare gli anarchici, in realtà devi avere bevuto troppo o consumato qualche erba naturale o sintetica.

In ogni modo quando la mente è libera e si allontana selvaggiamente dal controllo civilizzatore dalla ragione, fa cadere le maschere e rivela, attraverso i sogni, le realtà più inconfessabili.

Amici, l’anarchismo è morto.

Nell’indifferenza generale.

Morì per eccesso di morale della favola.

Lo so già, questa cosa fa ridere fino alle lacrime.

Non manca nessuno.

Cai-Cai

Predatori Changos del Porto (ITS-CHILE)

(es-en) Tú no tienes que gustarnos, pero tienes que tratar con nosotros (O porqué tus anarco-pedazos son una mierda)

Traducción del texto “You don’t have to like us, but you do have to deal with us (or why your anarco-stinkpieces are shit)”, escrito originalmete en iglés por Sokaksin.


Nota: Sólo algunos pensamientos enojados, nada espectacular. Yo estaba pensando el otro día acerca de todos los trabajos escritos contra el eco-extremismo y he decidido lanzar algunos pensamientos rápidos al respecto.

He estado involucrado en la tendencia desde hace algún tiempo y he dedicado mucho tiempo a ello, así que he visto una buena parte de la indignación moral que rodea al eco-extremismo. Y los pedazos apestosos orquestados de los anarco-colectivos son tan viejos como el eco-extremismo sí mismo. La liberación colectiva de las transgresiones de asuntos tan santificados como los ataques a los “inocentes”, la depravación de la violencia, el rechazo de la gloriosa revolución, la solidaridad con las clases electas de los oprimidos, bla, jodidamente bla. El editor de Atassa, normalmente reservado a su trabajo como señor de memes y teórico de asuntos más dignos que el chillido de los anarquistas, llegó recientemente a publicar una pieza que abordaba algunas de las preguntas más frecuentes e inertes que han surgido alrededor de las actividades de ITS y del eco-extremismo de los últimos tiempos, se puede encontrar aquí. Maldición Eco-extremista también fue lo suficientemente amable para ofrecer más aclaraciones aquí.

Pero la refutación de Atassa a un lado, así como a las innumerables otras que ITS y compañía han tenido la paciencia de producir, sigue siendo cierto que todo el ruido y la furia que los anarquistas han escupido desde los interwebs de sus virtuosos ajustes de vitriolo en los últimos dos años de la actividad eco-extremista, invariablemente equivale a auto-justos, moralizantes de mierda. Es un sonido aburrido, cansado, vacío que a pesar de su gran espectáculo no dice nada. Quiero decir que, personalmente, estos olores serían un poco más interesantes si hubiese al menos un fragmento de compromiso crítico con lo que el eco-extremismo realmente pide que uno considere. Pero no, en cambio, tenemos la vieja táctica izquierdista de duplicarse frente a la oposición. El progresismo, el humanismo y su clase son como un niño estúpido con las manos sobre los oídos gritando para mantener el sonido lejos, sólo para gritar más fuerte con cada contradicción de sus delirios. Y así tenemos las mismas repeticiones de las mismas desesperadas fantasías progresistas humanistas de izquierda que han pasado insatisfechas ahora por más de cien años.

Pero yo podría preguntar, sean honestos con ustedes mismos por un momento. El proyecto progresista vive o muere en esas esperanzas y sueños. Vive de ese rechazo siempre tan humano de la belleza del mundo que ya se encuentra ante ella. En lugar de la gran belleza del todo, sólo ve un mundo que de alguna manera ha caído fundamental e irremediablemente. Y de este mundo caído conjura historias de una salvación en un mundo de ensueño más allá de lo inmanente. Un mundo de florecimiento humano, igualdad, paz, amor, et al. Y no puedo permitir que estos sueños se vayan por miedo a desmoronarse por completo. Pero estos sueños progresivos y sus cuentos (esto va para los anarquistas, los comunistas, et al) no pueden sobrevivir en un corazón que se ha abierto a la vida más allá de los mundos oníricos de los hombres y visto el vacío y la vanidad del “progreso”. Ha abierto sus ojos para ver que los cuentos han caído y que un mundo mejor más allá de este es sólo una mentira. Ve que “el bien” ya está delante de nosotros en la tierra, en esa realidad final e indomable, en toda su gracia, pero también en toda su terrible ferocidad, porque la luz y la oscuridad son una con la vida del todo. Como dijo Jeffers: “El Dios del mundo es traidor y lleno de injusticia; Un torturador, pero también / La única fundación y la única fuente.”

Y así las tensiones pesimistas, nihilistas e inhumanistas del eco-extremismo son las pesadillas que atormentan los sueños que constituyen los cimientos de todo el ideal humanista y progresista. El niño se retuerce ante los monstruos que vienen en la noche, arrastrándose a las sombras de sus sueños para aterrorizarlo y desgarrar sus fantasías más queridas. Y él patalea y grita y se despierta de su sueño, temblando, en ese mundo oscuro y despiadado con un sudor frío.

Yo sólo les diría que no tiene que gustar el eco-extremismo. Lo entiendo. Es incómodo tener a alguien que hunde una hora de acero frío en el corazón de sus sueños. Pero, aparte de sus pequeñas molestias con el eco-extremismo, lamento decirle que usted todavía tendrá que lidiar con nosotros. No nos vamos a ir. Porque no somos simplemente una banda de criminales violentos que destruyen y matan en nombre de la tierra o simplemente un colectivo de escritores nerviosos en Internet. Más allá de nuestras propias individualidades, lo que representamos, lo que se manifiesta a través de esta tendencia, es tan atemporal como el mundo mismo. Esa oscuridad eterna, el inefable y retorcido caos que obra en el corazón del mundo. Los hombres, cuando no habían olvidado los caminos de la tierra, habían hablado de nosotros desde que él habló por primera vez del mundo en sus historias. En los relatos de los dioses más oscuros. Porque también somos uno con los dioses que traen los fuegos devorando hogares en Columbia Británica, porque también somos uno con los dioses que traen un océano que se arrastran para devorar las viviendas de hombres construidas en arrogancia encima de viejos pantanos, porque también somos uno con los dioses que traen vientos furiosos que descienden del cielo para desgarrar las casas de los hombres en grandes tornados.

Como individualistas en este repugnante Leviatán somos los de las viejas historias que han hecho pactos con los dioses oscuros. Viendo la profanación de todo lo que es bello para nosotros, hemos tomado partido con los comedores del mundo en lugar de las vacías promesas del hombre y sus obras. Y así, el eco-extremismo es más que una espina en sus estúpidos proyectos políticos o un grupo de psicópatas “problemáticos”. Es un mensaje de la oscuridad, manifestación de esas energías siniestras y primordiales del mundo que son más viejas que el hombre mismo. Y así, el sonido de la última bomba eco-extremista se apagará, y si las últimas palabras pronunciadas contra la tendencia se olvidaran, todavía tendrás que lidiar con nosotros. Todas las proclamas más nobles de sus colectivos anarquistas del mundo entero no te salvarán.

