(it) Anarchici Indiscriminati: Tirando fuori dall’oblio gli anarchici terroristi del secolo XIX

Traducción cómplice al italiano del texto “Anarquistas Indiscriminados: sacando del olvido a los anarquistas terroristas del siglo XIX”, publicado en la Revista Regresión nº 6.


Come sogno a volte un mondo tutto in armonia: ogni tendenza basata sul proprio modo di fare, senza mai scontrarsi, senza mai umiliarsi, per essere più forti nel domani, quando dovremo correre tutti verso la gran battaglia della rivoluzione! Ma sono solo tutti sogni.”

Severino Di Giovanni, lettera a Hugo Treni, 15 Maggio del 1930

L’Era nella quale ci dipaniamo molte volte cambia l’essenza le cose, modifica la realtà e la trasforma in una pantomima che va a braccetto con le scarpe del progresso. La modernità ha cambiato molti ambiti, tanto l’ambiente naturale, come i comportamenti umani, fino alle ideologie politiche, questa Era esige ai cittadini, (ribelli o non) di opporsi con tutte le forze a qualunque forma di violenza inumana. I valori morali difesi dalla civilizzazione nel suo insieme sono come un lavaggio di

cervello, fa si che ci sommergiamo nell’amnesia individuale, e difendiamo

l’ignoranza collettiva.

Molte ideologie politiche sono state mal interpretate in questa Era moderna e a poco a poco sono state poste come se fossero qualcosa di originale, fino a difenderle. Sono evolute in qualcosa di banale e insopportabile , e in questo caso anche l’ideologia anarchica, con il tempo, è mutata e si è trasformata in una qualcosa che non corrisponde a quello che era al principio.

Da un po’ di tempo, fino ad ora, alcuni anarchici respingono il concetto e la pratica degli Attacchi Indiscriminati difesi dagli eco-estremisti. Per gli anarchici moderni parlare di un atto che cerca di colpire l’obiettivo senza dare nessuna importanza che vengano colpiti anche i civili è come un peccato verso “l’umanità libera” e “autogestita” futura, è parlare di atti “Irresponsabili” che non sono compatibili con la “morale rivoluzionaria”: questo è certo, nella pratica degli Attacchi Indiscriminati la morale non ha nessuna importanza, né la rivoluzione, né niente di questo, conta solo colpire…

È qualcosa di poco chiaro per noi, che gli anarchici di oggi si scandalizzino per questa pratica, poiché furono questo tipo di atti quelli che, anticamente, diedero loro apparenza e che li fecero – un paio di secoli fa – nemici reali del governo, del clero, della borghesia e dell’esercito. Per dimostrare questo e suddividere il testo poniamo il seguente elenco, che è stata preso da differenti documenti che riscattano la vera storia degli anarchici reali, seppellita nella menzionata amnesia

individuale e collettiva propagata dalla cultura moderna e progressista che impera oggi giorno. La Storia Nera, farà vedere ad alcuni anarchici moderni (i cosiddetti “nichilisti”) le suore a fianco dei demoni anarchici che seminarono il terrore e la violenza nella loro epoca.

-14 di gennaio del 1858: L’anarchico Felice Orsini ed il suo compagno attentano a Napoleone III. Per questo attentato utilizzano tre “Bombe Orsini”, la quale viene battezzata col nome del suo creatore maledetto. Bomba che era composta da una palla dura di metallo riempita di dinamite. Al suo esterno aveva alcune piccole aree ripiene di fulminato di mercurio, un esplosivo molto delicato che si attiva tutto d’un colpo con la forza.

La prima cade sull’autista dalla carrozza, la seconda contro gli animali che li accompagnavano, e la terza distrugge il vetro della stessa carrozza, nell’attentato otto persone muoiono e 142 risultano ferite.

17 di febbraio del 1880: Il nichilista Stepan Khalturin membro della società segreta nichilista russa “Naródnaya Volia”, fa esplodere una bomba nel Palazzo d’Inverno in Russia, 8 soldati muoiono e 45 civili sono feriti.

-5 di luglio del 1884: Un esplosivo di alto potenziale esplode in un magazzino sul Lungomare di Santa Monica, Spagna, un facchino del posto rimane dilaniato dall’esplosivo abbandonato indiscriminatamente.

-4 di maggio del 1886: Un meeting convocato da organizzazioni anarchiche a Chicago, che ripudiano la repressione che avevano sofferto gli operai scioperanti fuori dall’azienda McCormik il 1 di maggio, viene disperso dalla polizia che carica violentemente quelli che vi assistevano. Nella schermaglia, un esplosivo casalingo viene lanciato contro i poliziotti.

L’attentato si prende la vita di uno di essi e ne lascia ferito gravemente un altro. Si scatena una battaglia per le strade dove la polizia ferma decine di persone, e dove cinque di essi vengono condannati a morte. La polizia fa irruzione nelle case dei supposti autori dell’assassinio, dove vengono trovati approvvigionamenti, esplosivi, armi e nascondigli segreti con propaganda anarchica. Dopo, i condannati furono chiamati “i martiri di Chicago.”

Il movimento anarchico tradizionale ha etichettato gli anarchici di Chicago come “bianchi popcorn”, poiché alcuni di questi attentatori erano un pericolo per l’epoca.

-18 gennaio del 1889: un dipendente di 70 anni muore facendo esplodere un esplosivo abbandonato su un pianerottolo, sulle scale dell’edificio dove viveva il suo datore di lavoro, in Spagna.

-8 febbraio del 1892: In quella che è stata definita “Ribellione di Jerez de la Frontera”, Spagna, più di 500 contadini tentano di conquistare la città, mossi dagli anarchici, dove due abitanti ed un contadino rimangono uccisi. Per questo la polizia intraprende una campagna di repressione contro il movimento anarchico di allora, le autorità catturano gli anarchici che pianificarono ed eseguirono la ribellione, è che infine vengono condannati a morte.

