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(ES-EN) REFLEXIONES ECO-EXTREMISTAS 4

Con orgullo criminal presentamos la cuatra entrega de “Reflexiones Eco-extremistas” en su versión hispanohablante y angloparlante.
La propaganda criminal sigue su curso, así como la expansión de la Mafia terrorista en diferentes paises.
¡Adelante con TODOS los proyectos de propaganda anti-humanista!


REFLEXIONES ECO-EXTREMISTAS 4

Introducción:
Para esta 4ta edición de “Reflexiones Eco-extremistas”, nos metemos en un campo más “filosófico” por así decirle, abarcando reflexiones y pensamientos acerca de diferentes conceptos tales como la libertad o la moralidad. Luego pasamos a enfocarnos en algunas actitudes del humano moderno en específico, siendo estas el amor, el razonamiento y un repaso de su actuar en términos generales. Y para finalizar presentamos el escrito “Autexousious Apanthropinization” por parte de Archegonos, donde se ahonda en el abismo nihilista que niega toda ideología centrada en el humano y su progreso.

Índice:
-Reflexiones respecto a la libertad
-Pensamientos sobre la moralidad
-Débiles palabras respecto al razonamiento humano
-Algunas reflexiones sobre el actuar del humano moderno desde una perspectiva eco-extremista
-¿Por qué amarte? Breves reflexiones nocturnas sobre el amor
-Autexousious Apanthropinization


ECO-EXTREMIST REFLECTIONS 4

(it) Anarchici Indiscriminati: Tirando fuori dall’oblio gli anarchici terroristi del secolo XIX

Traducción cómplice al italiano del texto “Anarquistas Indiscriminados: sacando del olvido a los anarquistas terroristas del siglo XIX”, publicado en la Revista Regresión nº 6.


Come sogno a volte un mondo tutto in armonia: ogni tendenza basata sul proprio modo di fare, senza mai scontrarsi, senza mai umiliarsi, per essere più forti nel domani, quando dovremo correre tutti verso la gran battaglia della rivoluzione! Ma sono solo tutti sogni.”

Severino Di Giovanni, lettera a Hugo Treni, 15 Maggio del 1930

L’Era nella quale ci dipaniamo molte volte cambia l’essenza le cose, modifica la realtà e la trasforma in una pantomima che va a braccetto con le scarpe del progresso. La modernità ha cambiato molti ambiti, tanto l’ambiente naturale, come i comportamenti umani, fino alle ideologie politiche, questa Era esige ai cittadini, (ribelli o non) di opporsi con tutte le forze a qualunque forma di violenza inumana. I valori morali difesi dalla civilizzazione nel suo insieme sono come un lavaggio di

cervello, fa si che ci sommergiamo nell’amnesia individuale, e difendiamo

l’ignoranza collettiva.

Molte ideologie politiche sono state mal interpretate in questa Era moderna e a poco a poco sono state poste come se fossero qualcosa di originale, fino a difenderle. Sono evolute in qualcosa di banale e insopportabile , e in questo caso anche l’ideologia anarchica, con il tempo, è mutata e si è trasformata in una qualcosa che non corrisponde a quello che era al principio.

Da un po’ di tempo, fino ad ora, alcuni anarchici respingono il concetto e la pratica degli Attacchi Indiscriminati difesi dagli eco-estremisti. Per gli anarchici moderni parlare di un atto che cerca di colpire l’obiettivo senza dare nessuna importanza che vengano colpiti anche i civili è come un peccato verso “l’umanità libera” e “autogestita” futura, è parlare di atti “Irresponsabili” che non sono compatibili con la “morale rivoluzionaria”: questo è certo, nella pratica degli Attacchi Indiscriminati la morale non ha nessuna importanza, né la rivoluzione, né niente di questo, conta solo colpire…

È qualcosa di poco chiaro per noi, che gli anarchici di oggi si scandalizzino per questa pratica, poiché furono questo tipo di atti quelli che, anticamente, diedero loro apparenza e che li fecero – un paio di secoli fa – nemici reali del governo, del clero, della borghesia e dell’esercito. Per dimostrare questo e suddividere il testo poniamo il seguente elenco, che è stata preso da differenti documenti che riscattano la vera storia degli anarchici reali, seppellita nella menzionata amnesia

individuale e collettiva propagata dalla cultura moderna e progressista che impera oggi giorno. La Storia Nera, farà vedere ad alcuni anarchici moderni (i cosiddetti “nichilisti”) le suore a fianco dei demoni anarchici che seminarono il terrore e la violenza nella loro epoca.

-14 di gennaio del 1858: L’anarchico Felice Orsini ed il suo compagno attentano a Napoleone III. Per questo attentato utilizzano tre “Bombe Orsini”, la quale viene battezzata col nome del suo creatore maledetto. Bomba che era composta da una palla dura di metallo riempita di dinamite. Al suo esterno aveva alcune piccole aree ripiene di fulminato di mercurio, un esplosivo molto delicato che si attiva tutto d’un colpo con la forza.

La prima cade sull’autista dalla carrozza, la seconda contro gli animali che li accompagnavano, e la terza distrugge il vetro della stessa carrozza, nell’attentato otto persone muoiono e 142 risultano ferite.

17 di febbraio del 1880: Il nichilista Stepan Khalturin membro della società segreta nichilista russa “Naródnaya Volia”, fa esplodere una bomba nel Palazzo d’Inverno in Russia, 8 soldati muoiono e 45 civili sono feriti.

-5 di luglio del 1884: Un esplosivo di alto potenziale esplode in un magazzino sul Lungomare di Santa Monica, Spagna, un facchino del posto rimane dilaniato dall’esplosivo abbandonato indiscriminatamente.

-4 di maggio del 1886: Un meeting convocato da organizzazioni anarchiche a Chicago, che ripudiano la repressione che avevano sofferto gli operai scioperanti fuori dall’azienda McCormik il 1 di maggio, viene disperso dalla polizia che carica violentemente quelli che vi assistevano. Nella schermaglia, un esplosivo casalingo viene lanciato contro i poliziotti.

L’attentato si prende la vita di uno di essi e ne lascia ferito gravemente un altro. Si scatena una battaglia per le strade dove la polizia ferma decine di persone, e dove cinque di essi vengono condannati a morte. La polizia fa irruzione nelle case dei supposti autori dell’assassinio, dove vengono trovati approvvigionamenti, esplosivi, armi e nascondigli segreti con propaganda anarchica. Dopo, i condannati furono chiamati “i martiri di Chicago.”

Il movimento anarchico tradizionale ha etichettato gli anarchici di Chicago come “bianchi popcorn”, poiché alcuni di questi attentatori erano un pericolo per l’epoca.

-18 gennaio del 1889: un dipendente di 70 anni muore facendo esplodere un esplosivo abbandonato su un pianerottolo, sulle scale dell’edificio dove viveva il suo datore di lavoro, in Spagna.

-8 febbraio del 1892: In quella che è stata definita “Ribellione di Jerez de la Frontera”, Spagna, più di 500 contadini tentano di conquistare la città, mossi dagli anarchici, dove due abitanti ed un contadino rimangono uccisi. Per questo la polizia intraprende una campagna di repressione contro il movimento anarchico di allora, le autorità catturano gli anarchici che pianificarono ed eseguirono la ribellione, è che infine vengono condannati a morte.

Il giorno dopo, il 9 febbraio, alla vigilia delle esecuzioni, un’esplosione scoppia nella Piazza Reale di Barcellona. La bomba viene abbandonata in uno dei “maseteros” di un giardino vicino al solito luogo dove si riuniva la polizia segreta. Benché secondo gli storiografi, l’attacco era diretto contro la polizia, la detonazione causò numerose vittime civili posto che la piazza era molto frequentata. Tra gli assassini c’era uno straccivendolo che risulterà morto, una domestica e il suo fidanzato con le gambe amputate, tra gli altri.

La vendetta anarchica per l’esecuzione dei loro compagni è feroce, l’anarchico italiano Paolo Schicchi che aveva pubblicato vari giornali esaltando la violenza tra i quali “Pensiero e Dinamite”, aveva scritto prima dell’attentato: “Affinché la rivoluzione sociale trionfi completamente bisogna distruggere tutta quella razza di ladri e assassini che chiamiamo borghesia. Donne, vecchi, bambini, tutti devono essere soffocati nel sangue”.

Alcuni anarchici si commossero per l’attentato e lo respinsero con forza dicendo: “Non possiamo credere che sia anarchico quello che ha preso il petardo della Piazza Reale. (..) [Fu un atto] tipico di selvaggi, che non possiamo attribuire più che a nemici infiltrati della classe lavoratrice; l’avevamo già espresso a Maggio; così l’abbiamo dichiarato in riunioni pubbliche e dappertutto, e così lo ripetiamo oggi: lo sparo di petardi è una vigliaccheria. Può glorificarsi fino all’eroismo chi si gioca faccia a faccia la vita per un’idea generosa; può definirsi, fino a vantarsi se si

ama quello che è successo a Jerez, ma non potrà mai né attenuarsi quello

che prepara una cosa sbagliata nell’ombra che non sa a chi toccherà [Attacchi indiscriminati”]

-11 marzo del 1892: Ravachol pone una bomba a la casa del giudice Bulot

(anti-anarchico), in Francia.

-27 marzo del 1892: Ravachol fa esplodere un bomba nella casa del procuratore Benot. Sebbene, questi due attacchi non lasciano vittime, hanno impresso un marchio dell’inizio di un epoca di sangue e dinamite, che avrebbe colpito gli acerrimi nemici (e chiunque fosse stato incrociato sulla loro strada) di questi anarchici.

-30 marzo del 1892: Ravachol è fermato nel Ristorante Lhérot per l’attentato al Ristorante Véry. Il giorno seguente del giudizio, terroristi anonimi fanno esplodere una bomba nel Ristorante Lhérot lasciando vari feriti.

Si deve menzionare che Ravachol era considerato dagli anarchici dell’epoca un “delinquente comune” poiché i suoi attacchi furono considerati fuori dalla morale anarchica.

-7 novembre del 1893: Santiago Salvador, un anarchico spagnolo lancia una bomba Orsini dentro il Teatro dal Liceo a Barcellona, Spagna. Mentre la gente godeva dell’opera, Salvador lancia indiscriminatamente l’esplosivo sul pubblico: sangue, schegge e corpi mutilati volano da per tutto, il risultato, 22 morti e 35 feriti.

-9 dicembre del 1893: L’assassinio di Ravachol da parte della ghigliottina francese, fa si che molti anarchici comincino ad adottare ferocemente la “propaganda del fatto” come vendetta per il suo assassinio. L’anarchico Auguste Vaillant lancia una bomba di grande potenza alla Camera di Deputati in Francia, 50 persone rimangono ferite.

-12 febbraio del 1894: L’anarchico individualista Émile Henry lancia una bomba contro il Caffè Terminus a Parigi per vendetta dell’esecuzione di Vaillant. Assassina una persona e ferisce 20 borghesi.

-7 giugno del 1896: Un attentato avviene in mezzo alla processione del Corpus Christi a Barcellona, Spagna. Un anonimo terrorista lancia una Bomba Orsini, la quale secondo molti, era stata ideata originalmente per ferire e ammazzare le autorità presenti, invece , la bomba si effonde e trova un gruppo di civili che stava vedendo il ritorno della processione per strada. La bomba esplode infernalmente, lasciando 12 morti e 70 feriti. Dopo l’attentato si genera indignazione, gli anarchici dicono che non sono stati, le autorità li incolpano lo stesso e ne arrestano oltre

400, ma solo 5 sono condannati a morte. Dopo molti anni di discussione ampia, alcuni argomentano che per i costanti attentati in Spagna da parte degli anarchici, le autorità avevano commesso l’attacco per incolparli e che la loro attività si è fermata. Altri argomentano che l’autore fu un anarchico francese chiamato Girault, fuggito dopo il massacro. In qualunque modo, l’attentato di Corpus Domini può essere una lezione storica o un modello da seguire nell’Attacco Indiscriminato.

-31 maggio del 1906: L’anarchico Mateo Morral lancia un mazzo di fiori verso la carrozza dove stavano il re Alfonso XIII e sua moglie Victoria Eugenia, a Madrid. Nel mazzo di fiori era nascosta una Bomba Orsini. La bomba si imbatte nella costruzione elettrica del tram e devia verso la moltitudine e l’esplosivo detona: 25 persone muoiono (15 militari) e 100 civili risultano feriti, mentre il re e la regina escono illesi.

