(it) La Guerra di José Vigoa: Un breve discorso sul Metodo Eco-estremista

Traducción al italiano del texto “La Guerra de José Vigoa: Un breve discurso sobre el método Eco-extremista”, originalmente publicado en inglés por Atassa.

Texto disponible también en español y publicado en la Revista Regresión número 7.


La cosa più notevole che l’eco-estremismo ha intrapreso durante l’anno scorso, è la maggiore chiarezza nell’organizzazione. Benché il metodo di attacco sia stato sempre piccolo, disperso e riservato; e benché abbia rinunciato sempre al discorso rivoluzionario o alla discussione di un “movimento”, una rottura netta potrebbe rendere chiaro che l’ethos dell’eco-estremismo è differente da quello degli anarchici ed altri terroristi radicali. In confronto con l’attivista, l’eco-estremista cerca di emulare il criminale. Invece del Partito, il nichilista individualista costruisce una “società segreta” (spesso persino segreta tra di loro). Invece di un movimento, quelli che portano avanti la difesa estrema della Natura Selvaggia difendono una mafia. Se la nascita dell’eco-estremismo segna il passaggio del ponte per uscire dalla Terra del Progresso e l’Illuminismo, la nuova tappa verso la selvatichezza sta appiccando il fuoco a quel ponte, per vederlo ardere.

Ovviamente, ci sono ragioni teoriche per ciò. Per portare a termine le azioni eco-estremiste, i propri interpreti richiedono una maggiore autonomia e anonimato, come i delinquenti. Il liberale, il sinistrorso, l’anarchico e l’anarco-primitivista chiedono azioni che altri possano emulare e proclamare come il Crocifisso nel Vangelo: “Vadano e facciano la stessa cosa”. Vogliono “produrre in massa” un percorso di azione e comportamenti avanzati per adattarsi a tutte le situazioni e contingenze possibili. Tutto in un “codice aperto”, affinché tutti lo capiscano. Questo risponde alla necessità dell’ethos democratico, la sua Fede nel Popolo, il Dogma della Bontà Fondamentale della Natura Umana. Perfino i più comprensivi lettori iper-civilizzati vengono coinvolti nella letteratura eco-estremista e domandano: “Ma che cosa devo FARE? Come posso applicare questo alla MIA VITA? etc.”. Questa domanda, non ha risposta in questo caso.

L’eco-estremista è un opportunista. È un individualista. Non c’è un modello eco-estremista come invece sono quelli comunista o anarchico o primitivista. Ognuno è differente, come ogni crimine è differente. L’attivista moderno cerca di limitare il caos e l’eventualità: l’eco-estremista conta su se stesso,  prospera perfino in ciò. Le masse di attivisti iper-civilizzati, dai pacifisti fino al Blocco Nero, cercano di muoversi come una colonna napoleonica di truppe, con disciplina, con un obiettivo comune e con una forza, a confronto con lo Stato in una situazione di “potere duplice.” Sono tanto forti quanto questo vincolo è più debole. L’azione eco-estremista è la guerra di guerriglia nel senso pieno del termine: non solo nella pratica, ma anche nel proposito. L’eco-estremista, come il criminale, lotta solo per se stesso, per il suo beneficio, e con quelli che lottano in maniera simile, anche se lontani; coloro che lodano le loro azioni e cercano di emularli nelle loro particolari condizioni.

È per questo motivo che l’eco-estremismo è “pietra imprevista, la roccia che fa cadere, perché s’imbattono nella parola” (1 Pedro2: 8). Perfino quelli che simpatizzano, i porristas di sinistra che vogliono essere un po’ più militanti e pensano che poche parole a sostegno delle ITS aumentino la loro credibilità come “post-sinistrorsi”, non capiscono questo primo principio eco-estremista. L’eco-estremismo non ha che fare con poche parole militanti che stimolano la conversazione, oh a essere onesti, è una forma leggermente più violenta del pessimismo passivo che permea i circoli intellettuali progressisti. L’eco-estremismo è complicità cospirativa, affinità violenta ed amicizia che porta all’illegalismo. L’eco-estremismo non è un altro idolo ideologico sopra un altare insieme all’anarchismo insurrezionale, l’anarco-primitivismo, l’eco-anarchismo, il nichilismo passivo, etc. L’eco-estremismo è la rottura con gli idoli, perfino l’idolo della”auto-realizzazione” e “l’autonomia” dentro la marcia civilizzazione tecno-industriale. È lo zelo sacro del fanatico di fronte alle bestemmie contro la Natura Selvaggia, il desiderio avido di violenza contro la vittima iper – civilizzata e la singolare pazienza necessaria per attaccare il nemico nel momento opportuno. Qualunque similitudine con le ideologie che lo hanno proceduto è superficiale, nel migliore dei casi.