Sokaksin

(Chile) Trigésimo octavo comunicado de ITS

Comunicado de ITS desde un nuevo grupo formado en Chile. ¡Por el avance del proyecto criminal en el sur del continente!


I. El sueño.

He tenido un sueño donde el anarquismo tenía el semblante de un ser humano.

Sí, era precisamente una persona normal, cabeza, piernas, brazos… todo lo que se necesita.

En el sueño que he tenido el anarquismo se murió.

De repente, una enfermedad maldita y silenciosa, que lo había contaminado, sin síntomas, una mañana llamó a su puerta y se lo llevó.

Así.

Simplemente.

Sin el tiempo de actuar, comprender, probar…

Sin escape.

Ningún aviso.

Ninguna llamada.

La muerte hizo su trabajo, le dio las espaldas, y siguió en su camino.

Ni siquiera una palabra, un gesto, una mirada cargada de significados.

Nada.

II. El despertar.

Al despertarme me di cuenta de que era un sueño y me puse a pensar.

Conexiones extrañas, reflexiones, impulsos cerebrales…

Y después me reí.

Mi risa se volvió incontenible, profunda, llena. Casi inconveniente.

Fue una risa tan fuerte que tenía lágrimas en los ojos y hasta se me movían las vísceras.

Os preguntaréis el porqué de esta reacción. Comprensible.

Pues bien, en mi sueño la Muerte trató el anarquismo (con la debida letra minúscula), exactamente como todo y todos.

Ella actuó y después siguió ocupándose de sus cosas.

Sin conceder privilegios.

Y mientras el anarquismo se estaba muriendo sin enterárselo, seguía esforzándose con sus por qué, y sus debates, las comparaciones, las propuestas, la moraleja, el objetivo, los recursos, los tiempos, la interminable asamblea, las formas y todo el catálogo de estupideces que, efectivamente, no eran nada más que la enfermedad misma que estaba matándolo.

Indignado, el anarquismo pidió solidaridad en todos lugares.

El anarquismo, trastornado, no conseguía resignarse: se estaba muriendo sin haber sido avisado, ni siquiera una señal o un indicio, nada.

Y mientras tanto ocurría todo esto, Nadie se preocupó.

O mejor dicho, a Nadie le interesó.

Tantos años de historia, tantas batallas, una honorada militancia sobre la escena mundial para después morir tan banalmente, en la indiferencia general.

Y este tipo que en mi sueño representaba el anarquismo, estaba cabreado.

No imaginaréis el por qué.

En ese momento extremo tenía que cabrearse por su propia imprevista desaparición, por la manera en que se había manifestado su muerte –nada de épico, ningún acto heroico, ningún montaje policial ni cárcel de exterminio, nada- o porque Nadie se estaba dando cuenta de su muerte.

El anarquismo estaba muriendo anonimamente, cabreado, en la indiferencia general.

III. El Epílogo

En estos tiempos, para soñar con los anarquistas, de verdad tienes que haber exagerado en la cantina o consumido alguna hierba natural o sintética.

De todas formas cuando la mente está libre y se aleja salvajemente desde el control civilizador de la razón, hace caer las máscaras y revela, a través de los sueños, las realidades más inconfesables.

Amigos, el anarquismo se murió.

En la indiferencia general.

Se murió por exceso de moraleja.

Ya lo sé, esta cosa hace reír hasta las lágrimas.

Nadie lo echa de menos.

Cai-Cai

Changos Merodeadores del Puerto (ITS-Chile)

(es-it-en) La relación entre el pesimismo y el individualismo

Traducción al español del texto “Relation ship between pessimism and individualism”, publicado originalmente en inglés en el sitio afín de sangre Antisocial Evolution.

Traducción disponible también en italiano.


El siglo que acaba de pasar es sin duda alguna el siglo en el cual el pesimismo ha encontrado sus más numerosos, su más variados, sus más vigorosos y sistemáticos interpretes. En adición, el individualismo fue expresado en aquel siglo con excepcional intensidad por representantes de alta calidad.

Podría ser interesante el unir estas dos formas de pensamiento, dominantes en nuestra era; para preguntar cual es la conexión lógica o sentimental que existe entre ellas, y en que grado el pesimismo engendra al individualismo y el individualismo engendra al pesimismo.

Pero la pregunta así esbozada es demasiado general. Hay muchos tipos de pesimismo y muchos tipos de individualismo. De entre estos últimos hay uno que de ninguna forma implica pesimismo, y ese es el individualismo doctrinario que desciende de la Revolución Francesa y al cual tantos moralistas, juristas y políticos de nuestro siglo están aferrados. Este individualismo podría ser tomado como su lema la frase de Wilhelm von Humboldt que Stuart Mill eligió como epígrafe de su “Ensayo sobre la Libertad”: “El gran, liderante principio, hacia el cual cada argumento se desenvuelve en estas páginas converge de forma directa, es la importancia esencial y absoluta del desarrollo humano en sus diversidades más ricas.” Los individualistas de este tipo creen que todos los individuos humanos pueden desarrollarse armónicamente en sociedad, que su misma diversidad es una garantía de la riqueza y belleza de la civilización humana.

Estos individualistas son racionalistas. Tienen fe en la razón, al principio de orden, de unidad y de armonía. Son idealistas: tienen fe en un ideal de justicia social, unitario y ególatra, ellos creen, a pesar de diferencias individuales y desigualdades, en la unidad profunda y real de la raza humana. Estos individualistas son “humanistas” en el sentido que le da Stirner a esta palabra: solidaristas, socialistas, si tomamos este ultimo término en su más amplio sentido. Su individualismo es volteado hacia afuera, hacia la sociedad. Es un individualismo social, en el sentido de que no separa al individuo de la sociedad, los cuales no posicionan en forma opuesta el uno con el otro. Por el contrario, ellos siempre consideran al individuo como un elemento social que armoniza con el todo y que sólo existe en función del todo. No vamos a insistir sobre este individualismo, el cual implica obviamente un optimismo social más o menos firme.

El individualismo que tenemos en mente aquí es completamente diferente. El individualismo no es una doctrina política, jurídica y moral, sino una actitud psicológica y moral, una forma de sensibilidad, una sensación personal de vida y una voluntad personal de vida.

Es imposible encajar en una definición a todos los rasgos, todos los grados, todas las matices de esta disposición psicológica. Afecta un tono especial en cada alma a la que se hace conocer.

Podemos decir que a forma de una sensación personal de vida, el individualismo es el sentimiento de unicidad, de individualidad en la cuál tiene de lo diferencial, lo privado, y lo in-revelable. El individualismo es una atracción a la interioridad del sentimiento, a la inspiración individual frente a convenciones social e ideas preconcebidas. El individualismo trae implícito un sentimiento de inefabilidad personal, una idea de superioridad intelectual y sentimental, o aristocracismo interior. De diferencia irreductible entre un ego y otro, la idea de unicidad. El individualismo es un regreso al ser y una gravitación al ser.

