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(it) La Guerra di José Vigoa: Un breve discorso sul Metodo Eco-estremista

Traducción al italiano del texto “La Guerra de José Vigoa: Un breve discurso sobre el método Eco-extremista”, originalmente publicado en inglés por Atassa.

Texto disponible también en español y publicado en la Revista Regresión número 7.


La cosa più notevole che l’eco-estremismo ha intrapreso durante l’anno scorso, è la maggiore chiarezza nell’organizzazione. Benché il metodo di attacco sia stato sempre piccolo, disperso e riservato; e benché abbia rinunciato sempre al discorso rivoluzionario o alla discussione di un “movimento”, una rottura netta potrebbe rendere chiaro che l’ethos dell’eco-estremismo è differente da quello degli anarchici ed altri terroristi radicali. In confronto con l’attivista, l’eco-estremista cerca di emulare il criminale. Invece del Partito, il nichilista individualista costruisce una “società segreta” (spesso persino segreta tra di loro). Invece di un movimento, quelli che portano avanti la difesa estrema della Natura Selvaggia difendono una mafia. Se la nascita dell’eco-estremismo segna il passaggio del ponte per uscire dalla Terra del Progresso e l’Illuminismo, la nuova tappa verso la selvatichezza sta appiccando il fuoco a quel ponte, per vederlo ardere.

Ovviamente, ci sono ragioni teoriche per ciò. Per portare a termine le azioni eco-estremiste, i propri interpreti richiedono una maggiore autonomia e anonimato, come i delinquenti. Il liberale, il sinistrorso, l’anarchico e l’anarco-primitivista chiedono azioni che altri possano emulare e proclamare come il Crocifisso nel Vangelo: “Vadano e facciano la stessa cosa”. Vogliono “produrre in massa” un percorso di azione e comportamenti avanzati per adattarsi a tutte le situazioni e contingenze possibili. Tutto in un “codice aperto”, affinché tutti lo capiscano. Questo risponde alla necessità dell’ethos democratico, la sua Fede nel Popolo, il Dogma della Bontà Fondamentale della Natura Umana. Perfino i più comprensivi lettori iper-civilizzati vengono coinvolti nella letteratura eco-estremista e domandano: “Ma che cosa devo FARE? Come posso applicare questo alla MIA VITA? etc.”. Questa domanda, non ha risposta in questo caso.

L’eco-estremista è un opportunista. È un individualista. Non c’è un modello eco-estremista come invece sono quelli comunista o anarchico o primitivista. Ognuno è differente, come ogni crimine è differente. L’attivista moderno cerca di limitare il caos e l’eventualità: l’eco-estremista conta su se stesso,  prospera perfino in ciò. Le masse di attivisti iper-civilizzati, dai pacifisti fino al Blocco Nero, cercano di muoversi come una colonna napoleonica di truppe, con disciplina, con un obiettivo comune e con una forza, a confronto con lo Stato in una situazione di “potere duplice.” Sono tanto forti quanto questo vincolo è più debole. L’azione eco-estremista è la guerra di guerriglia nel senso pieno del termine: non solo nella pratica, ma anche nel proposito. L’eco-estremista, come il criminale, lotta solo per se stesso, per il suo beneficio, e con quelli che lottano in maniera simile, anche se lontani; coloro che lodano le loro azioni e cercano di emularli nelle loro particolari condizioni.

È per questo motivo che l’eco-estremismo è “pietra imprevista, la roccia che fa cadere, perché s’imbattono nella parola” (1 Pedro2: 8). Perfino quelli che simpatizzano, i porristas di sinistra che vogliono essere un po’ più militanti e pensano che poche parole a sostegno delle ITS aumentino la loro credibilità come “post-sinistrorsi”, non capiscono questo primo principio eco-estremista. L’eco-estremismo non ha che fare con poche parole militanti che stimolano la conversazione, oh a essere onesti, è una forma leggermente più violenta del pessimismo passivo che permea i circoli intellettuali progressisti. L’eco-estremismo è complicità cospirativa, affinità violenta ed amicizia che porta all’illegalismo. L’eco-estremismo non è un altro idolo ideologico sopra un altare insieme all’anarchismo insurrezionale, l’anarco-primitivismo, l’eco-anarchismo, il nichilismo passivo, etc. L’eco-estremismo è la rottura con gli idoli, perfino l’idolo della”auto-realizzazione” e “l’autonomia” dentro la marcia civilizzazione tecno-industriale. È lo zelo sacro del fanatico di fronte alle bestemmie contro la Natura Selvaggia, il desiderio avido di violenza contro la vittima iper – civilizzata e la singolare pazienza necessaria per attaccare il nemico nel momento opportuno. Qualunque similitudine con le ideologie che lo hanno proceduto è superficiale, nel migliore dei casi.

Come proseguo, utilizzeremo alcune lezioni della vita di un guerrigliero / criminale moderno, uno che è arrivato a opinioni simili sulla legittimità dell’attività criminale in una società corrotta. Parliamo qui di José Vigoa, ex-Spetsnaz (NdT1), possibile ufficiale d’intelligenza cubano, trafficante di droghe e ladro di casinò che è stato il terrore per le strade di Las Vegas durante gli anni 1999 e 2000. In questo periodo storico, lui e la sua piccola banda rapinarono alcuni dei casinò più grandi di Las Vegas, inclusa la MGM e la Bellagio. Vigoa ammazzò, anche due guardie di un camion blindato, che cercavano di giocare agli eroi.  Vogliamo citare alcuni passaggi dell’affascinante racconto di John Huddy, “Storming Las Vegas: How a Cuban-Born, Soviet-Trained Commando Took Down the Strip to the Tune of Five World-Class Hotels, Three Armored Cars and Millions of Dollars”, approfondendo il racconto su quello che appartiene a Vigoa ma senza fermarci nei dettagli biografici. Con questo cercheremo di apprendere le regole del compromesso e rendere chiaro su cosa accadrà con l’attacco individualista da ora e nel futuro. Il futuro, tanto quanto si può parlare di esso, appartiene all’individualista, al caos e l’amoralità.

“Non è che José Vigoa si metta a pensare alla determinazione delle guardie del Brink, poiché essi hanno rovinato quello che sarebbe potuto essere il loro furto per la pensione. Stupidi eroi, merda! Pensiamo a Vigoa mentre spara con potenza di fuoco contro le due guardie e si ritira in attesa al Rodeo. Vigoa si sorprende che gli uomini del Brink, pagati poco, lottino. Se non fosse per la linea di fuoco che arriva verso esso, dal pazzo gringo che gli spara al di sopra del baule, Vigoa direbbe in faccia alle guardie, l’assurdità di quello che sono: io non sto tentando di toglierti il tuo denaro, o mancarti di rispetto, o rubare qualcosa della tua famiglia. Voglio prendere il denaro dei grassi padroni del casinò, del maiale che ha milioni e milioni e sfrutta i suoi impiegati con salari da fame.”(16)

Intrepido, Vigoa realizza una riunione dopo la missione e annuncia una nuova politica: “La prossima volta noi spariamo per primi e non facciamo domande a nessuno. Non ho chiesto alle guardie i loro maledetti orologi e i portafogli. Tutto il mondo vuole essere eroe in questo paese”. Vigoa scrive più tardi nel suo diario: “Nel mio mondo, tu sei il cacciatore o quello cacciato. Las Vegas crea, Vigoa lo prende”.(22)

L’inizio del libro descrive un grosso furto di veicoli blindati nel Desert Inn Hotel di Las Vegas, quando Vigoa e la sua squadra aprono il fuoco troppo presto, affinché le  guardie consegnassero il denaro, permettendo loro così di restituire gli spari e difendersi. Questo è un tema che “diverte” il crimine di Vigoa: le povere guardie che avevano tutto da perdere e niente da guadagnare, con le loro pallottole difendevano con ogni mezzo il denaro dei loro capi. In questo, forse vediamo che gli “iper-civilizzati”, lontano da essere innocenti o sfruttati, sostengono un sistema ingiusto per un senso di orgoglio o abitudine. La civilizzazione non sopprime gli istinti animali, ma approfitta di essi per i propri fini: in questo caso, per difendere il concetto di proprietà privata e il “lavoro ben fatto” del lavoratore onesto. Ci sono altre prove da portare, per fare capire che gli iper-civilizzati non si metteranno mai contro il sistema tecno-industriale? (16)

“I furti e le tattiche di piccole unità utilizzate dalle gang, ricordarono alla polizia il proprio allenamento. I veterani di marina e dell’esercito riconoscono le tattiche di guerra di guerriglie delle Forze Speciali. L’agente speciale Brett W. Shields del FBI si rende conto che la gang usava le dottrine classiche dei commandos: (1) perfezionamento clandestino (2) combattimento breve e violento (3) fughe rapide (4) ritirate rapide e ingannevoli. I poliziotti si rendono conto che sono contro un criminale organizzato tanto vivace e letale come un qualunque bullo della vecchia scuola, ma che possiede un’eccezionale intelligenza nel campo di battaglia, potenza moderna di fuoco e sofisticate tattiche delle piccole unità.”(25)

Questa “militarizzazione” dell’attività criminale è un tema comune nei nostri giorni, come vedremo più avanti.

“Quello che Vigoa chiamava il Demone Feroce, lo agitava ora; si sarebbe svegliato presto. Poteva sentire la sua forza bruta e il caldo che si accumulava con forza in tutto il corpo. Quello che lo aveva attratto in una vita di crimine e brutalità, è la “paura” di questo sentimento ma Vigoa ora lo conosceva meglio.

Era sveglio e sempre più forte, e pronto sarebbe stato libero di fare il suo lavoro.”(104)

Questo passaggio si riferisce a un episodio immaturo nella carriera di Vigoa, ma come molti individualisti e selvaggi, primariamente anche Vigoa aveva uno spirito guida in combattimento. Per essere più forte di quello che può fare un semplice animale mortale, e per attaccare, spesso si ha bisogno dell’ispirazione di uno spirito, di un demonio, come nella credenza greca antica. Non è c’è da stupirsi allora che Vigoa credesse in questo,  nonostante le prese per il culo delle credenze umaniste anarchiche e sinistrorse che affermano che il potere di quest’ultimo proviene dal popolo. Quelli che aspirano ad azioni inumane devono avere un aiuto inumano.

