(it) Il femminismo è umanista, ma io no

Di Johanna Schmidt

“Prima, quando erano solo gli uomini a governare, essi decidevano, tra le altre cose, di rispettare lo Stato e rispettare le sue leggi. Oggi è tutto molto diverso; oggi governano anche le donne, e esse decidono, tra le altre cose, di rispettare lo Stato e le sue leggi.”
Rene Mostrenco

“Bruceremo le chiese e gli altari.”
Canto Anarchico

Io arriverò a me stessa e a ciò che è mio attraverso il femminismo? La femminista, chi considera una sua simile? La donna! Si soltanto una donna, e lo sei, e la femminista ti chiamerà sua sorella.
Poco le importano le tue opinioni e le tue necessità private, dal momento in cui possa vedere in te una donna. Poco le importa quello che sei nel particolare, perché è conseguente, i suoi principi le impediscono di dargli minore importanza; non vede oltre ciò che sei genericamente.
In altri termini, non vede te stessa, ma il genere; non Malena o Maria, solo la donna; non la reale o l’unica, ma la tua essenza o il tuo concetto; non l’individuo di carne e ossa, ma lo spirito.
In quanto Malena, non le saresti uguale, perché lei è Maria e non Malena; ma in quanto donna, sei quello che è lei.
Se è davvero una femminista e non un’ egoista incosciente, tu, Malena, ai suoi occhi, è come se non esistessi, che, tra parentesi, le facilita abbastanza il sostentamento del suo amore fraterno; quello che ama in te non è Malena, di cui non sa nè vuole saperne niente, ma unicamente la donna.
Non vedere nulla in te e in me oltre che ‘la donna’, è portare all’estremo la visione cristiana, secondo la quale una non è per le altre nient’altro che un concetto (per esempio, un’aspirante alla salvezza, ecc.).
Il cristianesimo propriamente detto ci riunisce comunque in un concetto meno generale: così, siamo le “figlie di dio”, le guidate dallo spirito di dio [1]; tuttavia non tutte possono sentirsi orgogliose di essere figlie di dio, visto che lo spirito stesso testimonia il nostro spirito, oltre che le figlie di dio [2], questo stesso spirito segnala quelle che sono figlie del diavolo. [3]
Per essere figlia di dio, era necessario non essere figlia del diavolo; la famiglia divina esclude alcune donne. Al contrario per essere figlie delle donne e quindi donne, non basta appartenere alla specie umana, essere esemplari di questa specie.
Non ti interessa quello che sono, se sei una buona femminista; ignori e devi ignorare le mie questioni private; è sufficiente che siamo due figlie di una stessa madre, la specie umana: in quanto nata da una donna, sono una tua simile.
Cosa sono, dunque, per te? Sono quella in carne e ossa che va e viene? Qualsiasi cosa tranne questo! Sono quella con i suoi pensieri, le sue valutazioni e le sue passioni, è ‘qualcosa di privato’ che non ti riguarda, di certo.
Per te non esiste nient’altro che il concetto di me, il concetto della specie a cui appartengo, la donna, che forse si chiama Malena, ma potrebbe benissimo chiamarsi Juana o Micaela. Tu vedi in me, non me, la reale, corporea, ma quella irreale, il fantasma: una donna.
Nel corso dei secoli cristiani, ogni tipo di persona è stato nostro simile, ma l’abbiamo sempre giudicato secondo lo spirito che ci aspettavamo da questo; nostra simile fu, per esempio, quella il cui spirito manifestava il bisogno di redenzione; più tardi, quella che aveva spirito di buona volontà; poi, alla fine, quella che mostrava uno spirito e un volto umani. Così cambiò il fondamento dell’uguaglianza.
Dal momento in cui si concepisce l’uguaglianza come uguaglianza dello spirito umano, si è scoperta un’uguaglianza che abbraccia veramente tutte le donne; perché, chi oserebbe negare che noi donne possediamo uno spirito umano?
Siamo perciò più evolute dall’inizio del cristianesimo? Il nostro spirito doveva essere divino allora, e oggi deve essere umano; ma se il divino non bastava per esprimerci, come potrebbe l’umano esprimere tutto quello che siamo?
Feuerbach, per esempio, crede di aver scoperto la verità quando umanizza il divino. Però se dio ci ha fatto soffrire crudelmente, ‘la donna’ è nella posizione di martirizzarci anche più crudelmente. Diciamo, in poche parole: se siamo donne, questo tipo di donne è solo una piccola parte e non ha alcun significato e importanza oltre che come una delle nostre ‘proprietà’, contribuendo a formare la nostra individualità.
