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LA MUTILAZIONE DELLA PAROLA “INNOCENTE”

Filoso texto de la “Editorial Nechayevshchina”, respondiendo a la crítica de uno del blog de “Por la Anarquía” sobre el “debate amoral”.

Muerte a la Moral del ataque!


 

Lo sbadiglio sognante dell’anima della società etica investe gli autori di miserrimi testi, che fanno da voce, a quelli che si accalcano la domenica mattina, davanti alle chiese, per dare e ricevere carità.
Un dibattito Amorale ha bisogno, di una critica radicale e Nichilisticamente Affermativa contro le “code di paglia”, che amministrano innocenti blog, che di radicale manco hanno il nome.
La ripetizione di una parola, diviene ripetitiva e ondulante quando ricerca la “pro forma”, delle stronzate che afferma, senza arrivare a un punto Egoisticamente proprio.

“Io non sono questo, io non sono quello, e non sono manco quell’altro.”

Non solo “non sono”, ma manco rappresentano quello che vorrebbero essere.
In sostanza sono solo un indistinto cumulo di nichilismo passivo e strisciante verso i bassifondi della normalità.
Codesti -Umano- etico centrici, girano e rigirano attorno allo stesso termine mono tematico, non arrivando a un nodo scorsoio, dove decidere se impiccarsi e o impiccare il nemico.
Questi poveri illusi della domenica mattina nel fare la carità, hanno le sembianze di un nemico?

NO!

Inseguono una marcescente utopia, che tutto possa essere uguale al “tutto”, diventando spazzatura da rigurgitare nell’apriori della loro povera coscienza che sobbalza ad ogni scossa tellurica non discriminante- anche chiamata ordigno esplosivo, pacco bomba, proiettile di una pistola.
Tutti termini (con pieno significato) che fanno sobbalzare il loro culo puerile, verso il sogno di non finirci in mezzo, a qualche Attentato Nichilistico e Ferale.
Come possa un blog mettere quello che non è affine, non è un mistero, ma un misero tentativo di assomigliare a Individui con le palle, che non hanno nessuna paura di Affrontare il germe della massa e delle pecore belanti che siano comuni cittadini o analizzatori sociali e politici anarcoidi.
Individui Unici non solo con uno scroto che si eleva a ogni Attacco Terroristico- ma anche Anti giuridicamente Integri e che se ne fottono delle conseguenze penali!

 

Individui che Esaltano l’uso del Crimine Terroristico- delle rapine, dei furti, delle truffe, delle bombe con congegno a tempo, dell’arma che esplode il suo sibilante proiettile di morte, del pacco bomba o della lettera esplosiva, della derisione sacrilega della vita che piange, nel fare quello che vogliono e come vogliono, con la Fierezza di Essere Unici, in mezzo a mille e mille “nulla”.

Accalcandosi al Detto “chi nasce tondo non può morire quadrato”, questi innocenti blog, continuano a pubblicare testi radicali ed Estremisti, per cui le loro gambe e i loro volti tremano di paura passiva, che sono contrari al loro statuto umanista, che detta regole e termini da usare, a chi non frega un cazzo, se non esaltare il Proprio Ego, quando e dove vuole!
Pubblicano per sentirsi importanti, desiderosi di masturbarsi nel godimento di un Attentato, non pensando che possano fare peccato, ma subito dopo facendo “pubblica ammenda”, del loro errore, per sentirsi a posto con la coscienza, che da pulita è diventata “sporca”, tanto si sono sputtanati nel mettere qualcosa che per loro non è affine ( e manco gli si avvicina).
Costoro umanisti-pubblicano pensando sempre con il loro muso rivolto verso il “noi”e mai con l’Affermativo e Egocentrico “IO”.

L’Affermazione della Parola -Dinamite- a voi dico poveri illusi- affonda dentro l’Attentato Indiscriminato- produce schegge che vanno a ferire le coscienze etico giurisprudenziali, della morale che dice “no”, nel Colpire Egoicamente e in maniera Terrorista un obiettivo scelto!

L’Attentato del “GRUPÙSCULO INDISCRIMINADO” ha messo in cattiva luce, questi quattro accattoni di spirito di coscienza, che sentendosi, loro discriminati, e feriti nella loro pulita coscienza, sono dovuti ricorrere ai ripari, capendo che forse, hanno sbagliato a “esistere”, in un periodo in cui il Terrorismo Indiscriminato- si sta espandendo a macchio d’olio.
Bastano queste poche ma taglienti righe Nichilistiche, per far capire a un lettore attento, che è finita l’era dei buoni sentimenti, e della “merda scambiata per oro”, che ci sono Individui che Affrontano la società in tutta la loro integrità (e del loro particolare e specifico obiettivo), scegliendo per gruppo specifico o individualmente ,di attaccare senza fare nessuna discriminazione, fottendosene se cadrà vittima un non -obiettivo, perché tutta la fottuta società etico giuridica è o può essere colpita!

PER IL TERRORISMO INDISCRIMINATO!

PER L’USO DELL’ILLEGALISMO EGOICO!

PER LA MORTE DEI “BUONI SENTIMENTI”!

QUINTO COMUNICATO DELLE INDIVIDUALISTAS TENDIENDO A LO SALVAJE – 2016

Comunicado original en español publicado el 02 de marzo 2016.

Traducción al italiano del quinto comunicado de ITS.

Traducción a cargo de Editorial Nechayevshchina.


“Funghi, alghe e felci staccano spore, i quali possono viaggiare per chilometri fino a che si pongono in un ambiente vitale per potersi riprodurre.”

W.

I

Dall’anno 2011, il “denominato” Eco-Estremismo ha percorso varie fasi, la maggior parte di queste nel territorio “messicano”, durante queste fasi ha affrontato varie problematiche, minacce, indagini, critiche, diffamazioni, discussioni e rotture tanto con le nostre vecchie impalcature ideologiche come con il nostro iniziale modus operandi.
Nell’anno in cui nacque ITS, e benché il nostro primo Attentato fu attuato contro un nanotecnólogo dell’Università Politecnica della Valle del Messico, abbiamo deciso di dargli seguito, anche se l’Attentato era stato pensato solamente per essere rivendicato con una firma spontanea che sarebbe sfumata tra altri gruppi “anti-civilizzazione” di quegli anni.

Per tre anni estendiamo i nostri attacchi a sette stati del centro e nord del paese, apprendiamo, rafforziamo, ci critichiamo, comprendiamo, ci prepariamo… Dopo, in uno sforzo titanico ci diamo il compito di riunire vari gruppi Affini che avevano agito con un discorso simile in anni passati senza differenze tra loro, dando adito al progetto di ” Reacción Salvaje (RS), a cui sopraggiunse il dissolvimento,affinché gli Individualisti che facevano parte dei Grupúsculos cominciassero la Guerra per loro conto, questo, sempre puntando il loro obiettivo verso la civiltà ed il sistema tecnologico.

Da quella dissoluzione sono sorte la “Secta Pagana de la Montaña”, il “Circulo Eco-extremista de Terrorismo y Sabotaje”, il “Grupúsculo Indiscriminado”, “Ouroboros Nihilista” ed altri gruppi che NON rivendicano i loro atti ma che sono attivi. Menzioniamo i gruppi che stanno agendo dalla morte di RS, il quale ci riempie di orgoglio e ci fa osservare che l’eco-estremismo continua a espandersi in territorio “messicano.”

 

II

Sembra che la spora ha viaggiato a chilometri di distanza, imbattendosi in una tagliente complicità nel sud dell’America. Trovando in questa “terra fertile”, germinando in Uniche Individualità, con le quali condividiamo in complicità le ansie dell’attacco, affinandoci in atti e parole.

Individualisti che si ostinano a infliggere colpi abili contro la mega-macchina tecnologica. Ci serviremo di tutte le risorse alla nostra portata verso l’attacco alle strutture e alle persone-obiettivo. Con Fuoco, Bombe, Minacce e Spari, avanziamo ostinati. Estendendo in questo modo le idee eco-estremiste per le terre del cile e argentina.
Tra le ombre abbiamo creato questo progetto internazionale di attacco, coordinazione e complicità, contro il tecno-sistema e chi si incarica della sua perfezione o perpetuazione. Con orgoglio, i Complici Individualisti del sud issano le sigle Terroristiche delle ITS, insieme con noi. Adottando sigle e nomi propri, per l’Attacco Egoista, perché siamo individualisti e selvaggi.

 

III

Iniziamo così una nuova fase nella guerra dichiarata contro tutto quello che rappresenta e sostiene con la passività l’avanzamento della civiltà ed il progresso. Guerra che iniziarono i nostri antenati da migliaia di anni, difendendo con fierezza il loro stile di vita austero. Appuntando le loro antiche frecce contro le carni cristiane occidentali, opponendosi e dando guerra fino alla morte. Con l’orgoglio pagano riscattiamo tutta quella saggezza, tenacia e coraggio, da quelle primitive e anonime vite, proiettandoli nell’attacco contro la civiltà.

 

IV

Le nostre azioni sono solo nostre,lì dove risiede l’importanza di rivendicare i nostri atti, non vogliamo né permetteremo che siano attribuiti alla “delinquenza comune”, tanto meno che si prestino a “complotti…”,incoraggiando allo stesso tempo, che più gruppi eco-estremisti germinino in altre parti del globo per colpire in maniera contundente.

 

V

“Prima che l’interessata etica candida del “sabotaggio”, preferisca il Terrorismo con la sua chiara e malvagia logica lineare.

Prima che la “scarsa retorica” e che la “serena ostinazione” del “sabotaggio” preferisca l’umana violenza, l’assenza di calcolo e “incoscienza” di chi spara senza pensare alle conseguenze penali.”

A.

Consideriamo nemico chiunque contribuisce a tutto il processo sistematico di addomesticamento e alienazione, come gli scienziati, ingegneri, investigatori, fisici, dirigenti, umanisti, e perché no? -appoggiando l’idea e la pratica dell’Attacco Indiscriminato – anche contro la società nel suo insieme.

Perché la società? Perché questa tende al progresso, al progresso del sistema tecnologico e industriale, contribuisce al consolidamento e l’avanzamento della civiltà.La gente segue una linea dentro questo sistema perché lo vuole,e pensiamo oramai che sono solo agnellini che fanno quello che gli si dice ,ma non la vediamo cosi lineare, se potessero avere una scelta, di sicuro gli piacerebbe vivere come esecrabili milionari, mentre marciscono nella loro povertà essendo uguali agli animali domestici.

“(…)Che risultino feriti o morti cittadini nell’agire contro la civiltà, da parte di gruppi o individui radicali, o per qualche disastro della natura selvaggia, è sempre bello.”
T.

Da qualche tempo abbiamo smesso di intrappolarci nella noiosa morale comune – “rivoluzionaria” dell’attacco. Non abbiamo considerazioni per nessuno né per niente, i nostri atti NON fanno chiamate di allerta né delegano responsabilità. Ci assumiamo tutto quello che arriverà, TUTTO.
Stiamo contro la filantropia di alcuni, e la loro preoccupazione cristiana di non ferire “innocenti.” Diciamo: “davanti a qualunque cittadino (CHIUNQUE), mille volte noi.” La massa non merita nessuna considerazione, e si dovrebbe mettere in discussione il fatto di non attaccare con bombe per chi ostinato continua a proteggere il proprio benessere.
Niente, assolutamente niente garantisce che non si feriscano civili. In realtà, i nostri attacchi sono pensati per causare il maggiore danno possibile e se in alcuni di questi Attentati cadono più vite di quelle che avevamo pensato, ancora meglio. E lo affermiamo in questo modo, senza rimorso né colpa, perché siamo completamente convinti di quello che pensiamo e della vita che abbiamo scelto, e lo dimostriamo già con atti concreti: di fronte all’ostacolo sappiamo come agire. I possibili “bajas” civili non saranno “un errore di calcolo”, non sarà più “una conseguenza di questa lotta”, saranno un’elezione, una conseguente e piacevole ELEZIONE.