Come proseguo, utilizzeremo alcune lezioni della vita di un guerrigliero / criminale moderno, uno che è arrivato a opinioni simili sulla legittimità dell’attività criminale in una società corrotta. Parliamo qui di José Vigoa, ex-Spetsnaz (NdT1), possibile ufficiale d’intelligenza cubano, trafficante di droghe e ladro di casinò che è stato il terrore per le strade di Las Vegas durante gli anni 1999 e 2000. In questo periodo storico, lui e la sua piccola banda rapinarono alcuni dei casinò più grandi di Las Vegas, inclusa la MGM e la Bellagio. Vigoa ammazzò, anche due guardie di un camion blindato, che cercavano di giocare agli eroi.  Vogliamo citare alcuni passaggi dell’affascinante racconto di John Huddy, “Storming Las Vegas: How a Cuban-Born, Soviet-Trained Commando Took Down the Strip to the Tune of Five World-Class Hotels, Three Armored Cars and Millions of Dollars”, approfondendo il racconto su quello che appartiene a Vigoa ma senza fermarci nei dettagli biografici. Con questo cercheremo di apprendere le regole del compromesso e rendere chiaro su cosa accadrà con l’attacco individualista da ora e nel futuro. Il futuro, tanto quanto si può parlare di esso, appartiene all’individualista, al caos e l’amoralità.

“Non è che José Vigoa si metta a pensare alla determinazione delle guardie del Brink, poiché essi hanno rovinato quello che sarebbe potuto essere il loro furto per la pensione. Stupidi eroi, merda! Pensiamo a Vigoa mentre spara con potenza di fuoco contro le due guardie e si ritira in attesa al Rodeo. Vigoa si sorprende che gli uomini del Brink, pagati poco, lottino. Se non fosse per la linea di fuoco che arriva verso esso, dal pazzo gringo che gli spara al di sopra del baule, Vigoa direbbe in faccia alle guardie, l’assurdità di quello che sono: io non sto tentando di toglierti il tuo denaro, o mancarti di rispetto, o rubare qualcosa della tua famiglia. Voglio prendere il denaro dei grassi padroni del casinò, del maiale che ha milioni e milioni e sfrutta i suoi impiegati con salari da fame.”(16)

Intrepido, Vigoa realizza una riunione dopo la missione e annuncia una nuova politica: “La prossima volta noi spariamo per primi e non facciamo domande a nessuno. Non ho chiesto alle guardie i loro maledetti orologi e i portafogli. Tutto il mondo vuole essere eroe in questo paese”. Vigoa scrive più tardi nel suo diario: “Nel mio mondo, tu sei il cacciatore o quello cacciato. Las Vegas crea, Vigoa lo prende”.(22)

L’inizio del libro descrive un grosso furto di veicoli blindati nel Desert Inn Hotel di Las Vegas, quando Vigoa e la sua squadra aprono il fuoco troppo presto, affinché le  guardie consegnassero il denaro, permettendo loro così di restituire gli spari e difendersi. Questo è un tema che “diverte” il crimine di Vigoa: le povere guardie che avevano tutto da perdere e niente da guadagnare, con le loro pallottole difendevano con ogni mezzo il denaro dei loro capi. In questo, forse vediamo che gli “iper-civilizzati”, lontano da essere innocenti o sfruttati, sostengono un sistema ingiusto per un senso di orgoglio o abitudine. La civilizzazione non sopprime gli istinti animali, ma approfitta di essi per i propri fini: in questo caso, per difendere il concetto di proprietà privata e il “lavoro ben fatto” del lavoratore onesto. Ci sono altre prove da portare, per fare capire che gli iper-civilizzati non si metteranno mai contro il sistema tecno-industriale? (16)

