(it) STIRNER E NIETZSCHE –SPIRITI AFFINI

Al di la del dibattito su una possibile influenza del pensiero stirneriano sulla filosofia di Nietzsche, dibattito aperto dalle affermazioni contrastanti di Elisabeth Nietzsche (nota sorella del filosofo) e Franz Overbeck (il piu prossimo tra gli amici dell’autore), in questa sezione del lavoro intendo evidenziare i vari punti di contatto che ritengo interessanti nelle rispettive posizioni dei due pensatori.
A titolo di curiosita aggiungo soltanto l’opinione espressa da Overbeck nei suoi Ricordi di Nietzsche:

«Senza dubbio Nietzsche si è comportato in modo strano con Stirner. Ma se non ha permesso alla sua abituale eloquenza di manifestarsi in modo del tutto sfrenato su di lui, non l’ha fatto per celare una qualche influenza di Stirner (che d’altra parte, in senso stretto non esiste), ma perché voleva dominare da solo l’impressione che Stirner aveva provocato in lui».

Non intendo ad ogni modo addentrarmi piu approfonditamente nelle vicende biografiche di Nietzsche che possano chiarire tale rapporto in quanto, tali vicende, oltre che di scarsa entita, sono gia state ampiamente trattate da vari studi sull’argomento.
Iniziamo pertanto la nostra analisi da un interessante accostamento tra le varie fasi stirneriane della crescita dell’uomo – gia trattate nella precedente sezione di questo lavoro – e un magistrale capitolo dello Zarathustra nietzschiano, ovvero il capitolo Delle tre metamorfosi.
In questo brano Nietzsche ci illustra tre metamorfosi dello spirito, che non possono non riportarci alla mente le fasi proposteci dallo Stirner nell’unico. La prima immagine che ci viene proposta nello Zarathustra e l’immagine del CAMMELLO, dello spirito forte e paziente che, a somiglianza dell’adolescente stirneriano, va in cerca di ideali e carichi gravosi da sobbarcarsi. Questi ideali sono il pesante ed estraneo fardello che l’uomo, simile al cammello, si trascina sulle spalle. L’estraneita, concetto diametralmente opposto a quello di proprieta, in Stirner e sintomo di sacralita e in Nietzsche si presenta come il fardello che opprime lo spirito di gravita.

«Ma là dove il deserto è più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diventa leone, egli vuol come preda la sua libertà ed essere signore del proprio destino. Qui cerca il suo ultimo signore: il nemico di lui e del suo ultimo dio vuol egli diventare».

Qui l’immagine del LEONE sembra avvicinarsi molto a quella dell’unico che, nella fase distruttiva del suo operare, va in cerca del suo ultimo dio (l’uomo feuerbachiano) per distruggerlo. Si scontra anch’egli, come il leone della metafora, con «il grande drago… che non vuol più chiamare signore e dio». “Tu devi”, questo e il nome del grande drago contro cui anche l’unico si scaglia demolendo tutti gli ideali che si pongo sopra di lui e che gli ordinano un modo di vita; «si aspira a ciò che si dev’essere, perciò non si è».
L’ultima metamorfosi che Nietzsche ci propone e il passaggio da leone a bambino. La figura del BAMBINO succede a quella del leone il quale, dopo aver distrutto tutto, ha posto la base per la creazione di nuovi valori, creazione che spetta appunto al bambino. Solo lo spirito divenuto bambino ora ha la possibilita di conquistare un suo mondo, di volere la sua volonta, e – a mio avviso – l’immagine dell’unico proprietario, che attraverso la sua forza fa valere la sua volonta e si appropria del mondo. «Dovresti essere non solo un uomo libero»,spirito leonino della metafora nietzschiana, «ma anche un individuo proprietario»,proprietario di se, dei propri pensieri e creatore di valori.
All’inizio della seconda parte de L’unico e la sua proprietà, l’autore ci chiarisce la fondamentale distinzione tra liberta e proprieta. Cio che intendiamo per LIBERTA e una realta totalmente negativa; e una liberta da- enon una liberta di-. Ci si puo cristianamente liberare dalle schiavitu e dalle passioni della carne, dominare la propria volonta, tendere alla liberta come valore assoluto, ma tutto cio non portera ad altro che ad un rinnegamento di se stessi. Essere liberi da- significa quindi essere privi di-.
Anche per Nietzsche coloro che si fanno portatori di questa specifica concezione della liberta, sono i deboli e i malriusciti, coloro che non detenendo forza e potere a sufficienza, tentano di raggiungerli predicando giustizia, liberta ed uguaglianza.
Tornando all’individuo proprietario che lo Stirner ci presenta, questi non deve percio limitarsi ad un mero ideale negativo della liberta, ma aspirare a qualcosa di piu, alla liberta di- plasmare il mondo circostante in base alla sua volonta, all’interno degli unici limiti che possano essergli posti innanzi: i limiti del suo potere e della sua forza. Liberta positiva di azione quindi, una liberta che e proprieta dell’oggetto stesso su cui si esercita.
Liberta che in questo caso e POTENZA, capacita di imporre la propria volonta:

«Io non ho niente da obbiettare contro la libertà, ma ti auguro qualcosa di più della libertà: tu dovresti non solo essere libero da ciò che non vuoi, cioè essere privo, ma anche avere ciò che vuoi».

Si potrebbe dire, sfatando finalmente un affermato luogo comune, che qui – L’essere sta nell’avere – proprio perche in Stirner – l’unico e la sua proprieta – e facendone seguire le affermazioni di Nietzsche:

«Questi possidenti hanno un unico articolo di fede: “bisogna possedere qualcosa per essere qualcosa”. Ma questo è il più vecchio e il più sano di tutti gli istinti; io aggiungerei: “bisogna voler possedere di più di quanto si ha per diventare qualcosa di più”. Avere e voler avere di più, in una parola: crescere – è la vita stessa».

Apriamo ora una sezione nella quale, attraverso una serie di citazioni testuali, evidenzieremo l’affinita con cui i nostri due autori trattano alcune delle tematiche principali del loro filosofare. Nella suddivisione che segue si presentano: nella parte sinistra le citazioni estrapolate dall’opera L’unico e la sua proprietà; mentre a destra, vengono riportati alcuni aforismi ed estratti da varie opere nietzschiane.
L’UOMO; ci troviamo ancora una volta a parlare di questo spettro, un bersaglio sistematico dello Stirner, il quale attraverso lo svolgersi della sua opera trova modo di demolire ripetutamente con attacchi per lo piu rivolti a Feuerbach. A tal proposito, sfogliando le opere di Nietzsche, ci imbattiamo in un aforisma che – mi sia permessa l’espressione – sembra scritto dalla mano demolitrice dello Stirner. L’aforisma si trova in Aurora ed e lo studioso Ernest Seilliere a suggerircene il confronto con le tematiche stirneriane:

«In tutto ciò il singolo, il singolo uomo, viene considerato come un rifiuto e invece l’uomo universale, “l’uomo”, viene coperto di onori …di volta in volta cadano davanti a lui (questo fantasma) sia quelli che vorrebbero sostenere una concezione diversa dell’uomo, sia quelli che vogliono imporre se stessi»

«Tutti questi uomini sconosciuti a se stessi credono nell’esangue entità astratta “uomo”, vale a dire in una finzione…ogni singolo in questa maggioranza, non è in grado di contrapporre un reale ego alla pallida finzione universale, e non può, quindi annullarla».