A forma de voluntad personal de vida el individualismo es un deseo de “ser uno mismo”, de acuerdo al deseo de un personaje de Ibsen (Peer Gynt), un deseo de independencia y originalidad. El individualista quiere ser su propio creador, su propio proveedor de verdad e ilusión; su propio constructor de verdad e ilusión; su propio constructor de sueños; su propio constructor y demoledor de ideales. Este deseo por originalidad puede, incidentalmente, ser más o menos energético, más o menos demandante, más o menos ambicioso. Más o menos feliz, demasiado, de acuerdo a la cualidad y el valor de la individualidad en cáusa, de acuerdo a la amplitud del pensamiento y de acuerdo a la intensidad de la voluntad por poder individual.

Sea como una sensación personal de vida o una voluntad personal de vida, el individualismo es o tiende a ser anti-social: si no lo es desde el principio, inevitablemente se convierte en aquello de forma posterior. El sentimiento de la profunda unicidad del ego, deseo de originalidad e independencia, el individualismo no puede evitar el generar un sentimiento de silenciosa lucha entre el ser individual y la sociedad. De hecho, la tendencia de cada sociedad es reducir el sentimiento de individualidad tanto como sea posible: el reducir la unicidad mediante el conformismo, la espontaneidad a través de la disciplina, instantaneidad del ser mediante la precaución, sinceridad de sentimiento a través de la falta de sinceridad inherente en toda función definida socialmente, confianza y orgullo en el ser mediante la humillación inseparable de cualquier tipo de entrenamiento social. Esta es la razón por la cuál el individualismo se convierte aquí en un principio de resistencia interna pasiva o activa, de oposición silenciosa o declarada a la sociedad, un rechazo a someterse a ella; una desconfianza en ella. En su esencia, el individualismo desprecia y niega el vinculo social. Lo podemos definir como la voluntad de aislamiento, un compromiso sentimental e intelectual, teórico y práctico de abandonar la sociedad, si no de hecho – siguiendo los ejemplos de los solitarios de Thebeiad o el más moderno de Thoreau – al menos en espíritu e intención, mediante una forma de retirada voluntaria e interior. Este distanciamiento de la sociedad, esta aislación moral voluntaria que podemos practicar en el núcleo mismo de la sociedad puede tomar la forma de la indiferencia y resignación tanto como aquella de revuelta. También puede asumir la actitud de espectador, la actitud contemplativa del pensador en una Torre de Marfil. Pero siempre hay en esta indiferencia adquirida, en esta resignación o este aislamiento expectante, un vestigio de revuelta.

Sentimiento de unicidad y una expresión más o menos energética de la voluntad de poder personal; voluntad de originalidad, voluntad de independencia, voluntad de insubordinación y revuelta, voluntad de aislamiento y de retirarse hacia el ser. Aveces también voluntad de supremacía, al despliegue de fuerzas sobre y en contra de otros, pero siempre con un regreso al ser, con un sentimiento de infalibilidad personal, con una confianza indestructible en uno mismo, incluso en la derrota, incluso en el fallo de las esperanzas e ideales. Intransigencia, inaccesibilidad de convicción interna, fidelidad a uno mismo hasta el amargo final. Fidelidad a las ideas mal comprendidas de uno, a la voluntad impregnable e inexpugnable de uno: el individualismo es todo esto, sea globálmente o en detalle, este elemento o aquel, este matíz o aquel predominante de acuerdo al caso y la circunstancia.

El individualismo, entendido como acabamos de expresarlo, es decir, como una disposición interna del alma, individualismo como sensación y voluntad ya no es más, como el individualismo del cuál hablamos arriba, como individualismo político y jurídico. Es volteado hacia adentro. Se posiciona al principio o busca refugio al final en el ser interior irrompible e intangible.

Decir que hay una cercana relación psicológica entre las sensibilidades individualistas y pesimistas casi significa declarar lo obvio. El Pesimismo supone un individualismo básico. Supone la interioridad del sentimiento, el regreso al ser (casi siempre doloroso) que es la esencia del individualismo. Mientras que el optimismo no es nada más que una tesis metafísica abstracta, el eco de rumores doctrinarios, el pesimismo es la sensación de vida vivida; viene del interior, de una psicología individual. Procede de aquello que es más intimo en nosotros: la habilidad de sufrir. Predomina entre aquellos de naturaleza solitaria quienes la vida los ha retirado hacia ellos mismos y ven la vida social como dolor. Pesimistas de pura-sangre, los grandes artistas y teóricos del sufrimiento, vivieron de forma solitaria y como extraños entre los hombres, cercenados en su ego cómo si fuese un fuerte desde el cual han dejado caer una mirada fija irónica y altiva sobre la sociedad de su especie. Y entonces no es por accidente, sino por virtud de una correlación psicológica intima que el pesimismo es acompañado por una tendencia hacia el aislamiento egoísta.

De forma inversa, el espíritu individualista esta acompañado por el pesimismo de forma casi predestinada. ¿Acaso no nos enseña la experiencia tan vieja como el mundo que la naturaleza del individuo se sacrifica a la especie? ¿Que en la sociedad es sacrificada al grupo? El individualismo llega a una concepción resignada o desesperanzada de la antinomias que llegan entre el individuo y las especies por un lado, y entre el individuo y la sociedad por el otro.

Sin duda la vida triunfa perpetuamente sobre esta antinomia, y el hecho de que a pesar de todo la humanidad continua viviendo parece ser una respuesta indiscutible que refuta tanto el pesimismo como el individualismo. Pero esto no es seguro. Por lo que si la humanidad como especie y como sociedad persigue su destino sin preocuparse por las quejas o revueltas de los individuos, el individualismo no muere a causa de eso. Siempre derrotado, nunca domado, es encarnado en almas de un calibre especial, imbuido con el sentimiento de su unicidad y fuertes en su voluntad de independencia. El individualismo sufre una derrota en cada individuo que muere luego de haberle servido a fines y rendido a fuerzas que existan mas allá de el. Pero sobrevive a través de las generaciones, ganando en fuerza y en claridad mientras que la voluntad humana de vida se intensifica, diversifica y refina en la conciencia individual. Es así que se afirma la consistencia dual del pesimismo y el individualismo, unidos indisolublemente e interconectados.

Sin embargo, es posible que este lazo psicológico que creemos haber descubierto entre el pesimismo y el individualismo no es nada mas que una visión a priori. Si en lugar de razonar acerca de las similitudes psicológicas consultamos la historia de ideas del siglo IXX quizás veamos que la relaciones de ideas que hemos indicado no es ni tan simple ni tan consistente como primeramente parece, Debemos penetrar en detalle las diferentes formas del pesimismo y del individualismo y analizar su relación mas de cerca si queremos llegar a ideas precisas.

Georges Palante

(it) Abbiamo tardato: Reazione Selvaggia in risposta a “Distruggi le prigioni”

Traducción al italiano de uno de los textos de Reacción Salvaje (RS) respondiendo a unos humanistas anti-carcelarios en el año 2015.