“I furti e le tattiche di piccole unità utilizzate dalle gang, ricordarono alla polizia il proprio allenamento. I veterani di marina e dell’esercito riconoscono le tattiche di guerra di guerriglie delle Forze Speciali. L’agente speciale Brett W. Shields del FBI si rende conto che la gang usava le dottrine classiche dei commandos: (1) perfezionamento clandestino (2) combattimento breve e violento (3) fughe rapide (4) ritirate rapide e ingannevoli. I poliziotti si rendono conto che sono contro un criminale organizzato tanto vivace e letale come un qualunque bullo della vecchia scuola, ma che possiede un’eccezionale intelligenza nel campo di battaglia, potenza moderna di fuoco e sofisticate tattiche delle piccole unità.”(25)

Questa “militarizzazione” dell’attività criminale è un tema comune nei nostri giorni, come vedremo più avanti.

“Quello che Vigoa chiamava il Demone Feroce, lo agitava ora; si sarebbe svegliato presto. Poteva sentire la sua forza bruta e il caldo che si accumulava con forza in tutto il corpo. Quello che lo aveva attratto in una vita di crimine e brutalità, è la “paura” di questo sentimento ma Vigoa ora lo conosceva meglio.

Era sveglio e sempre più forte, e pronto sarebbe stato libero di fare il suo lavoro.”(104)

Questo passaggio si riferisce a un episodio immaturo nella carriera di Vigoa, ma come molti individualisti e selvaggi, primariamente anche Vigoa aveva uno spirito guida in combattimento. Per essere più forte di quello che può fare un semplice animale mortale, e per attaccare, spesso si ha bisogno dell’ispirazione di uno spirito, di un demonio, come nella credenza greca antica. Non è c’è da stupirsi allora che Vigoa credesse in questo,  nonostante le prese per il culo delle credenze umaniste anarchiche e sinistrorse che affermano che il potere di quest’ultimo proviene dal popolo. Quelli che aspirano ad azioni inumane devono avere un aiuto inumano.

Anche molti trafficanti erano drogati e usavano i guadagni per appoggiare i loro vizi ma Vigoa no. La sua astinenza non era morale ma destino della vita e  della morte. Devi mantenere il cervello “pulito”, disse ai suoi alleati. “Devi stare all’erta in ogni momento, perfino quando stai dormendo o facendo l’amore o con la tua famiglia. Devi vedere più lontano che altri uomini e in ogni angolo. Devi vedere nei cuori degli uomini. Devi leggere gli occhi del tuo nemico e sapere che stanno per attaccare, o qualche giorno cercheranno di ammazzarti.” (106)

Vigoa insegna sobrietà e vigilanza per la stessa ragione degli eco-estremisti: non per una morale bensì per un fine individualista. Il fine dell’eco-estremista è l’attacco, e i nemici sono da tutte le parti. La sobrietà e la vigilanza sono sempre necessarie. Alcuni diranno che questo equivale all’asceticismo: che tale vita è un abbraccio non necessario nelle difficoltà per qualche tipo di fine morale inverso. Nient’altro lontano dalla verità. L’uomo iper-civilizzato aspetta di essere difeso dalla tecnologia, i suoi edifici e la sua moralità. Perfino il più a-morale degli egoisti iper-civilizzati si basa sulla civilizzazione e le ostentazioni per la loro “amoralità.” La condizione reale dell’uomo senza civilizzazione è quella della vigilanza costante: nella selva, nel bosco, nella pianura e nei mari. Siamo tanto separati dai nostri sensi e di una vita di compromesso con il selvaggio che crediamo che una vita di controllo e sobrietà sia una vita di privazione. L’alternativa, tuttavia, è la vita dell’animale dello zoo: non siamo sotto nessuna minaccia fisica perché viviamo dentro delle gabbie. Per lo meno, l’eco-estremista resiste alla vita nella gabbia, benché sia solo per attaccare e tornare a scontrarsi il giorno dopo. L’alternativa di tentare di trovare la libertà nella gabbia, è assurda.