“Perché per il Terrorista Indiscriminato non esiste, una colpa etico morale, che è insita dentro il rapporto compensativo della ragione, che dice “no”, nel provocare una vittima o mutilare, senza aver ricercato il soggetto che ha subito l’aggressione di un ordigno esplosivo.”
N.

L’avevamo già detto nel nostro primo comunicato, siamo Natura Selvaggia, impariamo da lei, le sue reazioni sono violente, la natura non si trattiene per niente di fronte alle edificazioni urbane o rurali, non si trattiene davanti a cittadini comuni o davanti a scientifici specializzati, non si ferma, distrugge tutto al suo passo senza morali cristiane, passando sempre sui capricci e i disagi dei sottomessi …
Se risenti per il fastidio di ALCUNI per l’espansione dell’eco-estremismo e delle nostre parole e atti, tanto nel nord come nel sud, di quello che vuoi, e se ti da fastidio, indiginati facendoti dopo il segno della croce, NOI proseguiremo!

“Se credi che questi atti siano pochi efficaci, o credi che sono atti di alcuni sociopatici, o quello che è. Non vogliamo cambiare il mondo, preferiamo vederlo consumato in fiamme. E se non vedi che la distruzione della Terra, dei fiumi, montagne, boschi e oceani, è una vera pazzia, non possiamo aiutarti, e non vogliamo aiutarti. Nasconditi quando ci vedi arrivare.”
C.

Con la forza appassionante della natura selvaggia nel nostro lato:

Avanti con la guerra!

Di fronte al silenzio, le nostre bombe!

Contro tutto quello che è estraneo e per tutto quello che stiamo perdendo!

Propagando la delinquenza terroristica politicamente scorretta!

Sotto le impalcature morali “rivoluzionarie”, morte all’uguaglianza, morte all’umanesimo!

In difesa estrema della natura selvaggia!

 

Individualistas Tendiendo a lo Salvaje-México
-Ouroboros Silvestre (antes “Ouroboros Nihilista”)/Estado de México
-Grupo Oculto “Furia de Lince”/Ciudad de México
-Banda Feral-Delincuencial/Jalisco
-Grupo Editorial “Revista Regresión”/Michoacán

Individualistas Tendiendo a lo Salvaje-Chile
-Sureños Incivilizados/Santiago

Individualistas Tendiendo a lo Salvaje-Argentina
-Constelaciones salvajes/Buenos Aires

(The Americas) Fifth Communiqué of the Individualists Tending Toward the Wild – 2016

Comunicado original en español publicado el 02 de marzo 2016.

Traducción del comunicado número cinco de ITS, en el cual se posicionan como un grupo eco-extremista internacional.

Traducción a cargo de Chahta-Ima.


“Fungi, algae, and ferns produce spores that can travel many miles until they find a viable environment in which to reproduce themselves.
W.

I
Since 2011, what is now called eco-extremism has passed through various phases. Most of these have been on Mexican soil, and in these phases its followers have confronted many problems, threats, investigations, criticisms, defamations, discussions, disputes, and splits. These have affected our ideological foundations as well as our initial praxis.
In that year ITS was born. Our first attack was against a nanotechnologist of the Polytechnic University of the Valley of Mexico. At first we thought of spontaneously claiming responsibility for the act in a manner indistinguishable from the rest of the anti-civilization groups in Mexico.
However, we decided to continue to distinguish ourselves.

For three years we branched out with our attacks into seven states in the central and north-central regions of the country. We learned, we consolidated ourselves, we self-criticized, we deepened our understanding, and we prepared. After an extraordinary effort we gave ourselves the task of uniting related groups that had acted with similar principles in years past. In a non-sectarian manner, we brought forth the project known as “Wild Reaction” (Reacción Salvaje – RS). When the right moment came, it was decided to dissolve this project so that individualists who formed part of the factions of RS could continue to wage war on their own. Nevertheless, these groups continued to have the same vision against civilization and the technological system. From the dissolution of RS came the “Pagan Sect of the Mountain,” “the Eco-Extremist Circle of Terrorism and Sabotage,” “The Indiscriminate Faction,” “Ouroboros Nihilista,” and the other groups that do not claim responsibility for their attacks but remain active. Those groups have been doing their own thing since the dissolution of RS, which fills us with great pride and is evidence that eco-extremism is expanding on Mexican soil.

II
It seems like these spores have traveled many distant miles, and we have encountered enthusiastic complicity in South America. Having found fertile soil, brave individualities have sprouted forth; with these we share the desire for attack, and fraternally join with them in word and act.
Individualists commit themselves to strike firmly against the technological mega-machine. We will use any means necessary and at hand to attack structures and our human targets. We shall carry out these acts with arson, bombs, threats, and firearms.
We have birthed this international project of attack in the shadows. We are committed to coordinating and perfecting our complicity against the techno-industrial system. With pride we report that fellow individualists in the south have branched out with the terrorist initials of ITS. They have also adopted their own names and initials to identify their attacks, since we are savage individualists.

III
We have thus declared a new phase of the war against all that represents and sustains the advance of civilization and progress. This war was begun thousands of years ago by our ancestors who savagely defended their austere lives. They pointed their ancient arrows against Christian flesh, opposing civilization and waging war to the death. With pagan pride we recover this
spirit in the present, as well as all of the wisdom, tenacity, and commitment of those primitive and anonymous lives. We revive them in the present attack against civilization.

IV
Our actions are our own. We do not want nor will we permit them to be portrayed as “normal criminal acts”, nor that they be presented as some sort of “conspiracy”. Here is where the importance of claiming responsibility for our acts comes in. It is in this manner that they will
encourage more eco-extremist groups to grow in other parts of the world that will also strike heavy blows against civilization.

V

“Before self-interested and candid ethics, I prefer sabotage, I prefer terrorism with its clear, nefarious logic. Before sober rhetoric, and the serene obstinacy of sabotage, I prefer the uncalculated and unthinking human violence of one who fires without taking into consideration the legal ramifications.”

A.

We consider as enemies all those who contribute to the systematic process of domestication and alienation: the scientists, the engineers, the investigators, the physicists, the executives, the humanists, and (why not?), affirming the principle of indiscriminate attack, society itself and all that it entails. Why society? Because it tends toward progress, technological and industrial. It contributes to the consolidation and advance of civilization. We can think of all who form part of society as being mere sheep who do what they are told and that’s it, but for us it’s not that simple. People obey because they want to. If they had a choice and, if it were up to them, they would love to live like those accursed millionaires, but they rot in their poverty as the perennially faithful
servants of the system that enslaves us as domestic animals.

“… we invite them to look under their seat to see if there’s anything under it once they sit down in whatever vehicle they are traveling in. Whenever there are wounded or dead civilians in attacks against civilization carried out by radical individuals or groups, or even if this occurs in the context
of a natural disaster, it will be beautiful in our eyes.
T.

For some time now we have refused to be bound by the pedestrian morality of revolutionary action. We will give no quarter to anyone or anything, our acts will not be accompanied by warnings nor do we delegate responsibility. We assume the consequences of our actions, ALL OF THEM.
We are against the decency and Christian scruples of some who don’t want any collateral damage. To them we say, “before any bystander (ANY), a thousand times us.” The masses deserve no consideration. He who insists on looking out for his own well-being should be vigilant of the fact that a bombing could happen at any time.

Nothing, absolutely nothing guarantees that bystanders will not get hurt. In fact, our attacks are designed to cause the greatest amount of harm possible. And if more lives are taken in these attacks than we anticipated beforehand, so much the better. We can say this without hesitation or guilt because we are totally convinced of what we think and the life we have chosen, and we have shown this with concrete actions. Before any obstacle we know how to act. All possible “collateral damage” is not a “calculation error” and it is not “the price of the struggle”. It is a choice: a
conscious and desired CHOICE.

“For the Indiscriminate Terrorist, moral and ethical fault does not exist. All of that is contained in the rational calculation of the act, one which says “no” in threatening a victim or mutilating him, but perhaps without intending to harm the person who suffered the attack with an explosive
device.”

N.

We have already said in our first communiqué that we are Wild Nature. We learn from her since her reactions are violent. Nature doesn’t halt before urban or rural buildings. She does not stop for bystanders or scientific specialists. She doesn’t let up, she destroys everything in her path without consideration of Christian morality, rolling over the tantrums and discomfort of the usual suspects…

The discomfort of SOME at the expansión of eco-extremism is tangible, as is the discomfort at the spreading of our words and acts from north to south. Let them talk, come what may, they will get angry first and then they will start praying. We will continue EVER FORWARD!

“You may think these acts are ineffective; you may think them the obsessions of crazy sociopaths, or what have you. We’re not trying to change the world, we would rather see it all go up in flames. And if you don’t see that the destruction of the Earth, of the rivers and mountains, of the forests and oceans, is the real insanity, then we cannot help you, nor would we care to. Just duck when you see us coming.”

C.

With the devastating force of wild nature on our side:
Let the war continue!
Before the silence, our bombs!
Against all that is artificial and for all that we have been losing!
For the increase of politically incorrect terrorist criminality!
Down with revolutionary morality, death to equality, death to humanism!
In extreme defense of wild nature!

 

Individualists Tending Toward the Wild – Mexico
-Ouroboros Silvestre (formerly Ouroboros Nihilista”)  / Mexico State
– Clandestine Group, “The Fury of the Lynx” / Mexico City
-Regresion Editorial Group / Michoacán

Individualists Tending Toward the Wild – Chile
-Uncivilized Southerners / Santiago

Individualists Tending Toward the Wild – Argentina

-Wild Constellations – Buenos Aires

(AMÉRICA) QUINTO COMUNICADO DE INDIVIDUALISTAS TENDIENDO A LO SALVAJE – 2016

Comunicado publicado el 02 de marzo 2016.

Nuevo comunicado de ITS, presentando su nuevo proyecto internacional, el comunicado se adhiere a los diferentes contextos de los tres países en donde han surgido grupos eco-extremistas. Principalmente abordan la temática de los ataques indiscriminados, que tanta discusión ha causado entre algunos anarquistas…


“Hongos, algas y helechos desprenden esporas, las cuales pueden viajar por kilómetros hasta que se posicionan en un entorno viable para poderse reproducir.”

W.

I

Desde el año 2011, el llamado eco-extremismo ha pasado por varias etapas, la mayoría de estas en territorio “mexicano”, durante esas etapas nos hemos enfrentado a varias problemáticas, amenazas, investigaciones, críticas, difamaciones, discusiones y rompimientos tanto con nuestros viejos andamiajes ideológicos como con nuestros iniciales modus operandi.

En ese año nació ITS, y aunque nuestro primer atentado llevado a cabo contra un nanotecnólogo de la Universidad Politécnica del Valle de México, estaba pensado solamente en ser reivindicado con solo una firma espontanea que se difuminaría entre los demás grupos “anti-civilización” de esos años, decidimos darle seguimiento.

Por tres años expandimos nuestros ataques a siete estados del centro y norte del país, aprendimos, afianzamos, nos criticamos, comprendimos, nos preparamos… Después, en un esfuerzo titánico nos dimos a la tarea de reunir a varios grupos afines que habían actuado con un discurso similar en años pasados sin importar diferencias, dando pie al proyecto de “Reacción Salvaje” (RS), llegado ya el momento se decidió disolverlo para que los individualistas que estuvieron formando parte de los grupúsculos comenzaran la Guerra por su cuenta, pero eso sí, siempre con la mira puesta en la civilización y el sistema tecnológico.