Texto original en español disponible en el proyecto cuncluido El Tlatol.

Traducción a cargo de Algol.


Coahuila, 26 Febbraio del 2015.

Leggendo un’intervista fatta dall’anarchico venezuelano Rodolfo Montes de Oca alla rivista di diffusione anarchica- anti-carceraria insurrezionalista “Distruggi le Prigioni” (DP), il gruppo Reazione Selvaggia darà alcune risposte, commenti e osservazioni, con questo non volendo cominciare un dibattito lungo e noioso sulle forme nelle quali ognuno sviluppa i propri progetti violenti contro il sistema. È solo una veloce risposta a quello che ci è sembrato importante, e (ritornando) a ricordarlo, poiché è evidente che dopo tanti comunicati e tanti contributi rispetto alla nostra tendenza terroristica contro il sistema tecno-industriale e la civilizzazione, ancora ci sono persone che non la comprendono del tutto o fraintendono le nostre posizioni individuali.

Detto questo, “diamo volo al filo”:

A. Nuova tappa

Dal primo comunicato di Reazione Selvaggia (RS) abbiamo espresso che la configurazione dei vari gruppi in uno solo era una nuova fase. Velocemente, nuovo in che cosa?

D.P. dà per fatto provato che il nuovo modo di agire- cosa che noi non menzioniamo mai- è la nuova tappa nella nostra lotta contro il sistema tecno-industriale, la civilizzazione ed il progresso, accentrandoci ora nell’agire: nella riappropriazione del sabotaggio come forma di attacco, mantenendo il modus operandi terroristico delle Individualità tendenti al selvaggio (Its).

Questa tappa vissuta in RS, è anche accompagnata (come esattamente ha detto DP) dal modo del discorso, volendo lasciare dietro il passato “kaczinskyano”, e sforzandoci fino ad ora di concretizzare una tendenza distinta, che siamo riusciti a potenziare,è che unica nel suo tipo tanto in Messico come nel mondo.

Vale la pena menzionare che questa tappa si divide in sub-fasi: elencando la prima sarebbe quella della propaganda-minaccia, la quale ha funzionato bene dopo aver emesso il primo comunicato (SI, con tutti gli offensivi mitra!), accaparrando l’attenzione della stampa e il governo federale.

La seconda è stata quando siamo tornati a utilizzare il butano, i tubi esplosivi, l’allarme bomba, il fuoco e le masse per generare destabilizzazione. Siamo tornati alle nostre vecchie, caceras e armi veloci per dimostrare pubblicamente la multi – operatività dei gruppuscoli di RS, cosa che ha funzionato.
La terza è questa, dove entriamo in pieno per dimostrare nella teoria le marcate differenziazioni tra “i kaczynskistas” e gli anarchici insurrezionalisti.

Ci sono altre sotto- facce progettate, che non menzioneremo logicamente per non rovinare la sorpresa.
Cosicché lasciatecelo dire signori di DP, le nuove fasi di un gruppo come RS non è stato come speravate, o non è tanto evidente quanto alcune organizzazioni armate nella storia, alla quale ci hanno abituati.

B. Del Selvaggio

Essendo un pò più chiari, RS divide quello che è Selvaggio in tre parti:

  1. Reale: In termini semplici, il Selvaggio è quello che è lontano, resiste e si mantiene inerte rispetto a tutto quello che è artificiale. Non solo sono la flora e la fauna silvestri, lo sono anche gli ambienti naturali, i deserti, boschi, selve, coste, pianure, etc., gli avamposti di questi, come le grotte, le gole, i mari, i fiumi, le cascate, i pendii, etc. Le manifestazioni e processi di auto-bio-organizzazione nella natura. Anche tutto quello che si trova fuori dalla Terra, rappresenta il Selvaggio, pianeti, buchi neri, galassie, stelle, super nove, satelliti, meteoriti, etc. Gli istinti radicati profondamente negli umani, che resistono all’adozione di certe abitudini iper-civilizzate, sono anch’esso il Selvaggio.
  2. Concetto: In termini più teorici, il Selvaggio come concetto è quello che usiamo nei comunicati, dipinti, messaggi intimidatori verso il nemico, etc., sono il comprendere quello che è stato perso, è quello che si rivendica per non cadere nello stesso gioco di lotte di sempre. E benché il Selvaggio come concetto è già utilizzato da molte persone provenienti da marcate ideologie estranee alla nostra tendenza, per i membri di RS è di vitale importanza mantenere questo termine in maniera fondamentalmente in alto.
  3. Animismo pagano: Anche il Selvaggio è nelle credenze dei membri di RS. Consideriamo l’umano credente di natura, perché dagli inizi di questo lungo viaggio dell’uomo e la donna sulla terra, gli antichi avevano l’essenziale bisogno di crearsi divinità provenienti della natura stessa, cosi come i gruppuscoli di RS mantengono una credenza molto marcata e personale respingendo ad ogni costo il cristianesimo, come lo fecero i nostri antenati.

Cosicché quando i gruppuscoli di RS si pongono dalla parte del Selvaggio, ci stiamo riferendo a tutto quello che è implicato nei tre punti, difendendo la Natura Selvaggia come tale, rivendicando il termine e allargando le nostre credenze pagane attorno alla spiritualità guerriera della natura. Logicamente non siamo selvaggi nello stretto attaccamento alla parola. Quando noi auto affermiamo il nostro essere “selvaggio” o “incivilizzato” facciamo riferimento al Selvaggio solo come concetto. Chiunque abbia raziocinio, sa che i selvaggi non si metterebbero a scrivere lunghi comunicati difendendo le loro posizioni rispetto alla guerra contro questo sistema.

DP dice che i nostri attacchi si sono incentrati nelle città, ma abbiamo reso possibili anche gli attacchi all’urbanizzazione nei boschi, facciamo un computo rapido di alcuni dei nostri atti:

  1. Una cellula del “Fronte di Liberazione della Terra”( la quale è già parte di RS) nell’anno 2010, attaccò con successo la costruzione che deviava l’acqua del fiume Bosque de los Dinamos verso l’urbe, nella Delegación Magdalena Contreras del Distretto Federale. Fino a quel momento gli eco anarchici, fecero scritte minacciose sui macchinari e nel materiale utilizzato, distrussero i pozzi in costruzione e ridussero a cenere tre macchine; i danni furono grossi, e in una delle macchine scrissero “Fuori la civilizzazione dagli ambienti selvaggi.”
  2. Nel 2009, il gruppo “Luddisti Contro l’Addomesticamento della Natura Selvaggia”, (oggi parte di RS) incendiò completamente quattro macchine all’interno delle pianure del municipio di Nextlalpan nello Stato del Messico. I macchinari erano utilizzati allora, per la costruzione della super strada che collega vari stati col DF, chiamato Circuito Esterno Mexiquense, un mega progetto che questo gruppo affrontò in varie occasioni: dal 2009 al 2010 si registrarono più di dieci attacchi, in maggioranza incendiari contro il macchinario, proprietà dell’impresa Carso, leader di detto progetto.
  3. In quello stesso anno, un gruppo d’individui che utilizzarono la stessa sigla riportata sopra (che fanno parte di RS) incendiò e lasciò inservibile una torre di telefonia mobile (proprietà di Telmex) nell’oscurità, nelle colline confinanti il municipio di Atizapán nello Stato del Messico.
  4. Nelle calde montagne alla periferia di Aguascalientes, il gruppo “Circolo Informale di Antagonisti Individualisti” (membri di RS) liberò vari cavalli selvaggi da una fattoria industriale, incominciando così una campagna di attacchi contro i siti turistici e insediamenti urbanistici che minacciavano il Cerro del Muerto. Atti che per varie ragioni non furono mai rivendicati, è che brevemente esponiamo qua.
  5. Nel 2010 un’altra cellula del Fronte di Liberazione della Terra (ora anche RS), appiccò il fuoco a vari macchinari e realizzò una serie di attacchi contro vari obiettivi nel municipio di Coacalco nello Stato del Messico, questo per risposta alla costruzione di abitazioni che invasero il Cerro de Guadalupe, l’ultimo dei posti semi selvaggi di quella zona.

Questi sono soli alcuni esempi rapidi del nostro agire nei boschi, le pianure, montagne e colline. È vero che i nostri attacchi sono stati fatti con più frequenza nelle città, questo evidenzia la misura delle nostre possibilità. La lotta contro il sistema tecno industriale e in difesa della natura è tanto nelle città come negli ambienti naturali, non si incentra solo nella seconda come dice DP.

Riconosciamo la resistenza che hanno i Purépechas nel difendere e morire per i boschi di Michoacán, ammiriamo i ribelli Huicholes che si oppongono con tutti i mezzi, allo sviluppo delle miniere in San Luis Potosí, appoggiamo i Chichimecas che negano la cristianizzazione delle loro native credenze in Guanajuato, appoggiamo ai Mixtecos che respingono ad ogni costo le medicine delle città e preferiscono continuarsi a curare con le piante che raccolgono nella catena montuosa di Oaxaca davanti al rischio di essere segnalati come stregoni, rispettiamo la decisione dei Kiliwa di preferire l’estinzione prima che la loro cultura sia assorbita dalla vita occidentale, esaltiamo la resistenza che distingue alcuni Raramuris nell’essere lontani dalla civilizzazione e mantenere una vita semi nomade nei deserti di Chihuahua. Alla fine, di tutto questo, la lotta contro il progresso e in difesa della terra comprende tanto le etnie originarie che resistono a tutto questo, nei loro ambienti, come a quelli civilizzati che abitano nelle città, è che intraprendono azioni di sabotaggio e terrorismo contro lo stesso progresso. Perché la lotta per la natura non è una sola, variano le strategie, i contesti, le situazioni, i rischi.

Ripetiamo, gli attacchi al sistema e la resistenza davanti a tutto questo sono tanto negli ambienti naturali come nelle città, è un complemento, la resistenza è in entrambi i contesti.

Perché RS non attacca allora la diga alla quale si oppone la comunità di Temacapulín in Jalisco (per esempio)? Attaccare una miniera o qualche progetto urbanistico che ha già storicamente una resistenza comunale, sarebbe grave, perché intervenire in un processo di lotta per la terra e spingere la polizia all’assalto contro queste persone, è di per sé già molto “povero”, rispetto alle bastonate delle autorità. E questo non lo diciamo in un tono morale, bensì piuttosto in maniera strategica e prudente. Per questo motivo i gruppuscoli di RS scelgono bene i loro obiettivi, nella misura delle nostre possibilità attacchiamo il progresso tecno industriale negli ambienti naturali e nelle città.

Faremmo alleanze con paesi e comunità se avessimo l’opportunità di difendere la terra? Certo, essendo cauti e non rivendicandoli naturalmente. Lavorare con la gente delle montagne, non ci crea nessun problema, non lo vediamo come una cosa di sinistra, come già detto erroneamente, un’altra volta, da DP. Difendiamo la nostra individualità ma sappiamo vivere in comunità. Con gli anni, della gente che vive sulle colline, abbiamo imparato l’umiltà e la semplicità, è per questo motivo che RS è ora un po’ più rispettoso di quello che erano prima le Its, sempre se qualcuno l’ha notato.

C. Romanticismo alla RS

DP, attraverso il suo parere, considera romantica la nostra posizione rispetto al Selvaggio, non ci stupisce, poiché questo arriva da persone anarchiche che sanno che le loro utopie sono perfino più romantiche di quello che criticano; un atteggiamento preso dai sentimenti civilizzati di questa società con valori occidentali, togliendo, come sempre, rilevanza ed importanza, quando si rivendicano a favore del Selvaggio e la natura, tacciando “l’antico”, di romantico.

Ricordando: Chi furono quelli che categorizzarono di romantiche le credenze e gli stili di vita nella natura dei nostri antenati selvaggi e nomadi? Sì, i maledetti conquistatori, gli idioti francescani! Non fu uno degli ingredienti per umiliare i nativi? Catalogando di pagano quello che suonava di “romantico” con la natura?
Magari è stato un nostro errore dire che siamo “selvaggi” o “incivilizzati” senza prima menzionare che facciamo riferimento ai nostri indomiti istinti e l’eredità guerriera che portiamo nel sangue; qualcosa che non sottrae credibilità ai nostri atti, ma che senza dubbio suppone una critica verso questi termini venendo da persone come noi, civilizzate.

È stato per questo motivo che da un po’ di tempo (nei nostri comunicati) abbiamo detto e ripetuto che siamo esseri umani civilizzati attaccati al passato primitivo. Persone che con un processo civilizzato di apprendistato, hanno intravisto il problema alla radice e che ora per quella coscienza ottenuta dallo studio, la comprensione, le esperienze e le pratiche, dichiarano la guerra al sistema come lo fecero i nostri antenati selvaggi: continuare la loro guerra è fare che la fiamma del conflitto contro la civilizzazione non si estingua. Quando ci vediamo, attorno al fuoco in mezzo ai boschi, armati, è come tornare a vedere i visi degli spiriti guerrieri, da cui abbiamo ereditato certi aspetti fisiologici e intellettuali che ci vincolano fortemente al loro lascito.

D. Antropologia “dominatrice”

DP ha ragione, nel nostro processo di apprendistato abbiamo studiato alcuni teorici antropologi, più altre scienze, questo per dare peso alle nostre posizioni, ma da un po’ di tempo non si legge nessun riferimento bibliografico di qualcuno di questi libri nei nostri comunicati, perché? Perché ci siamo resi conto che possiamo imparare più dagli anziani di certe etnie o vivendo nella natura, che dai libri di studiosi e/o professori universitari che espongono teorizzazioni ripetitive e per niente pratiche.