“In qualche modo, l’atto di fuga di Pedro fu qualcosa di buono”, affermò Vigoa.  “Ci misero alla prova. Dopo che Pedro fu cacciato dal parcheggio, non cediamo né ci lasciamo prendere dal panico. Questa è la forma in cui il combattimento è reale. Ci sono sempre sorprese. Niente va mai nella maniera che si suppone debba andare, e il piano è solamente il primo passo. Ci saranno sempre un riflusso e flusso nella lotta. È come reagisci alle sorprese che importa. Lo abbiamo fatto bene”(146 -147)

Il contesto per questa riflessione è la rapina al MGM che la banda di Vigoa portò avanti, è qui la lezione è ovvia. Andiamo avanti.

“Benché non sia il furto più lucroso, il furto al Mandalay Bay sarà l’esempio della banda che persegue l’assalto, senza resistenza, esattamente come stabilito dal piano. La presente rapina delle due guardie del Brink prende meno di un minuto, e la fuga ancora meno. Quando arrivano i poliziotti, gli uomini armati sono spariti da un po. Nessuno sa in che direzione sono fuggiti i sospetti, le descrizioni del veicolo di fuga variano, alcuni testimoni descrivono i banditi come uomini neri e non c’è evidenza balistica né impronte digitali.(186)

Questo è un buon riassunto della tattica della banda di Vigoa, che ha il predominio della velocità e la precisione nella realizzazione di rapine e fughe.

“Come uno squalo, Vigoa pensò che era animato da un impulso primordiale, perfino la dipendenza era sotto il suo controllo. Forse i suoi furti non riguardavano il bene o male, il denaro, la vendetta per le ingiustizie passate, o perfino per la famiglia. Erano sul potere, la violenza, il pericolo e l’emozione della caccia. Gli squali fanno quello che fanno senza rimorso, e la stessa cosa fece Vigoa. La polizia non poteva comprendere questo, pensò Vigoa. Non hanno idea di chi o con che cosa stanno trattando. (158)

È strano che tutti i “anarchici verdi”, nonostante i loro sforzi per il ri-inselvaticamento, per gli studi antropologici dei popoli primitivi, non possano capire quello che un criminale comune ha imparato tanto bene. Cioè, la violenza non era un mezzo per un fine nella vita “primitiva”, bensì spesso un fine in se stesso: un modo di vita. L’emozione della battuta di caccia e dell’incursione non è assorbita dall’hippie ri-inselvatichito nei giorni nostri, bensì dal criminale e il teppista, con tutte le sue contraddizioni e gli egoismi.

“La banda di Vigoa non sarebbe potuta funzionare totalmente, e mai forse, con la precisione dei commandos Spetsnaz, ma poteva essere insegnato loro a obbedire a ordini semplici ed eseguire i piani ben disegnati. Più tardi scrisse: “Una delle mie abilità speciali, nella guerra e nel crimine, era allenare duramente i miei uomini simulando la missione una e un’altra volta, a volte venti o trenta volte. Non c’era posto per l’errore. La polizia e l’esercito lo sanno sempre, perfino quando ti alleni ci saranno errori. Nella mia attività, posso commettere cinque furti di successo, ma se commetto un piccolo errore o permetto che i miei uomini diventino trascurati e indisciplinati, tutti moriremo o andremo a prigione con lunghe pene di condanna.”(161)

Qui comincia una parte cruciale nel libro, dove Vigoa inizia a descrivere la sua metodologia con più dettaglio. Qui vediamo che Vigoa, poiché è un uomo di azione, non ha nessun problema a esercitare l’autorità. Benché gli eco-estremisti tendano ad essere individualisti, non hanno nessun problema con l’autorità, poiché è concepibile che una situazione possa sorgere dove un piccolo gruppo si forma per portare a termine un’azione particolare. A differenza dell’anarchico o del sinistrorso, l’organizzazione non è una funzione dell’ideologia, bensì dell’efficacia in una situazione appropriata, sia la velocità e la precisione sono di massima importanza. Pertanto, non c’è nessun problema con l’autorità nell’eco-estremismo.