-4 luglio del 1914: Un rifugio anarchico è distrutto da una terribile esplosione. Il posto ubicato in Via Lexington a New York era un magazzino di esplosivi. Il risultato lascia 4 anarchici ed un civile fatti a pezzi per l’esplosione, e 20 civili feriti sparsi per strada. La polizia incolpa membri anarchici dell’IWW e della Croce Rossa Anarchica come cospiratori.

-22 luglio del 1916: Un potente esplosivo detona durante la sfilata del “Preparedness Day” a San Francisco, California. La bomba nascosta in una

valigetta, attivata da un orologio e riempita di dinamite e pezzi di metallo causa 10 civili morti e 40 feriti. La polizia sospetta dei leader sindacali o anarchici del gruppo degli anarchici galleanisti, che erano chiamati così dalla stampa dato che che il loro leader era Luigi Galleani, un anarchico individualista italiano arrivato negli Stati Uniti, con l’obiettivo di scatenare il caos ed il terrorismo in questo paese. Inoltre era editore del periodico radicale “Cronaca Sovversiva.” Uno dei tanti paragrafi del giornale recita il seguente scritto di Galleani: “La tempesta è arrivata e presto si innalzerà, distruggendo e annientando tutti voi nel sangue e il fuoco … Vi dinamizzeremo!”

E non stava scherzando …

L’anarchico Gustavo Rodríguez nella sua chiacchierata intitolata “Illegalismo anarchico, Valga la ridondanza!” uscita nel 2011 da qualche parte in Messico, segnala quello che segue rispetto a due, dei tanti attentati perpetrati dai galleanisti: “Questo gruppo ha innumerevoli aneddoti ma ci sono varie azioni che meritano per lo meno una breve menzione, come l’attentato eseguito il 24 novembre del 1917 contro il Quartiere della Polizia della Città di Milwaukee, dove esplose una bomba a tempo, molto potente, con vari chili di polvere da sparo nera. L’ordigno era stato costruito da Mario Buda, che era l’esperto di esplosivi del gruppo, a proposito del modo in cui, avvalendosi anche delle sue capacità, avrebbe aiutato Luigi Galleani nel creare un manuale per esplosivi che circolasse con successo tra gli anarchici insurrezionali e che apparentemente sarebbe stato tradotto da Emma Goldman – Beh, si è appreso che il piano era molto ingegnoso poiché, a causa della grande attività anarchica dell’epoca, le stazioni di polizia erano molto ben protette e avevano anche grandi controlli al momento dell’accesso a questi luoghi;

perché il gruppo per potere introdurre la bomba nella caserma, la collocò innanzitutto nelle fondamenta di una chiesa della città, passando

l’informazione a un personaggio che sospettavano essere informatore della

polizia. Rapidamente la “squadra” degli esplosivi si mobilitò e ritirò la bomba dalla chiesa, trasportandola nella stazione di polizia, pensando che il meccanismo di attivazione avesse fallito. Minuti dopo avere comprovato che l’ordigno si trovava nelle installazioni, lo fecero esplodere ammazzando nove poliziotti ed un civile. Buono, con l’attentato riuscirono a prendere “due piccioni con una fava” perché non solo avevano realizzato il loro obiettivo, ma inoltre, permise loro di smascherare l’informatore.

Un altro attentato che merita di essere menzionato, è quello realizzato da Néstor Dondoglio nella città di Chicago nel 1916. Dondoglio era un cuoco di origine italiana che si faceva chiamare Jean Crones. Sapendo che c’era l’idea di realizzare un gran banchetto in onore dell’arcivescovo di quella città, l’arcivescovo Mundelein, (con l’assistenza di un nutrito gruppo della gerarchia cattolica), si presentò come volontario dicendo che voleva donare le sue abilità e regalare i suoi squisiti piatti ai commensali, avvelenando circa duecento invitati, e inserendo l’arsenico nella zuppa.

Nessuna delle vittime morì perché nella sua ansia per eliminarli, Dondoglio utilizzò troppo veleno che provocò immediatamente vomito alle vittime, che riuscirono a espellere il veleno. Morirà solo, due giorni dopo l’avvelenamento, il curato O´Hara, parroco della chiesa di St.

Matthew in Brooklyn, New York, che era stato cappellano nel patibolo della prigione di Raymond St. Dondoglio, immediatamente dopo l’attentato, si trasferì nella Costa Est, dove venne nascosto da un compagno del gruppo fino alla sua morte nel 1932″.

-27 febbraio del 1919: Quattro galleanisti muoiono dopo che esplode anticipatamente una bomba in una fabbrica tessile di Franklin, Massachusetts.

-29 aprile del 1919: Anarchici galleanisti inviano 30 pacchi-bomba a notabili figure di autorità negli Stati Uniti: in uno dei casi un domestico del senatore Thomas W. Hardwick in Georgia, perde le due mani e sua moglie soffre bruciature dopo che il pacchetto che aprono esplode, e che i galleanisti avrebbero abbandonato fuori dalla casa dell’obiettivo.

-2 giugno del 1919: Il galleanista Carlo Valdinoci muore cercando di mettere una bomba nella casa dell’avvocato Mitchell Palmer, in cui muoiono due civili per la tremenda esplosione.

La casa dell’avvocato è completamente distrutta dall’esplosione. Anche varie case vicine soffrono danni. Una nota trovata tra i resti distrutti, dell’anarchico mescolato con i civili e le macerie diceva: “Ci sarà un bagno di sangue; noi non sfuggiremo; lo farà chi deve morire: l’ammazzeremo perché è necessario; ci sarà molta distruzione”.

-3 giugno del 1919: Un vigilante notturno muore nell’esplosione di una bomba abbandonata da galleanisti nei tribunali di New York.

-16 settembre del 1920: Mario Buda, (anarchico della banda di Galleani) fa esplodere la prima automobile-bomba, (o piuttosto carrozza-bomba), della storia. Lascia dentro una carrozza stazionata di fronte a Wall Street una mortifera bomba di 45 chili di dinamite con sufficienti schegge, attivata da un orologio. L’esplosione avviene e tutto vola al suo passaggio, i cavalli della carrozza, impiegati, fattorini, civili, e chiunque nelle vicinanze della carrozza-bomba. L’infernale esplosione distrugge le installazioni della Banca Morgan. Qualcosa come 38 persone muoiono e 400 risultano ferite in questo formidabile Attacco Indiscriminato.

-23 marzo del 1921: Un gruppo di anarchici individualisti lancia una bomba dentro il teatro Diana a Milano, Italia, pensata per assassinare il commissario Gasti ed il re Vittorio Emanuele. La terroristica bomba lascia 20 morti e 100 feriti, la maggioranza civili.

-29 novembre del 1922: Tre carabinieri tentano di arrestare gli anarchici individualisti Renzo Novatore e Sante Pollastro vicino a Genova, Italia.

Nello scontro Novatore cade morto da una pallottola in fronte, mentre Sante si difende fieramente e assassina a colpi di pistola due dei carabinieri, mentre l’ultimo lo lascia in vita disarmandolo.

-16 maggio del 1926: Una bomba composta da due pallottole di cannone svuotate e riempite con polvere da sparo, esplode spaventosamente nell’Ambasciata degli Stati Uniti a Buenos Aires, Argentina. Il buco che perfora la parete, dove potrebbe entrare ed uscire un uomo, impressiona le autorità. L’onda d’urto distrugge i finestroni di case e negozi vicini. Benché in questo caso non ci siano civili lesionati, questo atto si aggiunge a molti altri che realizzò Severino Di Giovanni con la sua banda.

Attacchi che evolsero col passare del tempo trasformandosi in mortiferi attentati terroristi.

-22 di luglio del 1927: Una potente bomba esplode di sera nel quartiere Palermo, Buenos Aires, l’obiettivo è il monumento a Washington, benché l’esplosione sia ampia il monumento presenta danni minimi. Allo stesso tempo un’altra bomba esplode nell’agenzia Ford, l’esplosione spezza i finestroni, l’automobile di esposizione e distrugge tutti i vetri nel raggio di quattro isolati. Continue reading (it) Anarchici Indiscriminati: Tirando fuori dall’oblio gli anarchici terroristi del secolo XIX

(SUR) REVISTA AJAJEMA Nº 4

SORPRESIVAMENTE HA SALIDO UN NÚMERO ESPECIAL DE LA REVISTA AJAJEMA, ANIMANDO DESDE LUEGO AL SEGUIMIENTO DE LA PROPAGANDA ANTI-HUMANISTA.
¡ADELANTE CON LAS PALABRAS Y LOS ACTOS FILOSOS CONTRA LA CIVILIZACIÓN!


REVISTA AJAJEMA 4

EDITORIAL

“(…) Porque no los frenan ni aunque existiera un mañana (…)”
-M

Luego de un corto tiempo y gracias a los esfuerzos y voluntades afines salimos nuevamente, con una edición especial de Ajajema, enmarcada en el paso del despreciable viejo por tierras sureñas, su visita fue lo más terrible que pudo imaginar, incendios aquí y allá, amenazas de bomba, mensajes intimidatorios, todo aunado a la desestabilización y al caos que sacudió Tierras Malditas durante esos días, nosotros nos alegramos del fuego y del nerviosismo que se desató, no nos importa si los actos fueron de algunos anarquistas ateos, o de personas con ideologías políticas pegadas a doctrinas rojizas, lo que importa es el Caos y lo celebramos enormemente. Sobre esto, destacamos que no porque el santo padre se haya ido y no esté más en tierras sureñas, las actividades de hostigamiento contra todo centro de evangelización tenga que parar, ¡NO!, las actividades terroristas y de sabotaje para los credos inquisitoriales debe tener una continuidad, ¡que esos bastardos revivan el terror que sintieron cuando los Araucanos quemaron por completo ciudades enteras! ¡Que vuelvan a sentir la furia de Lautaro y Caupolicán!

Mientras el calor golpea fuerte todavía, los ánimos de los guerreros no disminuyen, y es por eso que esto sigue creciendo, tanto en la difusión como en los actos.
En este corto intervalo fuimos testigos de cómo la espora eco-extremista volvió a su vuelo, viajando kilómetros y kilómetros, atravesando el océano hasta el viejo continente, como fue con los vikingos que desembarcaban amenazantes en tierras cristianas llevando con ellos sus hachas, espadas y flechas, pero más que nada, su paganismo y ferocidad, de la misma forma llegaron los guerreros extremistas de ITS hasta el interior de la fortaleza Europa, de todas formas, los bárbaros siempre estuvieron ahí, disfrazados, camuflados, aprendiendo, esperando… Hasta ahora que con fuertes actos hicieron su aparición y no dejaron a nadie exento, primero en Grecia, la cuna de la civilización occidental se hicieron presentes dos grupos de la Mafia con incendios sobre autos, una iglesia y una torre de telecomunicación, de esa forma dejando su huella los cómplices de la Secta Iconoclasta y los Cazadores Nocturnos. Apenas 17 días después, Misanthropos Cacoguen desde el Reino Unidos hace publica su afiliación al grupo internacional, revindicando el incendio a dos buses destinados al transporte de viejos culiaos, y la colocación indiscriminada de un paquete bomba en la zona céntrica de la pútrida metrópoli de mierda. Pruebas claras de que la amenaza invisible se está destapando, que la expansión del eco-extremismo y las ideas afines son reales y tienden a más.
En el sur es el calor abrazador el que cubre y alimenta los espíritus de los cabros afines, quienes siguen tramando bajo las sombras, en el norte es el majestuoso frío, las heladas y las oscuras noches invernales que tapan a los y las individualistas a cada paso que dan. Ahora en Europa, los wachos dirán, si las fuerzas de sus antepasados, de los espíritus o únicamente el poder de sus egos y su individualidad los apañan para la conspiración. Tienen nuestro apoyo, como órgano difusor para la Mafia de ITS, como hermanos de sangre y guerra, estaremos deseando que lo Desconocido los cuide en sus andanzas, y que su furia se desate contra todo.
Escupiendo sobre el Papa y su visita con odio a toda su religión y seguidores.
Maldiciendo al humano moderno y su falsa superioridad.
Honrando al espíritu de Ajajema y a nuestros antepasados guerreros, mantenemos el dedo en el renglón.