E se DP considera l’antropologia come una malefica scienza sociale “dominatrice”, perché allora evidenziare che ha preso dei riferimenti storici da alcuni libri di antropologia, per dare una risposta alla domanda di Oca sul panorama del sistema carcerario in Messico? “Gruppi di Maya e Aztechi benché non avessero l’idea della conformazione della prigione, come sistema penitenziario, utilizzavano gabbie come mezzo di detenzione per l’applicazione di una punizione immediata, che nella maggioranza dei casi si trattava di pene corporali come la flagellazione o la mutilazione, oppure come offerta per le cerimonie religiose.”

Per caso l’hanno inventata?

Come no.

E. Un movimento senza volere?

Da quando abbiamo cominciato a diffondere le nostre idee e gli atti, la verità è che non avevamo in mente che un giorno tutto questo, potesse avanzare, arrivando a trasformarsi in riferimento per altri gruppi e individui. È stato una gradita sorpresa sapere che persone dell’altro lato del continente leggono e approfondiscono i nostri testi, sono inspirati dalle nostre azioni, tanto che si è creato tutto un lavoro irregolare di diffusione e traduzione di questo (grazie ai gruppi anarchici o no che simpatizzano con noi), senza che fosse nostra intenzione creare subito una tendenza fortemente più critica, nella resistenza a forma estremista al progresso del sistema tecno industriale e la nocività della civilizzazione. Non sappiamo se questo si trasformerà un giorno in un movimento come tale, ma non ci scommettiamo. Siamo vittime della causalità. Se un giorno si arriverà a consolidare questo, se saremo vivi, vorremmo che questo movimento fosse tanto distruttivo e minacciante che solo menzionandolo, i progressisti tremino di paura.

Fin dal principio abbiamo scelto di rivendicare i nostri atti per la possessione individualista e per il mero fatto che sono atti nostri. Non volevamo che altri se li aggiudicassero, o fossimo visti come uno “scherzo”, o essere relazionati con le gang o il narco; per cui abbiamo fatto pubbliche le nostre critiche e fino ad ora quello che abbiamo visto, è un grosso progredire, ed è qualcosa che ci riempie di orgoglio.

Ritornando al tema, DP scrive che se crediamo in un movimento, stiamo seguendo il gioco del sistema con idee che “portano lo stesso germe di questo”, ma noi non vogliamo creare nessun movimento, né ci preoccupiamo né c’interessa, allora, lasciamo questi problemi a quelli che vogliono crearlo, come i kaczynskistas o gli anarchici, per esempio.

DP scade nel patetico quando scrive (rispetto a patteggiare con il sistema) e domanda, Oh da dove escono i fogli dove s’imprimono le loro parole, i computer dove diffondono le loro azioni, le armi con le quali attaccano gli scienziati o il cibo col quale si nutrono?

Questo è equivalente a quello che noi potremmo chiedere agli anarchici (ad alcuni, no a tutti), con la stessa assurdità cui parla DP; Da dove tirano fuori le birre per ubriacarsi, se si suppone che sono anti-capitalisti? Utilizzano computer di marche statunitensi per guardare i loro blog di “controinformazione”, se si suppone che sono anti-imperialisti? Se sono contro tutte le prigioni, DP consuma prodotti di origine animale? Se si affermano ecologisti, DP separa la sua spazzatura? Sono ecologisti profondi, radicali, progressisti, etc.? Un anarchico di DP può portare la sua tessera di elettore? Per favore! Altre “ragioni” più banali non le potete dare? È evidente che gli editori di DP non hanno compreso la minima parte della nostra tendenza, oppure, non siamo stati abbastanza chiari: la prima è urgente mancanza di analisi, la seconda, è il loro capriccio.

F. Verità Assoluta

È vero, RS ha una verità assoluta ed è la Natura Selvaggia, per lei siamo qui, combattiamo e per lei moriremo.

Non vogliamo rinunciare a essa, anche essendo civilizzati, manteniamo una simbiosi con lei e con tutto il Selvaggio. A molti anarchici (non a tutti) del tipo DP, fa paura essere tanto taglienti e difendere le loro posizioni perché possono essere tacciati d’intolleranza e dogmatismo. Noi abbiamo perso la paura per questo, e abbiamo scelto di difendere con le unghie e i denti, le nostre convinzioni e i comportamenti lontani dai “normaloidi.” È per questo motivo che rivendichiamo la nostra verità assoluta, per questo motivo ci siamo guadagnati abbastanza nemici, perché siamo diretti totalmente e molto sinceri. È tipico, nella società (e nei gruppi di “ribelli”, come alcuni anarchici) abituarsi al buonismo, ad ascoltare solo quello che conviene loro, alla “sana convivenza”, alla bugia e l’ipocrisia. Noi non sopportiamo questi atteggiamenti, preferiamo essere tali e quali come siamo invece di nascondere le nostre vere opinioni e posizioni. Succeda quello che succeda.

G. Il personale

Sembra che DP voglia che parliamo delle nostre vite personali, poiché sempre, (o nella totalità dei nostri comunicati), ci riferiamo solo all’attacco, e lasciamo da parte il modus vivendi. Quello che DP non capisce è che tutte le persone che si oppongono al progresso e la civilizzazione, sanno cosa vogliono, creano stili di vita, abitudini e progetti entro le loro possibilità per rifiutare totalmente l’estraneo, chiaro, sempre rimanendo in contraddizione con alcune delle nostre posizioni ma assumendole con fermezza. Queste persone non restano speranzose che altri gli dicano come bisogna vivere la loro vita, a differenza di alcuni anarchici (non tutti) che sono abituati a basarsi su zine, libri, e blog, affinché prendano come riferimento quegli stili di vita presenti e storici, e comincino a crearsi i propri.

Sarebbe stato meglio che DP ci domandasse direttamente un po’ di più sulle nostre vite personali, ma buono, faremo riferimento su una serie di domande che rilasciamo al volo, per esporre un po’ di quello cui vogliamo parlare: alcune risposte non saranno complete per mera discrezionalità pratica.

“Per un anticivilizzatore”. Per incominciare DP fa le domande ai “anticivilizzatori”, ma ricordiamo che ci sono varie correnti che si oppongono alla civilizzazione, dagli eco fascisti, passando per gli eco anarchici, i primitivisti, gli auto-nativi, etc., RS è considerato da molti un gruppo “anticivilizzazione”, e benché questo termine non ci aggrada, anche così risponderemo alle seguenti domande.

In che misura e in che momenti è bene fare uso della conoscenza e del materiale che hanno lasciato secoli di civilizzazione?

