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(it) Delazioni a catena..Si, chiaro, a Città del Messico!

Per molto tempo abbiamo detto che l’anarchismo moderno è marcio, che questa dottrina politica sta morendo, e non è una bugia, da qualche tempo abbiamo dimostrato che la presunta “solidarietà” attuata da certi gruppi “anti-carcerari”, è più di una menzogna ipocrita. Che la “fraternità” e il “cameratismo” sono pura merda e aria fritta, e che questo “felice” movimento si basa sulla delazione, sulla doppia morale e sulle apparenze superficiali dei suoi massimi rappresentanti (eccetto alcuni esempi nobili). Questa volta, rendiamo pubblica la lettera (e la sua traduzione in inglese) dell’individualista “Tripa” dal Messico: le sue parole e la sua vita dentro la conflittualità, questo è uno degli esempi degno di onore.

Il “Tripa”, è stata una delle persone più impegnate nel movimento anarchico in Messico, in questa lettera divulga molti aspetti della sua situazione (lontano dalla “vittimizzazione degli attivisti”), rivelando la merda in cui il movimento anarchico è sommerso non solo in Messico, ma a livello internazionale …

E prima che i giudici anarchici inizino la loro cerimonia per bruciare le streghe, vogliamo dire che il nostro sostegno sarà sempre con gli individualisti che rompono con le “lotte “convenzionali , è che alla fine vengono “isolati” anche dal loro stesso movimento. Dall’altra ci sono i “compagni” che si scagliano ferocemente contro i loro nemici, dimostrando la loro coerenza individuale. Così come con l’individualista Kevin Garrido in Cile, oggi, da parte di Maldición Eco-extremista, rivendichiamo la nostra completa complicità con Mario Lopez “Tripa”, che la fuga continui, con il suo instancabile percorso di scontro.

Forza fuggiasco criminale!

Oggi come ieri, gridando ai quattro venti:

Misantropia e natura sempre!

Maldición Eco-extremista blog


Lettera pubblica di Mario Lopez Tripa

“Quello che si interpone sulla nostra strada, lo sconfiggeremo”

Prima di tutto, un enorme e cordiale saluto.

Poco più di cinque anni e mezzo fa, mi esplose accidentalmente una delle due bombe che trasportavo, fortunatamente fu la bomba meno potente, che era destinata agli uffici del partito politico PRD. L’altra era per una delle sedi del PRI. In quello momento non mi importava un cazzo, quale partito politico fosse, se fosse stata “Morena” allo stesso modo avrei attentato alla loro sede. Fu la notte del 26 di giugno dell’anno 2012, giusto un giorno dopo il mio compleanno. Il migliore regalo che mi ero dato, era l’incidente, mi dicevano gli investigatori che mi sorvegliavano all’ospedale.

Il motivo per il quale esplose la bomba- motivo che fino ad ora era stato un mistero ed un pettegolezzo all’interno del movimento anarchico e dello spettro insurrezionalista- secondo il vox populi, oscillava tra “avere composto la bomba in maniera errata o a bassa pressione o che la persona di nome Felicity Ryder e io eravamo in competizione su chi metteva più bombe e per questo motivo esplose, (pettegolezzo che è girato tra i circoli anarchici del D.F. fino a oggi, è che ha prodotto unicamente un danno per me), che esplose per volontà, ecc.”…non c’è stato altro motivo che è il seguente: che ho azionato la bomba nel posto sbagliato, cioè, che
l’ho attivata vicino a un trasformatore elettrico, pertanto, passando sotto a questo, il campo elettromagnetico emanato era più che sufficiente per scaldare il filamento della lampadina di 1.5 volt, è che fece detonare la dinamite; la seconda bomba non esplose perché in quel momento non era collegata ancora all’interruttore circuito. Ma questo errore fu dovuto a una distrazione che ho avuto in quel momento, una distrazione che non potrò mai perdonarmi ne trascurare.

Ora si può dormire tranquillamente, il dilemma è risolto, non ho nulla in più da dire rispetto a questo.