Il giorno dopo, il 9 febbraio, alla vigilia delle esecuzioni, un’esplosione scoppia nella Piazza Reale di Barcellona. La bomba viene abbandonata in uno dei “maseteros” di un giardino vicino al solito luogo dove si riuniva la polizia segreta. Benché secondo gli storiografi, l’attacco era diretto contro la polizia, la detonazione causò numerose vittime civili posto che la piazza era molto frequentata. Tra gli assassini c’era uno straccivendolo che risulterà morto, una domestica e il suo fidanzato con le gambe amputate, tra gli altri.

La vendetta anarchica per l’esecuzione dei loro compagni è feroce, l’anarchico italiano Paolo Schicchi che aveva pubblicato vari giornali esaltando la violenza tra i quali “Pensiero e Dinamite”, aveva scritto prima dell’attentato: “Affinché la rivoluzione sociale trionfi completamente bisogna distruggere tutta quella razza di ladri e assassini che chiamiamo borghesia. Donne, vecchi, bambini, tutti devono essere soffocati nel sangue”.

Alcuni anarchici si commossero per l’attentato e lo respinsero con forza dicendo: “Non possiamo credere che sia anarchico quello che ha preso il petardo della Piazza Reale. (..) [Fu un atto] tipico di selvaggi, che non possiamo attribuire più che a nemici infiltrati della classe lavoratrice; l’avevamo già espresso a Maggio; così l’abbiamo dichiarato in riunioni pubbliche e dappertutto, e così lo ripetiamo oggi: lo sparo di petardi è una vigliaccheria. Può glorificarsi fino all’eroismo chi si gioca faccia a faccia la vita per un’idea generosa; può definirsi, fino a vantarsi se si

ama quello che è successo a Jerez, ma non potrà mai né attenuarsi quello

che prepara una cosa sbagliata nell’ombra che non sa a chi toccherà [Attacchi indiscriminati”]

-11 marzo del 1892: Ravachol pone una bomba a la casa del giudice Bulot

(anti-anarchico), in Francia.

-27 marzo del 1892: Ravachol fa esplodere un bomba nella casa del procuratore Benot. Sebbene, questi due attacchi non lasciano vittime, hanno impresso un marchio dell’inizio di un epoca di sangue e dinamite, che avrebbe colpito gli acerrimi nemici (e chiunque fosse stato incrociato sulla loro strada) di questi anarchici.

-30 marzo del 1892: Ravachol è fermato nel Ristorante Lhérot per l’attentato al Ristorante Véry. Il giorno seguente del giudizio, terroristi anonimi fanno esplodere una bomba nel Ristorante Lhérot lasciando vari feriti.

Si deve menzionare che Ravachol era considerato dagli anarchici dell’epoca un “delinquente comune” poiché i suoi attacchi furono considerati fuori dalla morale anarchica.

-7 novembre del 1893: Santiago Salvador, un anarchico spagnolo lancia una bomba Orsini dentro il Teatro dal Liceo a Barcellona, Spagna. Mentre la gente godeva dell’opera, Salvador lancia indiscriminatamente l’esplosivo sul pubblico: sangue, schegge e corpi mutilati volano da per tutto, il risultato, 22 morti e 35 feriti.

-9 dicembre del 1893: L’assassinio di Ravachol da parte della ghigliottina francese, fa si che molti anarchici comincino ad adottare ferocemente la “propaganda del fatto” come vendetta per il suo assassinio. L’anarchico Auguste Vaillant lancia una bomba di grande potenza alla Camera di Deputati in Francia, 50 persone rimangono ferite.

-12 febbraio del 1894: L’anarchico individualista Émile Henry lancia una bomba contro il Caffè Terminus a Parigi per vendetta dell’esecuzione di Vaillant. Assassina una persona e ferisce 20 borghesi.

-7 giugno del 1896: Un attentato avviene in mezzo alla processione del Corpus Christi a Barcellona, Spagna. Un anonimo terrorista lancia una Bomba Orsini, la quale secondo molti, era stata ideata originalmente per ferire e ammazzare le autorità presenti, invece , la bomba si effonde e trova un gruppo di civili che stava vedendo il ritorno della processione per strada. La bomba esplode infernalmente, lasciando 12 morti e 70 feriti. Dopo l’attentato si genera indignazione, gli anarchici dicono che non sono stati, le autorità li incolpano lo stesso e ne arrestano oltre

400, ma solo 5 sono condannati a morte. Dopo molti anni di discussione ampia, alcuni argomentano che per i costanti attentati in Spagna da parte degli anarchici, le autorità avevano commesso l’attacco per incolparli e che la loro attività si è fermata. Altri argomentano che l’autore fu un anarchico francese chiamato Girault, fuggito dopo il massacro. In qualunque modo, l’attentato di Corpus Domini può essere una lezione storica o un modello da seguire nell’Attacco Indiscriminato.

-31 maggio del 1906: L’anarchico Mateo Morral lancia un mazzo di fiori verso la carrozza dove stavano il re Alfonso XIII e sua moglie Victoria Eugenia, a Madrid. Nel mazzo di fiori era nascosta una Bomba Orsini. La bomba si imbatte nella costruzione elettrica del tram e devia verso la moltitudine e l’esplosivo detona: 25 persone muoiono (15 militari) e 100 civili risultano feriti, mentre il re e la regina escono illesi.

-4 luglio del 1914: Un rifugio anarchico è distrutto da una terribile esplosione. Il posto ubicato in Via Lexington a New York era un magazzino di esplosivi. Il risultato lascia 4 anarchici ed un civile fatti a pezzi per l’esplosione, e 20 civili feriti sparsi per strada. La polizia incolpa membri anarchici dell’IWW e della Croce Rossa Anarchica come cospiratori.

-22 luglio del 1916: Un potente esplosivo detona durante la sfilata del “Preparedness Day” a San Francisco, California. La bomba nascosta in una

valigetta, attivata da un orologio e riempita di dinamite e pezzi di metallo causa 10 civili morti e 40 feriti. La polizia sospetta dei leader sindacali o anarchici del gruppo degli anarchici galleanisti, che erano chiamati così dalla stampa dato che che il loro leader era Luigi Galleani, un anarchico individualista italiano arrivato negli Stati Uniti, con l’obiettivo di scatenare il caos ed il terrorismo in questo paese. Inoltre era editore del periodico radicale “Cronaca Sovversiva.” Uno dei tanti paragrafi del giornale recita il seguente scritto di Galleani: “La tempesta è arrivata e presto si innalzerà, distruggendo e annientando tutti voi nel sangue e il fuoco … Vi dinamizzeremo!”