De esa disolución surgió la “Secta Pagana de la Montaña”, el “Circulo Eco-extremista de Terrorismo y Sabotaje”, el “Grupúsculo Indiscriminado”, “Ouroboros Nihilista” y demás grupos que NO reivindican sus actos pero que siguen activos. Mencionados grupos han estado haciendo de las suyas desde la muerte de RS, lo cual nos llena de orgullo y nos hace ver que el eco-extremismo sigue expandiéndose en territorio “mexicano”.

II

Parece ser que la espora viajó a kilómetros de distancia, y nos topamos con una filosa complicidad en el sur de América. Encontrando esta “tierra fértil”, germinando en valiosas individualidades con las que compartimos complicemente las ansias de ataque, hermanándonos en actos y palabras.

Individualistas que se empecinaran en dar golpes certeros contra la mega-maquina tecnológica. Ocuparemos todos los recursos a nuestro alcance en pos del ataque a las estructuras y personas-objetivo. Con fuego, bombas, amenazas y disparos seguimos empecinados. Extendiendo de esta forma las ideas eco-extremistas por las tierras sureñas de Chile y Argentina.

De entre las sombras le hemos damos vida a este proyecto internacional de ataque, coordinación y complicidad contra el tecno-sistema y quienes se encargan de su perfección y/o perpetuación. Con orgullo, los cómplices individualistas del sur enarbolaron las siglas terroristicas de los ITS, junto con nosotros. Adoptando siglas y nombres propios, por el ego del ataque, porque somos individualistas y salvajes.

III

Iniciamos así una nueva fase en la guerra declarada  contra todo lo que represente y sostenga con su pasividad el avance de la civilización y el progreso. Guerra que desde hace miles de años iniciaron nuestros ancestros, defendiendo con fiereza sus estilos de vidas austeras. Apuntando sus antiguas flechas contra las carnes cristianas occidentales, oponiéndose  y dando guerra hasta la muerte. Con un orgullo pagano  rescatamos hoy en la actualidad, toda esa sabiduría, tenacidad y arrojo de aquellas primitivas y anónimas vidas, proyectándolas en el ataque contra la civilización hoy.

IV

Nuestras acciones son solo nuestras, no queremos ni permitiremos que se les atribuyan a la “delincuencia común”, ni mucho menos que se presten para “conspiraciones…”, es ahí en donde reside la importancia de reivindicar nuestros actos, animando al mismo tiempo, a que más grupos eco-extremistas germinen en otras partes del globo para golpear contundentemente.

V

“Antes que la ética interesada, cándida, del “sabotaje”, prefiero el terrorismo con su clara, malvada, lógica lineal.

Antes que la “escasísima retórica” y que la “serena obstinación” del “sabotaje” prefiero la humana violencia, la ausencia de cálculo e “inconsciencia” de quien dispara sin pensar en las consecuencias penales.”

A.

Consideramos enemigos a cada uno que contribuya a todo el proceso sistemático de domesticación y alienación, si, los científicos, ingenieros, investigadores, físicos, ejecutivos, humanistas, y ¿porque no? -apoyando la idea y la práctica del ataque indiscriminado- también contra la sociedad en su conjunto.

¿Porque la sociedad? Porque esta tiende al progreso, al progreso del sistema tecnológico e industrial, contribuye a la consolidación y al avance de la civilización. Pudiéramos pensar que ellos son solo borregos que hacen lo que les dicen y ya, pero nosotros no lo vemos tan simple, la gente sigue una línea dentro de este sistema porque quiere, si tuvieran elección seguro que les gustaría vivir como los execrables millonarios, pero se pudren en su pobreza siendo así los eternos fieles sirvientes de un sistema que nos subyuga como animales domésticos.

“(…) los dejamos invitados a fijarse que hay debajo de su asiento cada vez que viajen, en lo que sea. Que resulten heridos o muertos ciudadanos en el accionar contra la civilización, por parte de grupos o individuos radicales, o por algún desastre de la naturaleza salvaje, siempre es lindo.

T.

Desde hace tiempo ya que dejamos de entramparnos en la aburrida moral común-“revolucionaria” del ataque. No tenemos consideraciones por nadie ni por nada, nuestros actos NO dan llamadas de alerta ni delegan responsabilidades. Asumiremos todo lo que venga, TODO.

Estamos en contra  de la filantropía de algunos, y su preocupación cristiana de no herir a “inocentes”. Decimos: “ante cualquier ciudadano (CUALQUIERA), mil veces nosotros”. La masa no merece ningún miramiento, quien siga empecinado en velar por su bienestar, debería cuestionarse el hecho de atacar (con bombas).

Nada, absolutamente nada garantiza que no se hieran civiles. De hecho, nuestros ataques están pensados para causar el mayor daño posible y si en unos de estos atentados caen más vidas de las que teníamos pensado, mejor aún. Y lo decimos de esta manera, sin remordimiento ni culpa, porque estamos totalmente convencidos de lo que pensamos y de la vida que elegimos, y ya lo demostramos con actos concretos: frente al obstáculo sabemos cómo actuar. Las posibles bajas civiles no serán “un error de cálculo”, ya no serán “una consecuencia de esta lucha”, serán una elección, una consiente y placentera ELECCIÓN.

Porque para el Terrorista Indiscriminado no existe la culpabilidad ética moral, que es inherente a la relación de compensación de la razón, que dice “no”, al provocar una víctima o mutilarla sin haber buscado afectar a la persona que sufrió la agresión de un artefacto explosivo.

N.

Ya lo habíamos dicho en nuestro primer comunicado, somos Naturaleza Salvaje, aprendemos de ella, sus reacciones son violentas, la naturaleza no se detiene para nada frente a las edificaciones urbanas o rurales, no se detiene ante ciudadanos comunes o ante científicos especializados, no se para, destruye todo a su paso sin morales cristianas, pasando encima de los berrinches e incomodidades de los sujetos de siempre…

Se siente la incomodidad de ALGUNOS por la expansión del eco-extremismo y de nuestras palabras y actos, tanto en el norte como en el sur, digan lo que digan, pese a quien le pese, se indignen para después persignarse, seguiremos ¡ADELANTE!

 

“Tal vez crees que estos actos son pocos efectivos, tal vez crees que son unos actos de sociópatas, o lo que sea. No queremos cambiar el mundo, preferimos verlo consumido en llamas. Y si no vez que la destrucción de la Tierra, de los ríos, montañas, bosques y océanos, es una verdadera locura, no te podemos ayudar, y no queremos ayudarte. Solo agáchate cuando nos veas llegar.”

C.

Con la fuerza arrasadora de la naturaleza salvaje de nuestro lado:

¡Adelante con la guerra!

¡Frente al silencio, nuestras bombas!

¡Contra todo lo ajeno y por todo lo que hemos ido perdiendo!

¡Propagando la delincuencia terrorista políticamente incorrecta! 

¡Abajo los andamiajes morales “revolucionarios”, muerte a la igualdad, muerte al humanismo!

¡En defensa extrema de la naturaleza salvaje!

 

Individualistas Tendiendo a lo Salvaje-México

-Ouroboros Silvestre (antes “Ouroboros Nihilista”)/Estado de México

-Grupo Oculto “Furia de Lince”/Ciudad de México

-Banda Feral-Delincuencial/Jalisco

-Grupo Editorial “Revista Regresión”/Michoacán

Individualistas Tendiendo a lo Salvaje-Chile

-Sureños Incivilizados/Santiago

Individualistas Tendiendo a lo Salvaje-Argentina

-Constelaciones salvajes/Buenos Aires

Dialogo Primitivo (Selknam)

Transcripción del capítulo II del libro de Anne Chapman, dividido en dos partes y bajo otro título. Nos presenta una “conversación” entre la antropóloga y algunos de últimos descendientes Selknam de Tierra Del Fuego. Entre ellos las ancestrales Kiepja y Angela Loij. Articulo Tomado del muerto “Tierra Maldita”:

Primera parte: Vida

Anne Chapman: Kiepja, más conocida como Lola, murió a fines del invierno de 1966 en Tierra del Fuego. Con ella desapareció todo testimonio directo de una cultura milenaria, la de un pueblo paleolítico de cazadores-recolectores.
Aunque es más conocido como ona, el nombre de su grupo es selk’nam. Kiepja nació bajo una tienda de cuero de guanaco.Tenía más de noventa años cuando murió. De los pocos sobrevivientes de su grupo, ella era la de mayor edad. En su juventud se vestía con pieles de guanaco. Acampaba con su familia en playas, lagunas y bosques. Participaba en las ceremonias tradicionales. Anciana y sola, Kiepja se identificaba aún con su pueblo. Le gustaba hablar su propio idioma aunque sabía expresarse en español. Era una persona de excepcional riqueza, apasionada, sensible, inteligente. Poseía un profundo conocimiento del misticismo y de la mitología de su pueblo. Era chamán, la última chamán selk’nam. Heredó su poder sobrenatural de un tío materno, quien le transmitió su espíritu en un sueño. Kiepja se ejercitó durante años para adquirir suficiente fuerza de concentración y lograr acceder al “más allá”, como tradicionalmente se hacía. Al final de su vida, cuando la conocí, parecía realmente feliz al evocar con sus relatos y cantos su antiguo modo de vida. Pero sabía que éste había desaparecido para siempre.

Kiepja (canta):

Estoy aquí cantando, el viento me lleva,
estoy siguiendo las pisadas de aquellos que se fueron.
Se me ha permitido venir a la montaña del poder.
He llegado a la gran cordillera del cielo, camino hacia la casa del cielo.
El poder de aquellos que se fueron vuelve a mí.
Yo entro en la casa de la gran cordillera del cielo.
Los del infinito me han hablado.

Chapman: El modo de vida de los selk’nam es el más antiguo de la humanidad, la edad de los útiles de piedra, del arco y la flecha, el Paleolítico. Durante miles de años la humanidad estuvo esparcida por el mundo en pequeños grupos de cazadores, hasta que algunos comenzaron a cultivar la tierra. Sin embargo, no todos se convirtieron en agricultores. Ciertos grupos continuaron siendo cazadores, aún hasta el siglo pasado.Tal fue el caso de los selk’nam, cuyo recuerdo guardan los contados descendientes que viven en la Isla Grande, Tierra del Fuego, Argentina.

Luis Garibaldi Honte es el único que disfrutó de cierto desahogo económico.Tuvo un cargo de mucha importancia en la construcción del primer camino que atravesó la cordillera fueguina. Fue policía; ahora se dedica a la crianza de ovejas.

Luis Garibaldi: Yo hasta la edad de ocho o nueve años estuve en el clan.Y me sentía más feliz en aquel tiempo con un quillango de cuero y no con vestido de lana como estoy hoy. Entonces yo vivía con mi abuela y mi abuela hacía sus giras con sus familiares por la parte norte de la isla, y después volvíamos a Harberton otra vez, la estancia del misionero Bridges, que mayormente yo me crecí después ahí, en esa estancia. Y ahí me tomé el sistema de los europeos, civilizándome, creyendo que iba a ser civilizado [ríe] y hasta hacerme ya un hombre, un muchacho de doce o trece años, empecé a trabajar. Después más adelante, después cuando fui hombre grande, ya vine, me tomaron acá la policía, para gendarme, y estuve de gendarme. Ya conocía bastante las letras, entonces, me ponía a leer y escribir, tenía necesidad de saber.

Chapman: Angela Loij fue de madre y padre selk’nam. Fue sobre todo gracias a ella que pude continuar mi estudio de la cultura selk’nam, después de la muerte de Kiepja.