Certamente io sono, tra le altre qualità, una donna, allo stesso modo in cui sono,per esempio, un essere vivente, un animale, un’americana, una platense, eccetera; però il fatto che non apprezzeresti in me nient’altro che la donna o la platense mi sarebbe indifferente. Perché? Perché apprezzeresti solo una delle mie proprietà e non me.
Lo stesso succede riguardo allo spirito. Io posso annoverare tra i miei attributi uno spirito cristiano, uno spirito leale, ecc., e questo spirito è mia proprietà; ma io non sono questo spirito: lui è mio, io non sono sua.
Continuiamo a trovare, dunque, tra le femministe l’antico disprezzo delle cristiane per l’ IO, per la Malena o la Maria in carne e ossa. Anzi che prendermi per quello che sono, non si considera nient’altro che la mia proprietà, i miei attributi, e se ci si vuole unire a me, è solo per amore del mio portafoglio; si sposano con quello che ho e non con quello che sono. Una cristiana si avvicina al mio spirito e la femminista alla mia umanità.
Però se lo spirito, quello spirito che non si guarda come proprietà dell’Io reale e corporeo, ma come l’Io stesso, è un fantasma, la donna in cui si vuole riconoscere, non a uno dei miei attributi, ma all’Io propriamente detto, è, anch’essa, solamente un fantasma, un pensiero, un concetto.
Per questo la femminista vaga eternamente, senza poterne uscire, nello stesso circolo in cui è rinchiusa la cristiana. Così come se lo spirito dell’umanità ti abita, sei una donna, così sei una cristiana se lo spirito di cristo abita in te. Però posto che la donna che è in te non è altro che un secondo Io, anche se fosse il tuo vero Io e il tuo o migliore, continua ad esserti estraneo, e devi sforzarti per arrivare ad essere pienamente donna.
Uno sforzo sterile come quello che compie la cristiana per diventare pienamente spirito beato!
Oggi che il femminismo ha proclamato la donna, si può dire che il cristianesimo è stato spinto alle sue ultime conseguenze e che, dalla sua origine, il cristianesimo non si è dedicato ad altro che al compito di realizzare la donna, la “vera donna”.
Si capisce, dunque, che è un errore credere che il cristianesimo conceda all’Io un valore infinito (come, per esempio, potrebbe lasciar supporre la dottrina dell’immortalità, la cura della salvezza, ecc). No: quel valore lo attribuisce solo alla donna. Solo la donna è immortale e solo in quanto donna lo sono anche io.
Il cristianesimo insegnò bene che nessuno muore completamente, e anche il femminismo dichiara che tutte le donne sono uguali; ma l’ eternità da una parte e l’ uguaglianza dall’altra, riguardano solo la donna che c’è in me, non me. Solo in quanto sostegno, ospitante della donna, io non muoio; allo stesso modo si dice: la regina non muore, Victoria muore ma la regina le sopravvive. E io muoio, ma il mio spirito, la donna, sopravvive.
Si è trovata una formula per identificare completamente l’Io e la donna, e si emette questa sentenza: ‘che una deve diventare generica’.
La religione umana non è che l’ultima metamorfosi della religione cristiana. Il femminismo, di fatto, è una religione perché mi separa dalla mia essenza e la colloca sopra di me, perché eleva “la donna come la religione eleva i suoi dei o i suoi idoli, perché trasforma ciò che è mio in qualcosa di estraneo e fa dei miei attributi, della mia proprietà, qualcosa di diverso da me, cioè un’essenza: insomma, il femminismo è una religione, perché mi sommette alla donna e perciò mi impone una “vocazione”. [4].

Note:
[1]romani, 8,14
[2] cfr. romani, 8, 16
[3] in questo si manifestavano i figli di dio e i figli del demonio: tutto quello che non fa giustizia, e che non ama il suo fratello, non è di dio.” Giovani 3,10
[4] Max Stirner, L’Unico e la sua Proprietà, utopia libertaria, Buenos Aires, p. 175. Nel testo si parla dell’uomo e del liberalismo, ma il vassallaggio alle istituzioni e ai suoi codici ha mai fatto distinzioni di genere?

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