E non stava scherzando …

L’anarchico Gustavo Rodríguez nella sua chiacchierata intitolata “Illegalismo anarchico, Valga la ridondanza!” uscita nel 2011 da qualche parte in Messico, segnala quello che segue rispetto a due, dei tanti attentati perpetrati dai galleanisti: “Questo gruppo ha innumerevoli aneddoti ma ci sono varie azioni che meritano per lo meno una breve menzione, come l’attentato eseguito il 24 novembre del 1917 contro il Quartiere della Polizia della Città di Milwaukee, dove esplose una bomba a tempo, molto potente, con vari chili di polvere da sparo nera. L’ordigno era stato costruito da Mario Buda, che era l’esperto di esplosivi del gruppo, a proposito del modo in cui, avvalendosi anche delle sue capacità, avrebbe aiutato Luigi Galleani nel creare un manuale per esplosivi che circolasse con successo tra gli anarchici insurrezionali e che apparentemente sarebbe stato tradotto da Emma Goldman – Beh, si è appreso che il piano era molto ingegnoso poiché, a causa della grande attività anarchica dell’epoca, le stazioni di polizia erano molto ben protette e avevano anche grandi controlli al momento dell’accesso a questi luoghi;

perché il gruppo per potere introdurre la bomba nella caserma, la collocò innanzitutto nelle fondamenta di una chiesa della città, passando

l’informazione a un personaggio che sospettavano essere informatore della

polizia. Rapidamente la “squadra” degli esplosivi si mobilitò e ritirò la bomba dalla chiesa, trasportandola nella stazione di polizia, pensando che il meccanismo di attivazione avesse fallito. Minuti dopo avere comprovato che l’ordigno si trovava nelle installazioni, lo fecero esplodere ammazzando nove poliziotti ed un civile. Buono, con l’attentato riuscirono a prendere “due piccioni con una fava” perché non solo avevano realizzato il loro obiettivo, ma inoltre, permise loro di smascherare l’informatore.

Un altro attentato che merita di essere menzionato, è quello realizzato da Néstor Dondoglio nella città di Chicago nel 1916. Dondoglio era un cuoco di origine italiana che si faceva chiamare Jean Crones. Sapendo che c’era l’idea di realizzare un gran banchetto in onore dell’arcivescovo di quella città, l’arcivescovo Mundelein, (con l’assistenza di un nutrito gruppo della gerarchia cattolica), si presentò come volontario dicendo che voleva donare le sue abilità e regalare i suoi squisiti piatti ai commensali, avvelenando circa duecento invitati, e inserendo l’arsenico nella zuppa.

Nessuna delle vittime morì perché nella sua ansia per eliminarli, Dondoglio utilizzò troppo veleno che provocò immediatamente vomito alle vittime, che riuscirono a espellere il veleno. Morirà solo, due giorni dopo l’avvelenamento, il curato O´Hara, parroco della chiesa di St.

Matthew in Brooklyn, New York, che era stato cappellano nel patibolo della prigione di Raymond St. Dondoglio, immediatamente dopo l’attentato, si trasferì nella Costa Est, dove venne nascosto da un compagno del gruppo fino alla sua morte nel 1932″.

-27 febbraio del 1919: Quattro galleanisti muoiono dopo che esplode anticipatamente una bomba in una fabbrica tessile di Franklin, Massachusetts.

-29 aprile del 1919: Anarchici galleanisti inviano 30 pacchi-bomba a notabili figure di autorità negli Stati Uniti: in uno dei casi un domestico del senatore Thomas W. Hardwick in Georgia, perde le due mani e sua moglie soffre bruciature dopo che il pacchetto che aprono esplode, e che i galleanisti avrebbero abbandonato fuori dalla casa dell’obiettivo.

-2 giugno del 1919: Il galleanista Carlo Valdinoci muore cercando di mettere una bomba nella casa dell’avvocato Mitchell Palmer, in cui muoiono due civili per la tremenda esplosione.

La casa dell’avvocato è completamente distrutta dall’esplosione. Anche varie case vicine soffrono danni. Una nota trovata tra i resti distrutti, dell’anarchico mescolato con i civili e le macerie diceva: “Ci sarà un bagno di sangue; noi non sfuggiremo; lo farà chi deve morire: l’ammazzeremo perché è necessario; ci sarà molta distruzione”.

-3 giugno del 1919: Un vigilante notturno muore nell’esplosione di una bomba abbandonata da galleanisti nei tribunali di New York.

-16 settembre del 1920: Mario Buda, (anarchico della banda di Galleani) fa esplodere la prima automobile-bomba, (o piuttosto carrozza-bomba), della storia. Lascia dentro una carrozza stazionata di fronte a Wall Street una mortifera bomba di 45 chili di dinamite con sufficienti schegge, attivata da un orologio. L’esplosione avviene e tutto vola al suo passaggio, i cavalli della carrozza, impiegati, fattorini, civili, e chiunque nelle vicinanze della carrozza-bomba. L’infernale esplosione distrugge le installazioni della Banca Morgan. Qualcosa come 38 persone muoiono e 400 risultano ferite in questo formidabile Attacco Indiscriminato.

-23 marzo del 1921: Un gruppo di anarchici individualisti lancia una bomba dentro il teatro Diana a Milano, Italia, pensata per assassinare il commissario Gasti ed il re Vittorio Emanuele. La terroristica bomba lascia 20 morti e 100 feriti, la maggioranza civili.

-29 novembre del 1922: Tre carabinieri tentano di arrestare gli anarchici individualisti Renzo Novatore e Sante Pollastro vicino a Genova, Italia.

Nello scontro Novatore cade morto da una pallottola in fronte, mentre Sante si difende fieramente e assassina a colpi di pistola due dei carabinieri, mentre l’ultimo lo lascia in vita disarmandolo.