E ora la squadra poteva recitare le Regole di Vigoa quasi parola per parola:

– Non parlare sul lavoro, eccetto quello che “gela” la vittima ( ordinandogli che consegni l’arma). Silenzio assoluto tra i membri dell’unità.

-Piano A: Disarmare le guardie. Piano B: Ammazzarle senza vacillare se resistono.

-Vigoa, e solo Vigoa da gli ordini nel momento del rientro in macchina quando si fugge.

– Il secondo veicolo di fuga ( tecnicamente conosciuto come la prima macchina di fuga) , deve stare a una distanza contigua al“lavoro”, perché al guidatore dentro al furgone, è stato insegnato a utilizzarlo come ariete (NdT2), è può danneggiare la prima macchina nella scena del crimine.

– Un minimo di tre macchine sono necessarie per il “lavoro”. Questi veicoli, oltre il primo veicolo di fuga–  che è quello con il numero di matricola, dato che tutti i teste di solito lo segnalano, fanno un totale di quattro macchine per il lavoro.

– La velocità è essenziale – un minuto e fuori. (Quando Suárez comincia a protestare che perderà tanto tempo solo per recuperare il bottino, Vigoa lo interrompe: “ Questo non è il cinema, ragazzo, la gente ha telefoni cellulari, chiama il 911, e gli stupidi [ la polizia] usciranno dai negozi di ciambelle per un piccola azione.”)

–Non si devono lasciare nei garage dei casinò, macchine che non sono pronte, perché  gli agenti della sicurezza annotano i numeri delle targhe. Utilizzare garage di appartamenti.

–Il caos è la chiave. (Vigoa dice alla sua banda: “ Sapete che significa modus operandi? Silenzio. “ Buono, perché ne abbiamo uno. E deve essere imprevedibile. Questa è la Guerra. Essere prevedibile e morire”).

–Non lasciare niente dietro.

– Maschere da sciatori e vestiti oscuri. Usare sempre guanti. Lasciare le maschere indosso fino all’arrivo della terza macchina di fuga.” (165 – 166)

In queste regole, arriviamo a carpire l’enfasi dell’autorità, la velocità, e la precisione. Pero si vede anche, un segno al caos. Gli eco-estremisti vogliono essere il caos, o la Natura Selvaggia è una società addomesticata e artificiale. Non hanno nemmeno un modus operandi. Loro non chiedono nulla alla società se non attaccarla, perché i loro metodi non sono tanto differenti dai loro fini: attaccano per il bene dell’attacco. Questo permette di essere imprevedibili tale come Vigoa voleva esserlo.

“Non voglio ammazzare nessuno nelle mie rapine. Non volevo ammazzare la  guardia del centro commerciale. Dopo il Desert Inn, mi resi conto che ogni statunitense deve essere un cowboy. Chiamo tutto questo eroe di merda. Devi essere John Wayne e Mel Gibson e Bruce Willis, e se fai cose stupide, mi obblighi a fare in assoluto quello che faccio, questo non è stupido perché per sopravvivere, faccio saltare il tuo cervello di merda. T’invierò nel treno per l’inferno per un capriccio. Il mio capriccio (223)

Questo passaggio descrive quello che successe quando Vigoa e la sua banda, tentarono una rapina a un auto-blindato e arrivarono a ammazzare entrambe le guardie di sicurezza perché decisero di lottare. Una volta in più, gli iper-civilizzati difendono la civilizzazione, incluso anche quando non è nei loro interessi materiali. Chiamali come vuoi, pero non sono amici dell’individualista, o della Natura Selvaggia a conti fatti.

“Io non ero drogato o ubriaco, ma ero sicuro. Troppo fiducioso. Era lo stato di coraggio della festa. Mi sentii bene e soave, quasi in trance. Mi sentii invincibile e fu allora che abbassai la guardia. Proprio come gli hotel hanno fatto quando i più cedevoli ricchi, avvocati e contabili, hanno assunto i gangster italiani (248 -249)

Qui Vigoa descrive come restare con la “guardia bassa” lo portò alla caduta. Durante il suo furto della Bellagio, Vigoa portava il cappello sbagliato e fu identificato dalle telecamere di sicurezza, mostrando il suo viso in tutti i giornali. Anche questo è un avvertimento, contro la doppia vita: Vigoa era un uomo di famiglia e lasciò che una festa familiare lo rilassasse troppo e gli facesse perdere il suo obiettivo centrale. In ultima istanza, per questo motivo fu catturato: una parte della sua doppia vita inquinò l’altra.