Angela Loij: No, no sé mi edad, ninguna cosa. El año no está escrito. Tiene que pedir mi bautismo, pero año no hay, no está. No pusieron.

Garibaldi: Linda mujer, ¿no?, úliche quiere decir bonita. Lindo cuerpo, lindas facciones. Y muy andariega, caminaba mucho. Después cuando se casó con un primo mío, anduvo por el lago [Fagnano], por Buen Suceso. Por todo recorrió por ahí.

Angela: Nosotros estuvimos viviendo como casi doce años, cuando éramos jóvenes. Anduvimos por todos lados, pero ahora no; ahora estamos, ya no. El [marido] me da casa: usted vive acá hasta que muere y después yo recojo mi casa dice. Por eso yo digo, estoy tranquila.

Chapman: Cuando Angela nació, a comienzos del siglo, los blancos ya habían destruido el modo de vida indígena. Pero Angela creció entre su gente, y convivió muchos años con las ancianas indígenas en la misión salesiana de Río Grande. Creo que Angela se sentía selk’nam aunque era demasiado tarde para ser selk’nam. Angela murió repentinamente en mayo de 1974, en Río Grande.
Francisco Minkiol fue domador de caballos. A los veintiocho años quedó paralizado de las piernas, por un accidente de trabajo.

Angela: El estaba amansando por no sé qué estancia fue, acá por Río Gallegos, por ahí. Ahí se quedó válido [inválido] este hombre, si esos caballos ariscos, lo voltearía y una mala caída, ya quedó así, quedó válido, para siempre. ¡Cuánto tiempo ya! No le podían hacer nada; volvió p’acá; él dice que pidió Tierra del Fuego pa’que muera acá. El dijo que voy a morir en mi tierra, yak haruwen chesken.Voy a morir en mi tierra. No quería morir allá; él quiere morir en su tierra nomás, porque no tiene familia él, nada. Igual que yo, no tengo nadie.

Chapman: Pancho Minkiol murió a fines de 1970 en el Hospital Regional de Río Grande.

Federico Echeuline: Nosotros con Pancho, en la estancia Ruby, domamos tres temporadas juntos. Treinta potros ariscos pa’ domar arriba y corcovean…

Chapman: Federico Echeuline ha trabajado toda su vida en las estancias de la isla. Se parece más a su padre, un noruego, que a su madre selk’nam. Otro descendiente selk’nam, Alfredo Rupatini, vivía en Río Grande.

Alfredo Rupatini: Y obligado tengo que estar en Río Grande. Por razones de salud tengo que estar acá. Estoy en un tratamiento largo [sufría de tuberculosis] y no, esto no, no anda acá. Es muy cansador. El invierno por su intenso frío y es la costumbre de uno de vivir en el monte, vivir sin ruido sin nada. Uno no está acostumbrado como por ejemplo yo nací en zona de bosque [por el Lago Fagnano] y nací y crecí en zona de bosque. Ah [pero], el mar es divino el mar sí. El mar, los ríos son preciosos acá. Sí.

Chapman: Alfredo murió en Ushuaia en mayo de 1973. Enriqueta Varela de Santín, de padre español y madre indígena, vive en la cabecera del Lago Fagnano y en Ushuaia,Tierra del Fuego. Es una artista y madre de muchos hijos.

Enriqueta Varela: Los animales me gustan. Toda la naturaleza me gusta. Me pongo un buen rato fijándome y el que me gusta lo hago. Hago el guanaco, el pingüino, el cormorán, el biguá. La verdad es que me gustan todos.

Chapman: Otras mujeres de ascendencia selk’nam: Rafaela Ishtón y Rosario Imperial. Otros hombres: Segundo Arteaga y Alejandro Cortés, son trabajadores de estancias. Esta es la última generación de este pueblo, pueblo que desapareció a causa de su encuentro con la civilización occidental.
Excavaciones hechas por los arqueólogos demuestran que la Isla Grande fue habitada por pueblos cazadores hace unos nueve mil años. Pero no se sabe cuándo los selk’nam llegaron allí. Eran parientes de los tehuelches, de los famosos “gigantes patagónicos”, habitantes de la Patagonia, en el sur de Argentina. Según sus tradiciones llegaron a la Isla Grande tras la caza de guanacos, cuando aún estaba unida al continente [Primera Angostura]. Según esas tradiciones habían llegado a pie. Y, en efecto, los selk’man no eran navegantes.

Angela: Karukinka esa tierra que está por allá lejos. Sí, ésa es karuk Estaría junta la tierra, sí [la Isla Grande con el continente], porque estaban cazando guanaco esa gente [los antiguos selk’nam], venían unas cuantas familias y llegarían donde estaba la tierra, creo [en] aquellos tiempos, años, siglos ya. Quedaron aislados ahí [en la Isla Grande]. Por un terremoto habrá sido que quedaron aislados en esta tierra. Pero éste [hace] siglos de años. Quedaron, hasta que aumentaron mucho. Sí, mucha gente. Ahí quedó karuk, sola sí. Karuk.

Chapman: Los selk’nam cazaban guanacos, la base de su alimentación. Utilizaban las pieles para vestirse y los cueros para sus carpas. Además cazaban roedores, zorros y pájaros, focas y lobos marinos. Comían también ballenas varadas. Las mujeres recogían hongos, bayas, huevos, moluscos. Todos pescaban por las playas en los ríos y las lagunas. Su comida, por lo tanto, era variada y rara vez padecieron hambre. Su única bebida era el agua.
Cuando cambiaban de campamento, las mujeres cargaban los pesados cueros con todos los enseres del hogar y, encima de la carga, las criaturas. Los hombres guiaban la marcha, de un campamento a otro, llevando solamente el arco y las flechas, alertas para rastrear a los guanacos. Los selk’nam vivían en grandes familias patrilineales. Cada familia tenía su propio territorio. La suya era una sociedad sin jefes.

Garibaldi: Porque no había ninguna autoridad máxima entre los onas. Había un hombre que más o menos dirigía así nomás, sin autoridad. Por ejemplo, en la caza de guanacos, era un cazador famoso, un hombre guapo. Entonces él dirigía [decía a los compañeros]: bueno, hoy vamos a cazar acá, usted va allá, usted allí, yo voy acá con fulano. Entonces así cazaban [entre varios] en distintos lugares.

Chapman: En cada generación se destacaban hombres sabios, los “padres de la palabra”, guardianes de la tradición. Las reglas morales eran transmitidas de generación en generación, mediante una ceremonia durante la cual los jóvenes varones eran iniciados a la vida de adultos. El nombre de la ceremonia era Hain. Después, en tiempos recientes lo llamaron “colegio”. Este y otros muchos aspectos de su modo de vida fueron documentados por Martin Gusinde en una obra monumental [1919-1925].

Garibaldi: En el Hain, donde se hacían las ceremonias éstas que salen acá en las fotografías del Klóketen [en el libro de Gusinde], que le decían Klóketen.

Federico Echeuline: Klóketen era como un alumno que está en el colegio, estudiando. Pero [para] ellos no era estudio, sino [era] para que sea alentado, que tenga energía para trabajar, para levantarse [en la mañana].

Chapman: La ceremonia tenía lugar cuando había bastantes jóvenes adolescentes y abundancia de caza. Muchas familias se reunían para celebrar este rito que duraba muchos meses.

Federico: Bueno, ahí tomaban al colegial, lo extendían bien y bien pintadito, colgado de un árbol, y allí le empezaban correr la tiza que hacían ellos, bien rojo, lo pintaban al klóketen, y ya lo llevaban al colegio.

Garibaldi: Y bueno, allí lo que nos decían en primer lugar, que había que respetar a los hombres mayores que uno. Y a las mujeres, no hacerles chistes ni bromas a las mujeres, especialmente.

Federico: Y esperar cuando lo inviten a comer, esperar, no agarrar lo ajeno ni atreverse comer pronto, antes que los viejos. Primero los viejos, después él. Ser trabajador y obediente, a cualquier persona y saber respetar, desde el más chico hasta el más grande, saber respetar.

Garibaldi: Respetar. A nosotros nos enseñaban todo eso; cómo hay que comportarse con la gente, con los ancianos, con las mujeres, con los chicos, con los hambrientos, con los inválidos.Todo eso lo sabemos porque ahí en el Hain nos lo enseñaban todo eso.Y siempre dar lo mejor que uno tiene; no dar lo peor que uno tiene, sino lo mejor, dejarse lo peor para sí mismo. Eso nos enseñaban ahí.

Chapman: En la gran choza ceremonial lejos del oído de las mujeres, los mayores revelaban el secreto del Hain a los jóvenes. El secreto tenía que ver con el primer tiempo del mundo, con el matriarcado, cuando las mujeres dominaban a los hombres. Esto lo lograron mediante un engaño que era el secreto de ellas, el secreto del Hain. Se disfrazaban de espíritus con máscaras y el cuerpo pintado o tapado. Así mantenían a los hombres humillados, según el mito. Hasta que un día un hombre descubrió que los espíritus eran mujeres. Ultrajados, los hombres mataron a todas, salvo a las niñas inocentes.Y así los hombres se apropiaron del secreto del Hain, disfrazándose ellos de espíritus. Desde aquel entonces los hombres dominan a las mujeres. Así se originó la sociedad patriarcal.

Federico: Era un secreto guardado para contra las mujeres.

Garibaldi: Por eso existen estas figuras, esas imágenes [los espíritus del Hain en el libro de Martin Gusinde].

Federico: Y hacían máscaras, máscaras para taparse la cabeza y todo, los ojos, para hacer que eran como duendes.Tienen que ir cubierto todo, todo, bien tapado, para que las mujeres no los reconozcan.

Garibaldi: Que dice que uno era el espíritu de la tierra, que otro bajaba del cielo.

Federico: Y las mujeres creían que ése era, que un monstruo salía de la tierra.

Chapman: Los chamanes, llamados xo’on, eran muy estimados por sus dones curativos y su poder sobrenatural, pero también eran temidos. La gente creía que los chamanes causaban las enfermedades, que las podían enviar a gran distancia, o con la sola mirada aniquilar a un enemigo. Para sacar las enfermedades del cuerpo, los chamanes se ponían en trance y cantaban cantos sagrados. Además predecían el tiempo, el resultado de los combates futuros.También se suponía que los chamanes atraían ballenas hacia la costa y que las remataban con flechas invisibles.

Garibaldi: No puedo explicarle bien cómo hacía para atraerlas. Lo que puedo manifestar es que el tipo cantaba mientras mantenía la ballena en el mar y se pasaba dos o tres días cantando, porque él sujetaba la ballena con el poder del xo’on.

Kiepja (canta):

La ballena está montada sobre mí, está sentada sobre mí.
La estoy esperando, la ballena macho.
La ballena, mi padre, está por ahogarme.
La estoy esperando.

Chapman: En el primer tiempo del mundo el Sol, su esposa la Luna y las demás divinidades tenían forma humana y habitaban la tierra. La muerte aún no existía. Pero un día apareció. Entonces las divinidades mayores huyeron al cielo convirtiéndose en astros. Los que quedaron se transformaron en árboles, pájaros, montañas, lagunas. El primero que murió fue el roble blanco. Desde entonces, la corteza de estos árboles tiene incisiones que expresan su duelo por el primer muerto del mundo. Los selk’nam también se hacían incisiones en duelo por sus muertos. Kiepja me contó que su anciana madre estaba siempre de duelo por algún pariente, que laceraba tanto su cuerpo que sus heridas nunca sanaban.
Cuando moría un cazador renombrado, un chamán, un sabio, o “padre de la palabra”, parte de su tierra natal era quemada en señal de duelo.
La Luna había sido la más poderosa de las divinidades. Cuando los hombres mataron a las mujeres, ella se escapó al cielo perseguida por su marido, el Sol. Ella recuerda su humillante derrota mostrándose en eclipse, enrojecida con la sangre de los hombres que iban a morir heridos de guerra. Para apaciguarla, las mujeres le cantaban alabanzas, mientras los espíritus de los chamanes se elevaban al cielo para rendirle homenaje y enterarse de sobre quién caería su furia en las próximas guerras.
Los selk’nam peleaban entre ellos mismos en pequeños grupos por razones de territorio, para vengar la muerte de algún pariente, supuesta víctima de un chamán de otra familia.