Grupo Editorial Revista Ajajema

Del norte al sur

Extraído de la Revista Ajajema n.º 2, escrito por Xale.


Fue como la lluvia que llegó sin avisar en un día soleado en Hidalgo, como el estremecedor trueno del cual no vi ni el relámpago que lo anticipó en Michoacán, como el fugaz correr de una liebre cuando anduve en bici por el desierto de Chihuahua, fue rápido y repentino, las noticias mexicanas lo anunciaron unas horas después de que los medios chilenos replicaran como locos la noticia de que un paquete-bomba había herido a uno de los representantes de la cuprífera Codelco, la empresa más grande en lo que respecta a la extracción de cobre del mundo. Lo primero que pensé fue, “La Mafia”, bastaron unas pocas horas para que confirmara lo que había pensado en silencio.

En un país tan tranquilo como es Chile (a comparación de México que diario son asesinadas más de 10 personas en diferentes partes del territorio nacional), un grupo de orgullosos eco-extremistas habían hecho de las suyas, ejecutaron el atentado con determinación, con completa cautela, sin dejar huellas aparentes para los servicios de inteligencia que los siguen buscando como idiotas hasta hoy, ni los más calificados policías de investigación, ni los más altos cargos de la administración gubernamental en turno, ni nadie ha podido atrapar a los misteriosos eco-extremistas responsables.

Recuerdo aquel día que ITS llegó a Chile públicamente, fue en febrero de 2016 cuando algunos de ellos incendiaron por completo y a plena luz del día, un bus del Transantiago, el hecho dejó sorprendidos tanto a los medios, como a los pacos que estaban acostumbrados a las llamadas de advertencia que hacen los grupos anarquistas para que inofensivamente los pasajeros sean auxiliados por las autoridades y así no hubiera heridos, ¿no que “guerra a la sociedad”?, puras mentiras con esos. Pero esta vez no fue así, ITS actuó indiscriminadamente sin importarle herir a civiles “inocentes”, resultando con la quema total de la maldita máquina, fierros humeantes, impacto por el osado atentado a plena luz del día, y por una declaración realmente alarmante, terrorista para muchos. Ya lo dije, hubo reacciones típicas de la sociedad y de las autoridades, pero también de los anarquistas modernos, con su muy acostumbrada y asquerosa actitud incluyente condenaron las filosas palabras de “Sureños Incivilizados” (SI), pero “saludaban la acción incendiaria”, ¿acaso era broma? De hecho, hubo una campaña difamatoria por medio de varios blogs liderada por los hijos chilenos de “Contrainfo” (a los cuales les resultamos bastante incómodos), para que los grupos anarquistas de aquel país “aislaran” a ITS y rechazaran el discurso del ataque indiscriminado, pensando que así detendrían el crecimiento de la semilla del eco-extremismo ya germinada en el sur del continente. Pero se equivocaron profundamente…

Las lunas pasaron, y de un grupo de ITS, surgió otro en abril de 2016, la “Horda Mística del Bosque” (HMB) se infiltró sigilosamente dentro de la Facultad de Ciencias Físicas y Matemáticas (dependiente de la Universidad de Chile, una de las cunas del progreso humano), y sin ningún problema instalaron un artefacto incendiario dentro de un salón, todo iba según lo planeado hasta que un trabajador de limpia encontró el artefacto y alarmado llamó a carabineros, los cuales desalojaron la facultad y neutralizaron la amenaza. Los miembros de la HMB estaban ansiosos por desatar el Caos, y meticulosamente se prepararon para dar un golpe contundente…

Es así como llegamos de nuevo a ese momento, viernes 13 de enero de 2017.

Un empleado de una empresa de mensajería llegó a una lujosa casa en el barrio acomodado de la comuna de La Reina, y entregó un paquete dirigido al señor Óscar Landerretche (jefe del directorio de Codelco). El regalo fue abierto y tras la detonación que precedió al abrir el paquete, no solo hubo heridas, daños, llanto y terror, es decir, no solo hubo una reacción física-jurídica sino una espiritual.

Tras la explosión, un abismal portal fue abierto, ánimas malditas de los guerreros ancestrales de los nativos sureños se liberaron. Andan sueltos por el sur del continente en busca de aquel o aquella individualista que se atreva a invocarlos para que tomen su mente, para que guíen sus manos y para que continúen con la Guerra a muerte en la que fueron masacrados por el invasor hace siglos.

Desde esta parte del mundo llamado “México” lo he sentido, desde aquel momento que me enteré de este fabuloso atentado lo he sabido, las fuerzas de los guerreros más terribles que combatieron junto con Lautaro o Caupolicán, están sueltos.

Los individualistas de “Sureños Incivilizados” y de la “Horda Mística del Bosque” han cumplido con su tarea de abrir esos portales, porque ellos fueron los primeros en ser atraídos por el llamado de lo Salvaje proveniente de los Selknam, Alacalufes, Yámanas, etc.

Lo Desconocido los protege, el manto de piel de guanaco de los nómadas fortalecidos por una vida pulida por las amenazas del puma, por la inclemencia del clima gélido, y por las asechanzas de los occidentales, los cubre por completo. Como el caminar en la cordillera blanquecina, la nieve in-visibiliza sus pasos.

Muchas han sido las líneas de investigación que ha llevado la fiscalía para tratar de detener a los “bombarderos de Codelco”, se dice que el paquete-bomba había salido desde una sucursal de una empresa de mensajería, y que esa sucursal tenía una cámara de seguridad, cuando se supo eso rápidamente policías de investigación, expertos criminalistas, peritos, etc., arribaron a dicho lugar y aislaron la oficina en cuestión, esto para tomar muestras de ADN, para entrevistar a los empleados, y sobre todo, para ver la grabación de la cámara de seguridad del día del atentado y antes de este, la cual se hubiera convertido en una de las pruebas claves para la investigación. Pero al parecer todo eso fue en vano, pues hasta la fecha no hay ni una sola imagen del o los terroristas que pagaron por el envío del paquete-bomba. Con toda seguridad puedo decir que Lo Desconocido guarda a los responsables, y que la cámara de vigilancia estaba inservible, por lo cual no arrojó ninguna imagen del o los responsables, de haber pasado lo contrario, la silueta o incluso la cara del o los responsables hubiera salido hasta el asco en los medios de comunicación chilenos, tal como ha pasado en otros casos, por ejemplo, en el caso del atentado anarquista contra el metro de Santiago.

Recuerdo que una cosa parecida pasó en México hace unos años atrás, cuando en agosto de 2011, las viejas Its hirieron con un paquete-bomba a dos importantes investigadores del Tecnológico de Monterrey en el Estado de México, después de que se hiciera pública la reivindicación, la policía trató de encontrar imágenes de los responsables (que habían abandonado el paquete-bomba por la madrugada), que quizás habrían sido grabados en una de las tantas cámaras de seguridad de dicha universidad, la sorpresa fue que las cámaras estaban en mantenimiento y por ende no hubo ninguna imagen. Cabe recordar que este atentado fue por el cual, las viejas Its tuvieron fama internacional, y de ahí comenzó todo un camino de destrucción, desestabilización y caos que ha durado hasta ahora.

¿Es acaso esto coincidencia? ¿Es coincidencia que las cámaras estén inservibles o en mantenimiento cuando los eco-extremistas ejecutaron sus atentados en México y Chile en estos casos particulares? Yo en lo personal no creo en las coincidencias, pienso que todo tiene una razón, muchas veces no logramos comprender por qué las cosas pasan de tal o cual manera, y ni hace falta comprenderlo en su totalidad, lo que sí es que esto es muestra irrefutable de que Lo Salvaje está con nosotros.

Así que de nada va a servir la campaña de difamación que, ahora llevan principalmente los anarquistas estadounidenses contra el eco-extremismo comparándonos con el Estado Islámico, de nada va a servir ninguna condena desde un revolucionario anarquista chileno que esté preso, de nada va a servir que sigan borrando los blogs afines a la Tendencia, de nada va a servir que denuncien videos o contenido por internet, así como de nada va a servir que inventen nuevos cargos criminales que condenen ataques tipo ITS, de nada va a servir que nieguen la existencia de grupos de La Mafia, que los achiquen o que los hagan ver en sus medios masivos de comunicación como “falsa bandera”, “ataques falsos”, o cualquiera de esas categorizaciones.

De nada va a servir nada de esto, lo sé porque me lo ha dicho Lo Inhumano, me lo dice la yerba creciendo sobre el pavimento, me lo ha dicho el movimiento de los terremotos, me lo ha susurrado la inmensidad del mar y su fuerza descomunal, me lo ha gritado el volcán, me lo ha escrito el huracán, me lo ha mostrado el humo de copal silvestre cuando estoy en ceremonia pagana, se me ha presentado en sueños, en la oscuridad, en el amanecer, debajo de un arbusto, en los ojos de un venado, en forma de alacrán, de árbol de pino, en el brillo de las estrellas, ¿te lo ha dicho a ti también? Yo sé que sí.

Xale (exjefe editor de la Revista Regresión)

(it) La Guerra di José Vigoa: Un breve discorso sul Metodo Eco-estremista

Traducción al italiano del texto “La Guerra de José Vigoa: Un breve discurso sobre el método Eco-extremista”, originalmente publicado en inglés por Atassa.

Texto disponible también en español y publicado en la Revista Regresión número 7.


La cosa più notevole che l’eco-estremismo ha intrapreso durante l’anno scorso, è la maggiore chiarezza nell’organizzazione. Benché il metodo di attacco sia stato sempre piccolo, disperso e riservato; e benché abbia rinunciato sempre al discorso rivoluzionario o alla discussione di un “movimento”, una rottura netta potrebbe rendere chiaro che l’ethos dell’eco-estremismo è differente da quello degli anarchici ed altri terroristi radicali. In confronto con l’attivista, l’eco-estremista cerca di emulare il criminale. Invece del Partito, il nichilista individualista costruisce una “società segreta” (spesso persino segreta tra di loro). Invece di un movimento, quelli che portano avanti la difesa estrema della Natura Selvaggia difendono una mafia. Se la nascita dell’eco-estremismo segna il passaggio del ponte per uscire dalla Terra del Progresso e l’Illuminismo, la nuova tappa verso la selvatichezza sta appiccando il fuoco a quel ponte, per vederlo ardere.

Ovviamente, ci sono ragioni teoriche per ciò. Per portare a termine le azioni eco-estremiste, i propri interpreti richiedono una maggiore autonomia e anonimato, come i delinquenti. Il liberale, il sinistrorso, l’anarchico e l’anarco-primitivista chiedono azioni che altri possano emulare e proclamare come il Crocifisso nel Vangelo: “Vadano e facciano la stessa cosa”. Vogliono “produrre in massa” un percorso di azione e comportamenti avanzati per adattarsi a tutte le situazioni e contingenze possibili. Tutto in un “codice aperto”, affinché tutti lo capiscano. Questo risponde alla necessità dell’ethos democratico, la sua Fede nel Popolo, il Dogma della Bontà Fondamentale della Natura Umana. Perfino i più comprensivi lettori iper-civilizzati vengono coinvolti nella letteratura eco-estremista e domandano: “Ma che cosa devo FARE? Come posso applicare questo alla MIA VITA? etc.”. Questa domanda, non ha risposta in questo caso.

L’eco-estremista è un opportunista. È un individualista. Non c’è un modello eco-estremista come invece sono quelli comunista o anarchico o primitivista. Ognuno è differente, come ogni crimine è differente. L’attivista moderno cerca di limitare il caos e l’eventualità: l’eco-estremista conta su se stesso,  prospera perfino in ciò. Le masse di attivisti iper-civilizzati, dai pacifisti fino al Blocco Nero, cercano di muoversi come una colonna napoleonica di truppe, con disciplina, con un obiettivo comune e con una forza, a confronto con lo Stato in una situazione di “potere duplice.” Sono tanto forti quanto questo vincolo è più debole. L’azione eco-estremista è la guerra di guerriglia nel senso pieno del termine: non solo nella pratica, ma anche nel proposito. L’eco-estremista, come il criminale, lotta solo per se stesso, per il suo beneficio, e con quelli che lottano in maniera simile, anche se lontani; coloro che lodano le loro azioni e cercano di emularli nelle loro particolari condizioni.