“Il 3 giugno del 2002, era pronto per fuggire di sera dalla prigione della contea di Clark. Sarebbe stato un buon regalo definitivo per tutti gli agenti della legge, per non parlare della pubblicità per il DA(NdT3) una cosa come mantenere occupate le persone alle notizie. Ma succede qualcosa d’inaspettato e non pianificato. Un mio amico fu preso con del vino fatto nella prigione. La polizia mi domandò se potevano entrare nella mia cella per un secondo perché qualcuno era stato preso con del vino, poiché volevano sapere se avevo qualcosa. Guardarono intorno e non trovarono niente. Stavo lavorando quel giorno nella finestra, facendo il mio ultimo lavoro, ma non avevo le placche metalliche incollate molto bene o mascherate, perché la ricerca nelle celle era stata tanto repentina, in quel momento stavo ricontrollando il tutto, e i nuovi ufficiali senza esperienza scoprirono  il mio lavoro. Fu un colpo di fortuna. (335)

Dopo che Vigoa fu catturato, uno della sua squadra si stava preparando per testimoniare contro di lui in cambio di clemenza. Questa persona, tuttavia, finì impiccato nella sua cella in circostanze misteriose. Nonostante fosse in isolamento la maggior parte della giornata, Vigoa stava tentando di evadere attraverso le sbarre delle finestre e scappare. Questo dimostra lo spirito indomabile di Vigoa: perfino quando stava per essere condannato a una vita in prigione, cercava ancora la possibilità di scappare.

“Il tono della prima e delle seguenti interviste è competente e perfino cordiale. Ma quando Vigoa paragona la sparatoria del Ross e le tragiche morti nella guerra, lo interrompo. “Rubare alla gente puntando la pistola non è guerra”, gli dico. “Rubare alla gente puntando la pistola per arricchirsi e dopo sparargli quando resistono è assassinio.”

Il viso di Vigoa si fa oscuro. Guardandoci negli occhi, lui mi guarda in maniera dura. C’è una lunga pausa, dopo sospira: “Hai ragione, non è guerra”, dice Vigoa. “Bene, forse è un po’ come la guerra. Nella guerra non ammazziamo solo i soldati ma anche gente innocente. Ma a volte un uomo non ha un’altra possibilità. “ Vigoa ancora è attonito perché le guardie del Desert Inn e del Ross rischiarono le loro vite per il denaro di un’altra persona”.(354-355)

Nell’intervista dell’autore del libro, Vigoa resiste alla morale iper-civilizzata, e si rifiuta di escludere “l’innocente” nei suoi attacchi indiscriminati. Un’altra volta, è molto rivelatore che egli capisca quello che tanti “eruditi” non riescono a fare: che gli innocenti non sono tanto innocenti, e che la persona che”fa il suo lavoro” è precisamente quella che sostiene la civilizzazione.

 “José Vigoa è un esempio del criminale che più si teme nel futuro”, disse lo sceriffo Bill Young. “Nelle forze di sicurezza statunitensi sappiamo esattamente come combattere con il bullo di strada, ma stiamo attenti molto con gli stranieri allenati che sono intelligenti e non commettono delitti perché sono fedeli o hanno bisogno di denaro per droghe. Ne vediamo sempre di più di questi tipi a Las Vegas, in particolare dal Medio Oriente, gli Stati baltici ed America del Sud. I loro valori sono molto differenti dai nostri, e il lato spietato che mostrano lascia molti poliziotti americani storditi. Molti di questi ragazzi hanno precedenti militari e sono complessi e ben colti. Per noi è un grosso sforzo, trattare effettivamente con il mondo di José Vigoas.”