Tuttavia, questa lettera non è unicamente per chiarire perché esplose la bomba, ma è anche per comunicare alla platea di spettatori anarchici una circostanza successa durante questi anni, dopo essermi sottratto dalla giustizia dello Stato. Tutto questo, apertamente, su una delazione, una delle molte, è che uso come esempio, è che espongo, per fare partire una riflessione o l’azione contundente rispetto a chi non deve essere necessariamente torturato per denunciare compagni anarchici o fare pettegolezzo su di essi e così metterci in un pericolo potenziale.
Ci sono due cose che spiego nella lettera presente, questo comunicato pubblico, o come lo si vuole chiamare. Scusate se sono arrogante, se sono duro o aggressivo, ma letteralmente non me ne fotte un cazzo di quello che pensate; queste qualifiche sono destinate, rispetto al tuo stato di coraggio, ai tuoi sentimenti di inferiorità, la tua bassa autostima, i tuoi pregiudizi, la tua ideologia di merda, oppure, la tua maniera di vedere le cose che esporrò, della tua prospettiva e la tua critica ben focalizzata. Quello che farò, è omettere la verbosità e andare diretto al sodo.

Delazioni a catena

Bene, più di un anno fa un individuo anarchico che negli ultimi anni ’90 fino alla metà del 2000 era in prigione a causa di un “crimine comune”, in un paio di assemblee aperte (mi costa dire, almeno due di queste realizzate all’interno della Biblioteca Sociale Reconstruid) ha affermato che la Croce Nera del Distretto Federale diceva che “i compagni che erano in fuga (riferendosi a Chivo e io) stavano semplicemente passeggiando da (dissero il luogo) a (dicendo anche quest’altro luogo) con il denaro che ci viene dato in supporto, affermando che è così che paghiamo i nostri viaggi dal Messico ai paesi del Centro America, andata e ritorno.

Innanzitutto voglio chiarire, che non so se la CNA ha emesso tale affermazione delatrice, ma so che quelle parole sono uscite dalla bocca di quell’individuo che è amico e compagno della CNA-DF. Perché lo conosco a causa di varie versioni di varie persone distinte che non si conoscevano tra loro ma che erano in quelle assemblee aperte. E lo so perché lo conosco e so che tipo di persona è.

Rispetto a questo ho un paio di cose da affermare, sempre assumendomi il rischio che implica fare questo tipo di dichiarazioni in maniera pubblica, benché alla fine dei conti che un compagno carcerato o in fuga debba dire cose che possano pregiudicarlo in qualche modo, non è sempre colpa sua, come molti vogliono fare vedere, ma è una responsabilità collettiva che ricade dentro il movimento anarchico, poiché grazie alla gran boccaccia di alcuni, molti compagni si sentono, e ci sentiamo pressati- rispetto a diffondere questo tipo di risposte – soprattutto quando quelli che formano ancora il cosiddetto “movimento” anarchico e ancora peggio, lo spettro
insurrezionalista, non ha una reazione diretta verso questo tipo di infamie e verso questo tipo di individui. La maggioranza degli insurrezionalisti passano il tempo nello scrivere azioni nei loro comunicati pomposi, facendo azioni per non perdere il loro posto nello scena-spettacolo, ma nel momento in cui si devono usare le armi per ammonire i delatori e i chiacchieroni, nessuno fa niente. Quello che gli importa realmente è la loro notevole immagine, lo status, l’immagine dei loro gruppi anarco-punks di musica rivoluzionaria e cose così. Allora cosa rimane della chiamata di Solidarietà Rivoluzionaria di cui si fregiano gli insurrezionalisti? La Solidarietà Rivoluzionaria si riduce unicamente a comunicati, esplosioni, espropriazioni o azioni vistose per diventare visibili nel micro mondo irreale anarchico?

Ecco le cose che ho da dire.

Primo. I soldi che noi spendiamo, sono dei tuoi amici della CNA-DF che ti proteggono? Quanti soldi di merda mi hai dato per mangiare? Sai se quello che hai affermato è vero? Perché non mi hai fatto arrivare una lettera a titolo personale se avevi qualche dubbio, codardo di merda!!! Codardo di merda, non mi hai detto mai niente, e ti senti bene nel buttare merda su di me, quando sai che non mi è tanto facile essere al tuo posto? Perché
quando sapevi, che io sapevo già, invece di farti vedere, sei scappato a Guadalajara fingendo di stare a Tijuana e viceversa , e i tuoi protettori ti hanno sicuramente aiutato ad andartene negli Stati Uniti, sei andato via scappando di paura o che cosa? Inoltre da molto tempo io, (Chivo non lo so) non ho ricevuto più nulla dal movimento anarchico, se non pura merda, e molto meno denaro.