Garibaldi: Y de ahí vinieron sucediéndose las peleas, las guerrillas éstas. Eran como venganzas, una atrás de otra. Ya al último, ni se sepultaban. Entonces ya era el destino de la destrucción de ellos [los selk’nam], terminar la raza de una vez, que vengan otras, que venga Popper, que venga Mac Lennan [ríe], que vengan los escoceses a poblar Tierra del Fuego.

SEGUNDA PARTE: MUERTE

Chapman: Año 1520, en el primer viaje alrededor del mundo, Hernando de Magallanes descubrió el estrecho que llevaría su nombre. Costeando la Isla Grande, él y sus navegantes vieron fuegos que no se apagaban ni de día ni de noche. Descubrieron la Tierra del Fuego.
¿Habrá sido fuego de duelo por la muerte de algún selk’nam renombrado? ¿O habrán sido señales de alarma, avisando que algo insólito ocurría al ver pasar embarcaciones tan extrañas?
A partir del siglo XVI y hasta las últimas décadas del siglo XIX, los selk’nam sólo tuvieron contactos esporádicos con los blancos, por lo general náufragos cuyos barcos se habían hundido en la costa.

Garibaldi: Naufragaban en el Cabo San Diego [frente al Estrecho Le Maire], que es donde vivía la familia nuestra, todos mis abuelos. Los indígenas en aquel tiempo no eran malos, porque ellos protegían a los náufragos. Encontraban a un náufrago que estaba accidentado, otro que se había quedado cansado, los agarraban y los llevaban a su campamento. Si no podía caminar, se lo cargaban al hombro. En eso demuestra que no era gente que recibía mal a otras generaciones, sino que el blanco fue el malo, el europeo.
Chapman: Hacia 1880 comenzó la colonización de la Isla Grande por los blancos.

Garibaldi: Ya llegaron esos aventureros, buscadores de oro.

Chapman: En 1886, Julius Popper, rumano de origen, encabezó una expedición financiada por autoridades y personas eminentes de Buenos Aires para buscar oro en las playas de la Isla Grande.

Garibaldi: Popper, un hombre educado, un ingeniero, matando indios y todavía tiene la desfachatez de hacerse sacar la fotografía.Y mataba por matar, porque en ese tiempo cuando Popper cazaba él no tenía ovejas, sí él era buscador de oro. Mataba por matar, de gusto. El cosechaba el oro y lo mandaba a los ministros en Buenos Aires. Ahí tuvo un lío con un gobernador y se le apropió de la mina de ahí y en ese pleito estaba cuando murió en Buenos Aires.
Después, con rebaños de carneros [ovejas], de ahí los empezaron a correr los dueños de los rebaños, con el pretexto que les robaban los lanares. Algunos tendrían que haber agarrado para comer, porque ellos no conocían propiedades, de un principio no sabían que ésos tenían dueño, porque como para ellos el guanaco no tenía dueño. Entonces creía que los demás animales no tenían dueño. Entonces agarraban para comer, no para lucrarse con negocios. En aquella época, hablando de las propiedades, el indio cuando [los blancos] pusieron los alambrados también extrañó mucho, porque tenía que cruzarlos.

Federico: Llevaban animales para comer, no para producir, sino que para comer, llevaban las ovejas ellos, que ladrones eran por necesidad porque ellos tenían hambre. Con las flechas a ellos les costaba, muy difícil para matar guanacos. No como la carabina hoy en día, es fácil matar. Después se ausentaban los guanacos del movimiento de la gente, lejos se iban.Y así, pa’ no morir de hambre, buscaban los animales de los Menéndez. Por eso los mataba Menéndez, y Menéndez sacó permiso seguro del gobierno, quién sabe qué gobierno estaría en esos tiempos, que los maten nomás.

Chapman: José Menéndez, un español, desarrolló muchos negocios en la zona de Magallanes, entre los cuales estaba la crianza de ovejas en la Isla Grande. Es el más conocido de los colonizadores extranjeros, pero no fue el único.

Federico: Entonces los indios eran mansos, la flecha no tenía tanto alcance que la carabina. Podían agarrarlos muy fácilmente y amansarlos, no matarlos así como matar animales. ¡Para poner ovejas, mataban los indios! Se hicieron una limpieza y más por la pampa mataron más, para limpiar que no haiga ningún indio, entonces metieron ovejas ellos. Entonces estaban tranquilos con sus ovejas, para que puedan poblar, producir con las ovejas ésas, para su ganancia, para su producto, con eso tenían sus ganancias. Por eso mataban los indios. Esos los hizo matar “Chancho Colorado”, Mac Lennan el verdadero nombre, administrador de los Menéndez. Así que él le pagaban una libra por cada cabeza de indio, a los cazadores, por eso ponían empeño: cuantos más indios mataban, mejor para ellos, entonces más libras recibían ellos.

Garibaldi: Claro, primeramente los que él tenía a su vez para la ayuda de caza de indios los tipos le traían la oreja al Mac Lennan éste, que le decían el “Chancho Colorado”, porque era un tipo rojo, colorado de cara y rubio de cabello.

Federico: Ellos mataban porque les convenía, porque les pagaban libra esterlina por cada cabeza y la mujer le cortaban los senos, le cortaban los senos, entonces pagaban un poco más por la mujer; me parece: una libra y media o algo así producían [las mujeres] los chicos, ya los chicos cuando sean grandes iban a ser ladrones o que decían que eran ladrones, que ladrones eran por necesidad, porque ellos tenían hambre.

Garibaldi: Lucas Bridges dice que él invitó al “Chancho Colorado” pa’ ver si podía civilizar a los indios, que era mejor civilizarlos, que podían ser útiles para el trabajo del establecimiento ganadero y el “Chancho Colorado” le dijo que no, que era mucha molestia, porque para civilizar, primero hay que mantenerlos y después hay que vestirlos y hay que educarlos; mejor es meterle una bala, se termina enseguida la historia.
El Cabo Peñas es el que está frente donde está el faro. Es un cabo que desplaya mucho y hay un descanso de lobos, porque es muy desplayada y hay mucha alimentación en la marea baja. Hay peces y mariscos, de muchas clases. Hasta del lago [Fagnano] bajaban la gente a marisquear y cazar lobos. Porque ahí estaba el descanso de lobos. Entonces, el “Chancho Colorado” éste, puso una vez unos centinelas armados con Winchester, unos tres, cuatro hombres, tres por un lado, tres por otro lado del cabo.
Cuando vino la marea alta a crecerse, en una parte del acantilado del cabo los iban apretando a medida que venían subiendo la marea, los iban apretando y el que quería pasar para el lado de la gente, le metían bala así que la gente, las mujeres y los chicos, se aglomeraron donde estaba el acantilado y ahí los ahogaron a todos. Ahí en el cabo famoso éste.

Federico: Allá murieron unos parientes míos, como dos o tres mataron, en las barrancas ésas [Cabo Peñas]. Y no tuvieron salvación, ningún lado podían escaparse, tan sólo uno se escondió entre las rocas y bueno, ellos ya esperaban para ver si salía de ahí [pero de tanto esperar] se aburrieron ellos, y lo dejaron. Ese fue el único que se escapó de ahí.
Yo conocí varios matadores que eran matadores de indios; ya murieron todos ya están muertos. Los matadores, los voy a nombrar: uno era José Díaz, algo de portugués por ahí. Otro se llamaba Kovacich, yugoslavo. Niword, Alberto Niword era otro. Son tres. Sam Islop era otro y Stewart, algo de marinero, por ahí, qué yo sé, que más o menos que los conozco por mi mamá que los nombró a todos, que son éstos y hay varios más que yo no me acuerdo.

Chapman: En las últimas décadas del siglo pasado los selk’nam tuvieron que optar: correr el riesgo de ser muertos por los buscadores de oro y los agentes de los estancieros, o refugiarse en las misiones religiosas.
La primera misión en Tierra del Fuego fue protestante. Thomas Bridges y otros misioneros ingleses, desde 1869, vivieron por muchos años con vecinos de los selk’nam, los yámana que habitaban la zona del Canal Beagle.
A principios de este siglo los hijos del pastor Bridges, ya estancieros, abrieron, con el trabajo de los selk’nam, el primer camino que atravesó la isla para fundar una estancia en la costa atlántica que llamaron Viamonte.

Federico: Y entonces trajo ovejas y se formó una estancia y en esta estancia se reunió puro indios nomás. ¡Meta cercos! ¡Meta hacer cercos, cerrándole los campos al señor éste! Y éstos se hicieron millonarios.Y de enseñanza de escuela no dieron nada.

Garibaldi: Ellos educaron algunos indios, educar en el sentido del trabajo, darles amor al trabajo, al dinero, en fin. Ahí el indio, en principio, el que quería trabajar trabajaba, el que no, no trabajaba. Pero el que no trabajaba no tenía comida, así que era fácil educarlos.

Federico: Puro trabajo nomás, puro trabajo nomás. Así se hicieron ricos ellos, a costillas de los paisanos; se hicieron millonarios.

Alfredo Rupatini: Yo creo que Thomas Bridges es un hombre de muchos méritos para nosotros. La familia Bridges es de muchos méritos para nosotros, a más puedo decirle una cosa: que todos los indígenas que sobrevivieron, que hoy viven, se debe a la familia Bridges, porque todos los indígenas que se salvaron de la muerte y de la peste fueron las familias que convivieron con los Bridges. Encuentro que es mérito que nosotros también tenemos que agradecer, que gracias a ellos quedamos algunos descendientes todavía de estos indios.

Chapman: Pero fue la Iglesia Católica la que se dedicó a catequizar a los selk’nam.

Garibaldi: Me bautizó el padre Zenone [misionero salesiano] en el año 1914.Y para bautizar se fue ahí, reunió unos cuantos que habíamos y entre ellos caí yo también y me dijeron: vamos a bautizarlo. Y bueno, bautice nomás.
No sabía nada yo que era para purificar el alma, para sacar el pecado. No sabía lo que era pecado, porque si uno hace las cosas reales como son, uno vive como debe vivir un ser humano.

Chapman: Monseñor Fagnano, misionero salesiano italiano de origen, fundó una misión en la Isla Dawson en Chile.

Angela: La finada Paula me contó que cuando le llevaron a Dawson, le mataron el marido válido [inválido], [en] presencia de ella misma.

Garibaldi: Lo que se refiere la Angela es el individuo que mataron allí en el camino, era inválido de una pierna, entonces en vista que no podía caminar ligero con la tropa de indios que llevaban, tuvieron que matarlo a éste para no dejarlo vivo en el territorio. Como la idea de esta gente era despoblar el territorio de los indios, terminar con los indios.

Chapman: A fines del siglo, los estancieros y el gobernador de Magallanes en Chile sacaron de la Isla Grande a los indígenas, por la fuerza si era necesario, trasladándolos a Punta Arenas y a la misión salesiana de la Isla Dawson.