-16 maggio del 1926: Una bomba composta da due pallottole di cannone svuotate e riempite con polvere da sparo, esplode spaventosamente nell’Ambasciata degli Stati Uniti a Buenos Aires, Argentina. Il buco che perfora la parete, dove potrebbe entrare ed uscire un uomo, impressiona le autorità. L’onda d’urto distrugge i finestroni di case e negozi vicini. Benché in questo caso non ci siano civili lesionati, questo atto si aggiunge a molti altri che realizzò Severino Di Giovanni con la sua banda.

Attacchi che evolsero col passare del tempo trasformandosi in mortiferi attentati terroristi.

-22 di luglio del 1927: Una potente bomba esplode di sera nel quartiere Palermo, Buenos Aires, l’obiettivo è il monumento a Washington, benché l’esplosione sia ampia il monumento presenta danni minimi. Allo stesso tempo un’altra bomba esplode nell’agenzia Ford, l’esplosione spezza i finestroni, l’automobile di esposizione e distrugge tutti i vetri nel raggio di quattro isolati.

-24 dicembre del 1927: Una potente bomba intorno a mezzogiorno, distrugge

una succursale della National City Bank nel centro di Buenos Aires, Argentina. Apparentemente la bomba esplode -mediante acidi, in anticipo, per cui un impiegato della banca muore, come un’altra impiegata e circa 23 persone risultano ferite. Lo stesso giorno un’altra bomba in una valigetta è trovata nella Banca di Boston, la quale non esplode ma causa terrore tra la popolazione e le autorità.

Osvaldo Bayer nel libro ““Severino Di Giovanni: L’Ideologo della violenza”, descrive la bomba nella seguente maniera: “l’ordigno posizionato è uguale a quello del National City Bank, posto dentro una valigetta. Un ordigno di ferro, largo più di mezzo metro con un coperchio bloccato, con tutti gli interstizi tappati con cemento armato. L’interno, strapieno di gelatina, dinamite e pezzi di ferro. Sopra tutto questo, un tubo di vetro diviso in due, contenente in ogni parte acidi differenti [clorato di potassio ed acido solforico]. La separazione è di sughero o di cartone per la quale si filtrano entrambi i liquidi, che, unendosi, producono l’esplosione [piuttosto si produce una fiamma la quale avvia la miccia che va diretta all’esplosivo]. Se la valigia resta in piedi, i liquidi non possono combinarsi, ma quando è distesa, inmediatamente comincia la filtrazione e l’effetto è questione di secondi.”

Gli esplosivi diretti in quel periodo contro interessi economici statunitensi nella capitale argentina (Ambasciata degli Stati Uniti, monumento a Washington, concessionaria americana Ford e le banche yankee sopra esposti) facevano parte di una campagna internazionale di appoggio diretto a due anarchici imprigionati negli Stati Uniti, Sacco e Vanzetti che erano accusati di appartenere ad un gruppo terrorista-anarchico e perpetrare furti o espropriazioni.

G. Rodríguez nella chiacchierata prima citata, espone quello che segue rispetto alla relazione dei due anarchici condannati a morte con l’illegalismo terroristico della loro epoca: “Le contundenti azioni di questi anarchici [galleanisti] li porterà a trasformarsi nel gruppo anarchico più perseguito dalle autorità federali negli Stati Uniti. Un’altra volta il” lavoro “della storia e non solo della storia” ufficiale “bensì della storiografia di parte libertaria, li condannerà a essere perfetti sconosciuti, tacendo e incaricandosi di fare “sparire” tutte le loro azioni, i testi, le riflessioni e altri apporti teorici. Con l’eccezione di Sacco e Vanzetti , dove “l’anarchismo legalista” si occuperà di assegnare la falsa storia che li trasforma in “martiri”

dell’anarchismo, come faranno prima con gli anarchici di Chicago: “I Martiri di Chicago.” Un’altra volta, i conosciuti stratagemmi per occultare la storia. Nel caso di Sacco e Vanzetti sarà lo stesso.

L’argomento si iscriveva in una logica strategia della difesa affinché fossero dichiarati “innocenti”, è che finì per trasformarsi nella “storia ufficiale” dei fatti. Con l’eccezione dello storiografo libertario Paul Avirich che si occuperà di approfondire l’attività anarchica di quell’epoca e un lavoro di Bonanno sul tema, il resto della letteratura edita intorno al caso Sacco e Vanzetti, nega chiaramente la loro

partecipazione nell’espropriazione per la quale saranno condannati.

Realmente le espropriazioni erano realizzate costantemente dal gruppo [galleanista]cui partecipavano attivamente anche Sacco e Vanzetti e i soldi recuperati mediante queste espropriazioni, erano usati per continuare a pubblicare propaganda anarchica, per finanziare attentati, le cosiddette rappresaglie e per aiutare i compagni carcerati e senza lavoro o in alcuni casi alle loro famiglie.

Rispetto a questo attentato sorgono le prime rotture tra gli anarchici che simpatizzano con la violenza terroristica e quelli che difendono la “violenza francescana”(come diceva Di Giovanni). Questa polemica fu seguita dagli anarchici dell’epoca, specialmente da parte degli editori del giornale anarchico “La Protesta”. Su questo avvenimento Bayer scrive sopra nel suo libro citato: “La Protesta” ricorreva all’esempio classico degli attentati “puliti”, come quello di Wilckens [anarchico tedesco che assassinò il tenente colonnello Varela il 17 di gennaio del 1923], come quello di Radowitzky [Anarchico ucraino che assassinò il colonnello Falcón il 14 di novembre del 1909]. Ma, questi argomenti traballavano non appena li si analizzava in profondità. Poiché questi attentati erano stati

puliti” ed erano puri perché il diavolo non aveva messo in essi la coda.

Che cosa sarebbe successo se a Wilckens gli fosse esploso la bomba nel tram e avesse ammazzato tre operaie e un guardiano venditore di biglietti?