È per questo motivo che l’eco-estremismo è “pietra imprevista, la roccia che fa cadere, perché s’imbattono nella parola” (1 Pedro2: 8). Perfino quelli che simpatizzano, i porristas di sinistra che vogliono essere un po’ più militanti e pensano che poche parole a sostegno delle ITS aumentino la loro credibilità come “post-sinistrorsi”, non capiscono questo primo principio eco-estremista. L’eco-estremismo non ha che fare con poche parole militanti che stimolano la conversazione, oh a essere onesti, è una forma leggermente più violenta del pessimismo passivo che permea i circoli intellettuali progressisti. L’eco-estremismo è complicità cospirativa, affinità violenta ed amicizia che porta all’illegalismo. L’eco-estremismo non è un altro idolo ideologico sopra un altare insieme all’anarchismo insurrezionale, l’anarco-primitivismo, l’eco-anarchismo, il nichilismo passivo, etc. L’eco-estremismo è la rottura con gli idoli, perfino l’idolo della”auto-realizzazione” e “l’autonomia” dentro la marcia civilizzazione tecno-industriale. È lo zelo sacro del fanatico di fronte alle bestemmie contro la Natura Selvaggia, il desiderio avido di violenza contro la vittima iper – civilizzata e la singolare pazienza necessaria per attaccare il nemico nel momento opportuno. Qualunque similitudine con le ideologie che lo hanno proceduto è superficiale, nel migliore dei casi.

Come proseguo, utilizzeremo alcune lezioni della vita di un guerrigliero / criminale moderno, uno che è arrivato a opinioni simili sulla legittimità dell’attività criminale in una società corrotta. Parliamo qui di José Vigoa, ex-Spetsnaz (NdT1), possibile ufficiale d’intelligenza cubano, trafficante di droghe e ladro di casinò che è stato il terrore per le strade di Las Vegas durante gli anni 1999 e 2000. In questo periodo storico, lui e la sua piccola banda rapinarono alcuni dei casinò più grandi di Las Vegas, inclusa la MGM e la Bellagio. Vigoa ammazzò, anche due guardie di un camion blindato, che cercavano di giocare agli eroi.  Vogliamo citare alcuni passaggi dell’affascinante racconto di John Huddy, “Storming Las Vegas: How a Cuban-Born, Soviet-Trained Commando Took Down the Strip to the Tune of Five World-Class Hotels, Three Armored Cars and Millions of Dollars”, approfondendo il racconto su quello che appartiene a Vigoa ma senza fermarci nei dettagli biografici. Con questo cercheremo di apprendere le regole del compromesso e rendere chiaro su cosa accadrà con l’attacco individualista da ora e nel futuro. Il futuro, tanto quanto si può parlare di esso, appartiene all’individualista, al caos e l’amoralità.

“Non è che José Vigoa si metta a pensare alla determinazione delle guardie del Brink, poiché essi hanno rovinato quello che sarebbe potuto essere il loro furto per la pensione. Stupidi eroi, merda! Pensiamo a Vigoa mentre spara con potenza di fuoco contro le due guardie e si ritira in attesa al Rodeo. Vigoa si sorprende che gli uomini del Brink, pagati poco, lottino. Se non fosse per la linea di fuoco che arriva verso esso, dal pazzo gringo che gli spara al di sopra del baule, Vigoa direbbe in faccia alle guardie, l’assurdità di quello che sono: io non sto tentando di toglierti il tuo denaro, o mancarti di rispetto, o rubare qualcosa della tua famiglia. Voglio prendere il denaro dei grassi padroni del casinò, del maiale che ha milioni e milioni e sfrutta i suoi impiegati con salari da fame.”(16)

Intrepido, Vigoa realizza una riunione dopo la missione e annuncia una nuova politica: “La prossima volta noi spariamo per primi e non facciamo domande a nessuno. Non ho chiesto alle guardie i loro maledetti orologi e i portafogli. Tutto il mondo vuole essere eroe in questo paese”. Vigoa scrive più tardi nel suo diario: “Nel mio mondo, tu sei il cacciatore o quello cacciato. Las Vegas crea, Vigoa lo prende”.(22)

L’inizio del libro descrive un grosso furto di veicoli blindati nel Desert Inn Hotel di Las Vegas, quando Vigoa e la sua squadra aprono il fuoco troppo presto, affinché le  guardie consegnassero il denaro, permettendo loro così di restituire gli spari e difendersi. Questo è un tema che “diverte” il crimine di Vigoa: le povere guardie che avevano tutto da perdere e niente da guadagnare, con le loro pallottole difendevano con ogni mezzo il denaro dei loro capi. In questo, forse vediamo che gli “iper-civilizzati”, lontano da essere innocenti o sfruttati, sostengono un sistema ingiusto per un senso di orgoglio o abitudine. La civilizzazione non sopprime gli istinti animali, ma approfitta di essi per i propri fini: in questo caso, per difendere il concetto di proprietà privata e il “lavoro ben fatto” del lavoratore onesto. Ci sono altre prove da portare, per fare capire che gli iper-civilizzati non si metteranno mai contro il sistema tecno-industriale? (16)

“I furti e le tattiche di piccole unità utilizzate dalle gang, ricordarono alla polizia il proprio allenamento. I veterani di marina e dell’esercito riconoscono le tattiche di guerra di guerriglie delle Forze Speciali. L’agente speciale Brett W. Shields del FBI si rende conto che la gang usava le dottrine classiche dei commandos: (1) perfezionamento clandestino (2) combattimento breve e violento (3) fughe rapide (4) ritirate rapide e ingannevoli. I poliziotti si rendono conto che sono contro un criminale organizzato tanto vivace e letale come un qualunque bullo della vecchia scuola, ma che possiede un’eccezionale intelligenza nel campo di battaglia, potenza moderna di fuoco e sofisticate tattiche delle piccole unità.”(25)

Questa “militarizzazione” dell’attività criminale è un tema comune nei nostri giorni, come vedremo più avanti.

“Quello che Vigoa chiamava il Demone Feroce, lo agitava ora; si sarebbe svegliato presto. Poteva sentire la sua forza bruta e il caldo che si accumulava con forza in tutto il corpo. Quello che lo aveva attratto in una vita di crimine e brutalità, è la “paura” di questo sentimento ma Vigoa ora lo conosceva meglio.

Era sveglio e sempre più forte, e pronto sarebbe stato libero di fare il suo lavoro.”(104)

Questo passaggio si riferisce a un episodio immaturo nella carriera di Vigoa, ma come molti individualisti e selvaggi, primariamente anche Vigoa aveva uno spirito guida in combattimento. Per essere più forte di quello che può fare un semplice animale mortale, e per attaccare, spesso si ha bisogno dell’ispirazione di uno spirito, di un demonio, come nella credenza greca antica. Non è c’è da stupirsi allora che Vigoa credesse in questo,  nonostante le prese per il culo delle credenze umaniste anarchiche e sinistrorse che affermano che il potere di quest’ultimo proviene dal popolo. Quelli che aspirano ad azioni inumane devono avere un aiuto inumano.

Anche molti trafficanti erano drogati e usavano i guadagni per appoggiare i loro vizi ma Vigoa no. La sua astinenza non era morale ma destino della vita e  della morte. Devi mantenere il cervello “pulito”, disse ai suoi alleati. “Devi stare all’erta in ogni momento, perfino quando stai dormendo o facendo l’amore o con la tua famiglia. Devi vedere più lontano che altri uomini e in ogni angolo. Devi vedere nei cuori degli uomini. Devi leggere gli occhi del tuo nemico e sapere che stanno per attaccare, o qualche giorno cercheranno di ammazzarti.” (106)

Vigoa insegna sobrietà e vigilanza per la stessa ragione degli eco-estremisti: non per una morale bensì per un fine individualista. Il fine dell’eco-estremista è l’attacco, e i nemici sono da tutte le parti. La sobrietà e la vigilanza sono sempre necessarie. Alcuni diranno che questo equivale all’asceticismo: che tale vita è un abbraccio non necessario nelle difficoltà per qualche tipo di fine morale inverso. Nient’altro lontano dalla verità. L’uomo iper-civilizzato aspetta di essere difeso dalla tecnologia, i suoi edifici e la sua moralità. Perfino il più a-morale degli egoisti iper-civilizzati si basa sulla civilizzazione e le ostentazioni per la loro “amoralità.” La condizione reale dell’uomo senza civilizzazione è quella della vigilanza costante: nella selva, nel bosco, nella pianura e nei mari. Siamo tanto separati dai nostri sensi e di una vita di compromesso con il selvaggio che crediamo che una vita di controllo e sobrietà sia una vita di privazione. L’alternativa, tuttavia, è la vita dell’animale dello zoo: non siamo sotto nessuna minaccia fisica perché viviamo dentro delle gabbie. Per lo meno, l’eco-estremista resiste alla vita nella gabbia, benché sia solo per attaccare e tornare a scontrarsi il giorno dopo. L’alternativa di tentare di trovare la libertà nella gabbia, è assurda.

“In qualche modo, l’atto di fuga di Pedro fu qualcosa di buono”, affermò Vigoa.  “Ci misero alla prova. Dopo che Pedro fu cacciato dal parcheggio, non cediamo né ci lasciamo prendere dal panico. Questa è la forma in cui il combattimento è reale. Ci sono sempre sorprese. Niente va mai nella maniera che si suppone debba andare, e il piano è solamente il primo passo. Ci saranno sempre un riflusso e flusso nella lotta. È come reagisci alle sorprese che importa. Lo abbiamo fatto bene”(146 -147)

Il contesto per questa riflessione è la rapina al MGM che la banda di Vigoa portò avanti, è qui la lezione è ovvia. Andiamo avanti.

“Benché non sia il furto più lucroso, il furto al Mandalay Bay sarà l’esempio della banda che persegue l’assalto, senza resistenza, esattamente come stabilito dal piano. La presente rapina delle due guardie del Brink prende meno di un minuto, e la fuga ancora meno. Quando arrivano i poliziotti, gli uomini armati sono spariti da un po. Nessuno sa in che direzione sono fuggiti i sospetti, le descrizioni del veicolo di fuga variano, alcuni testimoni descrivono i banditi come uomini neri e non c’è evidenza balistica né impronte digitali.(186)

Questo è un buon riassunto della tattica della banda di Vigoa, che ha il predominio della velocità e la precisione nella realizzazione di rapine e fughe.

“Come uno squalo, Vigoa pensò che era animato da un impulso primordiale, perfino la dipendenza era sotto il suo controllo. Forse i suoi furti non riguardavano il bene o male, il denaro, la vendetta per le ingiustizie passate, o perfino per la famiglia. Erano sul potere, la violenza, il pericolo e l’emozione della caccia. Gli squali fanno quello che fanno senza rimorso, e la stessa cosa fece Vigoa. La polizia non poteva comprendere questo, pensò Vigoa. Non hanno idea di chi o con che cosa stanno trattando. (158)

È strano che tutti i “anarchici verdi”, nonostante i loro sforzi per il ri-inselvaticamento, per gli studi antropologici dei popoli primitivi, non possano capire quello che un criminale comune ha imparato tanto bene. Cioè, la violenza non era un mezzo per un fine nella vita “primitiva”, bensì spesso un fine in se stesso: un modo di vita. L’emozione della battuta di caccia e dell’incursione non è assorbita dall’hippie ri-inselvatichito nei giorni nostri, bensì dal criminale e il teppista, con tutte le sue contraddizioni e gli egoismi.