Anche molti trafficanti erano drogati e usavano i guadagni per appoggiare i loro vizi ma Vigoa no. La sua astinenza non era morale ma destino della vita e  della morte. Devi mantenere il cervello “pulito”, disse ai suoi alleati. “Devi stare all’erta in ogni momento, perfino quando stai dormendo o facendo l’amore o con la tua famiglia. Devi vedere più lontano che altri uomini e in ogni angolo. Devi vedere nei cuori degli uomini. Devi leggere gli occhi del tuo nemico e sapere che stanno per attaccare, o qualche giorno cercheranno di ammazzarti.” (106)

Vigoa insegna sobrietà e vigilanza per la stessa ragione degli eco-estremisti: non per una morale bensì per un fine individualista. Il fine dell’eco-estremista è l’attacco, e i nemici sono da tutte le parti. La sobrietà e la vigilanza sono sempre necessarie. Alcuni diranno che questo equivale all’asceticismo: che tale vita è un abbraccio non necessario nelle difficoltà per qualche tipo di fine morale inverso. Nient’altro lontano dalla verità. L’uomo iper-civilizzato aspetta di essere difeso dalla tecnologia, i suoi edifici e la sua moralità. Perfino il più a-morale degli egoisti iper-civilizzati si basa sulla civilizzazione e le ostentazioni per la loro “amoralità.” La condizione reale dell’uomo senza civilizzazione è quella della vigilanza costante: nella selva, nel bosco, nella pianura e nei mari. Siamo tanto separati dai nostri sensi e di una vita di compromesso con il selvaggio che crediamo che una vita di controllo e sobrietà sia una vita di privazione. L’alternativa, tuttavia, è la vita dell’animale dello zoo: non siamo sotto nessuna minaccia fisica perché viviamo dentro delle gabbie. Per lo meno, l’eco-estremista resiste alla vita nella gabbia, benché sia solo per attaccare e tornare a scontrarsi il giorno dopo. L’alternativa di tentare di trovare la libertà nella gabbia, è assurda.

“In qualche modo, l’atto di fuga di Pedro fu qualcosa di buono”, affermò Vigoa.  “Ci misero alla prova. Dopo che Pedro fu cacciato dal parcheggio, non cediamo né ci lasciamo prendere dal panico. Questa è la forma in cui il combattimento è reale. Ci sono sempre sorprese. Niente va mai nella maniera che si suppone debba andare, e il piano è solamente il primo passo. Ci saranno sempre un riflusso e flusso nella lotta. È come reagisci alle sorprese che importa. Lo abbiamo fatto bene”(146 -147)

Il contesto per questa riflessione è la rapina al MGM che la banda di Vigoa portò avanti, è qui la lezione è ovvia. Andiamo avanti.

“Benché non sia il furto più lucroso, il furto al Mandalay Bay sarà l’esempio della banda che persegue l’assalto, senza resistenza, esattamente come stabilito dal piano. La presente rapina delle due guardie del Brink prende meno di un minuto, e la fuga ancora meno. Quando arrivano i poliziotti, gli uomini armati sono spariti da un po. Nessuno sa in che direzione sono fuggiti i sospetti, le descrizioni del veicolo di fuga variano, alcuni testimoni descrivono i banditi come uomini neri e non c’è evidenza balistica né impronte digitali.(186)

Questo è un buon riassunto della tattica della banda di Vigoa, che ha il predominio della velocità e la precisione nella realizzazione di rapine e fughe.

“Come uno squalo, Vigoa pensò che era animato da un impulso primordiale, perfino la dipendenza era sotto il suo controllo. Forse i suoi furti non riguardavano il bene o male, il denaro, la vendetta per le ingiustizie passate, o perfino per la famiglia. Erano sul potere, la violenza, il pericolo e l’emozione della caccia. Gli squali fanno quello che fanno senza rimorso, e la stessa cosa fece Vigoa. La polizia non poteva comprendere questo, pensò Vigoa. Non hanno idea di chi o con che cosa stanno trattando. (158)

È strano che tutti i “anarchici verdi”, nonostante i loro sforzi per il ri-inselvaticamento, per gli studi antropologici dei popoli primitivi, non possano capire quello che un criminale comune ha imparato tanto bene. Cioè, la violenza non era un mezzo per un fine nella vita “primitiva”, bensì spesso un fine in se stesso: un modo di vita. L’emozione della battuta di caccia e dell’incursione non è assorbita dall’hippie ri-inselvatichito nei giorni nostri, bensì dal criminale e il teppista, con tutte le sue contraddizioni e gli egoismi.

“La banda di Vigoa non sarebbe potuta funzionare totalmente, e mai forse, con la precisione dei commandos Spetsnaz, ma poteva essere insegnato loro a obbedire a ordini semplici ed eseguire i piani ben disegnati. Più tardi scrisse: “Una delle mie abilità speciali, nella guerra e nel crimine, era allenare duramente i miei uomini simulando la missione una e un’altra volta, a volte venti o trenta volte. Non c’era posto per l’errore. La polizia e l’esercito lo sanno sempre, perfino quando ti alleni ci saranno errori. Nella mia attività, posso commettere cinque furti di successo, ma se commetto un piccolo errore o permetto che i miei uomini diventino trascurati e indisciplinati, tutti moriremo o andremo a prigione con lunghe pene di condanna.”(161)

Qui comincia una parte cruciale nel libro, dove Vigoa inizia a descrivere la sua metodologia con più dettaglio. Qui vediamo che Vigoa, poiché è un uomo di azione, non ha nessun problema a esercitare l’autorità. Benché gli eco-estremisti tendano ad essere individualisti, non hanno nessun problema con l’autorità, poiché è concepibile che una situazione possa sorgere dove un piccolo gruppo si forma per portare a termine un’azione particolare. A differenza dell’anarchico o del sinistrorso, l’organizzazione non è una funzione dell’ideologia, bensì dell’efficacia in una situazione appropriata, sia la velocità e la precisione sono di massima importanza. Pertanto, non c’è nessun problema con l’autorità nell’eco-estremismo.

E ora la squadra poteva recitare le Regole di Vigoa quasi parola per parola:

– Non parlare sul lavoro, eccetto quello che “gela” la vittima ( ordinandogli che consegni l’arma). Silenzio assoluto tra i membri dell’unità.

-Piano A: Disarmare le guardie. Piano B: Ammazzarle senza vacillare se resistono.

-Vigoa, e solo Vigoa da gli ordini nel momento del rientro in macchina quando si fugge.

– Il secondo veicolo di fuga ( tecnicamente conosciuto come la prima macchina di fuga) , deve stare a una distanza contigua al“lavoro”, perché al guidatore dentro al furgone, è stato insegnato a utilizzarlo come ariete (NdT2), è può danneggiare la prima macchina nella scena del crimine.

– Un minimo di tre macchine sono necessarie per il “lavoro”. Questi veicoli, oltre il primo veicolo di fuga–  che è quello con il numero di matricola, dato che tutti i teste di solito lo segnalano, fanno un totale di quattro macchine per il lavoro.

– La velocità è essenziale – un minuto e fuori. (Quando Suárez comincia a protestare che perderà tanto tempo solo per recuperare il bottino, Vigoa lo interrompe: “ Questo non è il cinema, ragazzo, la gente ha telefoni cellulari, chiama il 911, e gli stupidi [ la polizia] usciranno dai negozi di ciambelle per un piccola azione.”)

–Non si devono lasciare nei garage dei casinò, macchine che non sono pronte, perché  gli agenti della sicurezza annotano i numeri delle targhe. Utilizzare garage di appartamenti.

–Il caos è la chiave. (Vigoa dice alla sua banda: “ Sapete che significa modus operandi? Silenzio. “ Buono, perché ne abbiamo uno. E deve essere imprevedibile. Questa è la Guerra. Essere prevedibile e morire”).

–Non lasciare niente dietro.

– Maschere da sciatori e vestiti oscuri. Usare sempre guanti. Lasciare le maschere indosso fino all’arrivo della terza macchina di fuga.” (165 – 166)

In queste regole, arriviamo a carpire l’enfasi dell’autorità, la velocità, e la precisione. Pero si vede anche, un segno al caos. Gli eco-estremisti vogliono essere il caos, o la Natura Selvaggia è una società addomesticata e artificiale. Non hanno nemmeno un modus operandi. Loro non chiedono nulla alla società se non attaccarla, perché i loro metodi non sono tanto differenti dai loro fini: attaccano per il bene dell’attacco. Questo permette di essere imprevedibili tale come Vigoa voleva esserlo.

“Non voglio ammazzare nessuno nelle mie rapine. Non volevo ammazzare la  guardia del centro commerciale. Dopo il Desert Inn, mi resi conto che ogni statunitense deve essere un cowboy. Chiamo tutto questo eroe di merda. Devi essere John Wayne e Mel Gibson e Bruce Willis, e se fai cose stupide, mi obblighi a fare in assoluto quello che faccio, questo non è stupido perché per sopravvivere, faccio saltare il tuo cervello di merda. T’invierò nel treno per l’inferno per un capriccio. Il mio capriccio (223)

Questo passaggio descrive quello che successe quando Vigoa e la sua banda, tentarono una rapina a un auto-blindato e arrivarono a ammazzare entrambe le guardie di sicurezza perché decisero di lottare. Una volta in più, gli iper-civilizzati difendono la civilizzazione, incluso anche quando non è nei loro interessi materiali. Chiamali come vuoi, pero non sono amici dell’individualista, o della Natura Selvaggia a conti fatti.

“Io non ero drogato o ubriaco, ma ero sicuro. Troppo fiducioso. Era lo stato di coraggio della festa. Mi sentii bene e soave, quasi in trance. Mi sentii invincibile e fu allora che abbassai la guardia. Proprio come gli hotel hanno fatto quando i più cedevoli ricchi, avvocati e contabili, hanno assunto i gangster italiani (248 -249)

Qui Vigoa descrive come restare con la “guardia bassa” lo portò alla caduta. Durante il suo furto della Bellagio, Vigoa portava il cappello sbagliato e fu identificato dalle telecamere di sicurezza, mostrando il suo viso in tutti i giornali. Anche questo è un avvertimento, contro la doppia vita: Vigoa era un uomo di famiglia e lasciò che una festa familiare lo rilassasse troppo e gli facesse perdere il suo obiettivo centrale. In ultima istanza, per questo motivo fu catturato: una parte della sua doppia vita inquinò l’altra.