Secondo. Questo tipo di pettegolezzi mettono solamente a rischio i compagni in fuga o in prigione, perché indipendentemente che sia verità o no, i dati che si danno, creano sempre una reazione di delazione a catena, poiché alcuni parlano e altri lo riproducono, ma alla fine tutto si altera, e si trasformano in informazioni che possono unicamente, o aiutare la polizia a localizzare i compagni in fuga, bene, o ingrandire i pretesti e le indagini contro i compagni in prigione.

Non contento di dire queste cose su di noi due (su Chivo e me) questo ragazzo parla di alcune persone che in passato, cioè nella mia vita “legale”, erano i miei compagni di lotta (specificando questo come diversità di modi di intervento) e di vita. Questo individuo li accusa di “prendere soldi per la banda (i compagni) per i nostri viaggi”.
Tralasciando di dire, che la fuga è sempre mobilità costante – anche se si va a fare compere a San Cristobal de las Casas, approfittando per vendere alcuni giubbotti della Northface e quello che si ottiene per la loro vendita – questo tipo di affermazioni mettono evidentemente a rischio quegli individui i quali, da quando sono scappato, non ho più visto e manco saputo cosa hanno fatto. Li mette a rischio dato che quelle chiacchiere e “calunnie”, possono produrre un’indagine contro queste persone per ostruzione della giustizia. Un indagine che sebbene, potrebbe partire da un indagine propria dello Stato, essi la possono assumere come una conseguenza della lotta, ma un indagine non possono assumerla così come tale, quando questa ha come radice le stronzate di un individuo che vuole emergere tra i più giovani e impressionare le ragazze.

A individui come questi cosa gli succede? Come trattare con essi o farli riflettere? Dovremo ritornare ai vecchi codici rivoluzionari o con la riflessione basta?

Fortunatamente, oggi, ho l’umore adatto per descrivere questa situazione, ci sono tuttavia molte ma molte situazioni e molti individui e individui che durante questi anni, da quando è esplosa la bomba e da quando sono fuggito, non hanno fatto che parlare di cose che hanno messo a rischio me e altre persone, non hanno fatto che inventare pettegolezzi, tirare merda… ma non mi affliggo più di tanto perché per ogni problema c’è una soluzione e a poco a poco le cose emergono.

Infine, un aneddoto, vediamo se ricordate.

Qualche giorno prima di lasciare la mia città ho incontrato uno dei miei avvocati (a quel tempo ero ancora in una situazione “legale”, cioè non riuscivo ancora a fuggire dalla giustizia dello Stato, sia chiaro!!) mi disse che qualche giorno prima era andato alla corte federale (che ordinò il mio secondo arresto il 20 gennaio del 2014) per richiedere una proroga di un paio di giorni per presentarmi a firmare. Durante quella visita, il
giudice, oltre a invitarlo cordialmente a prendermi volontariamente per firmare, gli disse che ero già fottuto (trafitto era la parola ) perché dopo il mio arresto due donne di nazionalità spagnola erano andate a parlare con lei e avevano detto tutto di me, avevano parlato di tutto (non so davvero cosa sia “tutto”) e mi avevano “affondato”. All’inizio abbiamo dubitato di quella “informazione” proveniva da un servitore dello Stato,
più tardi, tra la paranoia, pensavamo che fossero le compagne Amellie e Fallon che nel mezzo di quello che gli era successo , che era molto forte, avevano detto delle cose (non so cosa potessero davvero dire in realtà),
ma alla fine, dopo aver riflettuto molto sull’argomento, cercando informazioni, analizzando, ricordando, comunicando con queste compagne, e chiedendo loro onestà, ma soprattutto, vedendo le cose chiaramente dopo
quello che è successo quando sono scappato e la merda che per tre anni certe persone hanno fatto della mia vita in fuga, avevamo ragione e oggi posso tranquillamente dire che non c’è dubbio su chi fossero gli infami
che volevano fottermi..

Dico questo, nel caso in cui il giudice non stesse mentendo al mio avvocato … alla fine, qual è la differenza nel momento che si cerca di sapere chi mente, se è un giudice o un anarchico?

Prendi questo aneddoto come preludio alla mia prossima lettera in cui creo un’umile riflessione individuale sulla militanza, ma soprattutto una critica alla lotta anarchica insurrezionale nel periodo intenso in cui l’ho vissuta.