E se gli spari invece di colpire il corpo del boia ferivano l’occhio di una madre che portava i suoi figli a scuola in quel momento, o entravano nella nuca di una bambina che andava a comprare pane? Nel caso di Radowitzky: se la sua bomba invece di cadere nel fulcro dall’automobile del colonnello Falcón e il segretario, fosse rimbalzata e esplosa sulla strada ammazzando il conducente e due vecchie che andavano in chiesa? E se la bomba di Di Giovanni fosse esplosa nella scrivania del console Capanni ammazzando il macellaio di Firenze e l’ambasciatore di Mussolini, e qualcos’altro? Era diversa allora la violenza?”

“La Protesta” stabiliva che Wilckens e Radowitzky avevano giocato le loro vite. E per caso Di Giovanni e Ramé nel preparare la bomba, trasportarla, posizionarla nella grotta del fascismo, tentare di collocarla, non avevano giocato anche le loro vite? In qualunque momento poteva esplodere e farli a pezzi. Non era la “spina dorsale” della questione. Qualcosa era vero, sì, ma non tutta la verità. Non erano completamente imparziali i ragionamenti di “La Protesta.” Il problema era la violenza in sé. Una volta che si è optato per la violenza, non si è sicuri di fare azioni pulite o sporche. Ovviamente ci sono differenze. Non è la stessa cosa andare ad ammazzare un boia nella sua tana invece che lanciare indiscriminatamente una bomba in un mercato o in un caffè o in una stazione di ferrovia sovraffollata di gente. Ma per caso il consolato fascista era un luogo innocente? Di preciso non andavano le vittime del fascismo. Era più che chiaro l’attentato al consolato che quell’effettuato contro le banche dove, sebbene si calcolò l’ora in cui era vuoto, aveva più probabilità che morissero innocenti, come successe. La discussione non stava, dunque, se l’attentato al consolato era o non era codardo.”

Sopra il tema del dibattito tra anarchici Rodríguez scrive:”La polemica tra chi, rivendicando gli anarchici, giustificava l’espropriazione e la propaganda del fatto, e li iscriveva nella vasta lista di valide azioni dirette – identità che si distinguevano come mezzi coerenti con il fine – e quelli, che, allo stesso modo affermando di essere anarchici, li hanno condannati, con termini come “amorale” e “violento”, portando con sé l’etichetta di “anarchismo illegale” che ci oggi ci tiene occupati con essa, l’approfondimento delle differenze intorno all’azione diretta o, nel modo in cui è stato concepito l’obiettivo pensato. “

-7 maggio del 1928: Un’indemoniata esplosione scuote il consolato italiano a Buenos Aires, un uomo lascia una valigetta abbandonata nella scala dell’entrata, la quale conteneva una bomba. L’attentato causa 9 morti e 34 feriti, 7 morti sono fascisti, la maggioranza dei feriti saranno civili tra essi quattro donne e una bambina. Qualche ora dopo viene trovata una valigetta-bomba abbandonata dentro la farmacia dell’Ammiraglio fascista Brown. Un bambino apre la valigia e senza volerlo disattiva l’esplosivo, vuotando uno degli acidi, che genera una piccola fiammata. Il bambino spaventato grida e esce correndo, e avvisa gli altri, i quali vedono la valigetta con l’esplosivo e scappano fuori.

Il giornale “La Nación” racconta cosa è accaduto: “Il coperchio del piccolo tubo, era saldamente assicurato e nel toglierlo, il contenuto del liquido si rovescia vicino alla valigia ma non sopra l’involucro, in modo che non c’è contatto con quello che c’era dentro. Questo non accade perché il contenuto del tubo non arriva a comunicare con gli elementi che conformavano il pacchetto posizionato nella valigetta. L’acido cade su uno degli angoli della valigia, che produce la fiammata. Nella valigetta

c’erano 50 sbarre di gelatina, 32 chiodi di 5 pollici, 11 chiodi di 3 pollici, un bullone di ferro, 2 viti di uguale metallo, e cotone. Il peso della bomba era formidabile e dello stesso potere che quella del consolato.”

Dietro questi attacchi era chiara l’intenzione dei terroristi-anarchici (Severino e compagnia) di attaccare un obiettivo, in questo caso il consolato e la farmacia di un fascista, senza che gli interessasse se nell’azione sarebbero rimaste ferite persone “innocenti.” L’attentato viene condannato dalla maggioranza degli anarchici dell’epoca che lo catalogano come “opera” del fascismo rinnegando contemporaneamente che sia stato opera di anarchici. Con questo si produce una rottura totale tra sezioni anarchiche poiché Di Giovanni difende intransigentemente fino alla sua morte gli atti nei quali è stato incluso, mentre i codardi di “La

Protesta” si collocano: “L’anarchismo non è terrorismo. Come può essere il lavoro di un uomo cosciente, un rivoluzionario, un atto di vigliaccheria che causa vittime innocenti senza un motivo politico che lo ha determinato? (…) È la codardia morale che ispira questo tipo di vendetta che ci porta a mettere il dito sulla ferita del terrorismo provocatorio che è stato a lungo lo scenario della capitale della repubblica “.

Le dichiarazioni di “La Protesta” sono simpatiche alla polizia che cerca senza sosta Di Giovanni e la sua banda. Questo lo si può leggere in un’intervista fatta al sotto commissario Garibotto (capo di Ordine Sociale), dopo l’attentato, da parte del giornale socialista “L’Avanguardia” il 26 maggio di quell’anno: “Che cosa spaventosa l’attentato, no? Quando io vidi quelle gambe e braccia davanti e quei

compassionevoli, mi si indebolirono le gambe. Tutto questo è brutale, e anche gli anarchici sono indignati. Siamo molto contenti della casa editrice ‘La Protesta.’ Non l’hanno visto? Molto buono. E altri anarchici sono sono venuti ad offrirci la loro cooperazione, indignati per il fatto. Hanno promesso di avvisarci qualunque cosa sappiano. Ed è logico, perché sono molto liberi, e queste cose se si ripetono possono provocare una reazione del governo.”