“Il 3 giugno del 2002, era pronto per fuggire di sera dalla prigione della contea di Clark. Sarebbe stato un buon regalo definitivo per tutti gli agenti della legge, per non parlare della pubblicità per il DA(NdT3) una cosa come mantenere occupate le persone alle notizie. Ma succede qualcosa d’inaspettato e non pianificato. Un mio amico fu preso con del vino fatto nella prigione. La polizia mi domandò se potevano entrare nella mia cella per un secondo perché qualcuno era stato preso con del vino, poiché volevano sapere se avevo qualcosa. Guardarono intorno e non trovarono niente. Stavo lavorando quel giorno nella finestra, facendo il mio ultimo lavoro, ma non avevo le placche metalliche incollate molto bene o mascherate, perché la ricerca nelle celle era stata tanto repentina, in quel momento stavo ricontrollando il tutto, e i nuovi ufficiali senza esperienza scoprirono  il mio lavoro. Fu un colpo di fortuna. (335)

Dopo che Vigoa fu catturato, uno della sua squadra si stava preparando per testimoniare contro di lui in cambio di clemenza. Questa persona, tuttavia, finì impiccato nella sua cella in circostanze misteriose. Nonostante fosse in isolamento la maggior parte della giornata, Vigoa stava tentando di evadere attraverso le sbarre delle finestre e scappare. Questo dimostra lo spirito indomabile di Vigoa: perfino quando stava per essere condannato a una vita in prigione, cercava ancora la possibilità di scappare.

“Il tono della prima e delle seguenti interviste è competente e perfino cordiale. Ma quando Vigoa paragona la sparatoria del Ross e le tragiche morti nella guerra, lo interrompo. “Rubare alla gente puntando la pistola non è guerra”, gli dico. “Rubare alla gente puntando la pistola per arricchirsi e dopo sparargli quando resistono è assassinio.”

Il viso di Vigoa si fa oscuro. Guardandoci negli occhi, lui mi guarda in maniera dura. C’è una lunga pausa, dopo sospira: “Hai ragione, non è guerra”, dice Vigoa. “Bene, forse è un po’ come la guerra. Nella guerra non ammazziamo solo i soldati ma anche gente innocente. Ma a volte un uomo non ha un’altra possibilità. “ Vigoa ancora è attonito perché le guardie del Desert Inn e del Ross rischiarono le loro vite per il denaro di un’altra persona”.(354-355)

Nell’intervista dell’autore del libro, Vigoa resiste alla morale iper-civilizzata, e si rifiuta di escludere “l’innocente” nei suoi attacchi indiscriminati. Un’altra volta, è molto rivelatore che egli capisca quello che tanti “eruditi” non riescono a fare: che gli innocenti non sono tanto innocenti, e che la persona che”fa il suo lavoro” è precisamente quella che sostiene la civilizzazione.

 “José Vigoa è un esempio del criminale che più si teme nel futuro”, disse lo sceriffo Bill Young. “Nelle forze di sicurezza statunitensi sappiamo esattamente come combattere con il bullo di strada, ma stiamo attenti molto con gli stranieri allenati che sono intelligenti e non commettono delitti perché sono fedeli o hanno bisogno di denaro per droghe. Ne vediamo sempre di più di questi tipi a Las Vegas, in particolare dal Medio Oriente, gli Stati baltici ed America del Sud. I loro valori sono molto differenti dai nostri, e il lato spietato che mostrano lascia molti poliziotti americani storditi. Molti di questi ragazzi hanno precedenti militari e sono complessi e ben colti. Per noi è un grosso sforzo, trattare effettivamente con il mondo di José Vigoas.”

“La storia di José Manuel Vigoa Pérez, risulta essere la storia del nostro tempo.”(364)

Così finisce il libro di John Huddy su un gran prigioniero individualista che passerà il resto della sua vita in una prigione degli Stati Uniti. Da questo passaggio, è chiaro che José Vigoa fu un pioniere: un presagio delle cose a venire. È la mia convinzione che l’eco-estremismo condivide molte delle stesse caratteristiche che lo sceriffo descrive qui: persone che sono allenate (incluso l’auto-allenamento), indiscriminatamente violente, ben colte e implicate con il proprio gruppo criminale. Man mano che la struttura della società continua a sgretolarsi, la violenza, e quelli che la commettono saranno atomizzati sempre di più, disorganizzati (nel senso istituzionale), e spietati nei loro metodi. Questo pertanto, non è altro che una predizione della lettura dell’inevitabile. “Le cose non andarono a buon fine; Il centro non le può contenere…”

L’eco-estremista è quello che si è dato al caos che minaccia la civilizzazione tecno-industriale. Apprenderanno da José Vigoa, dalle tribù primitive, dai compagni terroristi, e chiunque possa offrire esempi su come portare a termine una guerra personale in difesa estrema della Natura Selvaggia, benché questa difesa sia meramente occhio per occhio, dente per dente.

Fonte:

Huddy, John. Storming Las Vegas: How a Cuban-Born, Soviet-Trained Commando Took Down the Strip to the Tune of Five World-Class Hotels, Three Armored Cars, and Millions of Dollars. New York: Ballantine Books, 2008

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(Ndt) Note del traduttore:

  1. Forze speciali russe. Vigoa come soldato cubano iniziò nella vecchia URSS, sotto l’indottrinamento delle forze di elite.
  2. Utilizzare una macchina come “ariete”, è brandirla come un’arma per rompere porte e penetrare ostacoli nella fuga.
  3. District Attorney, il Pubblico Ministero

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JOSÉ VIGOA: DATI BIOGRAFICI

José Vigoa fu il più grosso rapinatore di Las Vegas. Nacque il 24 di dicembre del 1959 in Caimito del Guayabla, Cuba. Cresce sotto il regime socialista implementato da Castro.

A 13 anni è inviato in URSS per un totale di 6 anni, per ricevere addestramento militare.

Terminato l’addestramento Spetsnaz, giuda un gruppo armato di cubani in Afghanistan che combattono contro i talebani affrontati dall’Unione Sovietica e i suoi alleati in quegli anni.

Finiti i combattimenti, Vigoa ritorna a Cuba, pero poco dopo decide di andarsene dal paese e nel 1980 arriva nella città statunitense di Las Vegas.

Senza opportunità lavorative e nel pieno della crisi d’immigrazione che scuoteva gli Stati Uniti, diventa trafficante di droga, ma nel 1989 è arrestato in un’operazione speciale della DEA, e accusato di traffico di cocaina.

Passa in carcere una condanna di 7 anni, e il 13 dicembre del 1996 esce in libertà condizionale.

Vigoa fuori dalla prigione, assetato di vendetta comincia a preparare un piano criminale elaborato che lo farebbe passare alla storia, così, allena i suoi amici nell’ostile deserto del Nevada (Óscar Cisneros, Luis Suarez e Pedro Durano) è inizia a mettere insieme armi corte e a sorvegliare lussuosi casinò, costosi hotel e auto-blindo che trasportavano il denaro effettivo degli stessi commerci. Così, la spettacolare corsa criminale di Vigoa prende piede:

– Il 20 settembre del 1998, Vigoa e i suoi uomini assaltano il casinò MGM Grand, andando verso l’uscita anticipatamente, dove creano un’imboscata a due guardie armate che portano borse piene di denaro dello stesso casinò. Tolgono loro le armi e portano via in contanti 1 milione e mezzo di dollari, più assegni.

Il lavoro è pulito senza sparare nessuna pallottola, i ladri fuggono senza lasciare piste. La polizia non sa ancora quello che sta per affrontare…

-Ottobre del 1998: La banda di Vigoa si fa passare per impiegati e rubano 11 veicoli di un negozio di rivendita auto, veicoli molto difficili da inseguire, che saranno utilizzati per scappare negli assalti pensati per il futuro. Quest’atto è il furto più grande di auto a Las Vegas.

-28 di giugno del 1999: In un pomeriggio soleggiato, il gruppo capeggiato da Vigoa fa un’imboscata a un paio di guardie di un blindato che usciva dal casinò Deset Inn. Le guardie resistono all’assalto e comincia una sparatoria, dove le guardie sono ferite. In quest’occasione Vigoa e compagni vanno via senza un solo dollaro, e benché la loro fuga sia prolungata, questa sarà una lezione che li segnerà.

-Agosto del 1999: Il famoso e lussuoso casinò Mandalay Bay, è rapinato da un gruppo di uomini armati. Questa volta il bottino sarà di 100 mila dollari in contanti, e i responsabili potrebbero essere la banda di Vigoa che fugge senza lasciare nessuna traccia alla polizia.

-3 di marzo del 2000: Incappucciati fanno un imboscata a un blindato che esce da un negozio di abbigliamento in Henderson, le guardie resistono all’assalto e Vigoa con un fucile AK47 le assassina a sangue freddo. La polizia cerca disperatamente gli assalitori e assassini, ma non trova nessuna traccia.

-22 di aprile del 2000: Uomini armati rapinano due guardie di sicurezza del lussuoso hotel New York New York, si portano via migliaia di dollari, e come in passato, non lasciano nessuna pista concludente per le indagini della demoralizzata polizia di Las Vegas.

-Giugno 2000: In un’operazione che dura approssimativamente 1 minuto, tre uomini si dirigono alle casse principali del famoso casinò Bellagio e con le pistole in mano si portano via tutto il denaro che trovano, Vigoa dal bancone dirige l’assalto e dà l’ordine di abbandonare il posto. Il centro di operazioni della sicurezza del casinò capta tutto l’assalto con le camere di sicurezza, e allertano le guardie che inseguono l’auto in cui fugge la banda di Vigoa. Quest’ultimo notando la presenza delle guardie, con un solo sparo allo pneumatico della macchina delle guardie, li ferma e riescono a scappare.

Il bottino del Bellagio fu di 200 mila dollari in contanti.

È qui, che comincia la caduta della banda di assalitori più famosa a Las Vegas.

Dopo lo spettacolare assalto al Bellagio, gli stessi padroni del casinò forniscono le immagini delle telecamere di sicurezza alla polizia, che le danno a tutti i giornalisti, così, si diffondono le immagini dei visi dei ladri in tutti i giornali dell’epoca; l’ufficiale di libertà condizionale di Vigoa lo riconosce e dà l’informazione alla polizia che rapidamente comincia la caccia.