“Quando la neve cade e i venti bianchi soffiano, il lupo solitario muore ma la mandria sopravvive”

Attentamente:

Mario Lopez “Tripa”.

Da qualche parte in questo mondo infermo, misantropia e natura sempre!

10 di febbraio dell’anno 2018

Tradotto da: Anarchici-Individualisti per la “Propaganda del fatto”
(Frazione “anti-infamità!”)

(es-en) Delaciones en cadena… Si claro, ¡en México City!

Desde hace tiempo que hemos dicho que el anarquismo moderno está podrido, que esta doctrina política está cayendo por su propio peso y no es mentira, desde hace tiempo que evidenciamos que la supuesta “solidaridad” implementada por ciertos grupos “anticarcelarios” es más que una mentira hipócrita, que la “fraternidad” y “camaradería” son puras mierdas dichas de dientes para afuera, y que el dichoso movimiento se basa en la delación, la doble-moral, y las apariencias superficiales de sus máximos representantes (exceptuando algunos honrosos ejemplos), esta vez, hacemos pública la carta (y su traducción al inglés) del individualista Tripa desde México, sus palabras y su vida aferrada a la conflictividad es uno de esos honrosos ejemplos.
Tripa, quien fuera uno de las personas más comprometidas de la movida anarca en México sale a relucir muchos aspectos de su situación (alejandose de la “victimización de activista”), dejando ver la mierda en la que está sumergida la movida anarca no sólo en México, sino internacionalmente…
Y antes de que los jueces anárquicos comiencen su ceremonia de quema de brujas, queremos decir que, Nuestro apoyo siempre va a estar con los individualistas que rompen con esos moldes convencionales de “luchas”, que aun viendose “aislado” de su propio movimiento y “compañeros” se arrojan con fiereza contra sus enemigos, demostrando su coherencia individual.
Así como hicimos con el individualista Kevin Garrido en Chile en su momento, hoy, desde Maldición Eco-extremista declaramos nuestra completa complicidad con el cabro Mario Lopez Tripa, que aún en fuga continúa su camino incansable de confrontación.
¡Ánimo prófugo criminal!

Hoy como ayer, gritando a los 4 vientos:
!MISANTROPÍA Y NATURALEZA POR SIEMPRE!

Maldición Eco-extremista blog


Carta Publica de Mario Lopez Tripa

“Lo que se interponga en nuestro camino, lo derrotaremos”

Antes que nada, un enorme y cordial saludo.

Hace poco más de cinco años y medio que me exploto accidentalmente una de las dos bombas que portaba, afortunadamente fue la bomba menos potente y que sería destinada a las oficinas del partido político PRD (la otra seria para una de las sedes del PRI, en ese momento me importaba una mierda cual partido político fuese, si hubiera existido Morena por igual hubiera atentado contra su sede). Fue la noche del 26 de junio del año 2012, justo un día después de mi cumpleaños. El mejor regalo que me pude haber dado fue el accidente, me decían los policías de investigación que me custodiaron en el hospital.

El motivo por el cual me exploto la bomba, motivo que hasta ahora había sido un misterio y un chismerío al interior del movimiento anarquista y del espectro insurreccionalista, que, segundo el vox populi, oscilaba entre “haber hecho la bomba mal o bajo presión o que la persona de nombre Felicity Ryder y yo hacíamos competencias sobre quien ponía más bombas y por eso me exploto (chisme que hasta el día de hoy circula entre los círculos anarquistas del D.F., y que ha producido únicamente cosas perjudiciales para mi), que si la explote con intención, etc.”… no fue otro motivo más que el siguiente: que accione la bomba en el lugar inadecuado, es decir, que la accione cercas de un transformador eléctrico, por lo tanto, al pasar debajo de este, el campo electromagnético que desprende fue suficiente para calentar el filamento del foco de 1.5 voltios y esto detono el polvo dinamita; la segunda bomba no exploto porque en ese momento aún no había conectado el interruptor-circuito. Pero este error fue debido a una distracción que tuve en ese momento, una distracción que nunca voy a perdonar ni pasar por alto.

Ahora si pueden dormir tranquilos, el dilema está resuelto, no hay nada más que decir al respecto.