Osservando i due brani sopracitati ci accorgiamo immediatamente che, entrambi gli autori, considerano l’uomo – l’uomo come entita astratta, generica – un fantasma, ovvero un ideale che formatosi nella testa dei singoli impedisce loro di perseguire una volonta propria, un reale ego. L’egoismo quindi, un termine che per entrambi gli autori stimola erroneamente un sentimento di ripugnanza nel senso comune, deve essere rivalutato, autore e studioso francese che trattando nel dettaglio il rapporto Nietzsche – Stirner, per primo– elenca una serie di corrispondenze testuali senz’altro convincenti, restituendo a questo termine il suo significato positivo, scevro da connotazioni negative di provenienza cristiana.
E giunto ora il momento di addentrarsi in un argomento le cui conseguenze verranno riprese nella parte conclusiva di questo lavoro. E il momento di introdurre il concetto – a mio avviso contraddittorio – di ALTRUISMO. Lo definisco un concetto contraddittorio in quanto, sono i nostri stessi autori a mostrarcelo tale, come si puo notare nelle citazioni seguenti:

«L’egoista che non vorrebbe essere tale e che si umilia, cioè combatte il proprio egoismo, tuttavia anche in questo caso si umilia soltanto per venire esaltato, ossia per esaltare il suo egoismo».

«Il culto dell’altruismo è una forma specifica di egoismo, che si presenta regolarmente, dati determinati presupposti fisiologici».

Ora, da quanto detto, sembra che il dualismo egoismo- altruismo sia destinato a risolversi, anche se non tanto con una sintesi, bensi con l’annullamento di uno dei due opposti: l’altruismo. Sia Stirner che Nietzsche concordano infatti nel ritenere l’altruismo una forma di egoismo mascherato.
Tra l’altro, l’analisi dell’altruismo, e una delle cause che portarono alla rottura dell’amicizia tra Paul Ree e Friedrich Nietzsche. Ree, reso celebre da L’origine dei sentimenti morali, criticava l’approccio sopra descritto, e insisteva sulla possibilita per l’essere umano, di esprimere con le sue azioni un comportamento non egoistico: «Dunque esiste una partecipazione non egoistica alla sorte altrui che si può chiamare o compassione o benevolenza o amore per il prossimo». La sua analisi aveva come riferimento critico il pensiero del filosofo francese Claude- Adrien Helvetius:

«Alcuni filosofi, in particolare Helvétius, affermano addirittura che i sentimenti e le azioni di carattere non egoistico non appartengono alla natura umana, ma che piuttosto ciò che sembra non egoistico è solamente una forma mascherata della pulsione egoistica».

La posizione di Helvetius riguardo la pulsione egoistica, riportata qui da Ree, e invece molto vicina alle posizioni di Stirner e di Nietzsche; come ci ricorda Maria Cristina Fornari nella sua analisi del rapporto Ree – Nietzsche:

≪Nietzsche concordando con Helvétius e prendendo le distanze dall’analisi piuttosto superficiale di Paul Rée, ritiene che la compassione, vada piuttosto ricondotta ad un esercizio di potenza, che trova la sua motivazione in un piacere del tutto egoistico»
Quindi, ribaltando l’opinione di Ree su Helvetius, possiamo concludere che, nella nostra prospettiva, Helvetius ha ragione quando dice in generale:
«Uno che soccorre un infelice lo fa: – per fare un atto di potenza, l’esercizio del quale per noi è sempre piacevole, perché richiama sempre al nostro spirito l’immagine dei piaceri legati a questa potenza».
Nell’ottica di Nietzsche, l’altruismo e considerato un’arma e una morale da schiavi con cui i deboli sopravvivono; nella visuale di Stirner, e definito una forma di potere che il debole esercita sul piu forte anche attraverso la divinizzazione dell’idea stessa di altruismo.

«Se essi hanno la facoltà di farvi desiderare la loro sopravvivenza, hanno un potere su di voi. A chi non esercitasse assolutamente alcun potere su di voi, non concedereste niente: lo lascereste deperire».

«Per vie traverse il debole si insinua nella roccaforte e nel cuore del potente – e vi ruba la potenza».

Font: AbissoNichilista

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