-7 di giugno 2000: Vigoa è visto uscire da un centro commerciale con la sua famiglia, ed è seguito dalla polizia. Notando la presenza poliziesca, Vigoa accelera con la sua auto e comincia un feroce inseguimento, la squadra SWAT chiude la strada facendo si che Vigoa esca dalla sua auto, lasciando la famiglia dentro. Fugge a piedi tentando di fare perdere le proprie tracce ai suoi inquisitori. Vedendosi accerchiato Vigoa lotta con i poliziotti che lo vogliono arrestare. Nello scontro, è sopraffatto, essendo in inferiorità numerica, e ci vogliono 4 agenti per ammanettarlo e arrestarlo.

Da quando arriva in prigione, i giudici pensano di dare la pena di morte a Vigoa per l’assassinio delle guardie dell’Henderson. Il suo amico Óscar Cisneros, dopo essere stato arrestato, è obbligato a  testimoniare contro Vigoa, ma viene trovato impiccato ed il caso si sgonfia. L’unico testimone che testimonierebbe contro Vigoa è morto, non si sa se Cisneros decide di suicidarsi piuttosto che mandare a morte il capo criminale della sua stessa banda, o c’è qualcuno che lo ammazza facendo sì che il fatto sembrasse un suicidio.

– 3 di giugno 2002: Vigoa cerca di scappare di prigione, pero viene scoperto dalle guardie.

-16 agosto 2002: Vigos è giudicato, dichiarandosi colpevole di 43 accuse di delitti non gravi e 3 accuse di delitti gravi. È condannato all’ergastolo, dove passa i suoi giorni pensando al metodo migliore per scappare, se la vita lo permetterà…

(es) La Guerra se José Vigoa: Un breve discurso sobre el Método Eco-extremista

Las lecciones aprendidas de un legendario asaltante de casinos.

Tomado de Revista Regresión n° 7. Traducido a su vez de Atassa.


Lo más notable que el eco-extremismo ha emprendido durante el año pasado, es su mayor claridad en la organización. Aunque su manera de atacar siempre ha sido pequeña, dispersa y reservada; y aunque siempre ha renunciado al discurso revolucionario o a la discusión de un “movimiento”, sólo una ruptura rotunda podría dejar claro que el ethos del eco-extremismo es diferente al de los anarquistas y otros terroristas radicales. A comparación del activista, el eco-extremista busca emular al criminal. En lugar del Partido, el nihilista individualista construye una “sociedad secreta” (a menudo secreta incluso entre sí). En lugar de un movimiento, los que llevan a cabo la defensa extrema de la Naturaleza Salvaje defienden una mafia. Si el surgimiento del eco-extremismo señala el cruce del puente para salir de la Tierra del Progreso y la Ilustración, la nueva etapa de la gestión del salvajismo está prendiendo fuego a ese puente y viéndolo arder.

Por supuesto, hay razones teóricas para ello. Para llevar a cabo acciones eco-extremistas, los propios actores requieren de una mayor autonomía y anonimato, al igual que los delincuentes. El liberal, el izquierdista, el anarquista y el anarco-primitivista abogan por acciones que otros puedan emular y proclamar como el Crucificado en el Evangelio: “Vayan y hagan lo mismo”. Quieren “producir en masa” un curso de acción y comportamientos desarrollados para adaptarse a todas las situaciones y contingencias posibles. Todo es “código abierto” y para que todos lo vean. Esto responde a su necesidad del ethos democrático, su Fe en el Pueblo, su Dogma de la Bondad Fundamental de la Naturaleza Humana. Incluso los más comprensivos lectores híper-civilizados se detienen en la literatura eco-extremista y preguntan: “¿Pero qué debo HACER? ¿Cómo puedo aplicar esto a MI PROPIA VIDA?, etc.,” Si usted tiene que preguntar, entonces no hay respuesta en su caso.

El eco-extremista es un oportunista. Él es un individualista. No molde eco-extremista como hay un molde comunista o anarquista o primitivista. Cada uno es diferente, al igual que cada crimen es diferente. El activista moderno busca limitar el caos y la contingencia: el eco-extremista cuenta con él, incluso prospera en ello. Las masas de activistas híper-civilizados, desde los pacifistas hasta el Bloque Negro, buscan moverse como una columna napoleónica de tropas, con disciplina, con objetivo común y con una fuerza que confronta al Estado en una situación de “poder dual”. Estos son tan fuertes como su eslabón más débil. La acción eco-extremista es la guerra de guerrillas en el sentido pleno del término: no sólo en la práctica, sino también en el propósito. El eco-extremista, al igual que el criminal, lucha sólo por sí mismo, por su propio beneficio, y con los que luchan de manera similar si es que está lejos; aquellos que eluden sus acciones y buscan emularlas en sus propias circunstancias.

Es por eso que el eco-extremismo es “piedra de tropiezo, y roca que hace caer, porque tropiezan con la palabra” (1 Pedro 2: 8). Incluso aquellos que simpatizan, esos porristas izquierdistas que quieren ser un poco más militantes y piensan que unas pocas palabras en apoyo de los ITS aumentan su credibilidad como “post-izquierdistas”, no entienden este primer principio eco-extremista. El eco-extremismo no se trata de unas pocas palabras militantes que estimulan la conversación, o una forma ligeramente más violenta del pesimismo pasivo que permea en los círculos intelectuales progresistas, si es que son honestos. El eco-extremismo es una complicidad conspirativa, una afinidad violenta y una simpatía que lleva a la ilegalidad. El eco-extremismo no es otro ídolo ideológico que uno tiene en el altar junto con el anarquismo insurreccional, el anarco-primitivismo, el eco-anarquismo, el nihilismo pasivo, etc. El eco-extremismo es el rompimiento de ídolos, incluso el ídolo de la “auto-realización” y “autonomía” dentro de la podrida civilización tecno-industrial. Es el celo santo del fanático frente a las blasfemias contra la Naturaleza Salvaje, el deseo codicioso de violencia contra la víctima híper- civilizada y la singular paciencia necesaria para atacar al enemigo en el momento oportuno. Cualquier similitud con las ideologías que le precedieron es superficial, en el mejor de los casos.

Para ir más lejos, tomaremos algunas lecciones de la vida de un guerrillero / criminal moderno, uno que había llegado a opiniones similares sobre la legitimidad de la actividad criminal en una sociedad corrupta. Hablamos aquí de José Vigoa, ex-Spetsnaz (NdT1), posible oficial de inteligencia cubano, traficante de drogas y ladrón de casinos que fue terror en las calles de Las Vegas durante los años 1999 y 2000. Durante ese tiempo, él y su pequeña banda robaron algunos de los casinos más grandes de Las Vegas, incluyendo la MGM y el Bellagio. Vigoa también mató a dos guardias de camión blindado que intentaban jugar al héroe durante un robo. No vamos a detenernos en los detalles biográficos de Vigoa aquí, sino citaremos pasajes del fascinante relato de John Huddy, “Storming Las Vegas: How a Cuban-Born, Soviet-Trained Commando Took Down the Strip to the Tune of Five World-Class Hotels, Three Armored Cars and Millions of Dollars”, y comente sobre ello como le sea apropiado. Con esto buscamos aprender de las reglas del compromiso y arrojar luz sobre cómo el ataque individualista sucederá a partir de ahora en el futuro. El futuro, tanto como se puede hablar de él, pertenece al individualista, al caos y a la a-moralidad.

“No es que José Vigoa piense bien de la determinación de los guardias del Brink, ya que estropearon lo que podría haber sido su robo de jubilación. ¡Estúpidos héroes, mierda! Piensa Vigoa mientras dispara fuego pesado contra los dos guardias y se retira al Rodeo que espera. Vigoa se sorprende de que los hombres del Brink mal pagados, luchen. Si no fuera por la línea de fuego que vino hacia él y el gringo loco que le disparó por encima del baúl, Vigoa les diría a los guardias en sus rostros lo absurdos que son: yo no estoy tratando de quitarte tu dinero, o faltarte al respeto, o robar algo de tu familia. Quiero tomar el dinero de los dueños gordos del casino, del cerdo que tiene millones y millones y explota a sus empleados con salarios del cacahuate.” (16)

Intrépido, Vigoa realiza una reunión posterior a la misión y anuncia una nueva política: “La próxima vez nosotros disparamos primero y no hacemos preguntas a nadie. No pregunté a los guardias por sus malditos relojes. Todo el mundo quiere ser un héroe en este país”. Vigoa escribe más tarde en su diario: “En mi mundo, tú eres el cazador o el cazado. Las Vegas lo hace, Vigoa lo toma.” (22)

La apertura del libro describe un robusto robo de vehículos blindados en el Desert Inn Hotel de Las Vegas, cuando Vigoa y su equipo abrieron fuego demasiado pronto para que los guardias entregaran el dinero, permitiéndoles así devolver los disparos y defenderse. Esto sería un tema en la juerga del crimen de Vigoa: que los pobres guardias que tenían todo que perder y nada que ganar, con las balas de regreso defendían el dinero de sus jefes de todos modos. Tal vez aquí vemos que los “híper-civilizados”, lejos de ser inocentes o explotados, sostienen un sistema injusto por algún sentido de orgullo o hábito. La civilización no suprime los instintos animales, sino que los aprovecha para sus propios fines, en este caso, para defender el concepto de propiedad privada y el “trabajo bien hecho” del trabajador honesto. ¿Podría haber más pruebas de que los híper-civilizados nunca se pongan en contra del sistema tecno-industrial? (16)

“Los robos y las tácticas de pequeñas unidades utilizadas por la pandilla, le recordaron a la policía su propio entrenamiento. Los veteranos de marina y del ejército reconocen las tácticas de guerra de guerrillas de las Fuerzas Especiales. El agente especial Brett W. Shields del FBI se da cuenta de que la pandilla usaba las doctrinas clásicas de los comandos: (1) inserción clandestina, (2) combate breve y violento, (3) huida rápida, y (4) retirada rápida y engañosa. Los policías se dan cuenta de que están en contra de un criminal organizado tan colorido y letal como cualquier matón de la vieja escuela, pero que posee una excepcional inteligencia en el campo de batalla, potencia moderna de fuego y sofisticadas tácticas de pequeñas unidades.” (25)

Esta “militarización” de la actividad delictiva es un tema común en nuestros días, como veremos más adelante.