Garibaldi: Entonces los custodiaban con la policía y el ejército, en unos corralones hechos de madera y alambre. Después de ahí se lo entregaban a Monseñor Fagnano para que éste los remitiera a la Isla Dawson donde tenía la misión, que ellos explotaban la isla, con aserradero y ovejas. [Fue] Una concesión que tenía Fagnano del gobierno chileno.
Han llevado cantidades de indios allí, más de tres mil indios. ¿Qué hicieron con los indios? ¿Hicieron salchichas o qué? En veinte años no puede haber terminado una cantidad de indios de enfermedad o una cosa así. Algunos tienen que salvarse. Cuando entregaron la Isla Dawson, después de veintiún años de explotarla, trajeron unos pocos indios acá [a la misión cerca de Río Grande]. Pero onas no vinieron más que tres mujeres: la Paula, la Raquel y la Petronila. Fueron las únicas que vinieron acá, hombres no vino ninguno.

Chapman: En 1896, Monseñor Fagnano funda la segunda misión salesiana en la costa atlántica de la Isla Grande, cerca de lo que sería el pueblo de Río Grande, en medio de una región de incipiente actividad de los primeros estancieros.

Garibaldi: Acá mismo en la misión Candelaria venían algunos indios de afuera, a refugiarse ahí, pero vivían poco tiempo, morían enseguida. Esto es lo que yo no sé, lo que no me puedo explicar. Muchas veces he meditado sobre este punto y no he llegado a ninguna conclusión.

Chapman: Durante estos años, las estancias de los Bridges y las misiones salesianas [la de La Candelaria cerca de Río Grande y la de San Rafael en Isla Dawson] fueron los únicos refugios de los indios, lugares donde podían vivir sin riesgos salvo el de morir de enfermedades traídas por los blancos.

Angela: Mi finado papá vino ahí [a] la misión con otro paisano más. Vinimos de Chile, del lado de Chile [de la Isla Grande]. Yo no conocía nada, [el] mar, ¡yo creía que era [una] laguna! Pero ¡Cuándo termina esa laguna!, decía yo. Cuando llegamos [a la misión cerca de Río Grande] había caserío, puro caserío. Casas que hacían los curas, con chapas pa’ la gente, toda esa gente que murieron. Muchas chicas había, mestizas y “puras” [de madre y padre indígena] igual. Pero éstos, ninguno está vivo. Las hermanas me dieron vestiditos. Como diez años estuve yo, más años estuve yo en la misión con las hermanas. Siempre contenta, siempre trabajamos, lavamos para las hermanas, día lunes, parchamos ropa pa’ los chicos. La hermana Manuela, tengo foto con ella ahí, tan lindo. Una foto de antes, cuando éramos chicos. Hilábamos con huso, con la máquina igual. Sabían tejer todas, tejer medias, tejer echarpes. Todo ese trabajo hacíamos. Había muchas viejitas, la finada Rosa, la finada Paula, Raquel, la finada Gabina, otra vieja Cayetana y la finada Magdalena.
La Cándida se fue a Buenos Aires; no se supo más, no se supo más de la Cándida. Para morir, [para] estar con Jesús ahí, tiene que ir al cielo y todo como dice la hermana. Yo pensaba yo voy a morir acá en la gracia de Dios, voy a salvar mi alma, decía [yo] entre mí.
Esa es hija mía, la finada Luisa. Tenía [yo] tres chicas, todas muertas. Están en este cementerio [de la misión]. Mi finada mamá en la misión falleció. Ahí morían muchos de peste. Todas esas viejitas morían enfermo. Yo me acuerdo todo eso, cuando todos murieron y no sé por qué será, estaban viejitas ya, sí. Pero aunque sean jóvenes, igual, no, no aguantan [aguantaban] nada, no duran [duraban] nada, enseguida mueren [morían]. Sí, vaya saber qué sería, enfermedad o vaya saber una cosa. De a uno, dos, así murieron. Sí, todos, ninguno quedó.Ya terminaron todo, todo. Por eso ya no hay misión, terminó todo.

Chapman: Angela fue la última mujer indígena que vivió en la misión salesiana cerca de Río Grande. Y cuando quedó sola, le pidieron que se fuera.

Angela: Sí, entonces el hermano director me dijo: mejor que trabaje ahí nomás en el pueblo [Río Grande], lleve sus frazadas. Sí, dice, trabaje ahí nomás, lave, [de] lavandera. Usted sabe trabajar, sabe, gane sus pesos trabajando. Pa’ fuera ya no, ya no doy ahora. Estoy parada buen rato y enseguida me embroma, me duele la cintura. ¡Porque yo trabajé como el diablo cuando era joven! Ahí me quedé vieja. ¡Dios mío! Todo lleno de callos mis brazos, mis manos. ¡Siempre lavando! Ya queda diferente uno. Ya no tengo muelas, antes tenía linda [lindos dientes]. Mis dientes eran blancos. Ahora ni pa’comer.
Este cueros, que se tapaban con ésas. No tenían frío, ninguna cosa, bastante pilchas, sí. Se buscaban guanacos chicos. Cosían capas, ¡pero lindas capas!, los quillangos. Los que acá venían [para hacer la] matanza de Punta Arenas, les quitaban esas capas, Menéndez los mandaban matar.Y así llevaban estas tremendas grandes capas que hoy día están caras, esas capas [de] guanaco chico.

Garibaldi: No, no morían de frío, no. Ahora último morían más de los que nacían, pero ahora último, en la vida civilizada. Los padres eran borrachos, fumadores, en fin, tenían todos los vicios europeos y después nacían enfermos. El cambio, el mismo sistema de vida, ya con otra clase de alimentación. No estaban acostumbrados a esos alimentos, entonces el cuerpo tenía que haber sufrido.

Chapman: Federico ha trabajado toda su vida en estancias y de joven trabajó en una de las más grandes de la isla.

Federico: Hacía años que no pisaba yo allá. Lo fue a encontrar muy diferente, muy lindo. Cuando yo trabajé ahí fue en 1936, entré como calidad de carretero, manejando la carreta y transportando leña. Ya cambió; hoy en día cambió mucho la estancia a lo que era antes.
Malamente vivían, es decir muy sucio. Cueros, daban cueros, no le daban colchón. ¡Ni siquiera colchoneta! Sabe que el cuero, ni carneado muchas veces, se pone fuerte, tiene que ser cuero limpio por lo menos. Esos que no están desgrasados, ya empieza a ponerse fuerte ése, claro da mal olor. Ahora no sé yo, como no he entrado en esas estancias grandes, no he entrado yo; pero puede se haya cambiado, que hay colchón ahora, colchón, sábanas. Antes no daban nada, tenía que dormir con cueros nomás. No había baño privado, no había nada. Hoy en día creo que hay. ¡Por lo menos eso hay! Antes no había nada, ¡Qué se va a bañar! ¿Adónde se iba a bañar? Bañarse en una tina nomás, se bañaba así algunos cuando lavaba la ropa, se bañaba un poco si quisiera, tiempo de calor, hay que bañarse, tiempo de esquila, y por lo menos hay que bañarse un poco por la semana, aunque sea cada semana.
Solamente los capataces tenían mujeres; administradores. Yo aquel tiempo trabajé ahí, solamente conocí el capataz de San Julio, Castillo se llamaba. El era casado con familia y después ninguno más. Tenía que ser un peón que trabajase ya muchos años, recién tenía esa preferencia de casarse.
Se hace amigos uno ahí, amigos puede haber mucho, pero no lo que se llama amigos verdaderos. Amigo yo considero que cuando uno necesita, ¡Ese es un amigo! Necesita algo, le falta una cosa, no tiene, ni amigos tiene. Bueno, acá en María Behety [estancia] tenía un amigo pero ése murió ése. Triviño se llamaba, muchacho Triviño, joven. Ese era un amigo, ése era buena persona. Pedía favor lo daba enseguida.
Nosotros nos pagaban en aquel tiempo, no me acuerdo si fueron como veinte o treinta pesos, pero, la plata valía mucho; ahora no, ahora un potro vale tres mil pesos para amansar, según el domador, puede ser tropillero a veces, entra en la tropilla y doma, ése hace buen sueldo.Yo trabajé tres temporadas como tropillero, a temporada, nada más.
Dos o tres meses de trabajo no hay más. No alcanza con eso, para dar la pensión, la pensión nomás. No sé dónde voy a ir a trabajar. Donde encuentre trabajo voy a ir, donde me den trabajo.

Alfredo: La rehabilitación de la raza indígena para nosotros es una vergüenza. Yo, para mí, lo encuentro una vergüenza, porque yo he tratado con personas que estudian ese proyecto y veo que eso es solamente vivir a nombre del indígena y ganarse unos pesos en comisiones y todas esas cosas y tratar de engrupir más a los indígenas, que es el único “beneficio” que tiene el indígena.Yo he visitado Neuquén, Río Negro, Chubut, y he conocido muchos indígenas viejos, algunos que están treinta años, otros cuarenta años esperando, con todas sus cartas. Porque en el Chaco esperaban a manos abiertas que venga el gobierno a hacerles colonias, a enseñar a los hijos a trabajar. Mientras tanto pasan cinco años, pasan diez, pasan veinte y así, y con todas sus cartas; carta va y carta viene, carta va y carta viene; comisión va, comisión viene y nunca nada. Al contrario, les van quitando los campos, les van quitando los campos.

Chapman: Estamos presenciando el fin de este grupo humano y sin embargo casi nunca fueron considerados seres humanos por los blancos. En 1889 un aventurero secuestró a once selk’nam en la costa del Estrecho de Magallanes.

Garibaldi: Los tomó un francés y los embarcó y los llevó a Francia. Los llevaron a una exposición internacional que había en Francia en aquella época, mil ochocientos ochenta y no sé cuántos los llevó a una exposición como antropófagos… que estaban enjaulados en una jaula de hierro como fieras [exposición internacional que tuvo lugar en París en 1889].

Chapman: En 1968, Angela Loij y Enriqueta Varela de Santín fueron invitadas a Buenos Aires para aparecer en una programa de televisión llamada “La Campana de Cristal”, de beneficiencia. El programa consistía en cumplir tareas espectaculares, en este caso la de hacer llegar a Buenos Aires indígenas de los rincones más remotos del país.

[ENTREVISTA]

Locutor: Están aquí representantes de diversas tribus indígenas de la República Argentina. Ellos representan: el sur, los onas; el centro, los araucanos; y el norte, los tobas.Vamos a empezar por el sur. La señora Angela, ¿que es de dónde?
Angela: Río Grande.
Locutor: ¿Y usted, señora?
Enriqueta: De Ushuaia.
Locutor: La señora Enriqueta de Santín de Ushuaia. Vale decir dos representantes de Tierra del Fuego. ¿Está nerviosa? [dirigiéndose a Angela].
Angela: No.