“La storia di José Manuel Vigoa Pérez, risulta essere la storia del nostro tempo.”(364)

Così finisce il libro di John Huddy su un gran prigioniero individualista che passerà il resto della sua vita in una prigione degli Stati Uniti. Da questo passaggio, è chiaro che José Vigoa fu un pioniere: un presagio delle cose a venire. È la mia convinzione che l’eco-estremismo condivide molte delle stesse caratteristiche che lo sceriffo descrive qui: persone che sono allenate (incluso l’auto-allenamento), indiscriminatamente violente, ben colte e implicate con il proprio gruppo criminale. Man mano che la struttura della società continua a sgretolarsi, la violenza, e quelli che la commettono saranno atomizzati sempre di più, disorganizzati (nel senso istituzionale), e spietati nei loro metodi. Questo pertanto, non è altro che una predizione della lettura dell’inevitabile. “Le cose non andarono a buon fine; Il centro non le può contenere…”

L’eco-estremista è quello che si è dato al caos che minaccia la civilizzazione tecno-industriale. Apprenderanno da José Vigoa, dalle tribù primitive, dai compagni terroristi, e chiunque possa offrire esempi su come portare a termine una guerra personale in difesa estrema della Natura Selvaggia, benché questa difesa sia meramente occhio per occhio, dente per dente.

Fonte:

Huddy, John. Storming Las Vegas: How a Cuban-Born, Soviet-Trained Commando Took Down the Strip to the Tune of Five World-Class Hotels, Three Armored Cars, and Millions of Dollars. New York: Ballantine Books, 2008

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(Ndt) Note del traduttore:

  1. Forze speciali russe. Vigoa come soldato cubano iniziò nella vecchia URSS, sotto l’indottrinamento delle forze di elite.
  2. Utilizzare una macchina come “ariete”, è brandirla come un’arma per rompere porte e penetrare ostacoli nella fuga.
  3. District Attorney, il Pubblico Ministero

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JOSÉ VIGOA: DATI BIOGRAFICI

José Vigoa fu il più grosso rapinatore di Las Vegas. Nacque il 24 di dicembre del 1959 in Caimito del Guayabla, Cuba. Cresce sotto il regime socialista implementato da Castro.

A 13 anni è inviato in URSS per un totale di 6 anni, per ricevere addestramento militare.

Terminato l’addestramento Spetsnaz, giuda un gruppo armato di cubani in Afghanistan che combattono contro i talebani affrontati dall’Unione Sovietica e i suoi alleati in quegli anni.

Finiti i combattimenti, Vigoa ritorna a Cuba, pero poco dopo decide di andarsene dal paese e nel 1980 arriva nella città statunitense di Las Vegas.

Senza opportunità lavorative e nel pieno della crisi d’immigrazione che scuoteva gli Stati Uniti, diventa trafficante di droga, ma nel 1989 è arrestato in un’operazione speciale della DEA, e accusato di traffico di cocaina.

Passa in carcere una condanna di 7 anni, e il 13 dicembre del 1996 esce in libertà condizionale.

Vigoa fuori dalla prigione, assetato di vendetta comincia a preparare un piano criminale elaborato che lo farebbe passare alla storia, così, allena i suoi amici nell’ostile deserto del Nevada (Óscar Cisneros, Luis Suarez e Pedro Durano) è inizia a mettere insieme armi corte e a sorvegliare lussuosi casinò, costosi hotel e auto-blindo che trasportavano il denaro effettivo degli stessi commerci. Così, la spettacolare corsa criminale di Vigoa prende piede:

– Il 20 settembre del 1998, Vigoa e i suoi uomini assaltano il casinò MGM Grand, andando verso l’uscita anticipatamente, dove creano un’imboscata a due guardie armate che portano borse piene di denaro dello stesso casinò. Tolgono loro le armi e portano via in contanti 1 milione e mezzo di dollari, più assegni.

Il lavoro è pulito senza sparare nessuna pallottola, i ladri fuggono senza lasciare piste. La polizia non sa ancora quello che sta per affrontare…

-Ottobre del 1998: La banda di Vigoa si fa passare per impiegati e rubano 11 veicoli di un negozio di rivendita auto, veicoli molto difficili da inseguire, che saranno utilizzati per scappare negli assalti pensati per il futuro. Quest’atto è il furto più grande di auto a Las Vegas.