Sin embargo, esta carta no es únicamente para aclarar porque me exploto la bomba, sino que también es para notificar a la audiencia de espectadores anarquistas una situación que ha sucedido a lo largo de estos años que he estado sustraído de la justicia del Estado. Sin más, es sobre una delación, una de muchas, usando el ejemplo que expondré para arrancar la reflexión o la acción contundente respecto a quienes no necesitan ser mínimamente torturados para delatar a compañeros anarquistas o hacer chisme sobre ellos y así ponernos en un riesgo latente.

Hay dos cosas que voy a comentar en la presente carta, comunicado público, choro o como quieras llamarle. Disculpa si sueno arrogante, si sueno duro o agresivo, pero literalmente me importa una mierda lo que pienses al respecto; estos calificativos irán destinados dependiendo de tu estado de ánimo, de tus sentimientos de inferioridad, tu baja autoestima, tus prejuicios, tu ideología de mierda o bien, de tu manera de ver las cosas que expondré, de tu perspectiva y tu critica bien enfocada. Lo que sí, es que me ahorrare tanta palabrería e iré directo al grano.

Delaciones en cadena

Bien, hace ya mas de un año que un individuo anarquista quien durante los últimos años de la época de los 90’s hasta la mitad del año 2000 estuvo en prisión a causa de un “delito común”, en un par de asambleas abiertas (al menos me consta que en dos realizadas en el interior de la Biblioteca Social Reconstruid) afirmo que la Cruz Negra del Distrito Federal dijo que “los compas que estábamos en fuga (refiriéndose al Chivo y a mi) solamente nos estábamos paseando de (dijo el lugar) a (dijo el otro lugar) con el dinero que se nos da en apoyo, que así nos pagamos nuestros viajecitos de México a países de Centro América, ida y vuelta.

Ante todo quiero dejar claro que NO me consta que CNA emitiera tal afirmación delatora, pero que SI me consta que esas palabras salieron de la boca de ese individuo quien es amigo y compañero de CNA-DF y me consta no por una sino por varias versiones de varias personas distintas que ni se conocían entre sí pero que estaban en esas asambleas abiertas. Y me consta porque lo conozco y sé qué tipo de persona es.

Ante esto tengo un par de cosas que afirmar, siempre asumiendo el riesgo que conlleva hacer este tipo de aclaraciones de manera pública, aunque al final de cuentas, que un compañero preso o en fuga tenga que decir cosas que de alguna manera le puedan perjudicar, no siempre es su culpa como muchos lo quieren hacer ver, sino que es una responsabilidad colectiva que recae en el movimiento anarquista, ya que gracias a la gran bocota de algunos, muchos compas se sienten y nos sentimos presionados para emitir este tipo de respuestas -sobre todo cuando de los que conforman el llamado “movimiento” anarquista y peor aún, el espectro insurreccionalista, no hay una reacción directa hacia este tipo de infamias y hacia este tipo de individuos. La mayoría de los insurreccionalistas se la pasan escribiendo consignas en sus comunicados pomposos y se la pasan haciendo acciones para no perder su lugar en la escena-espectáculo, pero en el momento en el cual se trata de usar las armas para aleccionar a los delatores y habladores nadie hace nada, nadie hace nada por el simple hecho de que todos son unos queda bien, de que les importa mucho su imagen, su status, la imagen de sus grupos anarcopunks de música revolucionaria y cosas así. ¿Entonces dónde queda la llamada Solidaridad Revolucionaria de la que tanto presumen los insurreccionalistas? ¿La Solidaridad Revolucionaria se reduce únicamente a comunicados, bombazos y expropiaciones o acciones vistosas para hacerse visibles en el micro mundito irreal anarquista?

Aquí las cosas que tengo que decir.

Primero. ¿Dinero de quien nos andamos gastando, de tus amigos de la CNA-DF que te protegen? ¿Cuándo mierda tú me has dado algo de dinero para llevarme un alimento a la boca? ¿A ti te consta lo que afirmaste? ¿Porque nunca me lo hiciste llegar en carta a título personal si tenías esa duda, ¡¡¡cobarde de mierda!!!? ¿Cobarde de mierda que frente a mí nunca dijiste nada y bien te sientes hablando mierda de mi cuando sabes que no me es tan fácil ponerte en tu lugar? ¿Porque cuando supiste que yo ya sabía, en vez de dar la cara, te anduviste en Guadalajara fingiendo estar en Tijuana y viceversa y seguramente tus protectores ya te ayudaron a irte al gabacho, saliste corriendo de miedo o de qué? Además que desde hace mucho tiempo yo (Chivo no lo sé) no he recibido nada del movimiento anarquistas más que pura mierda, mucho menos dinero.