Severino risponderà a tanta infamia dal giornale anarchico “La Diana” di Parigi, sotto uno pseudonimo: “È curioso che tutta la stampa ‘rivoluzionaria’ attribuisca gli attentati al fascismo, mentre i giornali anarchici (?), disapprovano, ripudiano, rinnegano e condannano. I frati radunati dell’anarchismo unionista denunciano ‘l’infame tragedia’ degna di essere stato commessa dai fascisti e non dagli anarchici. Si ispirano ad un cristianesimo ovino, e gesticolano come Gesù crocifisso quando in realtà sono come il tanto vile Pedro di Galilea (‘in realtà vi dico, prima che canti il gallo tre volte, Pedro mi negherà’). E così tradiscono. Ho

visto il rinnegare e condannare dalle labbra di molti codardi terrorizzati. Sofisticano come tanti canonici e gesuiti avviliti. Alcuni morti nell’attentato: Virgilio Frangioni, fascista, ed il curato Zaninetti, direttore della ‘Italia Gens’, grotta di spie, bastano per aprire le ghiandole lacrimali ai coccodrilli di tutte le categorie. I giornali anarco-sindacalisti e anarchici rivaleggiano tra sé per vedere chi è più ignobile e vile. Così, per esempio, il Comitato pro Carcerati, ‘La Protesta’ anarco-sindacalista, ‘La Antorcha’ anarchica, che ha sempre elogiato la dinamite, ha prodotto lacrime vigliacche e vili. E fino a quelli che hanno meritato gli elogi della polizia e di tutta la stampa conservatrice per il loro magnifico lavoro di castrati. ‘La Nación’, ‘La

Razón’ y ‘La Prensa” li hanno segnati così a fuoco: ‘L’ultimo attentato contro il Consolato è stato ripudiato anche dalle distinte tendenze dell’anarchismo.’ Chiaro, le tendenze della viltà.”

Per ultimo scrive una frase il feroce Galleani:

“È una vigliaccheria suprema ripudiare l’atto di ribellione per il quale noi stessi abbiamo dato il primo seme.”

In un altro testo con differente pseudonimo Severino scriveva quello che segue, lasciando da parte l’atteggiamento indiscriminato non-umanista:

“(…) l’attacco contro il covo di Avenida Quintana [consolato italiano] e contro gli eterni padri del fascismo che, anche nella terra di esilio, cercano di sollevare gli squadroni della morte. Solo in Argentina, sparsi in varie regioni, ci sono trentasei sezioni fasciste. Innocente? Anche a Milano, nel teatro Diana e in Piazza Giulio Cesare, i morti erano innocenti. Innocenti che applaudono il re e sostengono il trono con la loro passività; che oggi si privano di una giornata di lavoro solo per

andare ad applaudire l’aviatore fascista De Pinedo che, in nome del Duce e degli “alti destini dell’Italia imperiale”, amalgama il fascismo con la gloria effimera del suo aliscafo.

Questa è la struttura putrida e mangiata dalle tarme su cui si basa l’antifascismo, che in nome di tutte le comodità lancia frecce e abbaglia l’iconoclasta che, senza permesso e senza consenso, agisce, rompe e colpisce “.

“Per l’anarchismo – per noi – non c’è altro modo che quello che altri hanno percorso con tutta la fortuna, con tutte le glorie, con tutto l’eroismo e con tutta l’audacia. Il percorso dell’azione più spregiudicata [indiscriminata] che brandisce sotto la sua forza gigantesca quel diritto di uccidere riservato al fascismo. Per due decenni siamo gli unici ad avere avuto l’audacia di violare ogni volta il loro diritto. Da oggi

aumenteremo questa audacia (…) ” .

-26 maggio del 1928: Alcune settimane dopo l’attentato contro il Consolato Italiano, il gruppo di Di Giovanni colloca una bomba che distrugge l’entrata della casa del colonnello italiano Cesar Afeltra in Argentina. Il militare fascista che si trovava nella sua casa e il quale era protetto da poliziotti che erano andati fuori per andare a prendere qualcosa di forte in un bar vicino. Il terrorista approfittò dell’oscurità della notte per lasciare la bomba. Dopo l’esplosione i vetri di tre isolati (colpendo civili “indifesi”) furono spazzati dall’onda d’urto. Secondo la stampa, il potere della bomba era così forte che avrebbe minato la stabilità dell’edificio.

-31 maggio del 1928: Il nascondiglio degli anarchico-terroristi che stavano colpendo Buenos Aires durante l’ultimo periodo, viene scoperto da un bambino che continuava a inseguire il suo coniglio che era scappato da un recinto vicino. Il bambino apre una delle porte della piccola casa in Lomas de Mirador e una fiammata lo scuote. Insieme al coniglio esce correndo del posto e avvisa i suoi parenti. Quando la polizia arriva sul posto e apre una delle porte, avviene una piccola esplosione. Il magazzino era stato progettato affinché gli esplosivi detonassero aprendo le porte e se la polizia lo trovava (solo i terroristi lo sapevano

disattivare). In questo modo non lasciano né materiali immagazzinati né persone che li custodivano. Per l’umidità del posto gli esplosivi emisero solo piccole fiammate che non ferirono nessuno. I proprietari del magazzino: Severino e la sua banda.

C’è da dire che dopo questo fatto, l’anarchico individualista italiano Francesco Barbieri, che era quello che aveva insegnato al gruppo di Severino a fabbricare esplosivi, decise di fuggire dall’Argentina. L’uomo di aspetto innocente e tremendamente audace nel depistare la polizia era uno dei più importanti “dinamitardi” anarchici nel suddetto paese come in Spagna, Ginevra, Brasile, Italia, Francia, tra gli altri.

-10 giugno del 1928: una potente esplosione si verifica nella casa di Michele Brecero, un importante fascista nel centro di Buenos Aires.

-11 giugno del 1928: Esplosivo scoppia nella casa del Cavaliere R. Di Micjelis, consolare dell’Italia in Argentina.

-10 novembre del 1928: Una valigetta vista da un curioso (che era un impiegato della Banca di Boston) vicino alla Cattedrale argentina esplode ammazzandolo immediatamente, lascia gravemente ferito un poliziotto e genera danni considerabili alle finestre confinanti.