“Lo que Vigoa llamaba el Demonio Fiero estaba agitándolo ahora; pronto estaría despierto. Vigoa podía sentir su fuerza bruta y el calor acumulando fuerza en todo su cuerpo. Una vez que había temido al sentimiento, pensó que era lo que lo había atraído a una vida de crimen y brutalidad, pero Vigoa lo sabía mejor ahora. El Demonio Fiero era su escudo y salvación, la fuerza primitiva que lo mantenía vivo.

Estaba despierto y cada vez más fuerte, y pronto sería libre de hacer su trabajo.” (104)

Este pasaje refiere a un episodio temprano en la carrera de Vigoa, pero como muchos individualistas y salvajes antes, Vigoa también tenía un espíritu de guía en combate. Para ser más de lo que uno puede hacer como un simple animal mortal, y para atacar, a menudo se necesita la inspiración de un espíritu, de un demonio, como en la creencia griega antigua. No es de extrañar entonces que Vigoa creyera en esto, y por lo cual un anarquista o izquierdista se burlaran de eso, ya que el poder de estos proviene del pueblo según sus creencias humanistas. Aquellos que aspiran a acciones inhumanas deben tener ayuda inhumana.

Muchos traficantes también eran adictos y usaban sus ganancias para apoyar su hábito, pero Vigoa no. Su abstinencia no era moral, sino de vida y muerte. “Tienes que mantener el cerebro claro”, advirtió a sus aliados. “Tienes que estar alerta en todo momento, incluso cuando estás durmiendo o haciendo el amor o con tu familia. Tienes que ver más lejos que otros hombres y en cada esquina. Tienes que ver en los corazones de los hombres. Tienes que leer los ojos de tu enemigo y saber que están a punto de atacar, o algún día intentarán matarte.” (106)

Vigoa enseña sobriedad y vigilancia por la misma razón que hacen los eco-extremistas: no por moral sino por un fin individualista. El fin del eco-extremista es el ataque, y los enemigos están en todas partes. La sobriedad y la vigilancia siempre son necesarias. Algunos dirán que esto equivale al ascetismo: que tal vida es un abrazo innecesario en las dificultades para algún tipo de final moral inverso. Nada más lejos de la verdad. El hombre híper-civilizado espera ser defendido por su tecnología, sus edificios y su moralidad. Incluso el más a-moral de los egoistas híper-civilizados se basa en la civilización y sus pompas por su “amoralidad”. La condición real del hombre sin civilización es la de la vigilancia constante: en la selva, en el bosque, en la llanura y en los mares. Estamos tan separados de nuestros sentidos y de una vida de compromiso con las cosas salvajes, que creemos que una vida de vigilancia y sobriedad es una vida de privación. La alternativa, sin embargo, es la vida del animal del zoológico: no estamos bajo ninguna amenaza física porque vivimos en jaulas. Por lo menos, el eco-extremista resiste la vida en la jaula, aunque sólo sea para atacar y volver a pelear otro día. La alternativa es tratar de encontrar la libertad en la jaula, lo cual es un absurdo.

“De alguna manera, el acto de desaparición de Pedro fue algo bueno”, dice Vigoa más tarde. “Nos pusieron a prueba. Después de que Pedro fue expulsado del aparcacoches, no nos desmoronamos ni nos dejamos llevar por el pánico. Esta es la forma en que es en el combate real. Siempre hay sorpresas. Nunca nada va en la manera que se supone que tiene que ir, y el plan es solamente el primer paso. Siempre habrá un reflujo y flujo en la lucha. Es cómo reaccionas a las sorpresas que importan. Lo hicimos bien.” (146-147)

El contexto para esta reflexión es el robo de MGM que la banda de Vigoa llevó a cabo, y la lección aquí es obvia. Sigamos adelante.

“Aunque no sea el robo más lucrativo, el robo al Mandalay Bay será el modelo de la cuadrilla que persigue el asalto, sin resistencia, y exactamente según el plan. El actual robo de los dos guardias del Brink toma menos de un minuto, y la escapada aún menos tiempo. Para cuando llegan los policías, los pistoleros han desaparecido desde hace tiempo. Nadie está de acuerdo en qué dirección huyeron los sospechosos, las descripciones del vehículo de escape varían, algunos testigos describen a los bandidos como hombres negros y no hay evidencia balística ni huellas dactilares.” (186)

Este es un buen resumen de la táctica de la banda de Vigoa, que predominó en velocidad y en la precisión en la realización de robos y huidas.

“Al igual que un tiburón, Vigoa pensó que estaba animado por un impulso primordial, incluso la adicción fuera de su control. Tal vez sus robos no eran sobre el bien o el mal, el dinero, la venganza por las injusticias pasadas, o incluso por la familia. Eran sobre el poder, la violencia, el peligro y la emoción de la caza. Los tiburones hicieron lo que hicieron sin remordimiento, y lo mismo hizo Vigoa. La policía no podía comprender esto, pensó Vigoa. No tienen idea de quién o con qué están tratando.” (158)

Es extraño que todos los “anarquistas verdes”, a pesar de sus esfuerzos por la “re-salvajización” y por sus estudios antropológicos de pueblos primitivos, no puedan entender lo que un criminal común aprendió tan bien. Es decir, la violencia no era un medio para un fin en la vida “primitiva”, sino a menudo un fin en sí mismo: un modo de vida. La emoción de la cacería y de la incursión no es absorbida por el hippie re-salvajizado en nuestros días, sino por el criminal y el gamberro, con todas sus contradicciones y egoísmos.

“En total, tal vez la banda de Vigoa nunca podría funcionar con la precisión de los comandos Spetsnaz, pero se les podía enseñar a obedecer órdenes simples y ejecutar los planes bien dibujados de Vigoa. Más tarde escribió: “Una de mis habilidades especiales, en la guerra y en el crimen, era entrenar a mis hombres duramente simulando la misión una y otra vez, a veces veinte o treinta veces. No había lugar para el error. La policía y el ejército lo descubren todo el tiempo, incluso cuando entrenas bien habrá errores. En mi negocio, puedo cometer cinco robos exitosos, pero si cometo un pequeño error o permito que mis hombres se vuelvan descuidados e indisciplinados, todos moriremos o iremos a prisión con largas penas de condena.” (161)

Aquí comienza una parte crucial en el libro, donde Vigoa comienza a describir su metodología con más detalle. Aquí vemos que Vigoa, porque es un hombre de acción, no tiene ningún problema en ejercer la autoridad. Aunque los eco-extremistas tienden a ser individualistas, no tienen ningún problema con la autoridad, ya que es concebible que una situación pueda surgir donde un pequeño grupo se forma para llevar a cabo una acción particular. A diferencia del anarquista o del izquierdista, la organización no es una función de la ideología, sino de la eficacia en una situación apropiada en la que la velocidad y la precisión son de suma importancia. Por lo tanto, no hay ningún problema con la autoridad en el eco-extremismo.

Y ahora el equipo podía recitar las Reglas de Vigoa casi palabra por palabra:

“- No hablar durante un trabajo, excepto del “congela” a la víctima (ordenándole que arroje su arma). Silencio absoluto entre los miembros de la unidad.

-Plan A: Desarmar a los guardias. Plan B: Matarlos sin vacilación si se resisten.

-Vigoa, y solo Vigoa da las órdenes de cuando se retira al coche en la huida.

-El segundo vehículo de escape (técnicamente conocido como el primer coche escape) estará dentro de la distancia próxima del trabajo porque el conductor dentro del carro se ha enseñado a utilizarlo como ariete (NdT2), y podría dañar el primer coche en la escena del crimen.

-Un mínimo de tres coches necesarios por trabajo. Estos vehículos, además del primer coche de escape – aquel cuyo número de matrícula, todos los testigos lo escriben enseguida, hacen un total de cuatro coches por trabajo.

– La velocidad es esencial – un minuto y fuera. (Cuando Suárez comienza a protestar que tomará tanto tiempo sólo para recoger el botín, Vigoa lo interrumpe: “Éste no es el cine, chico, la gente tiene teléfonos celulares, llaman al 911, y los estúpidos [la policía] saldrán fuera de sus tiendas de donas por una pequeña acción.”)

– No se deben dejar en los lotes de los casinos coches que no estén dispuestos, porque la seguridad ha estado anotando los números de las placas. Utilice lotes de apartamentos.

– El caos es clave. (Vigoa dice a su banda: “¿Quién sabe lo que significa modus operandi?” Silencio. “Bueno, porque no tenemos uno. Hay que ser impredecibles. Esto es la Guerra. Se predecible y mueres”).

– No dejes nada atrás.

– Máscaras de esquí y ropa oscura. Siempre usa guantes. Dejar las máscaras puestas hasta llegar al tercer coche de huida.” (165 – 166)

En estas reglas, volvemos a ver el énfasis en la autoridad, la velocidad y la precisión. Pero también vemos un guiño al caos. Los eco-extremistas buscan ser el caos, o Naturaleza Salvaje en una sociedad domesticada y artificial. Tampoco tienen modus operandi. Ellos no quieren nada de la sociedad excepto atacarla, por lo que sus métodos no son tan diferentes de sus fines: atacan por el bien del ataque. Esto les permite ser impredecibles tal como Vigoa buscaba ser.

“No quiero matar a nadie en mis robos. No quería matar a los guardias del centro comercial. Pero después del Desert Inn, me di cuenta de que cada estadounidense tiene que ser un vaquero. Llamo a esto, el héroe de mierda. Tienes que ser John Wayne y Mel Gibson y Bruce Willis, y si haces cosas estúpidas, me obligas a hacer lo que hago, lo que no es estúpido en absoluto porque para sobrevivir voy a volar tu puto cerebro. Te enviaré en el tren al infierno por un capricho. Mi capricho (223)

Este pasaje describe lo que sucedió cuando Vigoa y su banda intentaron robar un auto blindado y tuvieron que matar a ambos guardias de seguridad porque decidieron luchar. Una vez más, los híper-civilizados defienden la civilización incluso cuando no está en sus los intereses materiales. Llámalos como quieras, pero no son los amigos del individualista, o de la Naturaleza Salvaje para la materia.