Locutor: ¿No? ¿Primera vez que viene a Buenos Aires?
Angela: Sí.
Locutor: ¿Y qué le parece?
Angela: Lindo.
Locutor: ¿A qué se dedica en su lugar de origen, en Río Grande?
Angela: Nada.
Locutor: ¿Cómo nada? ¿Vive sola?
Angela: Sí, vivo sola sí.
Locutor: ¿No tiene familia?
Angela: No, no tengo nadie.
Locutor: La última representante de la raza ona en Río Grande….
Angela: Sí.
Locutor: ¿Toma mate?
Angela: Sí.
Locutor: Toma mate… Pero veamos en el centro del país, el cacique Calluqueo, de apostura marcial, representante de un derivado de la raza araucana.
Cacique: De la raza araucana, de la Provincia de Buenos Aires.
Locutor: Cacique, ustedes los araucanos siempre han sido muy… muy vehementes. ¿Ya no?
Cacique: No, ahora no, porque estamos en la civilización [ríe]. Ya no…

[FIN DE LA ENTREVISTA]

Angela: Me gustó bastante, lindo, lindo [Buenos Aires].Yo allá parece que no estaba en [el frío de] Tierra del Fuego, tenía calor, andaba puro blusita nomás. Mis huesos, ya me quedé diferente, caminaba bien, los huesos resueltos.Yo el elefante nunca lo conocí, un bicho tan grande, yo me quedé admirada, una cosa rara, nunca conocí animal así. El pavo, tan lindo que era el pavito, floreado la colita, brilloso. Ese vimos ahí [en el jardín zoológico]. Este también, no lo conocí, cogote largo, sí cogote largo. Después sacamos fotos con el señor Cacique del Chaco, [con] el araucano y no sé, [con] otro hombre de allí.Yo no [me] asustaba nada, nada.

Garibaldi: Yo conocí a los tobas también, una vez que vinieron del Chaco, en la época de Perón, para que les diera el gobierno la posesión de las tierras adonde vivían. Entonces Perón después salían en los diarios que les daba una latita con tierra [ríe]. Les dieron paseos, les alquilaron unos cuantos taxis; los metieron adentro y los pasearon por toda la ciudad. Con eso los conformaron a los pobres indígenas y al fin en el Chaco no les daban nada de tierras.

Angela: No tengo nada de tierra, ni una cosa, no tengo.

Garibaldi: Tienes tierra en las patas nomás [ríe].

Angela: En el cementerio hay tierra, sí, ahí hay tierra de uno. [Pero] No tengo nada, ni eso tampoco. Así que, ningún lugar, no tengo [ríe].

Garibaldi: La civilización yo creo que es la cosa más ordinaria que pueda haber existido porque los onas o los haush, en su época, solitarios aquí en esta isla que no tenían otro contacto con otra gente, vivían mucho más felices que yo hoy en día con toda la civilización que hay. Decían “me voy para tal parte” y se iban. Si querían comer un guanaco, [lo] comían, y si querían un pájaro, comían un pájaro. No tenían que andar con tantos rodeos.Vivían directamente de la naturaleza y por cierto vivían mucho más. Eran sanos, robustos, fuertes y eran felices.Ya era cosa de Nuestro Señor, que hay que terminar esta raza, para que surjan otras razas. Por qué en la evolución de la tierra tendrá que ser así. Desde que está hecho el mundo se ha ido siempre cambiando la situación [de las] razas, volviendo otras generaciones. Entonces ésta también tenía que terminar, ya lleva muchos años sobre la tierra, hay que terminar con ella [ríe]. [Pero] es triste, bien triste. A mí muchas veces cuando estoy pensando, me acuerdo de esta gente, me da realmente pena, después de haber tanta gente y hoy día que no haiga ni uno. Uno piensa así y da una tristeza única. Me acuerdo de fulano, de fulana de tal, medios parientes, de mis padres y que yo también he vivido ahí con ellos y que al último tenía que quedar yo solo.

Chapman: ¿Entonces hacía falta asesinar, dejar matar o dejar morir de enfermedades a pueblos indefensos para apropiarse de sus tierras?
Sin embargo, así se colonizó Tierra del Fuego y América, de Norte a Sur, y así aún se sigue colonizando.

Kiepja (canta):

Estoy aquí cantando, el viento me lleva.
Sigo las pisadas de aquellos que se fueron.
Los del infinito me han hablado.
Las pisadas de los que se fueron están aquí.

Daños colaterales: Una defensa eco-extremista de la violencia indiscriminada

Traducción del texto de “Chahta-Ima”, emitiendo su posicionamiento sobre la violencia indiscriminada eco-extremista.

¡Muerte a la moral cristiana del ataque!

¡Que se chinguen los políticamente correctos!

¡Adelante con los atentados indiscriminados!

¡Por la generalización del conflicto extremista contra el sistema tecnológico y la civilización!

¡Por la conspiración eco-extremista, incontrolable y salvaje!

¡Nada detiene la furia de la naturaleza, entonces, que nada detenga los atentados de los eco-individualistas!


Siendo un propagandista eco-extremista, me doy cuenta de las reacciones de los lectores anarquistas e izquierdistas al leer acerca de las acciones de ITS y otros grupos eco-extremistas. La primera reacción suele ser de repulsión. ¿Cómo puede ser que los eco-extremistas ejecuten atentados contra la gente y la propiedad, como incendiar  autobuses o mandar paquetes-bombas donde se puede dañar “civiles inocentes”?, ¿y si un niño se encuentra cerca del explosivo, o qué tal si la secretaria del científico, también una madre y una esposa, abre el paquete y muere en vez del científico?, ¿de dónde viene esta obsesión con la violencia nihilista, donde se mata a los inocentes?, ¿esto no ayuda para la “causa” por la destrucción de la civilización?, ¿no es esto una muestra de que los eco-extremistas están mentalmente perturbados, tal vez están enojados con sus padres, necesitan tomar sus medicamentos, son unos marginados, etc.?

Pero la verdad, la oposición de los izquierdistas, anarquistas, anarco-primitivistas, y varias otras clases de personas que se oponen a la violencia eco-extremista, es hipócrita, es hipocresía al nivel de que Nietzsche y cualquier otro pensador adepto pudiera refutar. Puesto que la civilización, tal como cualquier ideología, se basa en la violencia indiscriminada, y en el esfuerzo de esconder esta violencia de la luz del día.

Vamos a hacer los cálculos: La oposición a la violencia eco-extremista se puede considerar desde el punto de vista de la regla de oro cristiana: “trata a los demás como quisieras que te traten a ti”, “no te gustaría que alguien explotara una bomba en el autobús en donde estás viajando”, “no quisieras perder los dedos en una explosión, o que alguien dispare balas en tu cabeza cuando solamente estás trabajando para salir adelante”, “todos tenemos el derecho de trabajar y ganarnos la vida honestamente”, ¿verdad?  Pero la probabilidad de estar cerca de una explosión eco-extremista es mínima, tienes más probabilidad de ganar la lotería. En comparación, la probabilidad de morir en un accidente de coche es mucho más alta, la probabilidad de morir de una enfermedad causada por comer comida procesada, como cáncer o cardiopatía, es aún más alta.  Uno suele decir en último caso, alguien murió de “causas naturales”, pero por otra parte si alguien muere a raíz de un ataque  —“baja civil”—  en la guerra eco-extremista es una tragedia. Esto es algo absurdo.

Por supuesto, una condena a la violencia eco-extremista en este caso, es una aprobación tácita de la violencia del Estado o de la civilización. Para el liberal burgués, “la violencia terrorista” es horrible, puesto que solamente el Estado puede determinar quién debe perder la vida (por ejemplo, si alguien vive en Yemen o Afganistán debe de temer más a los accidentes automovilísticos, que a los “drones” que lanzan muerte diariamente, pero no hay ningún inconveniente porque todo fue aprobado por la democracia yanqui.) Por otra parte, parece que el izquierdista o el anarquista tienen más derecho de criticar la violencia, puesto que se oponen al Estado y el capitalismo. De todos modos todavía inventan fantasías donde toman poder, y ejecutan a los parásitos ricos que han sido juzgados y sentenciados a muerte en sus reuniones, y los matan de una manera cruel y sin piedad, no tomando en cuenta que los burgueses también son padres, hijos, esposos, etc. Y obviamente, la violencia en dicha Revolución será la más mínima posible, puesto que, pocos inocentes han muerto innecesariamente en un levantamiento popular…

Nos chocamos con la Gran Ilusión de la Civilización, que nos obliga a preocuparnos por gente que nunca vamos a conocer, a tener empatía con el ciudadano abstracto, el compañero, y un hijo de Dios. Debemos inquietarnos viendo un autobús quemado, o una oficina destruida, o los vestigios de un artefacto explosivo dejado fuera de un ministerio de gobierno. Estamos obligados a preguntarnos cosas como: ¿Qué sucedería si mi hija estuviera enfrente de ese edificio?, ¿y si mi mujer estuviera en esa oficina?, ¿si yo fuera ese científico muerto y cubierto de sangre en el estacionamiento? Bueno, si fuera así, ¿qué cambiaría? Pero en realidad, no estabas allí, entonces, ¿por qué te estás inventando esa película?

¿No es esto la gran narrativa de la civilización, que todos estamos involucrados en este asunto? Es mentira, porque no lo estamos. Eres un eslabón más de la cadena, y si la Gran Maquina de la Civilización escoge rechazarte, serás echado al basurero. No tienes agencia personal, la moralidad es una ilusión. Solamente cubre la violencia y muerte necesaria para producir la comida que comes y la ropa con la que te vistes. Es perfectamente aceptable que numerosos animales mueran, que quemen los bosques, que pavimenten los campos, que millones se hagan esclavos en fábricas, que se erijan monumentos a las personas que destruyeron los mundos de los salvajes, que sacrifiquen los sueños y la sanidad mental de los que viven hoy para obtener un “mejor mañana”, pero por amor de Dios, no dejen un bomba enfrente de un ministerio del gobierno, ¡eso no lo aguantamos!

Aquí te presento la clave de tu liberación: no debes nada a la sociedad, y no tienes que hacer lo que te pide. Esas personas que son asesinadas en el otro lado del mundo no se preocupan por ti, y nunca lo harán. Eres una persona más en sus números de Dunbar: serás un titular en el periódico y serás olvidado. Identificarse con la muerte de un ciudadano o un “hijo de Dios” a miles de kilómetros de ti, es la manera en que la sociedad te manipula para que hagas lo que se te ordena: es una herramienta para tu domesticación y nada más.

El poeta estadounidense Robinson Jeffers escribió que, la crueldad es algo muy natural, pero el hombre civilizado la cree contraria a la naturaleza. Los europeos observaron que algunos  grupos indígenas del norte de la Alta California, eran los más pacíficos a la vez los más violentos: pacíficos porque no tuvieron guerras organizadas, violentos porque usaron la violencia para solucionar problemas interpersonales. Los que se oponen a la más fervientemente violencia eco-extremista, están defendiendo el derecho exclusivo del Estado y la civilización de determinar cuáles, entre los seres humanos, deben vivir o morir. Las personas con esta actitud son propiedad exclusiva del Estado, entonces ¿cómo se atreven los eco-extremistas, a desafiar ese derecho absoluto que ha estado desde hace diez mil años, las leyes que determinan la vida y la muerte?

Termino este discurso con dos citas (¿apócrifas?) de Iosif Stalin, la primera es: “No se puede hacer tortilla sin romper algunos huevos”.  Los que se oponen al eco-extremismo dirán que estamos sacrificando la vida de inocentes para establecer nuestro Paraíso en la tierra. Cualquier persona con la mínima inteligencia que lea un poco, se dará cuenta que esto es mentira. El eco-extremismo no busca romper unos huevos para hacer una tortilla, más bien quiere destruir la caja entera, y si algunos huevos se quiebran en este acontecimiento, ni modo. ¿Cuantos huevos se quiebran en una finca industrial cada día?

La segunda cita de Stalin es: “Una única muerte es una tragedia, un millón de muertes es una estadística”.  ¿No es esta la lógica de la civilización, del izquierdista y del anarquista? Pretenden ignorar que el mundo está siendo destruido por la civilización, se perturban poco por los salvajes que murieron defendiendo la tierra de sus ancestros, se hacen un videojuego en su imaginación donde estrangulan a los capitalistas dormidos en sus camas, pero si ven un autobús quemado o un laboratorio destruido, gritan, “¡Dios mío, qué barbaridad!