“La banda di Vigoa non sarebbe potuta funzionare totalmente, e mai forse, con la precisione dei commandos Spetsnaz, ma poteva essere insegnato loro a obbedire a ordini semplici ed eseguire i piani ben disegnati. Più tardi scrisse: “Una delle mie abilità speciali, nella guerra e nel crimine, era allenare duramente i miei uomini simulando la missione una e un’altra volta, a volte venti o trenta volte. Non c’era posto per l’errore. La polizia e l’esercito lo sanno sempre, perfino quando ti alleni ci saranno errori. Nella mia attività, posso commettere cinque furti di successo, ma se commetto un piccolo errore o permetto che i miei uomini diventino trascurati e indisciplinati, tutti moriremo o andremo a prigione con lunghe pene di condanna.”(161)

Qui comincia una parte cruciale nel libro, dove Vigoa inizia a descrivere la sua metodologia con più dettaglio. Qui vediamo che Vigoa, poiché è un uomo di azione, non ha nessun problema a esercitare l’autorità. Benché gli eco-estremisti tendano ad essere individualisti, non hanno nessun problema con l’autorità, poiché è concepibile che una situazione possa sorgere dove un piccolo gruppo si forma per portare a termine un’azione particolare. A differenza dell’anarchico o del sinistrorso, l’organizzazione non è una funzione dell’ideologia, bensì dell’efficacia in una situazione appropriata, sia la velocità e la precisione sono di massima importanza. Pertanto, non c’è nessun problema con l’autorità nell’eco-estremismo.

E ora la squadra poteva recitare le Regole di Vigoa quasi parola per parola:

– Non parlare sul lavoro, eccetto quello che “gela” la vittima ( ordinandogli che consegni l’arma). Silenzio assoluto tra i membri dell’unità.

-Piano A: Disarmare le guardie. Piano B: Ammazzarle senza vacillare se resistono.

-Vigoa, e solo Vigoa da gli ordini nel momento del rientro in macchina quando si fugge.

– Il secondo veicolo di fuga ( tecnicamente conosciuto come la prima macchina di fuga) , deve stare a una distanza contigua al“lavoro”, perché al guidatore dentro al furgone, è stato insegnato a utilizzarlo come ariete (NdT2), è può danneggiare la prima macchina nella scena del crimine.

– Un minimo di tre macchine sono necessarie per il “lavoro”. Questi veicoli, oltre il primo veicolo di fuga–  che è quello con il numero di matricola, dato che tutti i teste di solito lo segnalano, fanno un totale di quattro macchine per il lavoro.

– La velocità è essenziale – un minuto e fuori. (Quando Suárez comincia a protestare che perderà tanto tempo solo per recuperare il bottino, Vigoa lo interrompe: “ Questo non è il cinema, ragazzo, la gente ha telefoni cellulari, chiama il 911, e gli stupidi [ la polizia] usciranno dai negozi di ciambelle per un piccola azione.”)

–Non si devono lasciare nei garage dei casinò, macchine che non sono pronte, perché  gli agenti della sicurezza annotano i numeri delle targhe. Utilizzare garage di appartamenti.

–Il caos è la chiave. (Vigoa dice alla sua banda: “ Sapete che significa modus operandi? Silenzio. “ Buono, perché ne abbiamo uno. E deve essere imprevedibile. Questa è la Guerra. Essere prevedibile e morire”).

–Non lasciare niente dietro.

– Maschere da sciatori e vestiti oscuri. Usare sempre guanti. Lasciare le maschere indosso fino all’arrivo della terza macchina di fuga.” (165 – 166)

In queste regole, arriviamo a carpire l’enfasi dell’autorità, la velocità, e la precisione. Pero si vede anche, un segno al caos. Gli eco-estremisti vogliono essere il caos, o la Natura Selvaggia è una società addomesticata e artificiale. Non hanno nemmeno un modus operandi. Loro non chiedono nulla alla società se non attaccarla, perché i loro metodi non sono tanto differenti dai loro fini: attaccano per il bene dell’attacco. Questo permette di essere imprevedibili tale come Vigoa voleva esserlo.

“Non voglio ammazzare nessuno nelle mie rapine. Non volevo ammazzare la  guardia del centro commerciale. Dopo il Desert Inn, mi resi conto che ogni statunitense deve essere un cowboy. Chiamo tutto questo eroe di merda. Devi essere John Wayne e Mel Gibson e Bruce Willis, e se fai cose stupide, mi obblighi a fare in assoluto quello che faccio, questo non è stupido perché per sopravvivere, faccio saltare il tuo cervello di merda. T’invierò nel treno per l’inferno per un capriccio. Il mio capriccio (223)

Questo passaggio descrive quello che successe quando Vigoa e la sua banda, tentarono una rapina a un auto-blindato e arrivarono a ammazzare entrambe le guardie di sicurezza perché decisero di lottare. Una volta in più, gli iper-civilizzati difendono la civilizzazione, incluso anche quando non è nei loro interessi materiali. Chiamali come vuoi, pero non sono amici dell’individualista, o della Natura Selvaggia a conti fatti.

“Io non ero drogato o ubriaco, ma ero sicuro. Troppo fiducioso. Era lo stato di coraggio della festa. Mi sentii bene e soave, quasi in trance. Mi sentii invincibile e fu allora che abbassai la guardia. Proprio come gli hotel hanno fatto quando i più cedevoli ricchi, avvocati e contabili, hanno assunto i gangster italiani (248 -249)

Qui Vigoa descrive come restare con la “guardia bassa” lo portò alla caduta. Durante il suo furto della Bellagio, Vigoa portava il cappello sbagliato e fu identificato dalle telecamere di sicurezza, mostrando il suo viso in tutti i giornali. Anche questo è un avvertimento, contro la doppia vita: Vigoa era un uomo di famiglia e lasciò che una festa familiare lo rilassasse troppo e gli facesse perdere il suo obiettivo centrale. In ultima istanza, per questo motivo fu catturato: una parte della sua doppia vita inquinò l’altra.

“Il 3 giugno del 2002, era pronto per fuggire di sera dalla prigione della contea di Clark. Sarebbe stato un buon regalo definitivo per tutti gli agenti della legge, per non parlare della pubblicità per il DA(NdT3) una cosa come mantenere occupate le persone alle notizie. Ma succede qualcosa d’inaspettato e non pianificato. Un mio amico fu preso con del vino fatto nella prigione. La polizia mi domandò se potevano entrare nella mia cella per un secondo perché qualcuno era stato preso con del vino, poiché volevano sapere se avevo qualcosa. Guardarono intorno e non trovarono niente. Stavo lavorando quel giorno nella finestra, facendo il mio ultimo lavoro, ma non avevo le placche metalliche incollate molto bene o mascherate, perché la ricerca nelle celle era stata tanto repentina, in quel momento stavo ricontrollando il tutto, e i nuovi ufficiali senza esperienza scoprirono  il mio lavoro. Fu un colpo di fortuna. (335)

Dopo che Vigoa fu catturato, uno della sua squadra si stava preparando per testimoniare contro di lui in cambio di clemenza. Questa persona, tuttavia, finì impiccato nella sua cella in circostanze misteriose. Nonostante fosse in isolamento la maggior parte della giornata, Vigoa stava tentando di evadere attraverso le sbarre delle finestre e scappare. Questo dimostra lo spirito indomabile di Vigoa: perfino quando stava per essere condannato a una vita in prigione, cercava ancora la possibilità di scappare.

“Il tono della prima e delle seguenti interviste è competente e perfino cordiale. Ma quando Vigoa paragona la sparatoria del Ross e le tragiche morti nella guerra, lo interrompo. “Rubare alla gente puntando la pistola non è guerra”, gli dico. “Rubare alla gente puntando la pistola per arricchirsi e dopo sparargli quando resistono è assassinio.”

Il viso di Vigoa si fa oscuro. Guardandoci negli occhi, lui mi guarda in maniera dura. C’è una lunga pausa, dopo sospira: “Hai ragione, non è guerra”, dice Vigoa. “Bene, forse è un po’ come la guerra. Nella guerra non ammazziamo solo i soldati ma anche gente innocente. Ma a volte un uomo non ha un’altra possibilità. “ Vigoa ancora è attonito perché le guardie del Desert Inn e del Ross rischiarono le loro vite per il denaro di un’altra persona”.(354-355)

Nell’intervista dell’autore del libro, Vigoa resiste alla morale iper-civilizzata, e si rifiuta di escludere “l’innocente” nei suoi attacchi indiscriminati. Un’altra volta, è molto rivelatore che egli capisca quello che tanti “eruditi” non riescono a fare: che gli innocenti non sono tanto innocenti, e che la persona che”fa il suo lavoro” è precisamente quella che sostiene la civilizzazione.

 “José Vigoa è un esempio del criminale che più si teme nel futuro”, disse lo sceriffo Bill Young. “Nelle forze di sicurezza statunitensi sappiamo esattamente come combattere con il bullo di strada, ma stiamo attenti molto con gli stranieri allenati che sono intelligenti e non commettono delitti perché sono fedeli o hanno bisogno di denaro per droghe. Ne vediamo sempre di più di questi tipi a Las Vegas, in particolare dal Medio Oriente, gli Stati baltici ed America del Sud. I loro valori sono molto differenti dai nostri, e il lato spietato che mostrano lascia molti poliziotti americani storditi. Molti di questi ragazzi hanno precedenti militari e sono complessi e ben colti. Per noi è un grosso sforzo, trattare effettivamente con il mondo di José Vigoas.”

“La storia di José Manuel Vigoa Pérez, risulta essere la storia del nostro tempo.”(364)

Così finisce il libro di John Huddy su un gran prigioniero individualista che passerà il resto della sua vita in una prigione degli Stati Uniti. Da questo passaggio, è chiaro che José Vigoa fu un pioniere: un presagio delle cose a venire. È la mia convinzione che l’eco-estremismo condivide molte delle stesse caratteristiche che lo sceriffo descrive qui: persone che sono allenate (incluso l’auto-allenamento), indiscriminatamente violente, ben colte e implicate con il proprio gruppo criminale. Man mano che la struttura della società continua a sgretolarsi, la violenza, e quelli che la commettono saranno atomizzati sempre di più, disorganizzati (nel senso istituzionale), e spietati nei loro metodi. Questo pertanto, non è altro che una predizione della lettura dell’inevitabile. “Le cose non andarono a buon fine; Il centro non le può contenere…”

L’eco-estremista è quello che si è dato al caos che minaccia la civilizzazione tecno-industriale. Apprenderanno da José Vigoa, dalle tribù primitive, dai compagni terroristi, e chiunque possa offrire esempi su come portare a termine una guerra personale in difesa estrema della Natura Selvaggia, benché questa difesa sia meramente occhio per occhio, dente per dente.

Fonte:

Huddy, John. Storming Las Vegas: How a Cuban-Born, Soviet-Trained Commando Took Down the Strip to the Tune of Five World-Class Hotels, Three Armored Cars, and Millions of Dollars. New York: Ballantine Books, 2008

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(Ndt) Note del traduttore:

  1. Forze speciali russe. Vigoa come soldato cubano iniziò nella vecchia URSS, sotto l’indottrinamento delle forze di elite.
  2. Utilizzare una macchina come “ariete”, è brandirla come un’arma per rompere porte e penetrare ostacoli nella fuga.
  3. District Attorney, il Pubblico Ministero

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JOSÉ VIGOA: DATI BIOGRAFICI

José Vigoa fu il più grosso rapinatore di Las Vegas. Nacque il 24 di dicembre del 1959 in Caimito del Guayabla, Cuba. Cresce sotto il regime socialista implementato da Castro.

A 13 anni è inviato in URSS per un totale di 6 anni, per ricevere addestramento militare.

Terminato l’addestramento Spetsnaz, giuda un gruppo armato di cubani in Afghanistan che combattono contro i talebani affrontati dall’Unione Sovietica e i suoi alleati in quegli anni.

Finiti i combattimenti, Vigoa ritorna a Cuba, pero poco dopo decide di andarsene dal paese e nel 1980 arriva nella città statunitense di Las Vegas.

Senza opportunità lavorative e nel pieno della crisi d’immigrazione che scuoteva gli Stati Uniti, diventa trafficante di droga, ma nel 1989 è arrestato in un’operazione speciale della DEA, e accusato di traffico di cocaina.

Passa in carcere una condanna di 7 anni, e il 13 dicembre del 1996 esce in libertà condizionale.

Vigoa fuori dalla prigione, assetato di vendetta comincia a preparare un piano criminale elaborato che lo farebbe passare alla storia, così, allena i suoi amici nell’ostile deserto del Nevada (Óscar Cisneros, Luis Suarez e Pedro Durano) è inizia a mettere insieme armi corte e a sorvegliare lussuosi casinò, costosi hotel e auto-blindo che trasportavano il denaro effettivo degli stessi commerci. Così, la spettacolare corsa criminale di Vigoa prende piede:

– Il 20 settembre del 1998, Vigoa e i suoi uomini assaltano il casinò MGM Grand, andando verso l’uscita anticipatamente, dove creano un’imboscata a due guardie armate che portano borse piene di denaro dello stesso casinò. Tolgono loro le armi e portano via in contanti 1 milione e mezzo di dollari, più assegni.