“Yo no estaba drogado o borracho, pero estaba seguro. Demasiado confiado. Era el estado de ánimo de la fiesta. Me sentí bien y suave, casi en trance. Me sentí invencible y fue entonces cuando bajé mi guardia. Al igual que los hoteles hicieron cuando los ricos blandos, abogados y contadores se hicieron cargo de los gangsters italianos difíciles.” (248 – 249)

Vigoa aquí describe cómo estar con la guardia baja lo llevó a su caída. Durante su robo del Bellagio, Vigoa llevaba el sombrero equivocado y fue identificado por las cámaras de seguridad, mostrando su rostro en todas las noticias. Esto también es una advertencia contra la doble vida: Vigoa era un hombre de familia y dejó que una fiesta familiar lo relajara demasiado y le hiciera perder el foco. En última instancia, por eso fue capturado: una parte de su doble vida contaminó al otro.

“El 3 de junio de 2002, estaba listo para salir, para huir de la cárcel del condado de Clark por la noche. Sería un regalo bueno y definitivo de mí para todos los agentes de la ley, por no hablar de la publicidad para el DA (NdT3) y algo para mantener ocupadas a la gente de las noticias. Pero sucedió algo inesperado y no planificado. Un amigo mío fue atrapado con vino hecho en la cárcel. La policía me preguntó si podían entrar en mi celda por un segundo porque alguien fue atrapado con vino, y la policía quería saber si tenía algo. Miraron a su alrededor y no encontraron nada. Había estado trabajando ese día en la ventana, haciendo mi último trabajo, pero no tenía las placas metálicas pegadas muy bien o disfrazadas, porque la búsqueda de celdas era tan repentina, y yo estaba tan cerca de revisar – y la nueva corrección oficial sin experiencia descubrió mi trabajo por accidente. Fue un disparo de suerte.” (335)

Después de que Vigoa fue capturado, uno de su equipo estaba preparado para testificar contra Vigoa a cambio de clemencia. Esta persona, sin embargo, terminó colgando en su celda bajo circunstancias misteriosas. A pesar de estar en aislamiento la mayor parte del día, Vigoa estaba tratando de salir a través de las barras de sus ventanas y escapar. Esto demuestra el espíritu indomable de Vigoa: incluso cuando estaba a punto de ser condenado a una vida en prisión, todavía encontraba la posibilidad de intentar escapar.

“El tono de nuestra primera y las subsiguientes entrevistas es práctico e incluso cordial. Pero cuando Vigoa compara el tiroteo del Ross y las trágicas muertes en la guerra, lo interrumpo. “Robar a la gente a punta de pistola no es guerra”, le digo. “Robar a la gente a punta de pistola para enriquecerse y luego dispararles cuando se resisten es asesinato.

El rostro de Vigoa se oscurece. Él me da una mirada dura, y nos miramos a los ojos. Hay una larga pausa, luego suspira. “Tienes razón, no es guerra”, dice Vigoa. “-Bueno, tal vez un poco como la guerra. En la guerra no sólo matamos a los soldados sino también a gente inocente. Pero a veces un hombre no tiene otra opción.” Vigoa todavía está atónito porque los guardias del Desert Inn y del Ross arriesgaron sus vidas por el dinero de otra persona.” (354 – 355)

Cuando es interrogado por el autor del libro, Vigoa se resiste a la moral híper-civilizada, y se niega a excluir al “inocente” en sus ataques indiscriminados. Una vez más, es muy revelador que él entienda lo que tantos “eruditos” no logran hacer: que los inocentes no son tan inocentes, y que la persona “haciendo su trabajo” son precisamente los que sostienen la civilización.

“José Vigoa es un ejemplo del criminal que más se teme en el futuro”, dijo el sheriff Bill Young. “En las fuerzas de seguridad estadounidenses sabemos exactamente cómo lidiar con el matón callejero, pero estamos muy por detrás con los extranjeros nacidos y entrenados, que son inteligentes y no cometen delitos porque son adictos o necesitan dinero para drogas. Estamos viendo más y más de estos tipos en Las Vegas, en particular en Oriente Medio, en los Estados bálticos y en América del Sur. Sus valores son muy diferentes de los nuestros, y el lado despiadado que muestran deja a muchos policías americanos aturdidos. Muchos de estos chicos tienen antecedentes militares y son sofisticados y bien leídos. Va a tomar un esfuerzo concertado de nuestra parte, tratar efectivamente con los José Vigoas del mundo”.

“La historia de José Manuel Vigoa Pérez, resulta ser la historia de nuestro tiempo.” (364)

Así termina el libro de John Huddy sobre un gran ladrón individualista que pasará el resto de su vida en una prisión de los Estados Unidos. A partir de este pasaje, está claro que José Vigoa fue un pionero: un presagio de las cosas por venir. Es mi creencia de que el eco-extremismo comparte muchas de las mismas características que el sheriff describe aquí: personas que son entrenadas (incluso si se auto-entrenan), indiscriminadamente violentas, bien leídas y comprometidas con la empresa criminal. A medida que la estructura de la sociedad continúa desentrañándose, la violencia y los que la cometen serán cada vez más atomizados, desorganizados (en el sentido institucional), y despiadados en sus métodos. Esto por lo tanto, no es una predicción sino la lectura de lo inevitable. “Las cosas se desmoronan; El centro no puede aguantar…”

El eco-extremista es aquel que se ha entregado al caos que amenaza la civilización tecno-industrial. Aprenderán de José Vigoa, de tribus primitivas, de compañeros terroristas, y de quienquiera que pueda ofrecer ejemplos sobre cómo llevar a cabo una guerra personal en defensa extrema de la Naturaleza Salvaje, aunque esta defensa sea meramente ojo por ojo, diente por un diente.

Fuente:

Huddy, John. Storming Las Vegas: How a Cuban-Born, Soviet-Trained Commando Took Down the Strip to the Tune of Five World-Class Hotels, Three Armored Cars, and Millions of Dollars. New York: Ballantine Books, 2008

(NdT) Notas de traductor:

  1. Fuerzas especiales rusas. Vigoa como soldado cubano se estrenó en la antigua URSS, bajo el adoctrinamiento de las fuerzas de elite.
  2. Utilizar un coche como “ariete”, es tomarlo como una arma para romper puertas y penetrar obstáculos en la huida.
  3. District Attorney, el fiscal.

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JOSÉ VIGOA: DATOS BIOGRÁFICOS

José Vigoa fue el mayor asaltante de Las Vegas. Nació el 24 de diciembre de 1959 en Caimito del Guayabla, Cuba. Y se crio bajo el régimen socialista implementado por Castro.

A los 13 años fue enviado a la URSS durante 6 años para recibir entrenamiento militar.

Terminado el entrenamiento Spetsnaz, encabezó un grupo armado de cubanos en Afganistán que combatieron contra los talibanes enfrentados con la Unión Soviética y sus aliados en esos años.

Terminados los enfrentamientos Vigoa regresa a Cuba, pero poco después decide salir del país y en 1980 llega a la ciudad estadounidense de Las Vegas.

Sin oportunidades laborales y al verse en plena crisis de inmigración que sacudía a los Estados Unidos, se vuelve traficante, pero en 1989 es atrapado en una operación especial de la DEA, y es acusado de tráfico de cocaína.

Pasa en la cárcel cumpliendo condena 7 años, y el 13 de diciembre 1996 sale bajo libertad condicional.

Vigoa fuera de la cárcel, sediento de venganza comienza a preparar un plan criminal elaborado que lo haría pasar a la historia, así, entrena a sus amigos en el hostil desierto de Nevada (Oscar Cisneros, Luis Suarez y Pedro Duran), empieza a juntar armas cortas y a vigilar lujosos casinos, costosos hoteles y carros blindados que transportaban efectivo de esos mismos negocios. Así, la espectacular carrera criminal de Vigoa da sus primeros pasos:

-20 de septiembre de 1998, Vigoa y sus hombres asaltan el casino MGM Grand, cruzan hacia la salida previamente vista en donde emboscan a dos guardias armados que llevaban bolsas llenas de dinero del mismo casino. Les quitan sus armas y se llevan 1 millón y medio de dólares en efectivo, más cheques.

El trabajo resulta limpio sin disparar ninguna bala, los ladrones huyen sin dejar pistas. La policía aún no sabe a lo que se enfrenta…

-Octubre de 1998: La banda de Vigoa se hace pasar por empleados y roban 11 vehículos de una tienda de autos de renta, estos al ser muy difíciles de rastrear sería utilizados para escapar en los asaltos que tenían pensados más adelante. Este hecho es el robo más grande de autos en Las Vegas.

-28 de junio de 1999: En una tarde soleada, el grupo liderado por Vigoa embosca a un par de guardias de un blindado que salía del casino Deset Inn. Los guardias se resisten al asalto y comienza una balacera en donde los guardias resultan heridos, en esta ocasión Vigoa y compañía se van sin un solo dólar, y aunque su huida es implacable, esta sería una lección que los marcaría.

-Agosto de 1999: El famoso y lujoso casino Mandalay Bay, es robado por un grupo de hombres armados, esta vez el botín sería de 100 mil dólares en efectivo, los responsables sería la banda de Vigoa que huyen sin dejar pistas a la policía.

-03 de marzo de 2000: Encapuchados emboscan un blindado que salía de una tienda de ropa en Henderson, los guardias se resisten al asalto y Vigoa con un fusil AK47 los asesina a sangre fría. La policía busca desesperadamente a los asaltantes y asesinos, pero no hay ninguna pista.

-22 de abril de 2000: Pistoleros roban a dos guardias de seguridad del lujoso hotel New York New York, se llevan miles de dólares, y como en todos los casos, no dejan ninguna pista concluyente para las investigaciones de la desmoralizada policía de Las Vegas.

-Junio 2000: En una operación que dura aproximadamente 1 minuto, tres hombres se dirigen a las cajas principales del famoso casino Bellagio y con pistola en mano se llevan todo el dinero que encuentran, Vigoa desde la barra dirige en asalto y da la orden para abandonar el lugar. El centro de operaciones en seguridad del casino capta todo el asalto en sus cámaras de seguridad, y alertan a los guardias que siguen al auto en donde huía la banda de Vigoa, este al percatarse de la presencia de los guardias, con un solo disparo al neumático de estos, los detiene y logran escapar.

El botín del Bellagio fue de 200 mil dólares en efectivo.

Es aquí donde comienza la caída de la banda de asaltantes más famosa de Las Vegas.