I mezzi di comunicazione puntano verso Di Giovanni come responsabile , dopo che hanno conosciuto il il suo carattere indiscriminato, il giornale cattolico “El Pueblo” lo cataloga “l’uomo più maligno che mise piede in terra argentina.”

-14 novembre del 1928: Un ordigno esplosivo cui ci hanno abituato i banditi di Di Giovanni esplode nel Palazzo di Giustizia di Rosario, Argentina. Nello stesso momento altri esplosivi detonano nella Banca della Nazione, nei Tribunali e nel Ponte Ferroviario di Santa Fe. Tutti questi atti a dispetto della morte dell’impiegato bancario quattro giorni prima.

-25 aprile del 1929: Un ex-collaboratore del giornale Culmine, chiamato Giulio Montagna, è assassinato a pistolettate da terroristi anarchici. Questo perché aveva denunciato l’ubicazione di Severino Di Giovanni alla polizia argentina.

-22 ottobre del 1929: Il Sotto commissario Juan Velar, odiato dagli anarchici, subisce un attentato. Due uomini gli vanno davanti e gli sparano al viso, non ammazzandolo, ma sfigurandolo per tutta la vita (occhio destro perso, dentatura rotta e gran parte del naso perso). Paulino Scarfó e Severino sono i colpevoli dice Velar.

-25 ottobre del 1929: Un gruppo di terroristi anarchici assassinano con tre spari nel petto l’anarchico spagnolo Emilio López Arango, responsabile del giornale anarchico diffamatore degli anarco-banditi “La Protesta.” Da quando Severino ha incominciato la sua campagna di terrore, Arango inizia la sua contro gli atti terroristici anarchici volendo fottere Severino, tacciandolo di “agente fascista” e diffamandolo di fronte all’esteso movimento operaio anarchico dell’epoca, è per questo si guadagna la sua meritata esecuzione.

Uno dei tanti paragrafi astiosi di “La Protesta” del 25 di maggio del 1928 pregava: “Esponemmo già chiaramente il criterio che gli anarchici hanno rispetto a questo terrorismo anonimo e irresponsabile; odioso perché causa vittime a caso e perché non può essere mai l’esponente di un alto spirito e di una chiara coscienza rivoluzionaria.”

La cosa impressionante è come queste stesse parole tornano a essere ripetute in bocca da parte di alcuni anarchici moderni, che condannano gli attacchi gioiosi degli eco-estremisti…

Prima dell’esecuzione di López Arango, questo aveva ricevuto attraverso dei suoi compagni numerose avvertenze, che omise, come quella di avviso dell’anarco-bandito uruguaiano Miguel Arcángel Rosigna: ‘Fermate per favore questa propaganda, Severino è disposto a tutto.’

Dopo il suo assassinio un gruppo nutrito di anarchici amici di Arango cercarono senza successo Di Giovanni tra gli operai panettieri (che allora erano il settore anarchico più radicale) i quali si rifiutarono di dare informazioni. Contemporaneamente la polizia avvertiva l’amico affettuoso di Arango, l’anarchico spagnolo Diego Abad di Santillán di quello che segue: “bene, sotto la nostra responsabilità lei giri armato perché la banda di Di Giovanni vuole ammazzarla”.

-12 febbraio del 1930: Il terrorista anarchico Giuseppe Romano (Ramé) del gruppo di Di Giovanni, che si trova detenuto e condannato a 8 anni di prigione, è liberato dell’ospedale dove si trova, dato che viene considerato come “ammalato.” Un gruppo di cinque banditi armati lo tira fuori dall’ospedale.

-12 gennaio del 1930: Bomba esplode nel consolato italiano a Córdoba, Argentina, che lascia danni e ferisce un agente.

-20 gennaio del 1931: Tre potenti esplosivi detonano in tre stazioni dei sotterranei a Buenos Aires. I danni sono gravi e gli attentati lasciano quattro morti e venti feriti, tutti civili.

-1 febbraio del 1931: Severino Di Giovanni è fucilato, prima di essere fermato, assassina un poliziotto e ne lascia un altro ferito grave, i quali tentano di fermarlo insieme ad altre decine di poliziotti armati,e nella sparatoria una bambina muore.

Di Giovanni muore con la testa alzata, guardando negli occhi i suoi assassini gridando l’ultimo respiro come un animale selvaggio con una frase maledetta: Evviva l’anarchia!

Il testimone Roberto Arlt descrive l’esecuzione di Severino: “Le 5 meno 3 minuti. Visi affannosi oltre le grate. Cinque meno 2. Stride il catenaccio e la porta di ferro si apre. Uomini che si precipitano come se corresser a prendere il tram. Ombre che danno grandi salti per i corridoi illuminati. Rumori di calci. Più ombre che galoppano.

Tutti siamo alla ricerca di Severino Di Giovanni per vederlo morire.

Spazio del cielo blu. Rustico acciottolato. Prato verde. Una comoda sedia da pranzo in mezzo al prato. Truppe. Mauser. Lampade la cui luce punisce l’oscurità. Un rettangolo. Sembra un anello. L’anello della morte. Un ufficiale ‘… secondo le disposizioni … per violazione della parte … numero di legge …’

L’ufficiale sotto lo schermo smaltato. Di fronte a lui, una testa. Un viso che sembra impastato di olio rosso. Alcuni occhi terribili e fissi, verniciature di febbre. Nero circolo di teste.

È Severino Di Giovanni. Mascella prominente. Volto di fronte verso le tempie come quello delle pantere. Labbra sottili e straordinariamente rosse. Fronte rosso. Guance rosse. Il petto è bordato dai risvolti blu della camicia. Le labbra sembrano piaghe levigate. Si aprono lentamente e la lingua, più rossa di un peperone, lecca le labbra, le inumidisce. Quel corpo brucia di temperatura. Assapora la morte.

L’ufficiale legge: ‘… numero di articolo … legge dello stato di assedio … tribunale superiore … visto … vai al tribunale superiore … di guerra, truppe e sottufficiali …’

Di Giovanni guarda la faccia dell’ufficiale. Proietta su quella faccia la tremenda forza del suo sguardo e la volontà che la mantiene serena.