Il lavoro è pulito senza sparare nessuna pallottola, i ladri fuggono senza lasciare piste. La polizia non sa ancora quello che sta per affrontare…

-Ottobre del 1998: La banda di Vigoa si fa passare per impiegati e rubano 11 veicoli di un negozio di rivendita auto, veicoli molto difficili da inseguire, che saranno utilizzati per scappare negli assalti pensati per il futuro. Quest’atto è il furto più grande di auto a Las Vegas.

-28 di giugno del 1999: In un pomeriggio soleggiato, il gruppo capeggiato da Vigoa fa un’imboscata a un paio di guardie di un blindato che usciva dal casinò Deset Inn. Le guardie resistono all’assalto e comincia una sparatoria, dove le guardie sono ferite. In quest’occasione Vigoa e compagni vanno via senza un solo dollaro, e benché la loro fuga sia prolungata, questa sarà una lezione che li segnerà.

-Agosto del 1999: Il famoso e lussuoso casinò Mandalay Bay, è rapinato da un gruppo di uomini armati. Questa volta il bottino sarà di 100 mila dollari in contanti, e i responsabili potrebbero essere la banda di Vigoa che fugge senza lasciare nessuna traccia alla polizia.

-3 di marzo del 2000: Incappucciati fanno un imboscata a un blindato che esce da un negozio di abbigliamento in Henderson, le guardie resistono all’assalto e Vigoa con un fucile AK47 le assassina a sangue freddo. La polizia cerca disperatamente gli assalitori e assassini, ma non trova nessuna traccia.

-22 di aprile del 2000: Uomini armati rapinano due guardie di sicurezza del lussuoso hotel New York New York, si portano via migliaia di dollari, e come in passato, non lasciano nessuna pista concludente per le indagini della demoralizzata polizia di Las Vegas.

-Giugno 2000: In un’operazione che dura approssimativamente 1 minuto, tre uomini si dirigono alle casse principali del famoso casinò Bellagio e con le pistole in mano si portano via tutto il denaro che trovano, Vigoa dal bancone dirige l’assalto e dà l’ordine di abbandonare il posto. Il centro di operazioni della sicurezza del casinò capta tutto l’assalto con le camere di sicurezza, e allertano le guardie che inseguono l’auto in cui fugge la banda di Vigoa. Quest’ultimo notando la presenza delle guardie, con un solo sparo allo pneumatico della macchina delle guardie, li ferma e riescono a scappare.

Il bottino del Bellagio fu di 200 mila dollari in contanti.

È qui, che comincia la caduta della banda di assalitori più famosa a Las Vegas.

Dopo lo spettacolare assalto al Bellagio, gli stessi padroni del casinò forniscono le immagini delle telecamere di sicurezza alla polizia, che le danno a tutti i giornalisti, così, si diffondono le immagini dei visi dei ladri in tutti i giornali dell’epoca; l’ufficiale di libertà condizionale di Vigoa lo riconosce e dà l’informazione alla polizia che rapidamente comincia la caccia.

-7 di giugno 2000: Vigoa è visto uscire da un centro commerciale con la sua famiglia, ed è seguito dalla polizia. Notando la presenza poliziesca, Vigoa accelera con la sua auto e comincia un feroce inseguimento, la squadra SWAT chiude la strada facendo si che Vigoa esca dalla sua auto, lasciando la famiglia dentro. Fugge a piedi tentando di fare perdere le proprie tracce ai suoi inquisitori. Vedendosi accerchiato Vigoa lotta con i poliziotti che lo vogliono arrestare. Nello scontro, è sopraffatto, essendo in inferiorità numerica, e ci vogliono 4 agenti per ammanettarlo e arrestarlo.

Da quando arriva in prigione, i giudici pensano di dare la pena di morte a Vigoa per l’assassinio delle guardie dell’Henderson. Il suo amico Óscar Cisneros, dopo essere stato arrestato, è obbligato a  testimoniare contro Vigoa, ma viene trovato impiccato ed il caso si sgonfia. L’unico testimone che testimonierebbe contro Vigoa è morto, non si sa se Cisneros decide di suicidarsi piuttosto che mandare a morte il capo criminale della sua stessa banda, o c’è qualcuno che lo ammazza facendo sì che il fatto sembrasse un suicidio.

– 3 di giugno 2002: Vigoa cerca di scappare di prigione, pero viene scoperto dalle guardie.

-16 agosto 2002: Vigos è giudicato, dichiarandosi colpevole di 43 accuse di delitti non gravi e 3 accuse di delitti gravi. È condannato all’ergastolo, dove passa i suoi giorni pensando al metodo migliore per scappare, se la vita lo permetterà…

REVISTA EXTINCIÓN N° 1

Con gran alegría criminal hacemos pública la nueva Revista Extinción número uno, editada desde el sur del continente con contenido interesante y variado, es uno de los esfuerzos propagandísticos eco-extremistas que se apila a varios otros como la Revista Regresión, la Revista Atassa (en inglés), la Revista Ajajema, y la Revista Anhangá (en portugués). No menos importantes también están los proyectos de difusión como Ash and Ruin (en inglés), y todos los trabajos editoriales de la Casa Editrice Ferox y de Nechayevshchina Editorial (ambas en italiano) respaldando la Tendencia del Terrorismo Nihilista.

La perseverancia, la dedicación y la continuidad en el proyecto criminal, hacen que cada uno de estos esfuerzos editoriales sean únicos en su categoría, y evidencia el avance de las posturas anti-humanísticas que se oponen violentamente al progreso humano.

¡Adelante con la Guerra!

¡Fuerza para los proyectos de propaganda eco-extremista, terrorista nihilista y antisocial!

¡Fuerza para los editores de la nueva Revista Extinción!


Revista Extinción 1

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Editorial

Una nueva publicación eco-extremista ha surgido, sacamos a la luz nuestro primer trabajo escrito, en tiempos más que agitados por estas zonas.

Hace no mucho nos alegrábamos enormemente, al enterarnos que el maldito progresista, Landerretche, había sido víctima de un atentado eco-extremista en las tierras del terremoto. Así como sabemos de los feroces miembros de la Sociedad Secreta Silvestre, y sus estruendosos ataques en Pindorama, tanto como de las Constelaciones Salvajes con su andar indiscriminado en las tierras de los Antiguos Querandíes. Nosotros, desde este esfuerzo editorial, buscamos aportar a aquellos individualistas que están en esto, con análisis, estudios, ensayos, traducciones, manuales y todo lo que vaya surgiendo en el camino.

La guerra contra la civilización, y más específicamente en contra del humano moderno en sí mismo, no es un juego, no es algo en lo que uno pueda enrollarse un rato, vivir algunos momentos vertiginosos y luego seguir adelante con la vida. Puesto que, la vida que se nos ofrecen en la era actual, no vale la pena vivirla en absoluto. La poca naturaleza salvaje que queda está siendo devastada, la civilización avanza constantemente por sobre los resquicios de esta, domesticando y destruyendo a todo, y a todos a su paso.

El humano moderno ha alterado todos los entornos en los que la vida en este planeta se desarrollaba de forma salvaje en el pasado, y no solo eso, ha pervertido su propia naturaleza, al punto de que hoy en día, el humano moderno ya no tiene remedio.

Este proyecto viene a aportar también al crecimiento de esta Tendencia en las tierras de los sures. Ya en su momento, algunos weyes de México estuvieron aportando a las mentes inquietas con inmensas cantidades de materiales, textos, traducciones, manuales, y así fueron consolidando todo esto, desafiando a la civilización con sus feroces actos que desde el primer atentado de ITS en 2011 no han parado de crecer y multiplicarse.

Todo esto me trae a la mente una frase de un comunicado de las viejas ITS, con respecto a que estaban surgiendo grupos que replicaban algunas palabras o ideas, tomando una asquerosa empatía pasajera con ellas, la frase decía específicamente; “Pero cabe recordar con esto, que toda oleada o moda termina algún día, y solo los que tenemos bien planteada la crítica contra el Sistema Tecnoindustrial seguiremos la misma vereda”

Y ha sido así, y ahora La Mafia se ha vuelto internacional. No importa que los “expertos” en seguridad subestimen a los grupos eco-extremistas, que los traten de criminales comunes y no de terroristas, que hablen de que no cuentan con los medios necesarios para llevar a cabo atentados de mayor calibre, no importan las palabras de los necios humanistas que condenan lo nuestro, o las torpes investigaciones para atrapar a quienes siguen la guerra ancestral. No importa porque los eco-extremistas no son simples anarquistas, no son sujetos revolucionarios de acción directa. Cuando un guerrero se encomienda a Lo Desconocido la naturaleza responde. Pero más allá de esto, el guerrero eco-extremista acepta su destino, y sabe que la muerte llegará cuando el momento sea el adecuado, sin dudas ni remordimientos ataca a pesar de esto. Es por eso que el guerrero ataca, y por eso nosotros nos posicionamos de esta manera, aceptando la carga de lo que somos y lo que hacemos, desde este esfuerzo Editorial vamos a seguir defendiendo a ultranza la tendencia y a los clanes de cómplices que la llevan a cabo, vamos a seguir aportando a la destrucción.

Tomamos esta ocasión para saludar la segunda publicación de los wachos de Ajajema y su bella revista, tanto como la publicación de Anhangá. Y un especial saludo a los cómplices que aportaron con hermoso material para hacer de este proyecto una realidad, para Apocalíptico, Quañeri, Espíritu Pwelche, Animal Inhumano, Meztli y Xale, quien nos dio una mano con la Edición de la revista. A todos ellos, a nuestros cómplices cercanos y lejanos, va este inmenso saludo, nada ha acabado!

Las palabras sobran y pronto serán arrastradas por el viento hacia los callejones del olvido, pero la guerra continúa, y eso es lo único que realmente importa.

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Contenido:

  1. Editorial
  2. Un verso anhelando lo salvaje
  3. La Mara Salvatrucha: La banda más peligrosa del mundo
  4. De Quañeri
  5. Los fieros Querandíes
  6. El Eco-extremismo y la mujer; parte 1
  7. ¿En que sueña el mundo?
  8. Ritual pagano del atentador

(es-en-it) AJAJEMA (Texto editorial)

Texto editorial de la Revista Ajajema N° 2 recientemente publicada.

Lee el número 1 de Ajajema.

¡Por la continuidad de los proyectos destructivos contra el progreso humano!

*Traducción del texto editorial en inglés y en italiano (este a cargo de Algol) también disponible.


Editorial

El sur ya esta frío, las tierras del fin del mundo bajan sus temperaturas. Ya el sol poco se deja ver, él es tapado por negras nubes que colmadas de agua, solo aguardan para empapar el suelo.

De esta forma comienza un nuevo ciclo para la Tierra, ciclo natural y majestuoso que la humanidad moderna ha llamado “invierno”. Proceso de la Naturaleza Salvaje que es temido, odiado e incluso maldecido por algunos humanos necios, estos comúnmente lo catalogan como  “el mal tiempo”. Ciclo Salvaje temido por la civilización en su conjunto, pues su desgracia golpea ferozmente a todo su progreso. Sus ciudades tiemblan con cada gota de lluvia caída, con cada nevazón o helada matinal que cubre la Tierra. Sus estructuras quedan impotentes ante su magistral fuerza, calles que en instantes son transformadas en ríos, ríos que desbordan su caudal, aludes y vientos tempestuosos que minan sus ciudades.

Con el inicio de este bello y vital ciclo de la Tierra, y potenciado con la fuerza indomable de lo Salvaje es que presentamos el segundo numero de la revista “Ajajema: contra el progreso humano desde el sur”. En el nombre de la lluvia y de la nieve, del vendaval y del rayo, del frio y las heladas, de las nubes y la cordillera. Lejos de las fechas predispuestas por el humano moderno, y apegado a los ciclos de la Tierra, salimos de nuevo.