Después del espectacular asalto al Bellagio, los mismos dueños del casino proporcionan las imágenes de las cámaras de seguridad a la policía, los cuales las dan a todos los noticieros, así, se difunden imágenes de los rostros de los ladrones en todos los medios de la época; el oficial de libertad condicional de Vigoa lo reconoce y da información a la policía que rápidamente comienza la cacería.

-07 de junio 2000: Vigoa es ubicado saliendo de un centro comercial con su familia, y es seguido por la policía, al percatarse de la presencia policial, Vigoa acelera su auto y comienza una feroz persecución, el equipo SWAT le cierra el camino haciendo que Vigoa salga de su auto dejando a su familia en él, y huyendo a pie tratando de perder a sus inquisidores. Al verse acorralado Vigoa lucha a golpes con los policías que vienen a atraparlo, da pelea, pero el número lo supera, se necesitaron 4 agentes para someterlo y es arrestado.

Ya en la cárcel, los jueces piensan en mandar a la pena de muerte a Vigoa por el asesinato de los guardias del Henderson, y tras arrestar a su amigo Oscar Cisneros lo obligan a declarar contra Vigoa, pero este amanece ahorcado y el caso se hunde, el único testigo que declararía contra Vigoa está muerto, no se sabe si Cisneros decidió suicidarse antes que mandar a la muerte al jefe criminal de su misma banda, o hubo alguien que lo mató haciendo que el hecho pareciera un suicidio.

-03 de junio 2002: Vigoa trata de escapar de prisión, pero es descubierto por los guardias.

-16 de agosto 2002: Vigoa es juzgado y este se declara culpable de 43 cargos de delitos no graves y 3 cargos de delitos serios. Lo envían a cadena perpetua, en donde pasa sus días pensando la forma para escapar si la vida se lo permite…

(en) José Vigoa’s War: A Short Discourse on Eco-Extremist Method

Un muy intersante texto en inglés que aborda la vida, el actuar y la caida de José Vigoa, un muy competente ladrón de los más exclusivos casinos de las Vegas en los años 90’s. A Vigoa lo caracterizaba su sangre fría, su metodología implacable en la ejecución de sus atracos, la inteligencia creativa y la sobriedad, todo esto relacionado con el metodo eco-extremista.
Más información sobre los atracos José Vigoa acá:

Pronto la traducción de este valioso texto.
¡Por la proliferación de la ilegalidad y el crimen!
¡Que la delincuencia sacie los instintos de los individualistas en Guerra!


The most notable departure that eco-extremism has undertaken in the past year is its increased clarity in organization. While its manner of attack has always been small, disperse, and secretive; and while it has always renounced revolutionary discourse or discussion of a “movement,” only a stark break could make clear that the ethos of eco-extremism is different from that of anarchists and other radical terrorists. In place of the activist, the eco-extremist seeks to emulate the criminal. Instead of the Party, the nihilist individualist builds a “secret society” (often secret even among themselves). Instead of a Movement, those who carry out the extreme defense of Wild Nature advocate a Mafia. If the emergence of eco-extremism signaled the crossing of the bridge to leave the Land of Progress and Enlightenment, the new stage of the management of savagery is setting fire to that bridge and watching it burn.

There are of course theoretical reasons for this. To carry out eco-extremist actions, the actors themselves require utmost autonomy and anonymity, just like criminals. The liberal, the leftist, the anarchist, and the anarcho-primitivist all advocate actions that others can emulate and proclaim along with the Crucified in the Gospel: “Go and do likewise.” They want to “mass produce” a course of action and behaviors developed to fit every possible situation and contingency. Everything is “open source” and out for everyone to see. This meets their need for the democratic ethos, their Faith in the People, their Dogma of the Fundamental Goodness of Human Nature. Even the most sympathetic hyper-civilized readers engage eco-extremist literature and ask, “But what should I DO? How can I apply it to MY OWN LIFE? Etc,” If you have to ask, then there is no answer in your case.

The eco-extremist is an opportunist. He is an individualist. There is no cookie-cutter eco-extremist like there is a cookie cutter communist or anarchist or primitivist. Each one is different, just like each crime is different. The modern activist seeks to limit chaos and contingency: the eco-extremist counts on it, even thrives off of it. The masses of hyper-civilized activists, from pacifists to the Black Bloc, seek to move like a Napoleonic column of troops, with discipline, a common goal, and a State-like force confronting the State in a “dual power” situation. These are only as strong as their weakest link. Eco-extremist action is guerilla warfare in the full sense of the term: not just in practice, but also in purpose. The eco-extremist, just like the criminal, fights only for himself, for his own benefit, and with those who fight similarly if far away; those who laud his actions and seek to emulate them in their own circumstances.

This is why eco-extremism is the “stone of stumbling, and a rock of scandal, to them who stumble at the word.” (1 Peter 2:8) Even those who sympathize, those leftist cheerleaders who want to be a little more militant and think that a few words in support of ITS boost their credibility as “post-leftists,” don’t understand this eco-extremist first principle. Eco-extremism is not about a few militant words that stimulate conversation, or a slightly more violent form of the passive pessimism that pervades progressive if honest intellectual circles. Eco-extremism is about conspiratorial complicity,  violent affinity, and sympathy that leads to illegality. Eco-extremism is not yet another ideological idol that one has on one’s altar along with insurrectionary anarchism, anarcho-primitivism, eco-anarchism, passive nihilism, etc. Eco-extremism is the smashing of idols, even the idol of one’s own “self-realization” and “autonomy” within putrid techno-industrial civilization. It is the holy zeal of the fanatic in the face of the blasphemies against Wild Nature, the covetous lust for violence against the hyper-civilized victim, and the singular patience needed to strike at the enemy at the opportune time. Any similarities to ideologies that came before it are superficial at best.

In order to draw this out further, we will take some lessons from the life of a modern day guerilla raider / criminal, one who had come to similar opinions concerning the legitimacy of criminal activity in a corrupt society. We speak here of José Vigoa, ex-Spetsnaz commando, possible Cuban intelligence officer, drug dealer, and casino robber who was a terror on the streets of Las Vegas during the years 1999 and 2000. During this time, he and his small crew successfully robbed some of the biggest casinos in Las Vegas, including the MGM and the Bellagio. Vigoa also killed two armored car guards who were  trying to play hero during a robbery. We will not dwell on biographical details of Vigoa here, but rather quote passages from John Huddy’s fascinating account, Storming Las Vegas: How a Cuban-Born, Soviet-Trained Commando Took Down the Strip to the Tune of Five World-Class Hotels, Three Armored Cars and Millions of Dollars, and comment on these as appropriate. By this we seek to learn from his rules of engagement and shed light on how individualist attack will happen from now into the future. The future, as much as one can speak of it, belongs to the individualist, to chaos, and to a-morality.

Not that Jose Vigoa thinks well of the determined Brink’s guards as they spoil what could have been his retirement heist. Stupid hero bullshit! Thinks Vigoa as he takes heavy fire from the two guards and retreats to the waiting Rodeo. Vigoa is amazed that the low-paid Brink’s men fight back. If not for the heavy fire now streaming toward him and the crazy American blazing away over the hood of the trunk, Vigoa would tell the guards to their faces how foolish they are: I’m not trying to take the money away from you, or disrespect you, or steal anything from your families. I want to take the money from the fat pig casino owners who have millions and millions and exploit their employees with peanut wages. (16)

Undaunted, Vigoa conducts a debriefing and announces a new policy: “Next time we shoot first and ask no questions of nobody. I didn’t ask the guards for their fucking wristwatches and wallets. Everybody wants to be a hero in this country.” Vigoa later writes in his journal: “In my world, you are either the hunter or the hunted. Vegas makes it, Vigoa takes it. (22)

The opening of the book describes a botched armored car robbery at the Desert Inn Hotel in Las Vegas, when Vigoa and his crew opened fire too early on the guards making a money delivery, thus allowing them to return fire and defend themselves. This would be a theme in Vigoa’s crime spree: that poor guards who had everything to lose and nothing to gain from returning fire defended their bosses’ money anyway. Perhaps here we see that the “hyper-civilized,” far from innocent or exploited, uphold an unjust system out of some sense of pride or habit. Civilization doesn’t suppress animal instincts, but rather harnesses them to its own ends, in this case, to defend the concept of private property and the honest working man’s “job well done.” Could there be more evidence that the hyper-civilized will never turn against the techno-industrial system? (16)

The robberies and small-unit tactics used by the gang reminded police of their own swat training. Marine and army veterans recognize Special Forces guerilla war tactics. Special Agent Brett W. Shields of the FBI realizes that the gang uses classic commando doctrines: (1) clandestine insertion, (2) brief, violent combat, (3) rapid disengagement, and (4) swift, deceptive withdrawal. The cops realize they are up against an organized criminal as colorful and lethal as any old-school hoodlum, but one in possession of exceptional battlefield intelligence, modern-day firepower, and sophisticated small-unit tactics. (25)

This “militarization” of criminal activity is a common theme in our day, as we shall see later.

What Vigoa called the Fiery Demon was stirring now; it would soon be awake. Vigoa could feel its raw power and white heat gathering strength throughout his body. Once he had feared the feeling and thought that it drew him into a life of crime and brutality, but Vigoa knew better now. The Fiery Demon was his shield and salvation, the primal force that kept him alive.

It was awake and growing stronger, and it would soon be free to do its work. (104)

This passage refers to an episode early in Vigoa’s career, but like many individualists and savages before, Vigoa also had a guiding spirit in combat. To be more than what one is as a mere mortal animal, and to strike out, one often needs the inspiration of a spirit, a daemon in ancient Greek belief. It is no wonder then that Vigoa had this, and an anarchist or leftist would scoff at this, as the latter’s power comes from the people according to their humanist beliefs. Those who aspire to inhuman actions must have inhuman help.