Segundo. Este tipo de habladurías solamente ponen en riesgo a compas en fuga o en prisión, pues independientemente de que sea verídico o no, los datos que se dicen siempre se crea una reacción de delación en cadena, ya que unos hablan y otros lo reproducen, pero al final todo se deforma y cae en informaciones que pueden únicamente, bien, o ayudar a la policía a localizar a compañeros en fuga, bien, o engordar expedientes e investigaciones contra compañeros en prisión.

No conforme con decir esas cosas sobre nosotros dos (sobre el Chivo y yo) este individuo habla a cerca de algunos individuos quienes en el pasado, es decir, en mi vida “legal”, fueron mis compañeros de lucha (entendiendo por esto como una diversidad de maneras de intervenir) y vida. Este individuo los acusa de “sacar dinero a la banda (lxs compas) para nuestros viajecitos”. Quitando de en medio que la fuga es siempre movilidad constante -aunque sea para ir de shopping a San Cristóbal de las Casas y de paso vender algunas chamarras Northface que se consiguen en la paca- este tipo de afirmaciones evidentemente ponen en riesgo a aquellos individuos los cuales desde que yo me fui nunca he vuelto a ver y poco he sabido de ellos. Los pone en riesgo puesto que esas habladas e “indirectas”, pueden producir una investigación en la contra de esas personas por obstrucción de la justicia, una investigación que si bien, partiese de una investigación propia del Estado, ellos la podrían asumir como una consecuencia de la lucha, pero que una investigación así no la podrían asumir como tal cuando esta tiene como raíz la fanfarronería de un individuo quien quiere sobresalir entre los más jóvenes e impresionar a las chavas.

¿A individuos como el de este caso que les toca? ¿Cómo tratar con ellos o hacerles reflexionar? ¿Tendremos que regresar a los viejos códigos revolucionarios o con la reflexión basta?

Afortunadamente, hoy, solo tengo ánimos de describir esta situación, sin embargo hay muchas pero muchas situaciones y muchos individuos e individuas que a lo largo de estos años, desde que me exploto la bomba y desde que me di a la fuga, no han hecho más que hablar cosas que me han puesto en riesgo y a otras personas, no han hecho más que inventar chismes, tirar mierda…. pero no me bajoneo tanto pues a cada problema una solución y poco a poco brotan las cosas.

Por último una anécdota, a ver si hacen memoria.

Pocos días antes que partiera de mi ciudad encontré a una de mis abogadas (en ese momento aún estaba yo en una situación “legal”, es decir que todavía no me fugaba a la justicia del Estado ¡¡aclaro!!) me contó que días antes fue al juzgado federal (el cual ordeno mi segundo arresto del 20 de Enero de 2014) para solicitar una prórroga de un par de días más para presentarme a firmar. Durante esa visita, la juez, además de invitarle cordialmente a que me llevara por voluntad propia a firmar, le dijo que yo ya estaba bien jodido (ensartado fue la palabra) ya que después de mi detención dos mujeres de nacionalidad española había ido a hablar con ella y habían dicho todo sobre mi, habían hablado todo (que la verdad no sé qué sea “todo”) y me habían “hundido”. En un primer momento lo dudamos pues esa “info” provenía de una servidora del Estado, posteriormente, entre la paranoia, pensamos que fueron las compas Amellie y Fallon quienes en medio de lo que les sucedió, que fue muy fuerte, dijeron cosas (que, pues no sé qué pudieran decir en realidad), pero finalmente, tras darle muchas vueltas al asunto, buscar informaciones, analizar, recordar, comunicarnos con esas compas y pedir su honestidad, pero sobre todo, ver las cosas con claridad tras lo que me sucedido cuando me fugue y la mierda que por tres años cierta gente hicieron de mi vida en fuga, dimos justo en el clavo y hoy puedo afirmar con toda seguridad que no hay menor duda de quienes fueron esas pone dedo, de quienes se trataron, a quienes les interesaba que me jodiera… digo, en caso que que la señora juez no estuviera mintiendo a mi abogada, verdad… al final de cuentas ¿Qué diferencia hay al momento de intentar saber quién miente, si un juez y un anarquista?