La guerra eco-extremista por los sures persiste, los grupúsculos e individualistas que dan cara al progreso humano están íntegros y feroces. Sus cuerpos  son pacientes, pero sus mentes inquietas no descansan. Al asecho como los felinos de Tierra del Fuego andan, buscan, observan y ratifican. Ocultos en las sombras conspiran, desde lo profundo de los montes sureños son poseídos por los espíritus de sus ancestros. Sus cuerpos dispuestos para el atentado se encomiendan a lo Desconocido, sus pasos son cubiertos por las ánimas místicas que los protegen.

Así se gesta la guerra eco-extremista por estas Tierras, con aciertos y fallos, con incendios, explosiones y amenazas. Nosotros como grupo editorial de esta revista no quedaremos al margen del arrojo de los guerreros extremistas en sus andanzas. Nuestras palabras y esta publicación nacen desde el profundo deseo de propagar el germen eco-extremista por las indómitas planicies sureñas. Rincón del mundo que últimamente ha evidenciado potentes gestos de complicidad y afinidad, con el surgimiento de diversos proyectos de difusión.

Las Tierras que hace años fueron habitadas por tribus salvajes de humanos cazadores y recolectores, las Tierras de la cordillera y las costas, de los desiertos y los bosques, del Peuco, del Ñandú,  del Canquén, del Chincol y del Queltehue. Del Puma, del Zorro culpeo, del huemul, del Guanaco, del Coipo, del Chingue, del Cururo y el Pudú. Esta Tierra es la que hoy da vida y alberga a comprometidos individualistas que le han declarado la guerra a la civilización y al progreso humano. Seres que se han despojado de los valores humanistas para desenvolverse como animales Salvajes por las putrefactas urbes, arrojándose al abismo caótico de lo Desconocido.

Es un agrado para nosotros enterarnos y ver cada nuevo video propagandístico editado anónimamente. Saludamos complemente la creación dela Revista Anhanga en Pindorama, que con contenido en idioma portugués procura abrazar la guerra de los individualistas por la selva amazónica. Con los audio-textos desde Estados Unidos, con los manuales terroristas de ITS, con las labores de traducciones de las almas afines, con los músicos que sin importar las consecuencias alzan su voz a favor de la tendencia, para todos ellos y ellas, un abrazo lleno de complicidad.

¡Por la propaganda eco-extremista, por la guerra a la civilización!

-Grupo editorial Ajajema


Ajajema No. 2 Editorial

The South is now cold. Temperatures in the lands at the end of the world fall. The sun barely shows itself, it is covered by black clouds full of water. They stand there ready to soak the ground. Continue reading (es-en-it) AJAJEMA (Texto editorial)

REVISTA AJAJEMA N° 2

Con total complicidad criminal publicamos, el segundo número de la “Revista Ajajema: Contra el progreso humano desde el Sur”.

Saludamos la iniciativa de propaganda eco-extremista con gran alegría, y animamos a la multiplicación de proyectos como este que se dediquen a pulir las armas homicidas anti-humanistas.

¡Por la continuidad de la Guerra ancestral!


REVISTA AJAJEMA N° 2

Contenido:

-Editorial

-Epew (Cuento Mapuche)

-En lo lechoso, la extrañeza reside en el camino (Traducción de “Puma”)

-Creación del mundo (Mitología Mapuche)

-El mundo espiritual de los Fueguinos (Tomado de Martín G.)

-Cuentos Fueguinos (Varios autores)

-Un poema de guerra (Traducción de Zúpay)

-Reventando los barrotes de las jaulas anárquicas: Breves reflexiones desde un ex-anarquista

-Una gran y terrible tormenta (Traducción de Zúpay)

-Del norte al sur (Xale)

-La noche del mundo infernal (Traducción de Espíritu Tanu)

-Apología del Caos (Grupo editorial)

-A la Mafia del Sur (Espíritu Pwelche)

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Algunas reflexiones sobre el actuar del humano moderno desde una perspectiva eco-extremista

Texto publicado en la Revista Regresión N°7 publicada en abril pasado.


Breve introducción: Este texto se comenzó a redactar a principios de febrero y estaba pensado para ser publicado antes, pero por una cuestión y otra su redacción tuvo un ligero retraso, aun así, vimos la oportunidad de que fuera publicado en la Revista Regresión #7. Al principio del texto se pueden leer varios acontecimientos ocurridos en México, otros más concretamente en la región Lagunera (NdE 1), los cuales el lector puede investigar si quiere para una mejor comprensión. El tema expuesto en el texto es más complejo y sabemos que se necesita desarrollarlo aún más, pero es lo que hay por el momento, al menos conseguimos por medio de este escrito hecho a cuatro manos y a noches de desvelo, ordenar algunas ideas en nuestra cabeza que tan reborujadas (NdE 2) andaban.

Desde el seísmo de la crisis:

La ciudadanía sigue lamentándose por el alza de la gasolina, nuevamente en la región Lagunera “organizaciones de izquierda” quienes no pasan de veinte integrantes, se ilusionan y emocionan con el “despertar del pueblo”, otra ilusión más, otra revolución que no llegará jamás. A unas horas para que Andrés Manuel López Obrador (NdE 3), el amado líder de muchos izquierdistas -que a mí me causan demasiada gracia-, se presente en Torreón; hablando sobre la esperanza, sobre el cambio que se encuentra en un porvenir en donde él y su partido lleguen al poder.

Nos sentimos tan alejados de aquellas personas de “noble corazón”, que llorarán de emoción con las palabras esperanzadoras de su líder, o de quienes ansían otra coyuntura de descontento social para marchar y sentirse más cerca de su soñada revolución. Para ellos nuestro total desprecio y risa burlona.

Recientes acontecimientos han sacudido a México desde saqueos en distintos puntos del país (NdE 4), un tiroteo en un colegio de Monterrey (NdE 5), hasta un intento de suicidio en una preparatoria de Torreón (NdE 6), todo esto tiene estremecida a la ciudadanía e indignados y preocupados a los izquierdistas de noble corazón. Nosotros no sentimos empatía por ninguno de esos “trágicos” sucesos, ya que disfrutamos de ver que todo dentro de la civilización se va pudriendo, a fin de cuentas, el progreso que nos prometen y venden no es tan ideal ni bonito.

Hoy el salvaje viento nos hizo imaginar a Cachiripa (NdE 7) manifestándose ante los fieros irritilas, aunque fuera un fuerte viento que nos abrazó de melancolía; sabemos que eso jamás volverá. El hombre al tornarse totalmente dependiente de la tecnología perdió toda su naturalidad, volviéndose artificial y aceptando esa condición con júbilo y emoción, entusiasmados van los híper-civilizados hacia el futuro tecnológico ideal. Hoy el viento que azotaba la ciudad sólo iba infestado de residuos industriales que envenenan el aire, el viento sólo apestaba a progreso y urbanismo desenfrenado. Una regresión es imposible, no buscamos que el humano retorne a la edad de piedra, pues eso nos haría unos ilusos más, para nosotros el humano merece desaparecer.

Esto es lo que nos motiva a escribir hoy, ya que, no sabemos si las personas ajenas al eco-extremismo carecen de la capacidad para realizar una lectura analítica o los eco-extremistas realmente somos pésimos escritores, porque al parecer hay algo que conflictúa mucho a todos aquellos pseudo-críticos que “estudian” y “explican” los hechos y comunicados que realizamos. Es muy recurrente ver u oír a esos “críticos” realizar la pregunta de: ¿Y qué buscan estos locos?, o en otras ocasiones realizan sus fantasiosas explicaciones sobre qué es lo que quieren los grupos eco-terroristas, sin olvidarme del error más recurrente: tildarnos de anarquistas aun y cuando en casi cada comunicado que realiza algún grupo se recalca que los eco-extremistas/terroristas ¡NO! somos anarquistas.

Algunos anarquistas aún buscan un cambio radical en la forma de las relaciones humanas, pasar de una manera jerarquizada a una horizontal en donde nadie esté por arriba de nadie, nosotros los eco-extremistas no buscamos un cambio en las relaciones humanas, a nosotros lo humano nos resulta despreciable, que el obrero no sea explotado o que el transporte público suba de precio es algo que nos tiene sin cuidado, esto es algo que los intelectualoides no logran estructurar al momento de hablar sobre el eco-extremismo, que nuestra guerra no es por ni para el humano, sino todo lo contrario, somos la antítesis de lo humano.  Es por eso que nosotros nos mantenemos ajenos y repudiamos toda lucha e ideología que busque aportar de manera positiva a la humanidad, es decir; el eco-extremismo se posiciona contra el progreso humano y todo lo que eso conlleva pese a la contradicción que nuestra condición representa.

No somos seres de buen corazón, incluso rechazamos el concepto de ser “bueno”, ¿por qué?; porque hace tiempo dejamos de encontrar “motivos” para luchar por el desarrollo y el bienestar de la humanidad. Como lo escribimos anteriormente, algunos analistas intentan descifrar el pensamiento de los eco-extremista, sin ser capaces de quitarse esa óptica antropocentrista al momento de postular sus conjeturas sobre el eco-extremismo. Con esto nos referimos a que siempre intentan buscar un sentido humano a las acciones de la tendencia. Es decir, cuando se realiza un atentado por algún grupo eco-extremista los cuestionamientos giran en torno a, ¿qué es lo que piden estos grupos?, e incluso de una manera horrorosamente errónea se ha llegado a decir en algunos noticieros que los atentados eco-extremistas son para “exigir” la liberación de presos ligados al movimiento anarquista. Los medios de información siguen mintiendo y dejan ver su ignorancia cada que hablan sobre nosotros. Ni “oficiales” ni “alternativos” están exentos de este repetitivo error.

Pero ¿qué se puede esperar de aquellos “grandes sabios” e intelectuales?, ¿qué se puede esperar cuando alguien que vive por y para cumplir objetivos se encuentra con algunos que no viven persiguiendo objetivos ni sueños, incluso que no esperan nada de sus acciones, ni un triunfo pues saben que ya se ha perdido? Aquel grito de “Nada está perdido”, dejó de tener significado alguno en nuestra recepción. Efectivamente todo está perdido, pero para los intelectuales que hablan y hablan sobre nosotros y nuestras acciones, aquellos que portan los sentimientos humanistas, moralistas y antropocentristas (NdA1) tan característicos de la cosmovisión occidental todo sigue un curso ideal o al menos no dejan de verlo de esa forma hacia el pleno desarrollo humano, empleando tal concepto sin ni siquiera cuestionar que implica este.

Cómo vimos la palabra libertad forma parte de ese pensar humanista, pero ¿qué significa declararse libre? Declararse “libre” hoy en día es sinónimo de poder costear elecciones de consumo en la oferta del mercado, elegir el mejor lugar para embriagarse después de una atenuante semana de trabajo, viajar a los destinos con mayor atractivo turístico, formar o no una familia y un sinfín de cosas que tienen cabida en el libre albedrío del ser civilizado. Como vemos el ser libre va indiscutiblemente ligado al comercio, al consumo, a la vida mercantil. ¿El hombre civilizado será realmente libre? El humano, al nacer es el mamífero que tarda más tiempo en valerse por sí mismo a diferencia de otros animales no humanos, llega a este mundo indefenso y requiere años de aprendizaje en el seno familiar que le permitan ser autónomo; no es caprichoso ese aspecto de la vida humana, pues hace miles e incluso millones de años apropiarse de las técnicas de supervivencia requerían de un amplio desarrollo de saberes. En la antigüedad, la tribu enseñaba a los más jóvenes los conocimientos básicos y elementales para su supervivencia, para que lograran tener la capacidad y la aptitud de enfrentar los entornos naturales tan hostiles. Ahora, permanece esa característica de larga duración en el crecimiento del infante, solo que se aprovecha de manera distinta, en una primera etapa se encuentra la crianza dentro de la familia,  la cual es encargada de adoctrinar al joven humano ad hoc al modelo de vida que plantea y acepta la sociedad moderna tecno-industrial.