‘Essendo stato provato, per favore mettiti in contatto con il tenente … Rizzo Patrón, voce … tenente colonnelli … lato … lascia una copia …numero …’

Di Giovanni inumidisce le labbra, con la lingua. Ascolta attentamente, sembra analizzare le clausole di un contratto le cui disposizioni sono molto importanti. Scuote la testa con assenso, davanti alla proprietà dei termini con cui è scritta la frase.

‘Essere visto dal Ministro della Guerra … essere fucilato … firmato,

segretario …’

– Mi piacerebbe scusarmi con il tenente della difesa …

Una voce:— Non può parlare.

Prendilo.

Il condannato cammina come un’anatra. I piedi legati con una sbarra di ferro alle manette che legano le mani. Attraversa la striscia di ciottoli rustici. Alcuni spettatori ridono. Intontito? Nervosismo ? Chi lo sa!

Il detenuto siede tranquillamente sulla panchina. Sostiene la schiena e tira fuori il petto. Guarda in alto. Poi si sporge e guarda, con le mani abbandonate tra le sue ginocchia aperte, un uomo che guarda il fuoco mentre l’acqua si riscalda per bere il mate.

Resta così per quattro secondi. Un sottufficiale incrocia una corda al petto, in modo che quando i proiettili lo uccidono, non si muoverà da terra. Di Giovanni gira la testa da destra a sinistra e si lascia legare.

Viene formato il plotone dei fucilieri. Il sottufficiale vuole bendare il condannato. Questo urla: —La benda no.

Guarda rigidamente gli esecutori. Emana volontà. Che soffra o no, è un segreto. Ma rimane così, rigido, orgoglioso. Sorge una difficoltà. La paura che i proiettili rimbalzino fa sì che la truppa, perpendicolare al plotone del fucile,viene ordinata nel ritirarsi di qualche passo. Di Giovanni rimane dritto, appoggiando la schiena sullo schienale. Sulla sua testa, in una striscia di muro grigio, le gambe dei soldati si muovono. Tira fuori il petto. Sarà per ricevere i proiettili?

– Squadra, ferma. Puntamento.

La voce del criminale esplode metallica, vibrante:

– Lunga vita all’anarchia!

– Fuoco!

Bagliore subitaneo. Un corpo forte è diventato un foglio di carta piegato.

I proiettili rompono la corda. Il corpo cade a testa in giù e rimane nell’erba verde con le mani che toccano le ginocchia.

Sparo del colpo di grazia.

I proiettili hanno scritto l’ultima parola nel corpo dell’accusato. La faccia rimane serena. Pallido. Gli occhi si sono aperti. Un fabbro martella ai piedi del cadavere. Rimuove i ribattini e l’asta di ferro. Un medico lo osserva. Certifica che il condannato è morto. Un signore, che è entrato in frac e con le scarpe da ballo, si ritira con la cambusa sulla corona della testa. Sembra che sia uscito dal cabaret. Un altro dice una parolaccia.

Vedo quattro ragazzi, pallidi, come morti e sfigurati, che si mordono le labbra; sono: Gauna, ‘La Razón”, Álvarez di Última Hora ‘, Enrique González Tuñón della ‘ Crítica ‘, e Gómez dal ‘El Mundo ‘. Sono come un ubriacone. Penso a quelli che ridevano. Penso che all’ingresso del penitenziario si debba collocare un poster che reciti:

-”E ‘ proibito ridere”.

– “E ‘ vietato venire con scarpe da ballo ” .

Concludendo con questo testo, si dovrebbe ricordare che i fatti sopra riportati sono quelli che riteniamo più importanti nel tempo in cui si sono verificati, e allo stesso tempo in cui potrebbero essere letti, non solo abbiamo registrato gli attacchi indiscriminati dei terroristi anarchici, ma anche la capacità di commettere crimini formidabili come l’immagazzinamento di esplosivi, l’uso di armi da fuoco, omicidi, imboscate, complicità, falsificazione di documenti e monete, agitazione, rapina, attacchi dinamitardi, fuga di prigionieri e altri crimini non meno importanti.

È ben noto per chi conosce l’argomento, che la maggior parte degli anarchici citati aveva in mente le proprie aspirazioni politiche, che erano dalla parte dell’umanesimo e dei suoi fondamenti, “libertà” e “dignità umana”. Leggendo le loro lettere e i loro testi, così come le loro responsabilità dei loro atti “terribili”, si può notare la loro lingua a favore del “popolo”, del “proletariato”, del “l’oppresso”, della

“lotta di classe”, ecc., slogan che ai loro tempi erano visti favorevolmente da molti anarchici sostenitori della violenza, dal momento che le condizioni in cui si sviluppavano come individui all’interno di quella società, li incoraggiavano a proclamarli in questo modo, tuttavia, una cosa erano le parole e un’altra cosa molto diversa erano i loro atti, che abbiamo portato in luce, e sono prova irrefutabile della fierezza degli anarchici che in passato erano molto diversi dalla versione prevalente dell’anarchico moderno, trasformata in una caricatura per la

sua accettazione dei valori morali “alternativi” e civilizzati.

L’eredità dei sostenitori anarchici della violenza estremista è stata quasi completamente cancellata e dimenticata dalla storia ufficiale e non ufficiale, pochissimi sono coloro che riconoscono i veri anarchici che come Severino, Buda, Bonnot, Rosigna e altri dentro (o no) in questo saggio, hanno effettuato attacchi contro i loro obiettivi senza ferire terze parti, è che per loro, il mezzo non aveva importanza per il raggiungimento di un fine.

Che ognuno tragga le loro conclusioni, io ho già preso la mia…

“Dico che la cosa più importante nella tua vita è te stesso, fanculo la famiglia, lo stato, il partito, fanculo l’anarchia”

Mauricio Morales

Tradotto dalla Rivista “Regresión N°6”

Anarchici-Individualisti per la “Propaganda del fatto” (e contro le infamate passate e presenti, che schifo!)…

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