Tomen esta anécdota como un preludio para mi siguiente carta en la que hare una humilde reflexión individual sobre mimilitancia, pero sobre todo una crítica respecto a la lucha anarquista insurreccional en la intensa época que me tocó vivir.

“Cuando la nieve cae y los vientos blancos soplan, el lobo solitario muere pero la manada sobrevive”

Atentamente:

Mario Lopez “Tripa”.

Desde algun lugar de este enfermo mundo, ¡misantropia y naturaleza por siempre!

10 de febrero del año 2018

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(en) Chain betrayal… Of course, in Mexico City!

Public letter by Mario Lopez Tripa

“We will defeat whatever gets in our way”

First of all, a huge and cordial greeting.

Just over five years and a half ago it accidentally exploded to me one of the two bombs that I carried, fortunately it was the least powerful bomb and it would be destined for the offices of the political party PRD (the other one would be for one of the headquarters of PRI, if Morena would have existed I would have attempted against them similarly). It was the night of August 26th of the year 2012, just one day after my birthday. The investigative polices who retained me in the hospital said that the best present that I could have made to me was the accident.

The reason the bomb exploded to me, reason which has been a mystery and a gossip inside of the anarchist movement and the insurrectionary spectrum, that, according to vox populi, oscillated between “having made the bomb in a wrong way or under pressure or that the person named Felicity Ryder and me had rivalry on who put more bombs and it exploded to me because of that (gossip which circulates until today in D.F. anarchist circles, and which has only produced harmful things for me), or if I exploded it with intent, etc.”… it was no more reason than the next: I activated the bomb in the inadequate place, in other words, I activated it close to an electrical transformer, therefore, when I walked under it, the electromagnetic field that it spreads was enought to warm the filament of the 1.5v focus and this detonated the dynamite powder; the second bomb didn’t explode because in this moment I hadn’t connected the switch-circuit. But this error was due to a distraction that I had in that moment, a distraction that I will never forgive nor overlook.

Now yes, you can sleep peacefully, the dilemma is resolved, there isn’t anymore to say about this.

However, this letter it isn’t just to clarify why the bomb exploded to me, but it is also to notify to the anarchist spectators audience a situation that has occurred throughout this years that I have been out of the justice of the State. Simply, it is about a betrayal, one of the many, using the example that I am going to expose to start the reflection or the blunt action in relation to those who don’t need to be minimally tortured to betray anarchist comrades or to gossip them and thus putting them at risk.

There are two things that I am going to mention in this letter, public communique, or whatever you want to call it. Excuse me if I sound arrogant, if I sound though or aggressive, but I literally don’t give a fuck about what you think in this respect; this qualifiers will be intended depending on your mood, your inferiority feelings, your low self-esteem, your prejudices, your shitty ideology or your way of seeing the things that I am going to expose, your perspective and your well-focused criticism. What I am going to do, is to omit the verbiage and to go into the substance.

Chain Betrayal

Well, more than a year ago an anarchist individual who was in prision because of a “common crime” from the last years of the nineties to the half of the year 2000, in a pair of open assemblies (I know at least that in two made in the Biblioteca Social Reconstruid) affirmed that the Black Cross of DF said that “the comrades who were escaped (in reference to Chivo and me) were just walking from (they said the place) to (they said the place) with the money that is given to us in support, that by doing so we pay our round trips from Mexico to Central America countries”.

First of all, I want to clarify that I DON’T know if ABC said that betrayal statement, but I KNOW that those words were said by that individual who is friend and comrade of ABC-DF and I know it because of various versions of various different people that didn’t know each other but they were in that open assemblies. And I know it because I know him and I know what kind of person he is.

In view of that, I have a pair of things to say, always assuming the risk that imply to make this type of clarifications in a public way, although after all, if a prisioner or an escaped comrade has to say something that in some way can prejudice him, it is not always his fault like many want to signify, but it is a collective responsibility that goes to the anarchist movement, since due to the big mouth of some, a lot of comrades feel pressure in themselves (ourselves) to emit this type of responses -especially when there isn’t a direct reaction from those who conform the so-called anarchist “movement” and even worse, the insurrectionary spectrum, to this type of infamy and to this type of individuals. Most of the insurrectionalists waste their time writing slogans in their pompous communiques and making actions to not lose their place in the scene-show, but in the moment in which they have to use weapons to teach the whistleblowers and blabbermouth a lesson nobody does anything, nobody does anything because all of them want to look good, because they worry a lot about their image, their status, the image of their anarchopunk bands of revolutionary music and things like that. Then where is the so-called Revolutionary Solidarity of which the insurrectionalists boast? The Revolutionary Solidarity is reduced to communiques, bombs and expropriations or eye-catching actions to be visible in the unrealistic anarchist mini world?