Nella misura e nel momento in cui abbiamo rinforzato e sperimentato le conoscenze nella pratica; da quel preciso momento possiamo prescindere dal materiale preso dai libri e gli studi per cominciare ad auto-inculcarci la nostra identità come individui appartenenti a un certo gruppo sociale determinato. Per esempio, ci raccontano la storia, che molte volte è basata in maniera, amplia e su dati non veridici ma questi dati possono essere smentiti o verificati dai nativi. Durante la Guerra Chichimeca intorno al 1550, nell’unica strada che collegava le miniere di Zacatecas (prima parte della Nuova Galizia) col DF (prima chiamato Nuova Spagna) gli aborigeni in guerra intercettavano i carri che erano difesi da vari fantini ben armati, e i chichimecas tendevano imboscate e ammazzavano tutti gli spagnoli, i loro schiavi, e rubavano la merce, questo dato storico è stato raccolto da un membro di RS in una parte di un libro. Tempo dopo conversando con un abitante nelle strade di Zacatecas, lui disse di avere ascoltato che il trisnonno di suo nonno raccontava che in quella strada indios nudi rubavano le merci dei ricchi spagnoli e li seppellivano sulle colline affinché non potessero trovarli. In questo caso, il dato che prima si era letto su un libro, fu corroborato dal membro analfabeta di una comunità dentro i territori di quello che sono stati conosciuti come la Gran Chichimeca: in queste strade, le persone continuano a trovare argento, punte di freccia di ossidiana come altri oggetti utilizzati in quel conflitto bellico- degno da ricordare, e rivendicare come una delle più grandi e serie guerre contro la civilizzazione occidentale in questi territori.

L’anticivilizzatore si lascerà morire la prima volta che contrae una malattia che l’organismo non può combattere? Potrà fare uso di antibiotici farmaceutici e della medicina occidentale?

I membri di RS non si lascerebbero morire da quella “malattia” cui il loro corpo non resiste, e a dire il vero, crediamo che nessuno lo farebbe nella sua capacità di giudizio. E senza dubbio potremmo mettere da una parte gli antibiotici farmaceutici, perché tutti i membri di RS si curano con i rimedi della terra e respingono totalmente la medicina allopatica. È impossibile vivere senza aspirine, ranitidina, paracetamolo, etc, per quelli che hanno adottato la cultura nociva della medicina moderna,ma nella realtà non sono necessari gli antibiotici con gli additivi chimici, esistono antibiotici naturali molto efficaci come il propoli. Per chi ha conoscenza di erbe curative, non c’è nessun problema nell’alleviare o curare delle malattie delle città con infusioni, cataplasma, vaporizzazioni, estratti, etc.

Se un’anticivilizzatrice prende un tè alla cannella per alleviare una colica mestruale o diminuire un raffreddore, entrerà in contraddizione che sia una pianta nativa dell’India?

Per una domanda tonta si risponde con un’altra domanda tonta: entrerà in contraddizione l’anarchico di DP, utilizzando vestiti confezionati da bambini schiavizzati e sfruttati a Taiwan?

RS non ha nessun problema nell’utilizzare piante che non sono originarie di questi territori, e anche se c’è lo proponessero, potremo vivere solo di piante native, poiché in molti territori naturali c’è una gran varietà di piante medicinali ed alimenti ancestrali autoctoni.

Un anticivilizzatore messicano vedrà coerente prendere latte o mangiare carne di vacca benché questi siano originariamente animali euroasiatici?

RS non ha e vede con questo nessun problema, benché alcuni di noi cerchino di evitare nel bere latte o mangiare frequentemente carne, non perché vogliamo essere “coerenti”, bensì per le malattie che implica mangiare questo tipo di alimenti industrializzati nelle città infette.

Quanto è compatibile l’orto con la selvatichezza anticivilizzatrice?

Per molti di noi è di vitale importanza avere un orto organico da dove potere prendere il cibo in tempi di scarsità o la medicina in tempi di malattia. Non cadiamo in contraddizione, la cosa importante è sviluppare stili di vita che si allontanino più che si può dalla dipendenza artificiale del sistema.

Benché alcuni membri di RS siano più attratti dalla vita di raccoglitori e cacciatori, non disistimano la scelta degli orti.

Si attaccherà la tecnologia e fino a che punto si userà la tecnologia per combattere il sistema tecnologico?
Si usa la tecnologia solo per diffondere l’attacco al sistema, sappiamo che siamo legati alle condizioni imposte e l’unica cosa che possiamo fare davanti a questo è affrontare le nostre contraddizioni. Gli aspetti non necessari della tecnologia sono gettati in mare. L’uso minimo della tecnologia è quello stabilito dai membri di RS.

Come si educa un figlio in maniera anticivilizzatrice?

Non c’è un modello da seguire nell’educazione dei figli tipo- “anticivilizzatori”, perché ognuno degli oppositori al sistema saprà creare i metodi d’insegnamento, pertinenti perché i suoi piccoli possano crescere felici e consapevoli.

Come abbiamo detto sopra, non c’è in anticipo, un modello di vita imposta, ogni critico della civilizzazione, (che sia di RS o no) saprà portare alla pratica e nella sua vita giornaliera le proprie parole, molte volte cadendo in contraddizioni ma molte altre volte sentendosi soddisfatti per le piccole vittorie che ci dà la semplicità e la natura. Con questo non si tenta di mantenere la “purezza” come dice DP, bensì di sviluppare unicità.

H. Ritornando ai termini

Nel comunicato intitolato “Reazione Selvaggia e gli anarchici”, abbiamo messo nelle note un comunicato delle Its sulla differenza tra noi e gli anarchici. Quello che leggerete sotto, risponde ad alcune critiche fatte da DP nella sua intervista, le quali non saranno trattate in maniera profonda perché si tratta di argomenti esposti in precedenza e dei quali, raccomandiamo a DP di dare una ripassata.

Il termine di autorità e quello di potere, ha un significato di sfida per gli anarchici, e benché siano intrinsecamente attaccati a noi come specie, questi tentano sempre di trovare il problema. Un lemma molto ricorrente e conosciuto tra gli anarchici dagli inizi, e come posizione è stata “contro ogni autorità”, frase che lascia molto a desiderare rispetto al suo potere analitico, derivato da questo errore di sintesi tra le distinte correnti che l’hanno interpretato di varie forme, dagli anarco-punk fino agli anarchici insurrezionalisti (i quali sono stati un po’ più analitici dei primi), ma è anche diventato un grosso problema perché ognuno si è fermato a spiegarlo “alla bell’e meglio”. La spiegazione che dà DP alla sua posizione rispetto all’autorità e il potere, è un po’ più dettagliata e ci sembra interessante, ma abbiamo un problema quando scrivono: “(…) l’osservazione dello sviluppo del mondo e la nostra storia di dominazione, ci dà modelli per riconsiderare le forme in cui portiamo le nostre vite e scegliere la negazione delle relazioni di potere, tanto delle forme di potere più brutali che si generano dentro il mondo civilizzato come di quelle che si generano in maniera “primitiva”, questo lo diciamo perché RS ha espresso il suo punto a favore quando le relazioni di potere sorgono in comunità primitiva.”