-28 di giugno del 1999: In un pomeriggio soleggiato, il gruppo capeggiato da Vigoa fa un’imboscata a un paio di guardie di un blindato che usciva dal casinò Deset Inn. Le guardie resistono all’assalto e comincia una sparatoria, dove le guardie sono ferite. In quest’occasione Vigoa e compagni vanno via senza un solo dollaro, e benché la loro fuga sia prolungata, questa sarà una lezione che li segnerà.

-Agosto del 1999: Il famoso e lussuoso casinò Mandalay Bay, è rapinato da un gruppo di uomini armati. Questa volta il bottino sarà di 100 mila dollari in contanti, e i responsabili potrebbero essere la banda di Vigoa che fugge senza lasciare nessuna traccia alla polizia.

-3 di marzo del 2000: Incappucciati fanno un imboscata a un blindato che esce da un negozio di abbigliamento in Henderson, le guardie resistono all’assalto e Vigoa con un fucile AK47 le assassina a sangue freddo. La polizia cerca disperatamente gli assalitori e assassini, ma non trova nessuna traccia.

-22 di aprile del 2000: Uomini armati rapinano due guardie di sicurezza del lussuoso hotel New York New York, si portano via migliaia di dollari, e come in passato, non lasciano nessuna pista concludente per le indagini della demoralizzata polizia di Las Vegas.

-Giugno 2000: In un’operazione che dura approssimativamente 1 minuto, tre uomini si dirigono alle casse principali del famoso casinò Bellagio e con le pistole in mano si portano via tutto il denaro che trovano, Vigoa dal bancone dirige l’assalto e dà l’ordine di abbandonare il posto. Il centro di operazioni della sicurezza del casinò capta tutto l’assalto con le camere di sicurezza, e allertano le guardie che inseguono l’auto in cui fugge la banda di Vigoa. Quest’ultimo notando la presenza delle guardie, con un solo sparo allo pneumatico della macchina delle guardie, li ferma e riescono a scappare.

Il bottino del Bellagio fu di 200 mila dollari in contanti.

È qui, che comincia la caduta della banda di assalitori più famosa a Las Vegas.

Dopo lo spettacolare assalto al Bellagio, gli stessi padroni del casinò forniscono le immagini delle telecamere di sicurezza alla polizia, che le danno a tutti i giornalisti, così, si diffondono le immagini dei visi dei ladri in tutti i giornali dell’epoca; l’ufficiale di libertà condizionale di Vigoa lo riconosce e dà l’informazione alla polizia che rapidamente comincia la caccia.

-7 di giugno 2000: Vigoa è visto uscire da un centro commerciale con la sua famiglia, ed è seguito dalla polizia. Notando la presenza poliziesca, Vigoa accelera con la sua auto e comincia un feroce inseguimento, la squadra SWAT chiude la strada facendo si che Vigoa esca dalla sua auto, lasciando la famiglia dentro. Fugge a piedi tentando di fare perdere le proprie tracce ai suoi inquisitori. Vedendosi accerchiato Vigoa lotta con i poliziotti che lo vogliono arrestare. Nello scontro, è sopraffatto, essendo in inferiorità numerica, e ci vogliono 4 agenti per ammanettarlo e arrestarlo.

Da quando arriva in prigione, i giudici pensano di dare la pena di morte a Vigoa per l’assassinio delle guardie dell’Henderson. Il suo amico Óscar Cisneros, dopo essere stato arrestato, è obbligato a  testimoniare contro Vigoa, ma viene trovato impiccato ed il caso si sgonfia. L’unico testimone che testimonierebbe contro Vigoa è morto, non si sa se Cisneros decide di suicidarsi piuttosto che mandare a morte il capo criminale della sua stessa banda, o c’è qualcuno che lo ammazza facendo sì che il fatto sembrasse un suicidio.

– 3 di giugno 2002: Vigoa cerca di scappare di prigione, pero viene scoperto dalle guardie.

-16 agosto 2002: Vigos è giudicato, dichiarandosi colpevole di 43 accuse di delitti non gravi e 3 accuse di delitti gravi. È condannato all’ergastolo, dove passa i suoi giorni pensando al metodo migliore per scappare, se la vita lo permetterà…

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