Here the things I have to say.

First. We are spending the money of who, of your friends of ABC-DF who protect you? When the fuck do you have given some money to me for eating? Do you know if what you affirmed is true? If you had this doubt why didn’t you ask me through personal letter, you shitty coward!!!? You shitty coward who didn’t say anything in front of me and feels good talking shit about me when you know that it isn’t easy for me to give you a lesson. Why when you found out that I knew it, instead of facing it, you lied saying that you were in Tijuana when you were in Guadalajara and vice versa and surely your protectors have already helped you to go to US, did you run away of fear or what? In addition, for a long time I (I don’t know if Chivo too) haven’t received anything from the anarchist movement but shit, far less money.

Second. This kind of talk just put at risk comrades who are escaped or in prison, since whether it is true or not, the information creates always a chain betrayal, because some talk and ohters reproduce it, but at the end all is distorted and concludes in information that can only help the police to locate the escaped comrades or increase dossiers and investigations against comrades in prison.

Not compliant with saying this things about us (about Chivo and I) this individual talks about some individuals who in the past, that is to say, in my “legal” life, were my comrades of fight (understanding here a diversity of ways of intervention) and life. This individual accuse them of “getting money of the band (the comrades) for our trips”. Putting aside that the escaped life is always a constant mobility -even for going shopping in San Cristóbal de las Casas and benefiting from selling some Northface jackets obtained in the street market- this kind of affirmations obviously put at risk those individuals who since I left I haven’t seen again and I know little about them. It put them at risk because this talk and “insinuations”, can produce an investigation against those people for obstruction of the justice, an investigation that if was born from the State they could assume it as a consequence of the struggle, but this type of investigation couldn’t be assumed when its roots are the boast of an individual who wants to rise above the youngest and to impress the girls.

What do individuals like the one of this case deserve? How to deal with them or to make them reflect? Will we have to return to the old revolutionary codes or it is enough with the reflection?

Fortunately, today, I just have the mood to describe this situation, however there are lots of situations and individuals that through this years, since the bomb exploded to me and since I escaped, have done nothing but say things that have put me and other people at risk, they have done nothing but invent gossip, talk shit…, but I don’t fatigue because each problem has a solution and little by little the things sprout.

Finally, an anecdote, let’s see if you remember.

Few days before I left my city I found one of my lawyers (in that moment I still was in a “legal” situation, I wasn’t escaped from the State justice yet, i clarify!!!), she told me that some days ago she went to the federal court (which ordered my second arrest on January 20, 2014) to request an extension of a pair of days to go to sign. During that visit, the judge, in addittion to cordially inviting her to carry me to sign voluntarily, told her that I was so fucked because after my detention two spanish women went to talk with her [the judge] and had said all about me, had told everything (in fact I don’t know what is “everything”) and she had “ruined” me. At first, we doubted because that “info” came from a servant of the State, later, with the paranoia, we thought that they were the comrades Amellie and Fallon who in the middle of what happened to them, that was so heavy, said things (I don’t know what could they actually say), but finally, after reflecting the issue a lot, searching information, analyzing, remembering, communicating with that comrades and asking them for their honesty, but especially, seeing the things with clarity after what happened to me when I escaped and the shit that certain people made of my escaped life for three years, we got right and I can affirm today with all certainty that there isn’t any doubt of who were those informers, who were interested in seeing me fucked… I say this, in the case the judge wasn’t lying my lawyer… at the end, what is the difference in the moment of trying to know who lie, if a judge or an anarchist?

Take this anecdote as a prelude for my next letter in which I will do a modest individual reflection on my militancy, but especially a criticism regarding the insurrectionary anarchist struggle in the intense period in which I had to live.

Sincerely

Mario Lopez “Tripa”.

From some place of this sick world, misanthropy and nature forever!

February 10, 2018