Rispetto a questo commento RS afferma: se DP si sente conoscitore delle comunità, speriamo che sappia che la gente delle colline in Messico è abituata da centinaia di anni a forme di vita che sono viste male dai cittadini malati di cultura occidentale; certe forme di vita che sono catalogate come “brutali”, e come esempio, scambiare una donna con una vacca o alcuni maiali, per i nativi è comune, è parte delle loro abitudini, del modus vivendi ed è qualcosa di normale, mentre per i moralisti occidentali (compresi alcuni anarchici) è qualcosa d’indegno. Si spaventano e attaccano e gridano al cielo quando sentono parlare di questo: generalmente le anarchiche femministe sono quelle che, più si scandalizzano davanti a questo. RS non lo vede come qualcosa di brutto, RS rispetta lo sviluppo e le abitudini della gente delle campagne, per questo motivo c’esprimiamo a beneficio delle relazioni di potere in quel tipo di comunità, perché non ci riguarda il tentare di cambiarli. Specifichiamo, che non siamo “maschilisti” ma sinceramente non ci mettiamo contro questo tipo di atteggiamenti dei nativi. Anche se agli anarchici alla fine irrita quello che diciamo, questo è quello che pensiamo.

Anche gli spagnoli al loro arrivo in Mesoamérica si sorprendevano oltremodo, vedendo il modo di vita degli aztechi civilizzati e inorridirono molto vedendo i rituali dei chichimecas selvaggi, tentarono di cambiare la loro vita con punizioni e morte perché secondo essi, quello che facevano non era “buono”; così succede con gli anarchici, stile DP, che mette una barriera di negazione in quello che puzza di relazione di potere civilizzato o primitivo. Gli anarchici quando gli dicono che non possono prendere alcool in un posto dove non si può, rispondono o pensano (non tutti): “Se non stiamo in chiesa”, “non ci potete imporre niente”, “Noi possiamo decidere liberamente”.

Una risposta molto contestatrice e ribelle, che senza dubbio genera tensione!

Siamo d’accordo con DP che non esiste una società assoluta, ogni gruppo umano sulla terra ha sviluppato modelli di vita in accordo con la loro condizione, gli ambienti e i caratteri. Quello cui ci riferiamo, è che le società primitive per la loro mancanza di complessità nelle relazioni sociali, erano molto più sane delle società moderne. DP si è sbaglia, un’altra volta, quando afferma che i membri di RS considerano la società primitiva come assoluta. E certo infine che DP ha un serio problema di stato di conflitto con l’assoluto.

Recentemente alcuni gruppuscoli di RS hanno emesso un comunicato diretto ai nascenti gruppi che avanzano e fanno la loro critica contro la civilizzazione e la tecnologia moderna, specificando chiaramente nel suddetto comunicato che non era una questione di solidarietà bensì piuttosto di complicità. Detto chiaramente, RS continua a considerare come un problema grave, la solidarietà indiscriminata, la quale come abbiamo detto in reiterate occasioni, è quell’aiuto filantropico- diffuso in maniera massiccia dai mezzi di comunicazione- con la quale qualunque settore vulnerabile della società, fa si che le disuguaglianze rimangano nascoste e la convivenza civilizzata e in ordine possa rimanere duratura, servendosi dell’auto-perpetuazione dallo stesso sistema. Noi preferiamo la solidarietà tra il circolo sociale affine, e la complicità, con i pochi gruppi che condividono posizioni rispetto a questa guerra contro il sistema.

Anche la solidarietà indiscriminata è usata in certi settori anarchici stile DP, che vuole generare conflitto attraverso l’unione di distinte correnti per lo svolgimento della loro tensione anarchica, ma loro stessi devono essere intelligenti e strategici non mettendo nelle loro file tutti quello che si dicono “ribelli”: per non fare si che così ci sia il pericolo dell’infiltrazione e dell’incarceramento dei loro “compagni.” Troppo tardi! Poiché è ben conosciuto da molti il lavoro d’infiltrazione che la polizia investigativa del DF, il governo federale, come del Cisen stanno sviluppando negli ambienti anarchici da alcuni anni. Questo è il motivo del perché c’è una cattiva organizzazione nella cultura di sicurezza di questi. Noi preferiamo la solidarietà reale e la complicità selettiva per evitare sfortunati inconvenienti, e indubbiamente questo non ci farà più “selvaggi” come dice DP, ma almeno ci manterremo fuori dal raggio degli sbirri il tempo a noi necessario.

Terminiamo questo testo, sebbene, speriamo che le persone di DP non si prendano male o vedano la critica a titolo personale, rispettiamo il loro lavoro e i progetti di vita, ma poiché si sono riferiti a noi nella loro intervista, non abbiamo nessun disistima nel fare propaganda, e abbiamo sentito la necessità di emettere la nostra risposta.

Per il conflitto armato contro la civilizzazione e il progresso.

Reazione Selvaggia

Gruppuscoli:

“Spirito Uaxixil”

“Danza di Guerra”

“Ammazzare o Morire”

“Cacciatore Notturno”

“Pioggia di frecce”

(Suiza) Sabotaje contra Centro de Investigación de Agricultura Agroscope

Robado de un lugar indeceable en el web, vimos importante traducir y compartir este ataque, reivindicado con una pequeña nota centrada en el acto y nada más. El acto lo reivindicaron a finales de mayo de 2017, es un ejemplo de lo que algunos individualistas están realizando en respuesta a la nocividad de la civilización.


Una noche entramos en el viñedo experimental de Agroscope en Gudo y cortamos casi todas las plantas en ese campo, destruyendo años de investigación. Esta acción de sabotaje se hizo porque Agroscope es la institución que está promoviendo OGM en Suiza. Agroscope es el propietario de un sitio protegido en Reckenholz (ZH), donde cultivan papas genéticamente modificadas, manzanas, trigo, etc … pero también tienen oficinas y campos donde no crecen plantas GM que pueden ser atacadas.
¡Ataca Agroscope y los que se benefician de la destrucción del planeta!

Por la tierra,
Búhos nocturnos

(es-en) Efímero

Traducción del texto “Ephemera” publicado en On the Nameless.


I.

En el parque cercano a mi casa hay un joven árbol

Sobre él hay docenas de marcas de iniciales grabadas en su tronco

Las manifestaciones de amores veraniegos languideciendo para aferrarse a lo eterno

En la vida de la corteza fría

II.

La vida de este árbol sin dudas sobrepasara los amores inscriptos en él

Las inscripción viejas ya se han gastado y marchitado con los años

La trepada desesperada de lo efímero por sobre la gracia de la atemporalidad

Una comunión con aquella gloria trascendental de la eternidad

III.

Luego de cien veranos pasados y con la llamas enfriadas

Sera que quizás vivan mas allá

Ascendiendo desde lo efímero en esa fría corteza

Cabalgando hacia la eternidad

IV.

A la distancia se siente la piedra atemporal del pico montañoso

El ha visto las corrientes de los bosques menguando y fluyendo

Innumerables pequeños arboles nacidos y muriendo

El reflujo atemporal de lo efímero y su antiguo pie

El ha visto a los hombres grabando su transitoriedad sobre lo efímero

Vanos intentos de besar lo atemporal

V.

Y en el frío azul del cielo nocturno la fría luna platinada observa a la joven montaña