En este texto hemos decidido centrarnos en un aspecto que tanto la familia, la escuela, la sociedad y los diversos medios de comunicación se encargan de construir en nuestro pensamiento cuando comenzamos a tener conciencia sobre nuestra existencia. Tal vez con esto podremos dar también una explicación del por qué los ridículos analistas jamás logran comprender el pensar de los eco-extremistas. Ya que ellos al igual que todos los habitantes de la sociedad moderna, también fueron educados en los esquemas impuestos por la tecno-industria. Los contextos en los cuales se relacionan y desarrollan las distintas personas dentro de esta sociedad moderna son variados y sumamente diferentes, al menos en México esa diferencia es muy marcada, basta con analizar distintos aspectos para llegar a esta conclusión, las zonas de residencia por su ubicación denotan poder adquisitivo, lo que influye en el tipo de instituciones en donde las personas son formadas y los lugares en que se desenvuelven; las aspiraciones son otro aspecto polimórfico  en la civilización que más adelante trataremos, las diferencias de relaciones con otras personas es igualmente determinada por el contexto y lo vemos reflejado en el lenguaje, ya que a pesar de que en el país hablamos español, podemos encontrar variantes regionales, incluso en una misma ciudad contrastes por sectores, esto gracias a que la experiencia y la lengua brindan al hablante la manera de interpretar y ver el mundo, es, este entonces  la base del pensamiento (NdA2). Pero, en cuanto a las aspiraciones, aunque diferentes, es algo que los habitantes de los distintos contextos comparten, es decir, cada habitante de la sociedad moderna posee una aspiración, un objetivo el cual debe cumplir, ¿para qué?, para una banal realización, para conseguir el éxito, lo cual explicaremos.

Desde pequeños nos educan para ser “destacados” en algo, se nos implanta la idea de despuntar en un mundo mercantil como este, todos quieren ser “sobresalientes”, aunque hay diversas concepciones y formas sobre esto, de nuevo todo va dependiendo del contexto desde el cual se desea sobresalir, aunque el precio por no conseguirlo es el mismo: la frustración. La mente del humano moderno gira entorno a lograr objetivos por más superficiales que estos sean, la familia como lo escribimos arriba nos adoctrina, nos prepara en materia civilizatoria para fijarnos objetivos, aunque estos en primera instancia sean difusos, una vez que hemos adquirido las normas sociales de comportamiento, viene la escuela y la sociedad para ayudar a pulir esos deseos y objetivos que van tomando forma y esclareciéndose cada vez más. Son los distintos medios de comunicación los que dan la estocada final, pues últimamente los cibernéticos -a los cuales hasta los más jóvenes ya tienen acceso- ofrecen los esquemas a los que nuestros objetivos y aspiraciones tienen que amoldarse, pero… ¿cómo lograrlo? No importa, el punto es situarse en la cima, o engañarse aparentándolo.

Los objetivos de cada humano no son innatos, no son sustantivos, ni el humano ya viene con esos deseos desde antes de nacer, estos están determinados por su contexto social, por lo tanto, cada objetivo no será el mismo para alguien de un barrio marginal, como para alguien de un sector lujoso y adinerado. Lo que se comparte en esta sociedad moderna es el deseo a obtener el reconocimiento que provoca conseguir tal objetivo. Los humanos modernos actúan en pos de ser reconocidos por su entorno social, y este va desde el ser más superficial hasta el más izquierdoso revolucionario, el querer ser reconocido, el ser elogiado y aplaudido por cumplir la meta es parte del funcionamiento del humano o mejor dicho del híper-civilizado que habita dentro la sociedad moderna tecno-industrial.

Hay quienes su tan soñado y anhelado objetivo es montar una empresa, y eso no es algo sorpresivo pues el cuento de los jóvenes emprendedores y la vida empresarial es un canon impulsado por todos los medios dentro de la sociedad moderna, basta con observar el tipo de educación que se imparte en la mayoría de los colegios privados, un claro ejemplo de ellos es el ITESM (Instituto Tecnológico y de Estudios Superiores de Monterey), institución la cual fomenta la vida empresarial e impulsa a sus estudiantes a convertirse en esos “jóvenes emprendedores” comprometidos con el progreso mercantil y el humano.  Pero NO todos los humanos modernos tienen como fin montar su propia empresa, hay otros que esperan terminar sus estudios universitarios y así poder “ser alguien en la vida”, para luego volcarse al trabajo asalariado y aburrido esclavizándose en una compañía, pero siempre con el objetivo de poder conseguir una importante acumulación de dinero. No es novedoso escuchar a alguien que va a estudiar cierta carrera universitaria porque según él, “allí está el dinero”. Pero en el deseo pretencioso de conseguir sus objetivos -que en ocasiones son llamados objetivos de vida-, hay algo más que la acumulación de dinero, pues hay personas los cuales sus “objetivos de vida” -como ellos lo llaman- se basan en alcoholizarse, salir de fiesta cada noche y ser el más popular de todos. Se preguntarán ¿ellos no tienen ningún objetivo?, ya que la mayoría de las veces sólo están en trabajos que les permiten costearse su vicio o en algunas ocasiones no trabajan, muchos dirán –entonces ellos están rompiendo con los esquemas impuestos por la sociedad moderna, ellos son la contradicción viviente a la vida en base a conseguir objetivos. Es incluso gracioso como hay quienes se creen la “antítesis” viviente de los valores que dicta la sociedad moderna al tornar su vida en base al consumo de drogas ya sea legales o ilegales. Lamentablemente para esos sujetos que se sienten los “apestados sociales” o los grandes rebeldes, su consumo y su diversión es otro actuar impuesto por la sociedad moderna.

La acumulación de capital, el bienestar económico, el acabar la universidad, o el beber y salir a clubes nocturnos en efecto son los objetivos logrados, pero, la verdadera satisfacción tras el “gran” logro es el reconocimiento social. No debemos perder de vista que cada objetivo se determina por un contexto social, es decir, nace de la convivencia social, por lo tanto, es un producto social. Así, la sociedad moderna tecno-industrial la cual está presente hasta en la más mínima acción de sus habitantes, es la gran determinante de los objetivos que cada híper-civilizado quiere llegar a conseguir. Mejor dicho, las relaciones que son condicionadas por la sociedad moderna.

Pero el reconocimiento por cada logro no es similar en cada contexto, son distintos los objetivos que se tienen que conseguir en una familia pudiente a los que se tienen que cumplir en una pandilla, o en un grupo fiestero de amigos. Es por eso, que lo trascendental que signifique conseguir los objetivos depende del contexto social en el cual vive y convive el humano que se dispone a conseguirlos, el reconocimiento social que se otorgue depende, por lo tanto, del contexto social. Lo que para un contexto social signifique una vergüenza, para otro es razón de elogiar.

Es aquí donde todo análisis y razonamiento de los “expertos intelectuales” se encuentran con un laberinto en el cual hay infinitas salidas falsas, al intentar explicar el discurso y el actuar de los eco-extremistas. ¿Qué se puede esperar cuando quienes viven en base a cumplir objetivos motivados por el reconocimiento social que obtendrán, se hayan frente a algunos que no les interesa adquirir ningún tipo de reconocimiento social? Ya que los eco-extremistas no esperamos que nos elogien, ni nos admiren, ni seamos seres reconocidos por la civilización, al contrario, tanto de la civilización como de sus ciegos perpetuadores sólo esperamos el desprecio. Es por eso que los “analistas” no encuentran motivos guiados por su diosa “razón”, ya que lo más razonable es tener un fin, un objetivo el cual se tiene que cumplir, sus esquemas se destruyen al dar cuenta que hay quienes no basan su vida en cumplir objetivos, pues los eco-extremistas no esperamos lograr nada trascendental en nuestro actuar, ni nos engañamos a nosotros mismos pensando en que nuestro fin o mejor dicho, nuestro objetivo, es derrotar a la civilización, sabemos que eso no es posible. ¡Basta de anhelos!, les gritamos a los ilusos soñadores. ¡Basta de sueños!, les gritamos a aquellos que sólo dormitan en su efímera existencia. ¡Basta de mañanas!, les gritamos cual trueno a los que temen del ahora.

Muchas críticas habrá hacia este texto, nos adelantamos a una, nos dirán: ¿por qué los eco-extremistas difunden comunicados y reflexiones si no buscan conseguir ningún objetivo, ni lograr lo trascendental? Los eco-extremistas estamos en guerra, por lo tanto, la propaganda y la reflexión son herramientas de las cuales nos hacemos valer al posicionarnos dentro de este debacle, tácticas como “Guerra de nervios”(NdA3) son utilizadas por los eco-extremistas, desde la filosa crítica hasta el estremecedor explosivo.

¡Qué sigan en su mundo de anhelos y sueños, nosotros seguiremos danzando en los infiernos!

 

-Ozomatli

-Huehuecoyotl

Torreón, marzo 2017

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Notas de Editor:

1) La región Lagunera comprende varios municipios de los estados de Coahuila y Durango, por mencionar los principales están los municipios de Lerdo y Gómez Palacio en Durango y Torreón en Coahuila. Dicha zona antiguamente compartía ríos, montañas, oasis, desiertos y una gran variedad de ecosistemas en donde deambulaban los salvajes Irritilas (entre otros), nativos cazadores-recolectores-pescadores y nómadas que fueron diezmados por las enfermedades, la migración y la guerra de los invasores europeos en el siglo XVI.

2) Revueltas, mezcladas.

3) Posible candidato presidencial de izquierda, quien dice que gobernará México con “amor”.

4) Los saqueos a tiendas comerciales, casas de empeño, gasolineras, tiendas departamentales y demás negocios, se suscitaron en enero de 2017 en ciudades como Estado de México, Ciudad de México, Veracruz, Nuevo León, Cancún, Michoacán, Chiapas, Puebla, etc. Sobre el hecho, varios grupos de ITS en el centro del país reivindicaron su participación en dichos saqueos en el décimo noveno comunicado de la Mafia.

5) El 18 de enero, un adolecente disparó fríamente una escuadra .22 contra alumnos y su maestra en el Colegio Americano del Noreste, en la ciudad de Monterrey, Nuevo León. El caso fue ampliamente difundido por la prensa nacional e internacional, en el link el video de la masacre y algunas foto del suceso:

http://www.bestgore.com/road-accidents/teen-student-shoot-teacher-colegio-americano-del-noreste-mexico/

6) El 20 de enero de este año un adolecente se intentó suicidar dentro de una preparatoria en la ciudad de Torreón, Coahuila. Aunque, según la prensa, el adolecente tenía pensado en matar a varios estudiantes y después suicidarse tal y como sucedió en Monterrey, no pasó así y solo se registró su intento de suicidio. Acá la nota de la prensa:

https://www.debate.com.mx/mexico/Joven-intenta-suicidarse-en-su-preparatoria-20170120-0135.html

7) Cachiripa, según lo dicho en el décimo quinto comunicado de ITS en una pequeña nota final, era una manifestación animista de los Irritilas, estrechamente relacionada con los remolinos de viento y tierra que se dan en la región.

https://maldicionecoextremista.espivblogs.net/2016/09/15/america-decimo-quinto-comunicado-de-individualistas-tendiendo-a-lo-salvaje/

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Notas de los autores (NdA)

1) Estos tres conceptos son sumamente complejos y complicados, más complicado aún es tratar de explicarlos totalmente a fondo en este texto cuyo fin no es ese, ya será para otra ocasión. Así que para evitar malos entendidos nosotros desarrollaremos los conceptos intentando que sea de una forma fácil de comprender. Sobre el humanismo pondremos como punto clave los derechos humanos y el lema de la Revolución Francesa “Libertad, Igualdad y Fraternidad” ya que pensamos que estos tres “derechos humanos” continúan imperando en el pensamiento de todo ser occidental, sería interesante cuestionarse que se entiende por dicho lema. Sobre el concepto moralista nosotros lo planteamos como una de las formas en que los habitantes de la civilización piensan y actúan, ya que vemos que la mayoría de sus actos y pensamientos esta regidos por la moral, dividiendo todo entre el bien y el mal y juzgando desde esa óptica. En cuanto al antropocentrismo el cual es reforzado por los conceptos anteriores nosotros vemos la tendencia en la cual todo gira alrededor del ser humano y sus intereses los cuales tienden a su progreso sin tomar en cuenta las repercusiones y consecuencias de sus actos.

2) La hipótesis de Sapir-Whorf hace referencia al relativismo lingüístico que de una manera muy reduccionista cosiste en lo determinante que puede ser una legua en la forma de pensamiento en una sociedad.

3) Por ahora no ahondaremos en el concepto a de “Guerra de nervios”, ya que es algo complejo que merece un escrito aparte para lograr un mejor desarrollo.