Tal vez crees que estos actos son pocos efectivos, tal vez crees que son unos actos de sociópatas, o lo que sea. No queremos cambiar el mundo, preferimos verlo consumido en llamas. Y si no vez que la destrucción de la Tierra, de los ríos, montañas, bosques y océanos, es la verdadera locura, no te podemos ayudar, y no queremos ayudarte. Solo agáchate cuando nos veas llegar.

Por: Chahta-Ima

(ARGENTINA) QUARTO COMUNICATO DELLE INDIVIDUALISTAS TENDIENDO A LO SALVAJE-CONSTELACIONES SALVAJES

Comunicado original en español publicado el 25 de Febrero 2016.

Traducción al italiano del cuarto comunicado de ITS en Argentina.

Traducción a cargo de “Via Negazionis”.

http://abissonichilista.altervista.org/quarto-comunicato-delle-individualistas-tendiendo-a-lo-salvaje-constelaciones-salvajes/


“ITS sta in Argentina”, questo era parte del messaggio, che abbandonammo dentro una busta ripiena di polvere da sparo nera nel Terminal de micros de Retiro, lunedì 22 di Febbraio. Fatto che fu taciuto dalla stampa come tanti altri, in realtà, alcuni giorni fa abbiamo avvertito tanto la stampa come gli scientifici della presenza dell’eco-estremismo nella regione.

Vogliamo dire loro che per quanto tacciano, i nostri atti sono e saranno sempre più efficaci, contiamo sulle armi e gli esplosivi, oltre agli indirizzi, numeri di telefono, orari e posti di lavoro, tanto di voi come delle vostre famiglie..

Its non si piega di fronte alla morale corrente e sa che, o si sta con la Tecnologia , o si sta in Guerra contro essa. I primi muoiono e gli indecisi anche.

Siamo stelle selvagge ancora non scoperte, siamo:

Individualistas tendiendo a lo salvaje-Argentina
Constelaciones salvajes

Avanti, internazionalismo incivilizzato!

Notas:

(1) http://tn.com.ar/tnylagente/noticias/artefacto-explosivo-en-las-cercanias-de-la-fundacion-argentina-de-nanotecnologia_654946
http://tn.com.ar/tnylagente/internacional/este-es-un-mensaje-de-individualistas-tendiendo-lo-salvaje_65098

(ARGENTINA) FOURTH COMMUNIQUE OF THE INDIVIDUALISTS TENDING TOWARD THE WILD– 2016

Comunicado original en español publicado el 25 de Febrero 2016.

Traducción al inglés del cuarto comunicado de ITS-Internacional, desde Argentina.

Traducción a cargo de “Chahta-Ima”.


“ITS is in Argentina” That was part of the message that we left along with an envelope full of blasting powder in the bus station of Retiro this past Monday, February 22nd. This act was silenced by the press, as has been the case with many others (1). In fact, for some days we have been warning the press as well as scientists of the presence of eco-extremism in this region. We would like to state that the more you silence our actions, the more focused they will become. You know that we have arms and explosives, as well as the addresses, phone numbers, schedules, and places of work, not just of all of you but also your families…

ITS does not yield before the accepted morality, and knows that you are either with Technology, or you are at war against it. The former will die as well as those on the fence.
We are the wild stars that have yet to be discovered, we are:
Individualists Tending Toward the Wild – Argentina

Wild Constellations

Forward, uncivilized internationalism!

Notes:

(1)
http://tn.com.ar/tnylagente/noticias/artefacto-explosivo-en-las-cercanias-de-la-fundacion-argentina-de-nanotecnologia_654946
http://tn.com.ar/tnylagente/internacional/este-es-un-mensaje-de-individualistas-tendiendo-lo-salvaje_65098

(ARGENTINA) CUARTO COMUNICADO DE INDIVIDUALISTAS TENDIENDO A LO SALVAJE-2016

En marcha la conspiración internacional eco-extremista: ITS de Argentina reivindica artefacto explosivo en Fundación de Nanotecnología, amanezas contra científicos y el abandono de un sobre con polvora negra junto con un mensaje en terminal de micros en Buenos Aires.

Comunicado publicado el 25 de Febrero 2016.


“Its está en Argentina”, ese fue parte del mensaje que abandonamos dentro de un sobre relleno de pólvora negra en la Terminal de micros de Retiro el pasado lunes 22 de Febrero. Hecho que fue silenciado por la prensa como tantos otros (1), de hecho, hace algunos días venimos advirtiendo tanto a la prensa como a científicos la presencia del eco-extremismo en la región.

Queremos decirles que por más que silencien nuestros actos éstos están y serán cada vez más certeros, saben que contamos con las armas y los explosivos, además de direcciones, números de teléfonos, horarios y lugares de trabajo, tanto de ustedes como de sus familias…

Its no se doblega frente a la moral corriente y sabe que, o se está con la Tecnología, o se está en Guerra contra ella. Los primeros mueren y los indecisos también.

Somos estrellas salvajes que aún no han sido descubiertas, somos:

Individualistas tendiendo a lo salvaje-Argentina

Constelaciones salvajes

Adelante, internacionalismo incivilizado!

Notas:

(1) http://tn.com.ar/tnylagente/noticias/artefacto-explosivo-en-las-cercanias-de-la-fundacion-argentina-de-nanotecnologia_654946

http://tn.com.ar/tnylagente/internacional/este-es-un-mensaje-de-individualistas-tendiendo-lo-salvaje_650983

Collateral damage: An Eco-Extremist Defense of Indiscriminate Violence

Filoso texto de “Chahta-Ima”, afirmando su sólido posicionamiento eco-extremista, y criticando duramente la moral cristiana de los radicales politicamente correctos que se oponen a la violencia indiscriminada.


Merely being an eco-extremist propagandist, I am forced to pay attention to reactions of anarchist and leftist readers to the actions of ITS and other eco-extremist groups. The first reaction I encounter is usually one of disgust. How can eco-extremists carry out indiscriminate acts against property and people, such as burning buses and sending mail-bombs, where “innocent bystanders” may also get hurt? What if a child was near a bomb, or what if the secretary to the scientist, a mother and a wife, opens the package and gets killed instead? Why this obsession with nihilistic violence, where innocent people get killed? Isn’t this ineffective for helping to destroy civilization? Doesn’t this just show that the eco-extremists are mentally disturbed, probably angry at their parents, off their medications, outcasts, etc.?

Really, the opposition of leftists, anarchists, anarcho-primitivists, and any number of people who react negatively to eco-extremist violence is one of great hypocrisy: hypocrisy of the level that Nietzsche and any good manipulator of words could easily dissect. For civilization, and any ideology really, is based on indiscriminate violence, on hiding dirty laundry and sweeping dirt under the rhetorical rug so no one can see it.
Let’s start with the numbers game:
Opposition to eco-extremist violence can be approached from the view of the Christian “Golden Rule”: “Do unto others as you would have them do unto you.” You wouldn’t want to be blown up on a bus. You would not want to have your fingers blown off, or have a bullet put in your head when you are just “doing your job”. Everyone has the right to work and support themselves,
right? But your chances of being on the business end of an eco-extremist blast are minuscule: you probably have a  better chance of winning the lottery. On the other hand, your chances of crashing your car, or being hit by one, are astronomically higher by comparison. Your chances of dying
early of cancer or heart disease due to the consumption of processed foods are even higher. Yet those two last causes of death are “perfectly natural”, while being “collateral damage” in a war to defend nature itself is somehow a tragedy. Cry me a river.

Of course, what such condemnation means is a tacit approval of state or civilized violence. For the bourgeois liberal, “terrorist violence” is horrible because only the State can designate people who need to be killed (if you lived in Afghanistan or Yemen, for example, you would have more to fear than just cars; you would also have drones raining down death on you from the skies. But that’s okay, because U.S. democracy approved this.) The leftist and anarchist can criticize eco-extremist action with more integrity, so the reasoning goes, because they too reject the violence of capitalism and the State. Aside from that, however, they create a fantasy world where “the guilty”, rich parasites who they have tried and sentenced to death in their own minds from the comforts of their talk-shops, are killed indiscriminately and even with cruelty, not taking into account that
the bourgeoisie too are also husbands, fathers, sons, daughters, etc. And of course, they expect that violence to be minimal, as Revolutions have historically been dainty tea parties where the innocent never, ever get hurt…

What we are confronting here is the Great Hologram of Civilization: one that compels us to care about people we never will meet, to have deep empathy for the abstract citizen, comrade, or child of God. We are supposed to get upset at the sight of the burning bus, or the destroyed office, or
the leftovers of an incendiary device left outside of a government building. We are supposed to go over scenarios in our head: “What if my daughter was in front of that building? What if my wife was in that office?
What if I was that scientist lying in a pool of my own blood in a parking lot?” Well, what if you were? And to be honest, you weren’t, so why are you playing that film in your head?

Isn’t that the great narrative of civilization: we are all in this together? That’s a lie, because we aren’t. Your life is merely a cog in a great Machine, and should the Machine decide to spit you out, you will be spit out. You have no agency, your morality is an illusion. It just covers up a lot of violence and death that went into making the clothes on your back and the food you eat. It’s alright for massive numbers of animals to die, to burn down forests and pave over meadows. It’s okay to enslave people in factories, to erect monuments to those who buried the worlds of
wild savages, to sacrifice the dreams and sanity of those alive today for a better tomorrow. But for the love of God, don’t place a pipe bomb in front of a government ministry! That’s going too far.

Here’s the key to your liberation: you owe society nothing, and you don’t have to do what it says. Those people who get killed on the other side of the world don’t care about you, and they never will. You are just one digit too many in their Dunbar’s number: at most you will be a headline and then you will be forgotten. Your identifying with the death of the “citizen” or “child of God” hundreds and thousands of miles away is a way to manipulate you into doing what society wants: it’s a tool of domestication, and that’s it.

The poet Robinson Jeffers once stated that cruelty was the most natural thing, yet civilized man makes it out to be contrary to nature. Some tribes in what is now northern California were observed by the Europeans to be the most peaceful and the most violent at the same time: peaceful in that they had no organized warfare, violent because that’s how they settled
inter-personal disputes. Those who cower in disgust at individualist acts of violence are really defending the right of the State and civilization to have exclusive power of life and death over civilized human animals.

They’re its property, so how dare those eco-terrorists impinge on that right, as well as the right of 10,000 years of civilized law and order to decide who lives or who dies!

I end my rant with two (apocryphal?) quotes from Joseph Stalin. The first is: “You have to break a few eggs to make an omelette.” Of course, that is what the opponents of eco-extremists will always say: we are sacrificing the lives of innocent people to make our own version of Eden. Anyone with half a brain and a little reading comprehension will know that’s bullshit.
Eco-extremism doesn’t seek to break eggs to make an omelette: it seeks to destroy the whole farm, and if eggs get damaged in the process, that’s just the nature of the beast. How many eggs get broken on a factory farm a day?

The second quote from Stalin is: “One death is a tragedy, a million deaths is a statistic.” And is this not the logic of civilization, of the leftist and anarchist? They can shrug off a whole world being butchered by civilization, they can wave off the deaths of savage peoples who did nothing but defend their land, and they can play video games in their heads of strangling capitalists in their beds, but when they see a bus on fire, or a lab blown up, they scream, “Won’t somebody think of the children!?”

You may think these acts are ineffective; you may think them the obsessions of crazy sociopaths, or what have you. We’re not trying to change the world, we would rather see it all go up in flames. And if you don’t see that the destruction of the Earth, of the rivers and mountains,  of the forests and oceans, is the real insanity, then we cannot help you, nor would we care to. Just duck when you see us coming.

Estudio, análisis y crítica contra el progreso humano