Many dealers were also addicts and used their profits to support their habit, but Vigoa did not. His abstinence was not about morality – it was about life and death. “You have to keep the brain clear,” he warned his confederates. “You have to be alert at all times, even when you’re sleeping or making love or with your family. You have to see farther than other men and around corners. You have to see into the hearts of men. You have to read the eyes of your enemy and know they are about to strike, or someday they will try to kill you.” (106)

Vigoa teaches sobriety and vigilance for the same reason that the eco-extremists do: not out of morality but for an individualistic end. The eco-extremist end is attack, and enemies are everywhere. Sobriety and vigilance are always needed. Some would say that this amounts to asceticism: that such a life is an unnecessary embrace of hardship for some sort of inverse moral end. Nothing could be further from the truth. It is hyper-civilized man who expects to be defended by his technology, his buildings, and morality. Even the most a-moral of hyper-civilized egoists relies on civilization and its pomps for his “a-morality”. The real condition of man without civilization is one of constant vigilance: in the jungle, in the forest, on the plain, and on the seas. We are so cut off from our senses and a life of engagement with wild things that we think a life of vigilance and sobriety is one of deprivation. The alternative, however, is the life of the zoo animal: we are under no physical threat because we live in cages. At the very least, the eco-extremist resists the life of the cage, even if only to attack and return to fight another day. The alternative is to try to find freedom in the cage, which is an absurdity.

“In a way, Pedro’s vanishing act was a good thing,” Vigoa says later. “We were tested. After Pedro got chased off from valet parking, we didn’t fall apart or panic. This is the way it is in real combat. There always are surprises. Nothing ever goes the way it is supposed to go, and a plan is only a first step. There always will be an ebb and flow in the fight. It’s how you react to surprises that matter. We did well.” (146-147)

The context for this reflection is the MGM heist that Vigoa’s crew carried out, and the lesson here is obvious. We will move on then.

Although not the most lucrative robbery, the Mandalay Bay heist will be the gang’s model heist- blazing fast, without resistance, and exactly according to plan. The actual robbery of the two Brink’s guards takes less than one minute, and the getaway even less time. By the time police arrive, the gunmen are long gone. No one can agree in which direction the suspects fled, descriptions of the getaway vehicle vary, some witnesses describe the bandits as black men, and there’s no ballistic evidence or fingerprints. (186)

This is a good summary of Vigoa’s crew’s tactics, which emphasized speed and precision in carrying out robberies and getaways.

Like the shark, Vigoa thought he was driven by a primal urge, even addiction, beyond his control. Perhaps his robberies were not about good or evil, money, revenge for past injustices, or even family. They were about power, violence, danger, and the thrill of the hunt. The sharks did what they did without remorse, and so did Vigoa. The police could not possibly comprehend this, Vigoa thought. They have no idea who or what they are dealing with. (158)

It is odd that all of the “green anarchists”, in spite of their efforts at “re-wilding” and anthropological studies of primitive peoples, cannot understand what a common criminal learned so well. That is, violence was not a means to an end in “primitive” life, but often an end unto itself: a way of life. The thrill of the hunt and the raid is not taken up by the re-wilding hippy in our day and age, but by the criminal and the thug, with all of their contradictions and selfishness.

All in all, maybe the Vigoa crew could never function with the precision of the Spetsnaz commandos, but they could be taught to obey simple orders and execute Vigoa’s well-drawn plans. Later he would write: “One of my special skills, in war and in crime, was to drill my men hard by simulating the mission again and again, sometimes twenty or thirty times. There was no room for error. The police and military find this out all the time, Even when you train well, there will be mistakes. In my business, I can commit five successful robberies, but if I make one small mistake or allow my men to become careless and undisciplined, then we will all die or go to prison with long elephant sentences. (161)

This begins a crucial part of the book where Vigoa begins to describe his methodology in more detail. Here we see that Vigoa, because he is a man of action, has no problem with wielding authority. Although eco-extremists tend to be individualists, they have no problem with authority, as it is conceivable that a situation might emerge where a small group will form to carry out a particular action. Unlike the anarchist or leftist, organization is not a function of ideology but of effectiveness in an ad hoc situation where speed and precision are of the utmost importance. Thus, there is no problem with authority in eco-extremism.

And by now the team could recite the Vigoa’s Rules almost word for word:

  • No talking during a job, except when “freezing” the victim (ordering him to stop and drop his weapon). Absolute silence among unit members.
  • Plan A: Disarm the guards. Plan B: Kill them without hesitation if they resist.
  • Vigoa, and Vigoa alone, gives the orders when to retire to the getaway car.
  • The second getaway vehicle (technically known as the first lay-off car) will be within running distance of the job because the armored car driver has been taught to use the truck as a battering ram and could damage the first car at the crime scene.
  • A minimum of three lay-off cars per job. These vehicles, plus the first getaway car – the one whose license plate number everyone writes down in great excitement – make a total of four cars per job.
  • Speed is essential – one minute and out. (When Suarez starts to protest that it will take this much time just to gather up the loot, Vigoa cuts him off: “This is not the movies, chico, people have cell phones, they call 911, and the stupids [the police] will race out of their doughnut shops for a little action.”)
  • No lay-off cars to be stored in casino lots, because security has been writing down plate numbers. Use apartment lots.
  • Chaos is key. (Vigoa to crew: “Who knows what modus operandi means?” Silence. “Good, because we don’t have one. Be unpredictable. This is war. Predictability gets you killed.”)
  • Leave nothing behind.
  • Ski masks and dark clothing. Always wear gloves. Leave the masks on until we reach the third getaway car. (165-166)

In these rules, we see again the emphasis on authority, speed and precision. But we also see a nod to chaos. Eco-extremists seek to be chaos, or Wild Nature, in a domesticated and artificial society. They too have no modus operandi. They want nothing from society except to lash out, so their methods are not that different from their ends: they attack for the sake of attack. This allows them to be unpredictable just as Vigoa sought to be.

I don’t want to kill nobody in my robberies. I didn’t want to kill the guards at the shopping center. But after the Desert Inn, I realize that every American has to be a cowboy. I call this the hero bullshit. You gotta be John Wayne and Mel Gibson and Bruce Willis, and you do stupid things and force me to do what I do, which is not stupid at all because to survive I will blow your fucking brains out. I will send you on the train to hell on a whim. My whim. (223)

This passage describes what happened when Vigoa and his crew attempted to rob an armored car and had to kill both of the security guards because they decided to fight back. Again, the hyper-civilized defend civilization even when it is not in their material interests. Call them what you want, but they are not the friends of the individualist, or of Wild Nature for that matter.

I wasn’t high or drunk, but I was confident. Too confident. It was the mood of the party. I felt good and mellow, almost in a trance. I felt invincible and it was then that I let my guard down. Just like the hotels did when the soft wealthies, lawyers, and accountants took over from the tough Italian gangsters.  (248-249)

Vigoa here describes how being off-guard led to his downfall. During his robbery of the Bellagio, Vigoa wore the wrong hat and was identified by security cameras, leading to his face being shown all over the news. This is also a warning against the double-life: Vigoa was a family man and he let a family party relax him too much and make him lose his focus. Ultimately, this is why he was caught: one part of his double life contaminated the other.

On June 3, 2002, I was ready to touch down, to take off from the Clark County Jail at nighttime. It was to be a good and final gift from me to all the law enforcement people, not to mention publicity for the DA and something to keep the news people busy. But something unexpected and unplanned happened. A friend of mine got caught with prison-made wine. The police asked me if they could come into my cell for a second because someone got caught with wine, and the police wanted to know if I had some. They looked around, and they didn’t find nothing. I had been working that day on the window, doing my last work, but I did not have the metal plates attached very well or disguised, because the cell search was so sudden, and I was so close to checking out – and the new correction officer without experience discovered my work by accident. It was one lucky shot. (335)

After Vigoa was caught, one of his crew was prepared to testify against Vigoa in exchange for leniency. This person, however, ended up hanging himself in his cell under mysterious circumstances. In spite of being on lockdown most of the day, Vigoa was trying to saw through the bars of his windows and escape. This testifies to Vigoa’s indomitable spirit: even when he was on the verge of being condemned to life in prison, he still found it possible to attempt to escape.

The tone of our first and subsequent interviews is businesslike and even cordial. But when Vigoa compares the Ross gunfight and tragic deaths to war, I interrupt. “Robbing people at gunpoint is not war,” I say. “Robbing people at gunpoint for self enrichment and then shooting them when they resist is murder.”

Vigoa’s face darkens. He gives me a hard look, and we lock eyes. There’s a long pause, then he sighs. “You’re right, it’s not war,” Vigoa says. “Well, maybe a little bit like war. In war we kill not only soldiers but innocent people too. But sometimes a man has no choice.” Vigoa is still stunned that the guards at the Desert Inn and Ross risked their lives for someone else’s money. (354-355)

When interrogated by the author of the book, Vigoa resists hyper-civilized morality, and refuses to exclude the “innocent” in his indiscriminate attacks. Again, it is very telling that he understands what so many “learned” people fail to get: that the innocent are not all that innocent, and the person “doing his job” is precisely what is upholding civilization.

“Jose Vigoa is an example of the criminal to be most feared in the future,” Sheriff Bill Young said. “We in American law enforcement know exactly how to deal with the homegrown street thug but are way behind the curve with the foreign born and trained, who are smart and not committing crimes because they are addicted or need money for drugs. We’re seeing more and more of these types in Vegas, particularly from the Middle East, the Baltic states, and South America. Their values are far different from ours, and the ruthless side they display leaves many American cops stunned. Many of these guys have military backgrounds and are sophisticated and well read. It’s going to take a concerted effort on our part to effectively deal with the Jose Vigoas of the world.”

The story of Jose Manuel Vigoa Perez, it turns out, is very much the story of our times. (364)

Thus ends John Huddy’s book on a great individualist prisoner who will spend the rest of his life in a U.S. prison.  From this passage, it is clear that Jose Vigoa was a trend-setter: a foreshadowing of things to come. It is my belief that eco-extremism shares many of the same characteristics that the sheriff describes here: people who are trained (even if self-trained), indiscriminately violent, well read, and committed to the criminal enterprise. As the fabric of society continues to unravel, violence and those who commit it will become increasingly atomized, disorganized (in the institutional sense), and ruthless in their methods. This is not so much a prediction as it is a reading of the inevitable. “Things fall apart; the centre cannot hold…”

The eco-extremist is one who has given him or herself over to the chaos that threatens techno-industrial civilization.  They will learn from Jose Vigoa, from primitive tribes, from fellow terrorists, and from whoever can offer examples on how to carry out a personal war in extreme defense of Wild Nature, even if this defense is merely exacting an eye for an eye, a tooth for a tooth.

Source:

Huddy, John. Storming Las Vegas: How a Cuban-Born, Soviet-Trained Commando Took Down the Strip to the Tune of Five World-Class Hotels, Three Armored Cars, and Millions of Dollars. New York: Ballantine Books, 2008